Luglio e agosto sono trascorsi in un altalenarsi di pioggia a secchiate e 40 gradi sfiancanti, lasciandomi alquanto annebbiato dall’afa. Devo confessare che il problema del caldo lo soffro soltanto io, Susanna pedalerebbe comunque ed ovunque. Anche in settembre il meteo non è stato favorevole e fino all’ultimo non ce la siamo sentiti di fare programmi.
Insperabilmente, tra un diluvio e l’altro, verso la fine del mese è prevista una decina di giorni di bel tempo. Così riesumiamo tra i progetti in attesa da vari anni la ciclabile sull’ Ex Ferrovia Spoleto – Norcia. Sono soltanto 52 chilometri e, dalle ultime notizie, nemmeno tutti percorribili con un tratto sulla SS685 abbastanza trafficato e con diverse gallerie.
Così mi impegno a trovare delle alternative per evitare la statale e aggiungere “qualche chilometro” al percorso.
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Giorno 1 – Civitanova Marche - Tolentino
Partiamo da Civitanova Marche, movimentata cittadina sulla costa marchigiana, raggiungibile comodamente anche in treno.
Le nuvole si sono appena diradate lasciando un cielo azzurro e terso, almeno sulla costa. Ci destreggiamo tra sensi unici e traffico fino alla periferia di Civitanova dove intersechiamo la Ciclabile delle Abbazie. Man mano che proseguiamo verso l’interno ci accorgiamo che lo squarcio di sereno è rimasto sul mare.

Sulle colline stazionano ancora grigie nuvole che minacciano pioggia imminente e ben presto siamo costretti ad indossare gli anti-pioggia. Come al nostro solito, ignoriamo una deviazione per lavori in corso... tanto in bici si passa dappertutto!
Invece è proprio impossibile superare le barriere e ci inventiamo una fantasiosa deviazione attraverso un fangoso campo appena arato mentre la pioggia diventa insistente.
Degli operai ci sorprendono mentre, nei pressi del cantiere, cerchiamo di togliere un po’ di fango dalle bici. Uno di loro, probabilmente il capocantiere, ci chiede burbero e sospettoso da dove siamo passati e Susanna innocentemente punta il dito verso il ripido pendio appiccicoso e come se fosse la cosa più naturale del mondo dice: “da là, no!”, spiazzandolo e lasciandolo a bocca aperta e occhi sgranati.

Vabbè, è il primo giorno e speriamo di aver pagato pegno per tutto il resto del viaggio. Oltrepassiamo le Abbazie di San Claudio e di Fiastra e superata l’ultima panoramica dorsale raggiungiamo Tolentino. Attraversato il ponte del Diavolo e la cerchia di possenti mura entriamo nella cittadina che è un brulicare di impalcature, palazzi puntellati e svettanti gru.
Dopo nove anni si cerca di ancora sanare le ferite squarciate dal sisma del 2016.

Giorno 2 – Tolentino - Colfiorito
La notte ha spazzato il cielo ed un sole splendente ci mette di buon umore già al mattino presto.
Ci addentriamo sempre più nell’entroterra marchigiano risalendo il corso del fiume Chienti. Sfioriamo i laghi delle Grazie, di Caccamo e di Polverina percorrendo la strada provinciale 7 ormai semi-deserta visto che il traffico è stato assorbito dalla più scorrevole SS77. Siamo sempre più circondati da alte montagne boscose e solitarie che nascondono valloni secondari ancor più selvaggi.


Un tratto di sterrato ci porta al bivio per Pieve Torina, che raggiungiamo lungo la provinciale 209 sfiorati pericolosamente da veloci camion e furgoni minacciosi. Anche Pieve Torina è un fermento di cantieri aperti, case puntellate e inagibili. Ci accorgiamo soltanto ora che tutto il nostro viaggio ci porterà ad attraversare molte cicatrici e ferite ancora aperte dalle scosse del terremoto.
Lasciandoci alle spalle Pieve Torina imbocchiamo lo splendido Sentiero delle Acque, un percorso ciclo-pedonale che risale la Valle Sant’Angelo e il fiume omonimo.


