In questo periodo di grandi viaggi, per me è piacevole anche pensare a percorsi vicino a casa, semplici ma che ti lasciano a bocca aperta. Avete presente quei posti che sembrano sospesi in un’altra dimensione, dove il confine tra terra, acqua e cielo diventa così sottile da sparire? Ecco, l’Argine degli Angeli è esattamente così. Non è solo una pista ciclabile, è una passerella naturale lanciata nel cuore delle Valli di Comacchio.
In questo articolo

Argine degli Angeli, breve ma intenso
Oggi ti racconto la mia esperienza lungo uno dei percorsi più suggestivi e scenografici che si possano affrontare in bici nelle pianure adriatiche.
Mi è capitato di pedalare questi pochi chilometri un paio di volte, sempre nel contesto di viaggi più lunghi: l'ultima volta si è trattato del percorso Girasole.
Se sei amante del cicloturismo lento, della natura selvaggia e dei panorami che lasciano senza fiato, mettiti comodo: stiamo per entrare nel magico mondo del Delta del Po.
Il cuore del Delta: un paesaggio unico
Prima di saltare in sella, serve un po’ di contesto. Siamo nel Parco Regionale del Delta del Po, lato romagnolo, una terra che è il risultato di un braccio di ferro millenario tra il fiume, il mare Adriatico e l'opera antropica. Qui l’uomo ha imparato a convivere con l’acqua, creando un ecosistema di una biodiversità incredibile, tanto da essere tutelato dall'UNESCO.
Le Valli di Comacchio sono il cuore pulsante di quest’area. Dimenticate le valli di montagna: qui per "valle" si intende una laguna salmastra, uno specchio d'acqua bassa interrotto solo da dossi e argini. È un regno di canneti, antichi casoni da pesca (dove un tempo i "vallanti" sorvegliavano il passaggio delle anguille) e, soprattutto, è la casa dei fenicotteri rosa. Migliaia di fenicotteri che hanno trovato qui il loro paradiso.

Il tour ad anello da Comacchio
Se sei qui per una sola giornata, quello che potresti affrontare è un percorso circolare definito l'anello delle Valli. Non l'ho mai pedalato tutto insieme ma ho percorso gran parte delle sue strade e sterrate nei due viaggi fatti passando di qui.
Puoi trovare la traccia GPS della Ciclovia delle Valli direttamente sul sito del parco del Delta del Po. È un percorso che ti permette di abbracciare l'intero ecosisema delle valli.
La partenza è fissata a Comacchio, la "piccola Venezia" ferrarese. Se non ci sei mai stato, fatti un favore e arriva un’ora prima per perderti tra i suoi canali e fotografare il famosissimo Trepponti. Dopo un caffè veloce e il controllo della pressione delle gomme, si parte in direzione sud, verso Stazione Foce. I primi chilometri sono una boccata d'ossigeno. Si pedala su strade bianche ben battute, circondati dai suoni della valle. Ma il vero "piatto forte" deve ancora arrivare.
L’Argine degli Angeli: due ali d’acqua
Arrivati al punto di accesso dell’Argine degli Angeli, la sensazione è quasi di vertigine. Si tratta di un tratto di circa 6 chilometri che attraversa letteralmente la laguna.
Immaginate un sottile nastro di terra che taglia l'acqua: a destra avete la Valle Fossa di Porto, a sinistra la Valle di Magnavacca. Mentre pedali, ti senti un funambolo. Non ci sono auto, non ci sono rumori di motori, c’è solo la tua bici e una lingua di terra infinita.
Il nome "Angeli" non è stato scelto a caso: la sensazione di pace è così profonda che sembra davvero di trovarsi in un luogo sacro alla natura. In certi punti, l’argine è così stretto e l’acqua così vicina che sembra di pedalare direttamente sulla superficie dello specchio d’acqua.
La luce qui gioca brutti scherzi (di quelli belli, però!). Il riflesso del sole sull'acqua argentea crea dei miraggi luminosi che ti costringono a fermarti ogni tre minuti per scattare una foto.
Ma il consiglio che ti do è: metti via il telefono per un istante. Ascolta il "crac" del guscio di un granchio predato da un gabbiano o il fruscio delle ali di un airone che si alza in volo.

