Diario di viaggio di Luca e Lorenzo: emozioni, paesaggi e sfide tra Toscana, Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta
In questo articolo
Una doverosa premessa, alla cronaca per parole, immagini e video dei giorni successivi.
I nostri viaggi vengono minuziosamente studiati in inverno, con il prezioso contributo di komoot e dei suoi ottimi suggerimenti.
Lungo la strada prescelta, apportiamo modifiche al percorso proposto, aggiungendo punti di interesse suggeriti che ci “stuzzicano”, ma anche forzando il percorso seguendo stimoli e suggestioni proposte da conoscenze pregresse, curiosità del momento, “estro” dei tracciatori.
A quel punto, durante il viaggio, la traccia stabilita, diventa la nostra Stella Polare che per gioco o per puntiglio, non abbandoniamo mai!
Questo rende il viaggio ancora più stimolante e avventuroso, costringendoci a confrontarsi con imprevisti che sempre si presentano e che affrontiamo con entusiasmo, ilarità … e prese di giro reciproche!!!
Giorno 1: lungo l'Arno fino al mare
Partenza da Firenze e preparativi
Abbiamo iniziato l’avventura partendo dalle Cascine di Firenze, proprio mentre la città si svegliava con l’atmosfera elettrizzante del Tour de France, nello stesso giorno in partenza dalla nostra città. Pronti e motivati, abbiamo affrontato con determinazione anche un piccolo malessere dell’ultimo minuto (febbre di Lorenzo, fino al giorno prima), superato grazie all’adrenalina della partenza.
Ben equipaggiati – acqua, viveri, caschi allacciati e spirito d’avventura – ci siamo diretti sulla via dei Renai fino a Poggio alla Malva, lasciandoci alle spalle la città per immergerci nella tranquillità delle prime campagne.

Il percorso: ciclabile dei Renai e ciclovia dell’Arno
Dopo aver impostato la traccia e acceso le luci, abbiamo seguito la ciclabile dei Renai fino a Poggio alla Malva, quindi abbiamo proseguito sulla ciclovia dell’Arno, attraversando Montelupo Fiorentino, Empoli e Ponte a Cappiano.
Questi itinerari, immersi in paesaggi suggestivi e caratterizzati da lunghi tratti di strade bianche ben curate, hanno esaltato le nostre gravel, vere protagoniste della giornata. Oltre il 60% del percorso si è svolto su sterrato, regalandoci emozioni autentiche e una soddisfazione crescente chilometro dopo chilometro.
Gestione del caldo e delle soste
Il caldo, con temperature tra i 38 e i 40 gradi, è stato un avversario temibile. Le soste per il rifornimento d’acqua, garantite dalle fontane segnalate sulle mappe, sono diventate fondamentali.
Da Empoli a Fucecchio fino ad Altopascio, ogni pausa è stata occasione per recuperare le forze e condividere esperienze fra di noi, mantenendo sempre alto l’entusiasmo.

Arrivo a Lucca e conclusione della tappa
Giunti nella splendida e rovente Lucca, una breve visita al centro storico e un gelato rigenerante ci hanno permesso di recuperare energie per affrontare le ultime colline verso la meta finale.
Dai margini delle Alpi Apuane, la strada ci ha regalato panorami mozzafiato, preludio all’ingresso nella Versilia. La giornata si è conclusa a Lido di Camaiore tra la soddisfazione della tappa completata e una cena tanto attesa.
Le maglie commemorative, come rito, sono subito finite in lavatrice, pronte per nuove avventure.

Giorno 2: la costa e il passo del Bracco
Partenza e attraversamento della Versilia
La seconda tappa è iniziata alle 8:30, dopo una colazione abbondante – anche se mai abbastanza per un viaggio così impegnativo. Usciti dal Lido di Camaiore, abbiamo attraversato la Versilia, immergendoci nella vivace atmosfera di Forte dei Marmi, dove rare spiagge libere e stabilimenti si susseguono lungo la costa.
Il 70% di spiagge libere promesso sembra una leggenda da queste parti, ma il mare oggi non era la nostra meta: la voglia di proseguire era troppo forte.
Da Forte dei Marmi alla Liguria: emozioni e nuove scoperte
Superato il Forte e il caos domenicale di fine giugno, abbiamo apprezzato l’agilità delle nostre biciclette: nessuna coda, nessun ostacolo, solo la strada davanti a noi.
Il percorso ci ha condotti verso le Marine di Massa e di Carrara, segnando l’ingresso in Liguria e lasciando alle spalle la Toscana. L’emozione per il cambio di regione ha dato al viaggio un sapore ancora più avventuroso.
Lungo l’Aurelia e verso l’entroterra
Seguendo la traccia, abbiamo scoperto un piccolo borgo dalle antiche case di mezzadri, un tempo al servizio di Carlo Fabbricotti, signore del marmo ottocentesco. Questo luogo sospeso nel tempo ci ha regalato una parentesi di quiete prima di proseguire lungo la via Aurelia, una strada forse monotona ma necessaria per arrivare alla salita più impegnativa della giornata: il passo Bracco, in direzione Sestri Levante.