Subito all’inizio troviamo un curioso percorso Kneipp ma date le temperature non ce la sentiamo di immergere i piedi nelle trasparenti e gelide acque. Tra il gorgogliare del fiumiciattolo e le fitte fronde dei boschi riusciamo a sentire dei versi di animali che non riusciamo a distinguere, forse cervi, chissà!
Il bel sentiero termina al paese di Fiume e riprendiamo la solitaria strada provinciale per Colfiorito lasciandoci le Marche alle spalle per entrare in Umbria. Le temperature si sono abbassate proporzionalmente all’aumentare dell’altitudine e diciamo pure che fa piuttosto freddo per essere fine settembre.


Giorno 3 – Colfiorito - Spoleto
La mattinata inizia con un bel sole che però stenta a riscaldarci le gambe. La splendida piana di Colfiorito è praticamente deserta come anche la lunga strada in discesa verso Foligno.

Lungo la strada ci lasciamo incuriosire dal borgo di Pale. Dai viottoli del bellissimo paesino si riesce a scorgere l’Eremo di Santa Maria Giacobbe aggrappato alle pareti della sovrastante montagna. Tutto sonnecchia serenamente e i vicoli silenziosi invitano a sussurrare a voce bassa per non rovinare la quiete secolare del borgo. Nessun sentiero che scende da Pale è percorribile in bicicletta, tanto meno con i bagagli. In realtà tentiamo di farlo ma siamo prima costretti a risalire ripidamente spingendo le bici per poi ritornare sulla strada principale.



Per stradine secondarie raggiungiamo Foligno, le sue belle piazze, i suoi vicoli e i suoi monumenti ma anche il suo traffico e una moltitudine di gente che ci spiazza e disorienta.
Proseguiamo verso la periferia e presto troviamo la Ciclabile Assisi-Spoleto che attraversa tutta la Valle del Clitunno. La ciclabile non è in buone condizioni, tutta tranquillamente percorribile ma spesso invasa da erbacce e alta vegetazione. Vista la fama ce l’aspettavamo curata un po’ meglio.


Finora non abbiamo incrociato nessun cicloturista, soltanto qualche solitario ciclista locale. Attratti dal profilo aguzzo di Trevi, uno dei borghi più belli d’Italia, decidiamo di fare una deviazione e salire fin lassù. Sul cartello all’ingresso di Trevi leggiamo con piacere che è la “Città del sollievo”...forse perché in quel punto la salita è opportunamente finita! Girovaghiamo un po’ per i vicoli medievali e la bella piazza respirando atmosfere di tempi antichi.

Riprendiamo la ciclabile di fondovalle e, circondati da brillanti colline di un verde rasserenante, facilmente arriviamo alle porte di Spoleto. Veniamo accolti da un traffico caotico e disordinato, forse dovuto a dei lavori in corso o forse siamo soltanto noi a percepirlo tale dopo tanta natura e silenzio.
Il centro storico di Spoleto è arroccato su una ripida collina dominata dalla splendida Rocca di Albornoz. Il Duomo di Spoleto e la sua piazza circondata da case e palazzi imponenti meritano assolutamente una visita.
Piacevolmente scopriamo che ci sono comodi ascensori, scale e tappeti mobili sotterranei che permettono di girare tranquillamente a piedi dispensando le nostre stanche gambe da ulteriori sforzi.


Giorno 4 – Spoleto - Marmore
Mentre sotto di noi la pianura è ancora invasa da una bassa nuvolaglia biancastra, inondati dal sole mattutino ci dirigiamo verso l’inizio della famosa ex ferrovia Spoleto–Norcia.
Finalmente ci apprestiamo a pedalare sul percorso che da anni ci ha sempre stuzzicato la curiosità. Proprio all’inizio, affisso a fianco al pannello descrittivo, troviamo l’avviso dell’ Agenzia Unica per il Trasporto Pubblico Locale risalente al 2023 che ribadisce l’impercorribilità di certi tratti, danneggiati o in manutenzione.


