Ci sono luoghi che portano con sé un peso simbolico così forte da influenzare inevitabilmente il modo in cui li attraversi. Assisi è uno di questi. Pedalarci attorno non è solo una questione di chilometri, dislivello o fondo stradale, ma diventa un’esperienza che mescola paesaggio, storia e una dimensione più intima.
In questo articolo

In occasione degli ottocento anni dalla morte di San Francesco, iniziare l’anno con un anello gravel attorno alla città del santo mi è sembrata quasi una scelta naturale, oltre che profondamente coerente con il periodo.
La partenza da Porta Nuova
Parto da Porta Nuova, uno degli accessi storici alla città, e già dai primi metri sento che questa uscita avrà un ritmo diverso. L’ambiente urbano è ancora presente, ma Assisi ha un modo tutto suo di lasciarti andare. In breve imbocco la strada di San Benedetto, che mi accompagna fuori dalle mura e mi introduce gradualmente in un contesto più aperto. È una transizione morbida, ideale per scaldare le gambe e trovare il passo giusto.

Poco dopo l’asfalto lascia spazio allo sterrato che conduce verso Sant’Angelo in Panzo. Qui il traffico scompare del tutto e il paesaggio cambia tono. La strada diventa più ruvida e il rumore delle gomme sulla ghiaia prende il posto dei suoni cittadini.
Un breve tratto di sentiero in saliscendi spezza la continuità dello sterrato e mi riporta sulla strada di San Benedetto, mantenendo sempre alta l’attenzione e il piacere di guida.

Il monastero di San Benedetto e fonte Bregno
Proseguo su asfalto fino a raggiungere il monastero di San Benedetto al Subasio, che purtroppo trovo chiuso. Il silenzio che lo circonda amplifica però la sensazione di isolamento e raccoglimento.

Da qui la salita si fa più seria, con pendenze che iniziano a farsi sentire e che richiedono continuità e pazienza. Dopo un tornante lascio la strada principale e mi infilo su una sterrata nel bosco, uno dei tratti più belli dell’intero percorso. Il fondo è regolare, il bosco fitto e l’atmosfera profondamente silenziosa.
Passo dal piccolo rifugio di Fonte Bregno, utilizzato anche come bivacco dai pellegrini della via di Francesco. Qui la pedalata assume una dimensione quasi contemplativa.


La strada da Spello e i panorami sull'Appennino centrale
La salita continua fino a perdere gradualmente quota, incontrando la splendida strada che da Spello sale verso il monte Subasio. Le pendenze diventano più dolci e il bosco si apre. Pedalo in quota tra cavalli al pascolo, in un ambiente ampio e luminoso che invita a rallentare e osservare.
Alle mie spalle, verso sud, si stagliano le vette innevate del monte Vettore nei Sibillini e del monte Corvo nel Gran Sasso. Mi fermo per qualche istante, lasciando che il panorama faccia il resto. Il sole mi accompagna ancora per poco, mentre supero le antenne sommitali e lascio sulla destra i mortari, affascinanti fenomeni carsici modellati dall’acqua.


La vetta del Subasio e lo sguardo su Assisi
La vetta del monte Subasio è dolce e ampia. Da qui posso intuire più in basso il profilo di Assisi e dei suoi numerosi campanili, che sembrano attendermi. È uno di quei momenti in cui la fatica lascia spazio alla soddisfazione di aver completato gran parte dell’anello.

Il freddo pungente in quota (siamo pur sempre a gennaio) mi suggerisce di vestirmi e partire presto per la picchiata verso il rientro.
La discesa verso il punto di partenza diventa presto asfaltata e scorre veloce. A metà interrompo il tracciato principale per deviare verso l’eremo delle Carceri. Qui mi concedo una pausa diversa, fatta di silenzio e lentezza, prima di riprendere la sella.


Il rientro ad Assisi e la chiusura dell’anello
Gli ultimi chilometri scorrono via senza fretta. Raggiungo la basilica di Santa Chiara, punto simbolico che segna la chiusura dell’anello e del viaggio.
Questo anello gravel attorno ad Assisi non è solo un itinerario, ma un modo di attraversare un territorio carico di significato, lasciandosi guidare dal ritmo della pedalata e dalla storia dei luoghi.
































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