L'alba alla Rocca di Calascio è fresca; l'aria soffia dal massiccio innevato del Gransasso che si erge imponente e immobile all'orizzonte scompigliandoci i capelli. Le storie dell'Appennino ribelle, dell'Appennino che non molla e continua a resistere a chi prova a soffocarlo vengono raccontate anche nel borgo abbandonato di Rocca Calascio tra turisti che vanno e vengono, abruzzesi e cicloviaggiatori come noi...
Ultime pedalate sul Gransasso
La notte è trascorsa serena tra le braccia di Morfeo mentre lo scricchiolio del legno accompagnava i nostri sogni nel cuore dell'Appennino. In bicicletta ogni tappa ci ha regalato storie e ricordi di queste montagne, racconti di vite ed avventure che si tramandano di padre in figlio conservandone il ricordo. Penso a questo mentre il sole del mattino, caldo e seducente, bacia le rovine della fortezza di Rocca Calascio. Intorno nulla infastidisce la vista e la mente può spaziare fino alle prime propaggini del Parco nazionale della Majella all'orizzonte.
Salutiamo il borgo di Rocca Calascio prima che la folla domenicale di turisti la invada. Le colline che iniziamo a pedalare sono dolci e ancora verdeggianti. Castel del Monte dista solo pochi chilometri, decisamente presto per una sosta, ma non vogliamo privarci di una lauta seconda colazione in un paese famoso in tutto il mondo per essere stato il set cinematografico di capolavori.Due parole in dialetto stretto con gli anziani del borgo, un giro spingendo la bicicletta sulle scalinate del centro storico, una cioccolata calda con panna e ripartiamo affrontando senza indugi la lunga discesa fino a Villa Santa Lucia degli Abruzzi. Affacciata sulla valle del Tirino, la località è un ottimo punto di partenza per escursioni nel Parco nazionale del Gransasso Non lontano si stagliano Ofena e Capestrano e oltre l'altopiano di Navelli conosciuto per le sue coltivazioni di zafferano.
Ci manteniamo a quota 700 metri per qualche centinaio di metri prima di iniziare la breve salita che conduce alla Forca di Penne. E' curioso che l'Appennino sia punteggiato da località, valichi, montagne che richiamano il nome della catena montuosa nel proprio, no?
Corvara incastonata nella roccia
Poco oltre il valico appenninico si scorgono i primi picchi del parco nazionale della Majella e le ruote della bici fremono dalla voglia di scoprirne i segreti. Scendiamo verso la valle veloci, soddisfatti di sentire l'aria fresca in viso, ma improvvisamente qualcosa interrompe la nostra avanzata...
Corvara appare così, senza preavviso, amena e malinconica. Arroccata al monte Aquileio sembra stia per crollare... da decenni.
Di origine antica, la triste Corvara (sembra che il nome abbia origine unno-tartara e significhi Paese dei bruni) sorse nel Medioevo per poi essere quasi dimenticata. Idee e progetti offuscano la nostra mente: "Si potrebbe fare un albergo diffuso come a Rocca Calascio", "Io qui ci vivrei da subito, tu no?" e ancora "Chissà quali leggende sono legate a Corvara, forse ci vivevano le streghe?"
Il parco nazionale della Majella in bici
Sapevamo che sarebbe arrivato presto il momento di lasciare il parco nazionale del Gransasso, ma dopo tutte le peripezie vissute, la neve, gli incontri indimenticabili, i luoghi incantati, speravamo arrivasse il più tardi possibile. Pescosansonesco ci distrae da questo pensiero catapultandoci indietro nel tempo, a quel maledetto 1934 quando una frana si staccò dalle pareti rocciose per cadere sul piccolo borgo. Pescosansonesco fu in parte distrutta e in parte abbandonata. Quel che resta oggi è una località pittoresca in rovina sormontata dai ruderi del castello medievale di cui un tempo andava fiera.
Scendiamo a valle dove la strada scorre veloce, cinta dai due parchi nazionali che si sfiorano. Poco oltre Piano d'Orta il tracciato del nostro viaggio in bici sugli Appennini riprende nuovamente a salire ripido e deciso. Tra i campi di ulivi avvolti dalla magica aura del tramonto arranchiamo verso San Valentino in Abruzzo Citeriore, il paese italiano con il nome più lungo, la porta d'accesso settentrionale al parco nazionale della Majella, uno dei polmoni verdi d'Abruzzo.
