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Cicloturismo e viaggi in bici in Friuli Venezia Giulia

Mare e montagne, un entroterra carsico e le dolci colline del Collio, i passi delle Dolomiti friulane e vecchie ferrovie abbandonate e poi riconvertite in percorsi ciclabili, sterrate e tracce di terra tra i sassi delle campagne. Questa grande traversata dell'est in bici oltrepassa due confini nazionali - quello tra Croazia e Slovenia quello tra Slovenia e Italia - e due confini regionali - quello tra Friuli Venezia Giulia e Veneto e quello tra Veneto e Alto Adige - attraversando territori resilienti e località già conosciute al turismo in una elegante serpentina tra linea costiera e picchi alpini, per poi virare definitivamente verso l'entroterra e le candide Dolomiti.

Partendo dal cuore di Trieste è possibile percorrere la val Rosandra in bici inoltrandosi in un paesaggio carsico inaspettato, un ambiente costituito da forre, rocce e grotte ancora da esplorare. In questa vallata di confine, condivisa da Italia e Slovenia, tra il 1885 e il 1887 l'Impero austro-ungarico realizzò un troncone ferroviario per collegare l'attuale capoluogo del Friuli Venezia Giulia alla già esistente ferrovia transalpina tra Gorizia e l'Istria. La linea fu attiva fino al 1958; i binari vennero rimossi nel 1966...

L’AIDA è una ciclovia relativamente recente che parte dal Moncenisio, al confine con la Francia, e termina a Trieste, al confine con la Slovenia. Segue prevalentemente piste ciclabili già esistenti e stradine a basso traffico collegando tutte le maggiori città del Nord Italia e promuovendo la mobilità ciclistica non solo per piacere, ma intesa anche come spostamento quotidiano. Tutto, o quasi, quello che c’è da sapere sull’AIDA si trova sul sito dedicato e sull’app apposita per smartphone, ma…

La ciclovia Adriatica è un progetto risalente a qualche anno fa che dovrebbe collegare Trieste, in Friuli Venezia Giulia, a Leuca in Puglia, raccordando tra loro ciclovie e piste ciclabili esistenti e strade secondarie che si snodano lungo la costa adriatica per circa 1500 km. Dico dovrebbe perché ancora non è stato completato. Ogni anno si aggiungono nuovi chilometri di piste ciclabili incrementando il percorso su sede propria e diminuendo le deviazioni sulla fastidiosa e trafficata SS16, ma rimane ancora molto, molto lavoro da fare, anche per quanto riguarda la segnaletica, quasi del tutto inesistente.

I confini nazionali e regionali sono ancora chiusi a causa del coronavirus ma la voglia di muoverci, partire e scappare è tanta. Che fare? Cartine alla mano e vecchi progetti presto prendono forma ed ecco che si materializza questo anello del Friuli Venezia Giulia che rimane rigorosamente (quasi) nei confini regionali.

Racchiuso tra l'alto Adriatico, i fiumi Tagliamento e Livenza, le prealpi Carniche e Giulie e il confine con la Slovenia, utilizzando piste ciclabili, ciclovie e stradine secondarie, questo percorso circolare permette di godere di alcune peculiarità della pianura friulana altrimenti ingiustamente trascurate. 

L'idea è nata durante una cena tra amici. Ma cosa fai Alberto? Si, proprio cosa fai? Seguire in MTB il vecchio confine che separava l'Italia dall'Impero Asburgico prima della dichiarazione di guerra. Impresa non da poco: trovare la documentazione che descriva la vecchia delimitazione territoriale, pianificare il tutto e partire. Ha ah ah, tra il dire e il fare in mezzo c'è il mare, ma sono perspicace e il dado è tratto...

