Ci sono giri che funzionano bene tutto l’anno, ma che in inverno, soprattutto negli ultimi in cui la neve non arriva a basse quote, diventano quasi perfetti. Questo anello MTB nei dintorni di Trento è uno di quelli: breve, divertente e facilmente accessibile dalla città. È il classico percorso che puoi infilare anche nelle giornate corte, quando non hai troppo tempo ma non vuoi rinunciare a un’uscita vera, fatta di boschi, trail e panorami.
In questo articolo
- La partenza da Villazzano verso Povo
- Il cambio di versante sul torrente Fersina
- La salita verso Celva: gamba o assistenza
- Da Celva al passo Cimirlo
- Il trail del Wudy e l’arrivo a Pramarquart
- Verso Forte Brusafer tra ghiaccio e sole
- La discesa sulla vecchia strada militare
- Tra Rosalpina e rifugio Bindesi
- Ultimi saliscendi verso Redondolo
Il fatto di partire dalla città rende questo itinerario ancora più interessante: accessibilità ottima con tutti i mezzi, massima resa in termini di divertimento e paesaggio.
La partenza da Villazzano verso Povo
Parto da Trento, più precisamente dal sobborgo di Villazzano (c'è un ampio parcheggio nei pressi del cimitero), dove abito. Appena esco di casa mi dirigo verso Povo sfruttando la ciclabile, un tratto perfetto per scaldare le gambe e prendere ritmo senza stress.
Una volta arrivato in zona Salé inizio a salire su asfalto verso la frazione di Oltrecastello. È una salita regolare, ideale per entrare in modalità “giro lungo” senza bruciarsi subito.

Il cambio di versante sul torrente Fersina
Arrivato a Oltrecastello cambio versante, spostandomi sul lato che guarda verso il torrente Fersina. Qui l’ambiente cambia rapidamente: lascio le case alle spalle ed entro in un contesto più selvaggio.
L’ingresso nel bosco segna l’inizio della vera salita ai piedi del monte Celva. Il sentiero è a tratti sconnesso e richiede un minimo di tecnica, soprattutto se il terreno è umido o rovinato dalle piogge.

La salita verso Celva: gamba o assistenza
Questo tratto è uno di quelli che fanno la differenza tra una pedalata rilassata e una più impegnativa. Se non hai un’ebike, qui serve davvero una bella gamba per riuscire a stare in sella nei tratti più ripidi.
La fatica però è ben ripagata dall’atmosfera del bosco e dalla sensazione di isolamento che si crea a pochi minuti dalla città. È uno di quei punti in cui ti rendi conto di quanto Trento sia incastonata in un territorio ideale per la MTB.

Da Celva al passo Cimirlo
Raggiunta Celva, proseguo in direzione del passo Cimirlo. Questo tratto scorre via abbastanza regolare e permette di riprendere fiato dopo la prima salita più tecnica.
Dal passo Cimirlo continuo inizialmente su asfalto verso il rifugio Maranza, un breve trasferimento che serve anche per prepararsi mentalmente ai trail che arriveranno di lì a poco.
Il trail del Wudy e l’arrivo a Pramarquart
Prima di arrivare in località Colmo imbocco il trail del Wudy, un bel sentiero pianeggiante che scorre nel bosco parallelo alla strada. È uno di quei tratti che ti fanno venire voglia di mollare i freni e goderti il flow.
Il sentiero mi porta fino a località Pramarquart, punto da cui si stacca la forestale omonima. Qui iniziano i tratti segnalati del giro della Marzola, un riferimento classico per chi pedala in questa zona fattibile anche in gravel.
Verso Forte Brusafer tra ghiaccio e sole
Proseguendo lungo la forestale faccio attenzione ai brevi tratti ghiacciati, tipici delle uscite invernali in ombra. Basta poco per perdere aderenza, quindi qui conviene guidare pulito e senza fretta.
Raggiungo così il soleggiato Forte Brusafer, che si affaccia sulla Vigolana e sulla valle dell’Adige, in parte nascosta dalla vegetazione. È un bel punto panoramico dove fermarsi un attimo a respirare e guardarsi attorno e da dove è possibile anche seguire il sentiero BES in discesa.

La discesa sulla vecchia strada militare
Da qui inizia la parte più divertente del giro: la discesa sulla vecchia strada militare, ormai trasformata in sentiero. Il fondo è compatto ma occhio che sotto alle foglie di faggio si nascondono insidie e sassi, i tornanti si susseguono uno dopo l’altro e il ritmo diventa subito più allegro.
I tornanti sono divertenti e mai troppo estremi, perfetti per lavorare sulla guida e sulla scelta delle linee senza stress eccessivo.
Tra Rosalpina e rifugio Bindesi
La discesa mi porta nei pressi della pizzeria Rosalpina. Da qui risalgo lungo la strada forestale in direzione del rifugio Bindesi.
È una risalita breve ma che si fa sentire sulle gambe, soprattutto se affrontata dopo una discesa tirata, quando il ritmo cardiaco è ancora alto.

Ultimi saliscendi verso Redondolo
L’ultimo tratto del giro è un continuo saliscendi che tiene viva l’attenzione fino alla fine. In località Ziverana affronto una rampa dura, di quelle che ti strappano un mezzo sorriso amaro mentre cerchi il rapporto giusto.
Superata la rampa, mi godo l’ultimo sentiero verso Redondolo, che chiude l’anello con un finale divertente e mai banale. Un giro breve, ma completo: salita vera, trail tecnici ma non troppo, discese giocose e panorami che ricordano quanto sia facile, qui, scappare dalla città in pochi minuti di pedalata.






















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