Salita al passo Bracco e discesa verso Lavagna
Prima di raggiungere il passo, ci siamo concessi una deviazione ripida verso Carrodano Superiore. Nonostante la fatica, la scelta si è rivelata vincente: salita impegnativa, paesaggi suggestivi e l’assenza di motociclisti che spesso disturbano la strada principale.
Poco prima della vetta, a 615 metri di altitudine, ci siamo fermati a una sorgente dedicata a Bartali e Coppi, dove non abbiamo resistito a qualche foto ricordo.
Arrivo a Lavagna
La lunga discesa verso Sestri Levante ci ha permesso di respirare e fare una pausa pranzo a Casarza Ligure, nel parco L’ultimo tratto, con il traffico tipico della domenica, ci ha condotto infine a Lavagna, dove ci attendeva l’albergo prenotato.
Dopo una doccia rigenerante e una cena gustosa, eravamo pronti ad affrontare la terza giornata.
Giorno 3: ciclovia dell'ardesia e passo Castagnola
Partenza da Lavagna e ciclovia dell’ardesia
Siamo partiti da Lavagna con molta tranquillità, approfittando dell’eccellente colazione dell’albergo. Dopo poche centinaia di metri abbiamo imboccato la ciclovia dell’ardesia, seguendola a lungo con qualche tratto su strade statali e provinciali.
La ciclovia, ben curata e molto frequentata anche di lunedì, ci ha regalato un percorso immerso nel bosco, con single track divertenti, brevi ma intense salite e guadi che hanno esaltato le nostre bici gravel.

Lungo le strade tra paesi e salita verso Boasi
Proseguendo sulle strade, abbiamo attraversato una serie di paesi senza soluzione di continuità. Il senso di abbandono era purtroppo evidente: molte attività commerciali chiuse e capannoni in disuso trasmettevano una sensazione di degrado che ci ha afflitti.
Abbandonata la statale 225, abbiamo iniziato la lunga ma dolce salita verso Boasi. Qui il traffico è sparito, la strada larga e con fondo eccellente ci ha fatto godere il bosco circostante, circondati solo da montagne.