Per scoprire tutte le tappe di #transitalia e scaricare le tracce GPS dai un'occhiata alla mappa del nostro viaggio in bici oppure continua a viaggiare in bici per l'Italia tornando alla tappa n° 13 da L'Aquila a Rocca Calascio... a breve ti racconteremo anche la quattordicesima tappa da San Valentino in Abruzzo Citeriore a Pescocostanzo nel Parco nazionale della Majella.
Correva l'anno 1983: anch'io vidi per la prima volta la luce del sole estivo e sorrisi. Nel 2007 ho provato per la prima volta l'esperienza di un'avventura a due ruote e, da quel momento, non ne ho potuto più fare a meno... nel 2010 sono partita con Leo per un lungo viaggio in bicicletta nel Sud Est asiatico, la nostra prima vera grande avventura insieme! All'Asia sono seguite le Ande, il Marocco, Il Sudafrica e Lesotho... e il #noplansjourney...
Se non siamo in viaggio, viviamo sul lago d'Iseo!
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19 itinerari in provincia di Gorizia (Friuli Venezia Giulia) alla scoperta della straordinaria varietà di ambienti naturali, culture, tradizioni che si incrociano a cavallo del confine orientale.
Gorizia, città "incollata" al confine orientale tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, è uno dei capoluoghi di provincia italiani con la miglior qualità della vita (7a nella classifica del Sole 24 Ore nel 2010). A tale invidiabile posizione sicuramente contribuisce l'eccezionale varietà di ambienti naturali, aspetti geologici, culturali e storici che caratterizza tutto l'Isontino. - Le colline e i famosi vigneti del Collio. - I sentieri, il sommacco, le grotte, i campi solcati e le trincee della I guerra mondiale del Carso. - Le magnifiche foreste di faggio della selva di Tarnova. - Il bosco asburgico del Panovec. - La cortina di ferro del Monte Sabotino. - I verdissimi prati e pascoli dell'Altopiano della Bainsizza. - La Valle del Vipacco baciata dal sole. - I panorami verso il mare. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Poche zone possono vantare una tale varietà di ambienti in un raggio di pochi chilometri. La II guerra mondiale ha tracciato un confine che ha diviso in due non solo il territorio ma addirittura le famiglie. Lentamente ed inesorabilmente tale barriera si è disgregata fino a disciogliersi con l'ingresso della Slovenia nell'area Schengen il 21 dicembre 2007. Questo ha permesso agli appassionati dei percorsi in fuoristrada di utilizzare tutta una serie di passaggi in precedenza usufruibili solo dai possessori di speciali lasciapassare. E così vecchi itinerari sono stati riscritti e nuovi sono stati tracciati, a formare idealmente una sorta di nuovo legame tra terre nel tempo unite e divise. Ed è proprio il confine a nostro avviso una delle risorse turistiche che andrebbero sfruttate di più. La particolare posizione geografica di Gorizia per chi ci abita costituisce semplicemente una normalità; ma il poter porre contemporaneamente un piede in Italia e l'altro in Slovenia, pur essendo in città, per un turista è sicuramente un'esperienza fuori dal comune. Se a ciò associamo le importanti vicende storiche di cui il confine è stato il principale protagonista del contendere ecco che ne verrebbe fuori un vastissimo ed unico museo all'aperto. L'idea di realizzare questo sito e proporre questa serie di tracce agli appassionati di MTB, nasce ovviamente dalla passione per questa disciplina sportiva ma soprattutto dal desiderio di far conoscere il nostro stupendo e variegato territorio, ricco, lo ribadiamo, di proposte di ogni tipo: naturalistiche, geologiche, storiche, culturali, architettoniche, enogastronomiche. Il ventaglio di itinerari copre buona parte dell'Isontino e offre una visione completa di ciò che esso è in grado di donare a chi è alla ricerca di piccole/grandi perle; il tutto nel raggio di pochi chilometri. Buona pedalata! Marco Cumar
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