Il Friuli-Venezia Giulia è una regione ricca di alternative, soprattutto per coloro che amano il cicloturismo e i viaggi all’avventura in sella alla propria bici. Ecco perché oggi proporremo un itinerario molto particolare da vivere sulle due ruote e che ci porta da Gorizia direttamente a Kanal, in Slovenia. È un percorso in genere molto conosciuto, specialmente tra gli appassionati di turismo in bicicletta, e questo perché è in grado di conquistare chiunque lo percorra con scorci davvero indimenticabili. Vediamo quindi l’itinerario consigliato per chiunque voglia vivere questa esperienza e alcuni consigli utili su come affrontarlo.

Oggi è la volta del comprensorio dello Zoncolan, che scopro fra l’altro essere diventato un bike park. La fama del monte Zoncolan, sua maestà Lo Zoncolan, è dovuta al giro d’Italia, in quanto le sue ascese sono entrate a pieno merito nella leggenda. Per la precisione sono tre le ascensioni che si possono effettuare in bici da corsa da Ovaro, Sutrio o Priola. Quest’oggi dimostrerò che oltre a queste salite c'è dell’altro, un magnifico modo sommerso fatto di strade forestali e sentieri grazie ai quali è nato il comprensorio dello Zoncolan in mountain bike.
La Panoramica delle Vette, la strada carrozzabile più alta del Friuli Venezia Giulia con i suoi sette chilometri sul filo dei duemila metri, è una di quelle vie montane che tutti dovrebbero conoscere e percorrere. Io stesso mi sono chiesto: “Ma perché vengo a sapere della sua esistenza solo ora?”.
Il suo panorama stupisce ed emoziona anche la persona più distratta e razionale. L’indifferenza non è contemplata, spazio alla suggestione ed alla contemplazione della natura e dell’infinito lungo questo itinerario gravel/MTB tutto da gustare.
La nostra esplorazione di Lignano in bici si è spinta lontana, aggirando la laguna di Marano e proseguendo fino ad Aquileia, sul percorso della ciclovia Alpe Adria. In questa lunga giornata non abbiamo solo pedalato: degustazioni in cantina, escursioni in barca sulla laguna, visita alla Basilica di Aquileia ed infine tramonto alla "bilancia" per osservare il pescato del giorno... le esperienze non sono mancate!
Due giorni (e mezzo) a Lignano Sabbiadoro in bici. Tanto ci è bastato per confermare quanto ogni angolo della nostra bella penisola meriti di essere esplorato e pedalato! La prima delle due giornate di cicloturismo è stata dedicata ad un percorso ad anello tra Lignano e Bibione, utilizzando il nuovo servizio di traghetto ciclopedonale tra le due località balneari.

Cosa fare se si hanno tre giorni liberi e si è soli a casa?

Un bel giro in bici per andare a trovare amici lontani è la risposta giusta! Così oggi dopo pranzo, in un pomeriggio di sole, parto da Staranzano in sella alla mia fedele bici alla volta di Pieve di Soligo, in Veneto, per andare a trovare Angela, una mia cara amica d’ infanzia e suo marito Fabio...

