Il Trentino è una terra che non smette mai di sorprendere. Se pensate di conoscere ogni singolo sentiero delle Dolomiti di Brenta, probabilmente non vi siete ancora spinti in quel territorio di confine dove le guglie calcaree incontrano i ghiacci dell'Adamello e della Presanella. Oggi vi portiamo a scoprire un itinerario MTB fuori dagli schemi, un anello che profuma di resina, fatica e panorami primordiali. Partenza e arrivo? Le Giudicarie Esteriori, con la loro capitale del benessere, Comano Terme.
La traccia GPX scaricabile si riferisce al percorso più semplice che aggira il monte Cargadur. Per informazioni sul percorso più tecnico, ti suggerisco di consultare Denis del bike hotel Alchimia Wellresort.
In questo articolo
- Partenza da Comano Terme
- La scalata verso la storia: Stenico e le cascate del Rio Bianco
- L’ingresso nel tempio della natura: la val d’Algone
- Oltre il Dolomiti di Brenta Bike
- Fatica, tecnica e adrenalina: verso il bivacco Gras da li Zerli
- La cresta e la picchiata: dalla val Manéz a Comano
- Il finale perfetto: wellness e ospitalità
Partenza da Comano Terme
Sapevi che in Trentino esiste un monte da dove puoi vedere contemporaneamente alcuni dei laghi più conosciuti della provincia?
Il nostro viaggio inizia dall'Alchimia WellResort di Comano Terme. Non è un punto di partenza casuale: scegliere un bike-hotel in questa zona significa avere a disposizione non solo una base logistica perfetta, ma anche la competenza di chi questi sentieri li vive ogni giorno.

Insieme a un gruppo di amici e alla nostra guida d’eccezione, Denis, abbiamo scaricato le bici e ci siamo preparati per quello che si preannunciava come un giro "da togliere il fiato" – e non solo per la pendenza.
L’aria del mattino nelle Giudicarie è frizzante e carica di promesse. Dopo un rapido check alla pressione delle gomme e alle sospensioni, lasciamo il resort puntando subito verso l’alto.
La scalata verso la storia: Stenico e le cascate del Rio Bianco
La prima parte del percorso è un riscaldamento muscolare intenso. Ci si immerge immediatamente nel bosco, risalendo i pendii che portano a Stenico. Il borgo è dominato dalla mole imponente del suo castello, una delle fortezze più antiche e meglio conservate del Trentino, che sembra sorvegliare il passaggio dei ciclisti dall'alto delle sue mura medievali.
Poco dopo aver superato l'abitato, la natura riprende il sopravvento con prepotenza. Le cascate del Rio Bianco offrono il primo vero spettacolo della giornata: un salto d'acqua fragoroso, alimentato dalle sorgenti carsiche del Brenta, che rinfresca l'aria e regala l'energia necessaria per affrontare il tratto successivo. Qui la pendenza non perdona, ma la bellezza del contesto mitiga lo sforzo.

L’ingresso nel tempio della natura: la val d’Algone
Lasciate le cascate, il fondo rimane asfaltato per un breve tratto di collegamento. Giriamo a destra e veniamo accolti dal cartello che segna l'ingresso ufficiale nel Parco Naturale Adamello Brenta. Benvenuti in Val d’Algone. Questa valle è una delle porte d'accesso più selvagge al gruppo del Brenta. La strada sale con una pendenza dolce ma costante, permettendo di ammirare le pareti rocciose che si stringono ai lati.
È un paradiso per chi ama la solitudine: qui il rumore dei motori è un ricordo lontano, sostituito dal fruscio delle foglie e dal battito del proprio cuore.

Passiamo il Rifugio Ghedina, incastonato in un pascolo verde brillante, e proseguiamo verso Malga Nambi. L’architettura rurale delle malghe trentine aggiunge un tocco di poesia al paesaggio, ricordandoci quanto sia profondo il legame tra l'uomo e la montagna in queste valli.
Oltre il Dolomiti di Brenta Bike
Fino a questo punto, il nostro percorso ha ricalcato a ritroso l'itinerario del celebre Dolomiti di Brenta Bike. Tuttavia, l'obiettivo di oggi è esplorare l'insolito. Poco prima di raggiungere il Valico Bregn da l'Ors (che porterebbe verso la Val d'Agola e Madonna di Campiglio), Denis ci fa cenno di deviare a sinistra. Qui inizia la vera avventura. Imbocchiamo un sentiero che taglia il versante della montagna per iniziare il rientro verso le Giudicarie Esteriori.

Fatica, tecnica e adrenalina: verso il bivacco Gras da li Zerli
Se fino ad ora la pedalata è stata piacevole e "flow", il sentiero che ci aspetta mette a dura prova anche i biker più esperti. Il fondo diventa tecnico, con radici e sassi smossi che richiedono equilibrio e forza esplosiva. A tratti, la pendenza è tale da costringere al portage: mettere la bici in spalla o spingerla fa parte del gioco quando si cercano i panorami migliori.
Un avviso importante: questo tratto non è per tutti. Se soffrite di vertigini o non vi sentite sicuri sui sentieri esposti, il consiglio è di proseguire verso malga Plan, deviando subito a sinistra per aggirare il monte Cargadur e rientrare in val Manéz dal piccolo abitato di Binio dove si ritrova questo itinerario. Oppure proseguire fino al passo Bregn da l'Ors e rientrare dalla ciclabile della Val Rendena.
Ma se deciderete di stringere i denti, il premio sarà indimenticabile. Raggiunto il bivacco Gras da li Zerli, lo sguardo si apre improvvisamente verso ovest. Davanti a voi, in tutta la sua maestosità, appare il massiccio dell'Adamello con i suoi ghiacciai perenni. È un momento di pura contemplazione, dove la fatica svanisce davanti alla grandezza della natura.

La cresta e la picchiata: dalla val Manéz a Comano
Il percorso prosegue con un ultimo, stretto passaggio in costa e qualche gradino da superare con la bici in spalla.
Ci troviamo sospesi tra il Monte Tof e il Monte Cargadur, in una zona di cresta che regala una sensazione di libertà assoluta. È qui che il sentiero in quota si esaurisce per lasciar posto alla discesa verso la Val Manéz.
Il divertimento cambia forma: dal tecnico estremo passiamo a uno sterrato veloce e guidato, che ci permette di mollare i freni (ma con giudizio!). Gli alberi scorrono veloci ai lati mentre perdiamo quota rapidamente seguendo il torrente che dà il nome alla valle.

Ritroviamo l'asfalto nei pressi di Binio, un piccolo borgo che sembra fermo nel tempo. Ormai la valle è vicina. Ci gettiamo in una picchiata adrenalinica verso Ragoli, con i tornanti che invitano a piegare la bici. Da qui, bastano poche pedalate in piano per chiudere l'anello e fare ritorno a Stenico prima e infine a Comano Terme.
Il finale perfetto: wellness e ospitalità
Chiudere un giro di questa portata – con i suoi dislivelli e le sue sfide tecniche – richiede un degno finale. Non c'è nulla di meglio che tornare all'Alchimia Wellresort e scivolare direttamente nell'acqua calda della piscina o rilassare i muscoli nella spa dell'hotel.
È il momento in cui si condividono le foto della giornata, si ride delle piccole cadute e si inizia già a pianificare la prossima uscita.


Se vuoi replicare questa mia esperienza e concederti una fuga dalla quotidianità, qui trovi l'offerta Bike Experience dell'Alchimia WellResort con tour in bici, notte, massaggio e crioterapia.

































Ultimi commenti
Sto organizzando un giro in francia per giugno/luglio ...