Unire Bergamo a Lecco in bicicletta potrebbe rivelarsi un semplice trasferimento tra due capoluoghi lombardi: invece basta pensare di attraversare le Prealpi Orobie per trovarsi a fare un viaggio nello spazio e nel tempo, passando dalle vie di fondo valle più battute fino ad arrampicarsi lungo orridi scavati dalla roccia, valichi alpini e collegamenti in quota immersi nel silenzio
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La risalita della Val Brembana
Partendo dalla stazione dei treni di Bergamo, ci si immette subito in viale Papa Giovanni XXIII per raggiungere largo Gavazzeni e il Teatro Donizetti. Se non sei mai stato a Bergamo alta puoi proseguire dritto e salire tra le mura. In questo caso si resta ai suoi piedi per dirigerci verso il torrente Morla e fare il presto il nostro ingresso nel parco dei colli bergamaschi, su una ciclabile gradevole anche se subito in saliscendi.
Passato il "piccolo Stelvio", una salitella a tornanti nel parco, si raggiunge Almé dove i lavori sulla linea ferroviaria che porta verso Villa d'Almé sono quasi conclusi ma per il momento ci costringono a lasciare il percorso ciclabile e trovare vie alternative per raggiungere la stazione di testa che coincide con l'imbocco della pista ciclabile della val Brembana.
Subito una galleria ci fa capire che ci troviamo su una vecchia ferrovia. Siamo all'imbocco delle Prealpi e i percorsi sono innumerevoli. Poco più avanti arriva la ciclabile del Chitò o della valle Imagna, breve ma meravigliosa, che abbiamo di recente pedalato in un altro anello prealpino bergamasco.
Fino a Zogno e San Pellegrino Terme, il fondo scorre veloce quasi sempre su itinerario protetto (il nuovo tratto di percorso ciclabile a Zogno è davvero assurdo e pericoloso purtroppo, ma per fortuna è breve) in leggera ascesa.

La val Taleggio fino alla Culmine di San Pietro
Ma il vero cambio di ritmo avviene all'altezza di San Giovanni Bianco: qui si svolta a sinistra per addentrarsi nella Val Taleggio. La strada si stringe ed entra nell'Orrido della Val Taleggio, una spettacolare gola rocciosa incisa dal torrente Enna. Tra pareti di roccia a picco e gallerie naturali scavate nella pietra, la salita guadagna quota in maniera costante e senza strappi impossibili, regalandoti la sensazione di entrare in un mondo a sé stante.

Usciti dalla gola e passato il piccolo centro di Sottochiesa, si sale ancora un po' verso Olda per poi affrontare una breve discesa a Vedeseta. I punti di ristoro non mancano e ci si può fermare per un caffé. Da qui inizia la salita finale, più aspra e isolata, tra i pascoli aperti e le tipiche baite della Val Taleggio che accompagnano la pedalata fino al valico della Culmine di San Pietro (1.258 m s.l.m.), punto di confine storico tra la provincia di Bergamo e la Valsassina (Lecco).
Questo è il luogo ideale per una prima sosta rigenerante con la Grigna di fronte a noi, prima di affrontare la sezione più avventurosa dell'itinerario.

Il traversone in quota: dalla Culmine alla strada di Morterone
Anziché scendere direttamente in Valsassina dalla strada provinciale come nella traversata dal lago d'Iseo a lago di Como, l'itinerario abbandona l'asfalto per cercare la connessione in quota verso Morterone, il comune più piccolo d'Italia per popolazione. Qui il percorso richiede una bicicletta gravel ben gommata o una MTB: ci si immette su una traccia sterrata forestale che taglia i versanti calcarei sotto i massicci del Resegone.
Il percorso fa parte anche di un anello che conduce in due giorni in MTB ai piani di Artavaggio con partenza sempre dalla val Brembana.
Il fondo alterna tratti compatti a sezioni su pietrisco e fondo naturale, immergendoti in un meravgilioso ambiente montano con panorami prima aperti sul Resegone e poi colorati nelle faggete autunnali.

La picchiata verso Lecco e il lago
Le fatiche sono quasi concluse anche se prima di raggiungere il borgo di Morterone, non appena si ritrova l'asfalto, si evita di scendere sulla sinistra, imboccando invece la strada provinciale verso destra. Il dislivello per raggiungere la galleria sommitale è irrisorio e appena oltre il tunnel si apre un panorama completamente diverso.
Raggiunta la mitica strada panoramica di Morterone, inizia una delle discese più iconiche del territorio lecchese.


Decine di tornanti stretti, incastonati tra pareti rocciose e calanchi, picchiano verso la piana di Ballabio per poi accompagnare gli ultimi chilometri fino a Lecco e il suo lungolago che noi non raggiungiamo dirigendoci direttamente alla stazione dei treni per rientrare a Bergamo (in realtà a Ponte San Pietro perché lavori sulla ferrovia impediscono di raggiungere la città con i mezzi e noi abbiamo affrontato gli ultimi chilometri in sella).






















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