Incontro con i "locali": i fenicotteri rosa
Il momento più emozionante?
Senza dubbio l'incontro con i fenicotteri. Lungo l’Argine degli Angeli, se sei fortunato (e se non lo sarai proprio lì, lo sarai più avanti, perché ormai sono residenti fissi nelle valli), ne vedrai a centinaia.
Vederli così da vicino, con quel rosa così intenso che spicca contro l’azzurro dell’acqua, è un’emozione che non stanca mai. Si muovono con un’eleganza goffa, filtrando l’acqua col becco, incuranti dei ciclisti che passano a pochi metri da loro.
È un promemoria potente di quanto sia importante proteggere questi spazi: noi siamo solo ospiti di passaggio in casa loro.
Proseguendo l’anello: tra fiume e pineta
Dopo aver lasciato l’Argine degli Angeli, il percorso continua verso sud-ovest costeggiando il fiume Reno.
Se vuoi proseguire verso sud come ho fatto io, qui c’è un passaggio iconico: il traghetto di Sant’Alberto che però non sfrutterai se proseguirai attorno alle valli per chiudere l'anello.
È una piccola chiatta che ti trasporta da una sponda all’altra del fiume in pochi minuti, passando dalla provincia di Ferrara a quella di Ravenna.
È un rito di passaggio fondamentale per ogni cicloturista che si rispetti in queste zone, per esempio per coloro che seguono la ciclovia Adriatica (in realtà qui ci sono diverse varianti di questo tracciato e non tutte sfruttano il traghetto).
Una volta attraversato il fiume, il paesaggio cambia di nuovo. Si entra nella zona delle pinete e degli argini fluviali.
È un alternarsi di zone d'ombra e tratti esposti, dove la fatica inizia a farsi sentire, specialmente se il vento decide di soffiare contro (e qui il vento è un compagno di viaggio costante, spesso un po' dispettoso).
Consigli per affrontare il percorso
Se ti è venuta voglia di caricare la bici in macchina e correre qui, ecco alcuni consigli pratici basati sulla mia esperienza:
- Attenzione al vento: l'ho appena detto, ma controlla sempre le previsioni, soprattutto quelle delle correnti d'aria. Pedalare sull'Argine degli Angeli con un forte vento laterale o contrario può trasformare una gita piacevole in una sessione di allenamento intensiva per le gambe.
- Ombra, questa sconosciuta: le valli sono spettacolari ma totalmente esposte. Non c’è un albero per chilometri. Se vai in estate, parti all’alba o nel tardo pomeriggio. Crema solare e tanta, tantissima acqua sono obbligatorie. Il periodo migliore comunque resta la primavera, con il risveglio della Natura. Oppure l'autunno quando le giornate non sono così bollenti.
- Kit di riparazione: consiglio banale ma sempre utile! Il fondo è principalmente sterrato o ghiaino. Non è nulla di estremo (io l'ho fatto con la mia Genesis Longitude, ma va benissimo anche una city bike robusta o una MTB), ma le forature sono sempre dietro l'angolo a causa di spine o sassi appuntiti. Portati l’occorrente.
- Binocolo: se sei amante del birdwatching, non dimenticartelo. Oltre ai fenicotteri, potrai avvistare avocette, cavalieri d'Italia, spatole e diverse specie di anatre.
Perché questo viaggio resta nel cuore?
Pedalando nelle valli quando il sole inizia a calare dietro l’orizzonte, colorando l’acqua di arancione e viola, capisci perché ami così tanto questo tipo di percorsi e di cicloturismo. Non è una questione di chilometri o di medie orarie. Si tratta di riconnettersi con un tempo più lento.
L’Argine degli Angeli è un invito alla lentezza.
Non puoi correre lì sopra; il paesaggio ti impone di rallentare, di guardare, di respirare. È un posto dove puoi sentirti davvero lontano da tutto, pur essendo a pochi chilometri dalla civiltà.
Se cerchi un’avventura che unisca sport, natura e quel pizzico di magia che solo l’acqua sa regalare, metti questo anello nel mirino. Non te ne pentirai.
*P.S. Se fai questo giro, ricordati di concludere la giornata a Comacchio con un bel piatto di anguilla marinata o ai ferri. È il modo migliore per onorare la tradizione locale e recuperare le energie!































Ultimi commenti
Sto organizzando un giro in francia per giugno/luglio ...