Da Boasi a Voltaggio: passo Castagnola e arrivo
Arrivati a Boasi, la pendenza è gradualmente diminuita per poi scendere a Busalla, prima di affrontare la salita al passo Castagnola. Qui, un ricordo dedicato a Fausto e Serse Coppi, habitué per i loro allenamenti, ci ha fatto sentire parte della storia del ciclismo.
La successiva discesa, piacevole anche per Lorenzo che di solito le gradisce poco, ci ha portato fino al suggestivo borgo medievale di Voltaggio.
Accoglienza e conclusione di giornata
Accolti con cortesia e professionalità nel B&B prenotato, dopo una doccia e il bucato, abbiamo vissuto attimi di apprensione: il lunedì gli unici due ristoranti erano chiusi!
Fortunatamente, l’unica gelateria del paese ci ha salvato offrendo anche qualche piatto salato. Salvi e pronti a riposare, abbiamo concluso così la terza giornata del nostro viaggio.
Giorno 4: dall'Appennino alla pianura Padana
Colazione e preparativi
La mattina si apre con una colazione pensata per i ciclisti, offerta dal B&B che ci ospita. Durante la preparazione dei bagagli, notiamo come la freschezza iniziale cominci a svanire, ma la mitica maglia gialla mantiene il suo ruolo di simbolo dell’impresa che stiamo affrontando.
La maglia, lavata ogni sera per essere pronta la mattina, è il nostro segno distintivo, “la bandiera” che accompagna il viaggio e chi ci segue.
Discesa verso la pianura Padana e arrivo ad Alessandria
Lasciamo Voltaggio e iniziamo la lunga discesa, seguendo pendii dolci che anticipano l’arrivo nella pianura Padana.
Le colline che attraversiamo sono ricoperte da una distesa di vigne, celebri per la produzione del vino Gavi, uno spettacolo che colpisce anche noi toscani, pur abituati a paesaggi vinicoli.
Proseguiamo su strade secondarie e poco trafficate, immerse in un contesto bucolico che regala tranquillità e bellezza naturale.
Una volta giunti ad Alessandria, dedichiamo qualche momento alla visita del centro storico, per poi fermarci a pranzo in un ristorante storico. Qui gustiamo la famosa “fassona” al coltello e i plin al burro, piatti tipici che ci forniscono le energie necessarie per proseguire il viaggio.
Trasferimento e arrivo a Vercelli
Il trasferimento verso Vercelli si rivela monotono, con una sensazione di disagio e pericolo dovuta al percorso lungo la statale, nonostante le luci delle biciclette sempre accese.
L’ambiente circostante è meno stimolante e la viabilità ci fa desiderare di arrivare in fretta a destinazione.
Raggiungiamo finalmente Vercelli, dove ci attendono un B&B situato nel centro storico e una cena in un locale accogliente. La serata si conclude con un eccellente gelato da Alessandro, “l’angolo del gusto”, un’esperienza che da sola giustifica il viaggio e rappresenta un momento di vera gioia.
Come da tradizione, la giornata si chiude con un altro mini bucato e il meritato riposo, pronti ad affrontare una nuova tappa il giorno seguente.
Giorno 5: la via Francigena e incontri
Partenza mattutina e condizioni meteorologiche
La giornata inizia con la consapevolezza che la pioggia, prima o poi, ci raggiungerà: tutte le applicazioni meteo lo confermano senza esitazioni.
Un rapido consulto con il LAMMA, grazie alla collaborazione con il conduttore Gimmy Tranquillo di Controradio Firenze, ci rassicura, assicurando che i fenomeni più intensi sono ormai alle spalle. Per fortuna, questa previsione si rivela corretta e il clima si mantiene gestibile, permettendoci di affrontare la tappa senza eccessive preoccupazioni.
Un breve giro nel centro storico, visto solo di buio arrivando ieri sera, è stato decisamente piacevole e interessante.
Rettifilo verso Santhià e convivenza con il traffico
Poco dopo aver lasciato la città, il percorso ci mette subito alla prova con un lunghissimo rettilineo di ben undici chilometri, una strada frequentata che sembra non finire mai.
Da segnalare, però, il comportamento degli autotreni: sempre corretti nel sorpassarci a distanza di sicurezza – ben oltre il metro e mezzo minimo – e pazienti nel seguirci senza fretta in caso di traffico. Questo atteggiamento viene spesso ricambiato con un colpo di clacson, segno di una convivenza possibile e rispettosa tra ciclisti e automobilisti.
Immersione nella campagna e Via Francigena
Dopo il passaggio da Santhià, grazie alla traccia preparata da Lorenzo, lasciamo finalmente la statale per addentrarci nelle campagne su strade piacevoli e tranquille.
Qui, la solitudine diventa una piacevole compagna: il percorso coincide con la Via Francigena, e spesso incrociamo camminanti solitari o in gruppo, che salutiamo e riceviamo un saluto in cambio. Prima di raggiungere il lago di Viverone, una nuova deviazione ci porta all’interno di paesi ben curati – segno evidente di come il turismo lento possa rivitalizzare località altrimenti destinate all’abbandono.
Incontri con altri ciclisti
Durante il tragitto incrociamo pochi ciclisti: chi ci supera o ci incrocia sembra sempre di fretta, e quasi nessuno nota la nostra impresa, scritta sulle spalle delle maglie. La maggior parte sono ragazzi che utilizzano la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano: le loro bici tradiscono origini diverse e manutenzioni spesso approssimative, ma si rivelano sorprendentemente veloci sui tratti pianeggianti.
Arrivo a Ivrea e la figura di Adriano Olivetti
Proseguendo sulle strade secondarie raggiungiamo Ivrea, patria di Adriano Olivetti. L’industriale viene ricordato per la sua visione sociale e innovativa: secondo lui, il profitto aziendale doveva essere reinvestito a beneficio della comunità. Questa filosofia, ancora oggi considerata all’avanguardia, merita una menzione speciale nel racconto della giornata.
Sosta ristoratrice e avvicinamento alla Valle
Poco prima di intraprendere la salita verso Verrès – dove una interruzione stradale ci costringe a prendere un bus – ci fermiamo a un banco di frutta: l’occasione ideale per reintegrare liquidi e sostanze preziose, con il piacere aggiunto di gustare prodotti freschi.
Lasciata Ivrea, il paesaggio cambia: le montagne cedono il passo alle colline e ogni metro ci avvicina alla Valle, dove si ergono le montagne vere e proprie.