Ci superano diversi veloci ciclisti locali e incrociamo parecchi camminatori. Dopo qualche breve galleria l’ex ferrovia si avvita su se stessa portandoci allo spettacolare viadotto di Caprareccia.
Poche centinaia di metri dopo l’omonima ex-stazione troviamo il cartello di divieto d’accesso alla famosa e lunghissima galleria di Caprareccia. Ignorando il divieto proseguiamo fino all’imboccatura del tunnel. La volta è sorretta da un’impalcatura di tubi metallici e i cancelli che ne sbarrano l’accesso sono aperti.
Nonostante il divieto la tentazione di proseguire e forte ma sul più bello un doveroso dubbio ci coglie: “...e se dalla parte opposta i cancelli fossero chiusi?”. La galleria è lunga quasi 2 chilometri e non è illuminata.
Ci pensiamo un attimo ma non troviamo motivazioni sufficienti per inoltrarci a casaccio in questo budello buio e freddo.



Pur sapendo che ci stiamo perdendo una curiosa particolarità della Spoleto-Norcia, ritorniamo nei pressi della vecchia stazione per prendere la strada asfaltata che sale alla Forca di Cerro. La salita non è troppo impegnativa e in breve tempo arriviamo al passo.
Scendiamo verso Tassinare lungo una bellissima strada panoramica. La vista spazia ampia sul tratto mediano della valle del Nera regalando bellissimi scorci sulle montagne oltre Sant’Anatolia di Narco. Dopo la solitaria Chiesa di Santa Lucia una ripida discesa sconnessa ci ricollega al tracciato dell’Ex ferrovia ad un centinaio di metri dallo sbocco della galleria di Caprareccia proprio nell’istante in cui sbucano dal buio due ciclisti infreddoliti.
Evidentemente la lunghissima galleria è percorribile malgrado il divieto ma, vista la spettacolare strada appena percorsa alla luce di un caldo sole, non abbiamo nessun rimpianto per averla evitata.

Una serie di viadotti e gallerie buie, dove è assolutamente necessario avere delle buone luci con sé, si attorcigliano e sovrappongono su se stesse regalando anche un piacevole senso di disorientamento.
Un’altra interruzione dell’ex ferrovia ci fa deviare, tramite un breve tratto dissestato, verso la strada provinciale 209 e all’incrocio per Sant’Anatolia di Narco.
A malincuore abbandoniamo temporaneamente il percorso della splendida Spoleto-Norcia e saliamo a Sant’Anatolia di Narco per una pausa ristoratrice. Proprio nel centro del paese troviamo le indicazioni verdi della Greenway del Nera che si sovrappongono alle tabelle marroni della Via di Francesco e a quelle della Ciclovia del Nera. Tutte indicano la direzione per le Cascate delle Marmore.

Lunghissimi saliscendi sterrati costeggiano la sponda sinistra del Nera superando caratteristici paesini aggrappati alle pendici boscose delle colline circostanti. Un’interruzione per frana ci devia brevemente sulla provinciale stranamente deserta. Poco dopo Casteldilago in lontananza, oltre una costola boscosa, ci appare alto ed etereo lo spumeggiare della Cascata delle Marmore.
Raggiunta l’affollata base della cascata, la ciclabile del Nera termina e la Val Nerina perde completamente il suo fascino. Abbandoniamo il fondovalle per salire a Papigno e raggiungere il paese di Marmore, la prefissata meta odierna.

Giorno 5 – Marmore – Monteleone di Spoleto
Oggi pensiamo di prendercela comoda, anche se non sarà proprio così!
Aspettiamo con calma l’apertura del Parco delle Marmore e ci appollaiamo sul belvedere Specola Pio VI per ammirare dall’alto il salto della cascata. In breve, mentre il fragore delle acque aumenta, i vapori spumeggianti si alzano nuovamente creando arcobaleni multicolori. Dopo la visita, ormai di primo pomeriggio, riprendiamo il nostro pedalare seguendo qualche chilometro della Greenway del Nera che ci porta a contornare il serafico Lago di Piediluco. La Greenway prosegue per la Forca di Arrone noi invece seguiamo per un tratto la Via di Francesco in Bici abbandonando l’Umbria ed entrando in Lazio.

