Autunno nel Trentino centrale: le temperature si rinfrescano, l’aria si fa tersa e i boschi che sovrastano la Vallagarina e la Valle dell'Adige abbandonano il verde estivo per accendersi di sfumature dorate, ocra e rame. Se cerchi un itinerario ad anello capace di coniugare il fascino scenografico dei colori autunnali con una sfida altimetrica di tutto rispetto, questo anello gravel a malga Cimana e lago di Cei è un'uscita d'autore da inserire assolutamente nel tuo taccuino di viaggio.
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Si tratta di un percorso impegnativo, ideale per bici da gravel o MTB per l'unico tratto di sterrato, breve ma un po' scassato, prima dell'arrivo in malga. Il tracciato parte dal cuore della Città del Concilio, risale la ciclabile dell'Adige verso sud, affronta l'ascesa "spaccagambe" del versante occidentale verso Malga Cimana, e rientra a Trento dopo aver sfiorato le acque incantate del Lago di Cei.
Riscaldamento lungo il Fiume Adige (Trento – Nomi)
L'itinerario comincia nel capoluogo trentino. Imboccata la pista ciclopedonale della Valle dell'Adige (EuroVelo 7) in direzione sud, i primi chilometri servono da perfetto riscaldamento piatto. Il nastro d'asfalto scorre filante affiancando il corso del fiume, protetto dai rilievi del Monte Bondone a destra e della Vigolana a sinistra.
Dopo circa 18 chilometri di pedalata agile a ritmo costante, si raggiunge l'abitato di Nomi. Qui sorge uno dei bicigrill storici della rete ciclabile trentina: una sosta tattica ideale per riempire le borracce, verificare la pressione degli pneumatici e integrare le scorte di carboidrati. La calma pianeggiante sta infatti per finire.

Il muro di Pomarolo e l'ascesa a Servis
Lasciata la ciclabile, si attraversa il ponte sul fiume Adige inserendosi nelle strade secondarie a basso traffico che portano verso il centro di Pomarolo, adagiato ai piedi della Destra Adige.
Proprio all'uscita del paese ha inizio la sezione cruciale dell'uscita: l'ascesa verso il nucleo di Savignano e la località Servis per poi proseguire verso l'Alpe Cimana.
L'ascesa copre circa 10 chilometri per oltre 1.000 metri di dislivello positivo, con una pendenza media che sfiora il 10% e rampe continue in doppia cifra (localmente tra il 14% e il 16%). Non ci sono molti tratti per tirare il fiato: l'andatura deve essere gestita con estremo criterio fin dai primi metri.
Man mano che si guadagna quota con una successione serrata di tornanti, il panorama si apre a sbalzo sulla Vallagarina e sulla città di Rovereto. L'asfalto secondario s'incunea in un bosco fitto: superata la quota dei 600-700 metri, la vegetazione cambia volto. I castagni lasciano spazio alle faggete, che in autunno si trasformano in una vera e propria cattedrale dorata. La luce filtra tra le chiome rosse e gialle, regalandoci scatti fotografici indimenticabili ed è per questo che frequento questa zona spesso come quando ho fatto il giro del Lago di Cei e passo Bordala in MTB.
Il traverso sterrato verso malga Cimana
Terminata la sequenza più dura di tornanti, la pendenza finalmente spiana. Sull'ultimo tornante tra l'altro si stacca la sterrata militare che condurrebbe al dos dei Canoni, meta di un giro epico enduro sul monte Bondone fatto qualche tempo fa. Ad un bivio poco segnalato si devia verso sinistra, abbandonando la carreggiata principale asfaltata per imboccare la strada forestale che conduce a Malga Cimana (1.200 m s.l.m.).
Questo è l'unico tratto sterrato del percorso (lungo circa 2-3 chilometri): il fondo è generalmente compatto, formato da terra battuta e ghiaino fine, perfettamente percorribile anche con una bici gravel dotata di coperture adeguate, prestando un minimo di attenzione nella discesa iniziale molto scavata dalla pioggia.

Arrivati a Malga Cimana, lo sguardo spazia dai pascoli d'alta quota verso il gruppo del Pasubio e le Piccole Dolomiti.
Nei fine settimana autunnali la malga è una meta molto frequentata. Se non hai prenotato per pranzare all'interno, il consiglio è quello di optare per un tagliere di salumi e formaggi locali da gustare sui tavoli esterni. I gestori mettono a disposizione calde coperte: avvolgersi nel plaid con una fetta di tenerina al cioccolato e una tazza di tè fumante è uno dei piaceri autentici di questo giro.
Lo specchio del lago di Cei e la discesa su Aldeno
Poche pedalate dopo aver lasciato la malga, si ritrova il nastro asfaltato e ci si tuffa in una veloce e guidata discesa verso la strada provinciale che conduce al Lago di Cei.
Il Lago di Cei è un gioiello biotopo d'origine glaciale incastonato tra i faggi. Rimaniamo sulla sponda occidentale affrontando una breve bretella sterrata per circumnavigare la riva: lo spettacolo è fiabesco. I faggi, i larici e i salici tinti di arancio si specchiano sulle acque calme del lago, creando un gioco di riflessi simmetrici che merita una sosta contemplativa prima del rientro.
Finito il momento relax, ci si lancia nella discesa principale verso Aldeno: un tratto lungo, filante, con asfalto pulito e visibilità eccellente. Le pendenze accentuate impongono comunque di gestire la frenata con attenzione, specialmente se la sede stradale è coperta da fogliame umido.

Rientro a Trento
Giunti a valle nell'abitato di Aldeno, si percorre un breve tratto di strada provinciale per riagganciarsi rapidamente alla rete ciclabile della Valle dell'Adige.
Da qui, gli ultimi 10-12 chilometri pianeggianti permettono di sciogliere le gambe affaticate dalla salita, chiudendo l'anello esattamente dove era iniziato, tra i palazzi affrescati e la storia del centro di Trento




















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