Come sempre le mie partenze non sono delle più fortunate: ieri un’esplosione di sole e caldo, mentre oggi i raggi solari giocano a nascondino tra dei nuvoloni grigi... ma ormai ho preparato le borse, sistemato la bici e chi mi ferma più? Ho intenzione di partire alla scoperta della ciclabile pedemontana del Friuli, un percorso che costeggiando i primi rilievi montani della nostra regione la attraversa da est ad ovest...
Avete già pedalato lungo l'Alpe Adria Radweg, la ciclovia che collega Grado a Salisburgo, in Austria? Noi abbiamo avuto il piacere di percorrerne un tratto qualche anno fa durante viaggio in bici attraverso il nord est d'Italia e nonostante la bellezza dei territori attraversati, c'era ancora molto da fare per completarla.
La consapevolezza dell'importanza del cicloturismo e la volontà di terminare questo bel tracciato ciclabile in tempi brevi sono stati fattori importanti nel conferimento all'Alpe Adria Radweg di un premio importante...
Nell’ incertezza metereologica di questa estate inconsueta provo a immaginare un percorso di quattro giorni da fare affrontando qualche salita di spessore. Per non andare tanto lontano e disponendo di montagne a profusione nella vicina Carnia, tratteggio il percorso trasferendolo sulle mappe fotocopiate.
Inizio di motto, movimento schizofrenico verso una meta, verso quell’estate o quantomeno quella benedetta primavera. Compulsivo gesto di un sforzo, come a caricare la siringa di adrenalina e cacciarla nella pancia pensando alla neve, al freddo, alla pioggia che frena, che arresta, che spinge indietro a sberle e insiste mordace in direzione nord. Bici che scalpita, gamba fresca, poco avvezza a chilometri, ruote nuove su un percorso già fatto emulando lo yeti in cerca di un traguardo, di una foto bellissima con le dita ghiacciate, con il cuore che pulsa e il fiato che fuma da una galleria ad un ponte, da Resiutta a Tarvisio. Via, si parte, in treno al mattino con la bici fedele a rubare il respiro alla foresta e un panorama al paesaggio.
Mercoledì 12 febbraio: Alpe-Adria Winter!!!
 
L'aria è immobile, il fango scivoloso ha ricoperto tutto, l'acqua impetuosa ha trascinato via ciò che poteva senza dispiacersene: "Coraggio, seppelliamoli, non c'è altro da fare. Tutto è irrimediabilmente finito". Il disastro del Vajont! Titolavano così i giornali dell'ottobre 1963, quel maledetto ottobre senza pietà che spazzò via Longarone, una parte di Erto e di Casso, che spezzò migliaia di vite distruggendo intere famiglie, quell'ottobre indimenticabile...
Tra le mura domestiche , dopo aver sistemato il piccolo corredo di bagaglio che mi sono portato, posso rilassarmi sul divano scorrendo nella mente le immagini e le sensazioni di questa prova. 321 km in 23 ore , 14 di sella ad una media di 22, 3 km/h.
Sono tanti per me, fatti in solitaria e per buona parte nel buio della notte.
La bicicletta come sempre si è comportata egregiamente, e con il bagaglio ridotto al minimo si è dimostrata filante e leggera.
Le luci che ho montato sono state più che sufficienti ad illuminare i primi dieci metri davanti a me e quelle posteriori a segnalare la presenza a chi da tergo giungeva con mezzi a motore. Davanti ho messo tre torce a batteria, legate con il nastro adesivo e dietro tre faretti rossi intermittenti rigorosamente made in China. Mi sono portato anche una piccola torcia per illuminare il display del contachilometri.

La ciclovia Alpe Adria radweg è un itinerario ciclabile che si sviluppa tra Austria e Italia collegando la città di Salisburgo al Mar Adriatico di GradoDurante il nostro viaggio in bici tra Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia e in giornate più recenti, abbiamo avuto l'occasione di percorrere il percorso dell'Alpe Adria in bici a tratti scoprendo alcune delle meravigliose attrazioni turistiche che contraddistinguono i territori attraversati dal tracciato, dalle città d'arte ai borghi medievali, dalle montagne al mare, in modo lento e senza stress. 

Il parco naturale Dolomiti Friulane è una riserva istituita nel 1996 e include nel suo vasto territorio le montagne composte da dolomia del Friuli, i Monti Pallidi di questa regione del nord est d'Italia, uno dei nove gruppi montuosi preservati come Patrimonio Unesco. A differenza delle Dolomiti Bellunesi o di quelle Trentine ed Altoatesine, le Dolomiti Friulane sono più isolate nell'estremo oriente delle Alpi ed, anche le zone (scarsamente) abitate, sono riuscite a conservare una selvaticità più naturale e del tutto differente delle altre aree dolomitiche. Le Dolomiti friulane, contornate da valli non eccessivamente turistiche, hanno concesso alla natura l'ormai privilegio di mantenersi in gran parte incontaminata!

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