Iniziamo una lunga salita asfaltata che ci consente un ultimo panoramico sguardo sul Lago di Piediluco. A questo punto non posso fare altro che chinare la testa e immergermi nell’ipnotico e ripetitivo gesto della pedalata mentre Susanna là davanti sale agile e mi stacca immediatamente. Sfioriamo Labro, altro paesino arroccato sulla cima aguzza di una collina, e Morro Reatino da dove si apre un nuovo panorama su altri profondi valloni e sulla lontana piana di Rieti.
Qualche leggero scroscio di pioggia rinfresca ulteriormente l’aria già fresca di suo. Su salita mai ripidissima ma costante raggiungiamo il Passo del Fuscello ed, ebbene si, il confine tra Lo Stato Pontificio e il Regno delle Due Sicilie!

Ci sentiamo proiettati anacronisticamente in un mondo che pensavamo esistesse soltanto nei libri di storia. Mancano i soldati del Real Esercito e la Guardia Svizzera a chiederci: “chi siete? cosa portate? dove andate?...Un fiorino!”, come nel film di Massimo Troisi “Non ci resta che piangere”!
A noi invece viene da sorridere perché la salita è terminata e lungo la vecchia e panoramica strada abbandonata alle pendici del Monte Tilia planiamo velocemente a Leonessa. La pigra cittadina laziale è immersa in un’altra stagione. Fa freddo, piove e tutto è grigio che quasi sembra pieno inverno. Ci ripariamo tremanti sotto ai portici della caratteristica piazza VII Aprile per vestirci un po’ meglio e decidiamo di proseguire.

Poco fuori Leonessa percorriamo una splendida vallata punteggiata da piccolissimi borghetti rurali che qui chiamano Ville. La strada si fa sterrata e si sovrappone al Cammino di San Benedetto. Senza preavviso il tempo migliora e il verde bagnato delle valli è ancora più intenso e splendente.
A Ruscio, vecchia sede della Dogana dello Stato Pontificio, iniziamo l’impegnativa salita per Monteleone di Spoleto ritornando così in Umbria. Qui conosciamo Roberto, proprietario del B&B Il Leone dell’Appennino e profondo conoscitore della zona. Ci guida piacevolmente attraverso le viuzze del ripido centro storico, facendoci da cicerone e raccontandoci la storia della cittadina.

Dalle vestigia etrusche all’Impero Romano; dalla fiera indipendenza della Republica Montis Leonis all’annessione da parte dello Stato Pontificio; dallo splendore del passato ad una lenta decadenza dovuta ai vari terremoti, alle difficoltà di ricostruzione e ad un lento migrare degli abitanti verso cittadine più floride.
Oggi il centro storico di Monteleone di Spoleto è praticamente disabitato anche se parzialmente ricostruito e ristrutturato. Solo in tempi recenti, grazie alla nascita dei vari Cammini e percorsi cicloturistici c’è una blanda riscoperta di questa splendida cittadina che merita assolutamente una visita.
Giorno 6 – Monteleone di Spoleto - Norcia
Facciamo colazione con calma e chiacchieriamo ancora con Roberto, ciclista e appassionato della storia bellica, che ci dà consigli sul percorso da seguire. Monteleone di Spoleto è immerso nelle brume mattutine e il borgo acquista un non so che di misterioso e fiabesco.
Salutiamo Roberto e iniziamo a pedalare verso Poggiodomo seguendo nuovamente sia le segnalazioni della Greenway del Nera che quelle del Cammino di Benedetto. In breve ci lasciamo alle spalle il mare di nuvole biancastre che incappuccia Monteleone e ritroviamo il sole tiepido ed una giornata tersa.
Poco prima di Usigni prendiamo uno sterrato dove passa il Sentiero Ritiano dedicato a Santa Rita da Cascia. Roberto ci aveva detto che è un po’ un “mangia e bevi” ed in effetti è tutto un saliscendi a tratti ripido che ci costringe a spingere le bici per qualche centinaio di metri.