Incontro con la Dora Baltea
Durante il tragitto, incrociamo più volte la Dora Baltea, fiume tumultuoso che porta alla mente i recenti, tristi avvenimenti di Cervinia. La sua presenza scandisce il nostro avvicinamento alla destinazione, aggiungendo un elemento naturale e potente al racconto della giornata.
Giorno 6: l'ultima fatica
L'inizio dell'impresa
La giornata prende avvio con una grande determinazione, accompagnata da una punta di timore reverenziale.
La partenza da Saint-Vincent, presso la casa dello zio Luigino e della zia Milli che ci hanno generosamente ospitati e rifocillati abbondantemente, segna l’inizio dell’ascesa verso Cervinia, soprannominata “il mostro” per la sua difficoltà. Dopo una breve discesa iniziale, ci si prepara ad affrontare la salita principale, consapevoli, ma non troppo, della sfida che ci attende.
L’ascesa e la sosta ad Antey
Il percorso prevede circa 27 km di salita costante. A metà strada, una sosta ad Antey-Saint-André ci permette di ricaricare le energie e prepararsi per il tratto successivo.
Il menu del ciclista è semplice ma ricco di gusto: fontina e moccetta, prodotti tipici della zona che rappresentano una vera pausa rigenerante.
Proseguendo, il primo avvistamento del Cervino si staglia maestoso sullo sfondo, offrendo la motivazione necessaria per superare la fatica crescente.
Valtournenche e gli ultimi chilometri
Attraversiamo Valtournenche, paese d’origine della mamma di Lorenzo. La stanchezza si fa sentire in modo serio, tanto che si arriva a pensare “comincio a essere bello fuso”, ma la vista sempre più vicina del Cervino spinge a non abbandonare.
Il paesaggio è segnato da una recente alluvione: l’acqua scorre abbondante e i volontari sono ancora al lavoro per ripulire le strade.
Arrivo a Breil-Cervinia
Dopo un ultimo sforzo, raggiungiamo il pianoro che precede l’ingresso in paese. Il cartello di Breil-Cervinia sancisce la fine della lunga ascesa e il completamento della missione.
Le emozioni sono forti: un misto di stanchezza estrema e incredibile soddisfazione, amplificato dalla presenza imponente del Cervino che sembra quasi a portata di mano.

Conclusione e rientro
Dopo aver ammirato il panorama e respirato l’aria fresca di montagna, giunge il momento del saluto al Cervino dopo un breve ma meritato riposo.
La lunga discesa, è decisamente piacevole, ci aspetta un’altra notte presso gli accoglienti zii di Lorenzo, che ringraziamo tantissimo!
Il giorno successivo un breve trasferimento verso Ivrea dove una lunga serie di treni ci hanno riportato a casa.

Il viaggio si conclude con la menzione del traguardo degli “eroici”: oltre 600 km percorsi e 5.400 m di dislivello.

Riepilogo
Il nostro viaggio in bici da Firenze a Cervinia, iniziato il 29 giugno 2024 proprio nel giorno di partenza del Tour de France, è partito dalle Cascine, cuore verde della città, con un entusiasmo contagioso e un pizzico di incertezza presto dissipato dalla prima pedalata.
Da qui abbiamo imboccato la via dei Renai fino a Poggio alla Malva, immergendoci subito nella natura e nella tranquillità della campagna toscana. Proseguendo sulla ciclovia dell’Arno, abbiamo attraversato Montelupo Fiorentino, Empoli e Ponte a Cappiano, affrontando il caldo torrido che ci ha messi subito alla prova.
La bellezza dei paesaggi e la compagnia hanno fatto dimenticare ogni difficoltà. Dopo una meritata pausa a Lucca, città ricca di storia e fascino, ci siamo diretti verso le Alpi Apuane, superando le prime salite e godendo dei panorami mozzafiato che ci hanno accompagnato fino alla Versilia.
Tra strade sterrate, soste rigeneranti e un gelato ristoratore, abbiamo concluso la prima tappa raggiungendo il Lido di Camaiore. Il secondo giorno ci ha regalato nuove scoperte: dalla Versilia a Forte dei Marmi, tra spiagge rare e panorami sempre diversi, la curiosità e la gioia del viaggio non ci hanno mai abbandonato.





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