Il panorama è stupendo: monti solitari, ampi pascoli, valloni selvaggi e profondo silenzio ci donano un forte senso di solitudine e isolamento. Raggiungiamo Rocca Porena il paese natale di Santa Rita e successivamente Cascia. La strada per Serravalle è veloce e scorrevole, mai trafficata, e incrociamo nuovamente la continuazione dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia proprio alla fine del tratto poco raccomandabile.
Facilmente arriviamo a Norcia e già da lontano scorgiamo spettrali gru innalzarsi all’interno delle mura. Anche qui troviamo transenne, impalcature, lavori in corso e case puntellate. Il Palazzo Comunale è ancora inaccessibile, la Basilica di San Benedetto è stata ricostruita e sarà riaperta a breve; il palazzo a fianco non esiste più. Altri palazzi e chiese sono fasciate e intubate in attesa di essere rianimate. Solo il possente Museo della Castellina sembra non aver subito lacerazioni.


Sarà anche per la stagione oppure sarà solo suggestione ma non percepisco più quel tipico aroma speziato di selvaggina e salumi che aleggiava tipicamente a Norcia.
Giorno 7 – Norcia - Pignotti
Salutiamo Norcia di buon mattino e, seguendo un sovrapporsi tra l’Appennino Bike Tour e il Grande Anello dei Sibillini in Bici, raggiungiamo la strada SP 477 che taglia decisa i fianchi dei monti Vetica, Calarelle e Ventosola e porta alla Forca Ventosola che domina la Piana di Castelluccio di Norcia.

La salita non è ripidissima ma costante. Guadagnando quota oltrepassiamo il limite delle compatte nuvole che ricoprono tutta la pianura di Norcia e la valle del fiume Sordo e troviamo nuovamente un luminoso cielo azzurro. Se la piana di Castelluccio in primavera richiama migliaia di turisti per la fioritura della lenticchia, in questo periodo, decisamente fuori stagione e solitaria, mi sembra ancora più bella, quasi assopita dopo le febbrili fatiche primaverili ed estive.

Scendiamo veloci e percorriamo il lunghissimo e spettacolare fondovalle con le pendici del Monte Vettore di fronte. Dopo il terremoto Castelluccio è diventata un’unica grande e triste maceria. Anche da lontano si percepisce la devastazione, credo irrecuperabile, del paese. Qualche casa è rimasta intatta ma il piccolo centro sulla cima della collina è praticamente raso al suolo. Poche anche le gru a testimoniare una ripresa lentissima se non impossibile.
Abbandoniamo la Piana salendo alla Forca di Presta. Qui troviamo inaspettatamente un venditore ambulante dal quale comperiamo ottimi panini e birre che gustiamo seduti su una panoramica panca sferzata dal vento gelido: uno splendido belvedere sulle Marche. Il versante marchigiano dei Sibillini è fittamente boscoso e selvaggio. Sui saliscendi verso Balzo e Montegallo il traffico è inesistente. Volevamo raggiungere Montemonaco ma, evitando quest’ultima salita, troviamo da dormire a Pignotti in un silenzioso residence immerso nei boschi.



Giorno 8 – Pignotti – Civitanova Marche
Sorpresa!
Il meteo è completamente cambiato. Basse nuvole scendono dall’alto e stendono uno spesso e umido velo su tutto.
Inizia a piovere proprio mentre inforchiamo le bici. Ieri sera avevamo visto il peggioramento delle previsioni meteo per i prossimi giorni e abbiamo deciso di concludere il viaggio oggi. Inutile aspettare e inutile continuare il tour tra le nuvole e la pioggia senza vedere nulla.
Sotto una pioggia battente seguiamo la strada più veloce per il rientro. Passiamo per il lago di Gerosa, Comunanza e Ponte Maglio. Sotto scrosci gelidi e più violenti arriviamo a Marina di Altidona e alla Ciclovia Adriatica.

Anche il mare è furioso e s’infrange sugli scogli scaricandoci addosso secchiate di acqua salata, almeno l’acqua del mare è più calda della pioggia. Il tempo inclemente, gli alberghi vuoti e gli stabilimenti balneari chiusi rendono tutto spettrale e macabro.
Pedaliamo veloci seguendo la ciclabile verso nord a testa bassa. Finalmente il ponte sul Fiume Chienti ci preannuncia l’arrivo a Civitanova Marche e concludiamo così, fradici e prima del previsto, questo viaggio attorno ai monti Sibillini.




































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