Una lunga estate in bici. Un percorso studiato e sognato per mesi che si è trasformato e modellato, come spesso accade in viaggio, per il rincorrersi di eventi inattesi e imprevedibili.
Il viaggio estivo ci ha portato nel Wild West del Canada, in quelle terre che tutt'ora sono popolate da cercatori d'oro e indigeni delle First Nations.
In questo articolo
Quello che trovi qui sotto è il racconto di quelle giornate, il diario di viaggio, rielaborato e sistemato, in cui ho cercato di condensare emozioni e avvenimenti di 40 giorni che resteranno per me indimenticabili. Se invece sei alla ricerca di una guida completa per affrontare il viaggio in autonomia puoi leggere le informazioni nell'articolo British Columbia in bici.
Il Canada che avrebbe dovuto essere
Insomma, che il viaggio di quest'estate fosse destinato a essere un susseguirsi di avventure e disavventure lo avevamo capito già dall'inizio, da quando cioè avevamo prenotato il biglietto d'aereo. Sì, perché questo viaggio è stato pianificato da Marilù e da me già mesi prima, poco dopo essere tornati dal Nepal. E il biglietto acquistato a metà maggio ci avrebbe dovuto far atterrare a Entebbe.
Tu dirai: "Ma una città che si chiama Entebbe in Canada io non l'ho mai sentita!". In effetti si trattava dell'aeroporto principale dell'Uganda, perché era quella la meta decisa sul momento. Poco dopo aver prenotato il volo però è scoppiata l'epidemia di Ebola in Congo, coinvolgendo anche il nord di quel paese che avevamo tanto studiato e sognato. Dopo mille tentennamenti abbiamo deciso di rimandare il viaggio in Africa e pensare a un'altra meta.
Tra quelle più papabili c'era il Giappone, ma il periodo non sarebbe stato dei migliori e alla fine, tra Brasile e Colombia l'ha spuntata... il Canada.

Decisa la nazione, non restava che pianificare il tragitto. L'ovest era la prima scelta, soprattutto perché avremmo voluto di certo inserire le Rocky Mountains tra le mete da vedere, seguendo la parte canadese della Great Divide Mountain Bike Route. Così spulciando immagini, diari e guide cartacee acquistate fin da subito, abbiamo stabilito di partire da Vancouver e seguire il British Columbia Trail fino a Fernie da dove unirci al GDMBR e risalire verso Banff e Jasper.
Ma non è andata esattamente come avevamo pianificato...
Il Canada che è stato
Dopo le modifiche in fase di pianificazione, eravamo pronti a sbarcare in Canada con un progetto di viaggio che ci avrebbe condotto a solcare un itinerario su vecchia ferrovia per 1200 km, il Great Divide per altri 500 km e poi rientrare da highway o strade un po' più trafficate verso Vancouver.
Sbarcati nella capitale della British Columbia nel giorno della finale dei mondiali, siamo partiti lanciati verso oriente ma dopo poco più di una settimana di viaggio i fumi dei grandi incendi del nord ci hanno costretto a modificare le nostre ambizioni per non rimanere a respirare polveri sottili tutto il viaggio e vedere poco o nulla di ciò che ci abbracciava.
A metà strada quindi abbiamo caricato le bici sul portapacchi di un minibus per rientrare a Vancouver da Grand Forks e qui è successo il patatrack: la mia Genesis Longitude era agganciata con due fragili fascette in gomma che si sono rotte lasciandola rotolare via chissà dove! Ce ne siamo accorti solo due ore più tardi, a una sosta e ormai non c'era più nulla da fare. Non è servito a nulla tornare sul luogo del probabile distacco: la bici non c'era più, forse persa nella vegetazione o più probabilmente raccolta da qualcuno lungo il percorso.
Per fortuna a Vancouver abbiamo trovato due italiani cicloviaggiatori emigrati, Marco e Saula, che ci hanno lasciato la loro bici per poter proseguire il viaggio almeno per altri 20 giorni e così siamo sbarcati presto su Vancouver Island, pedalando il Tree to Sea loop, un anello studiato in un giorno scaricandolo da bikepacking.com.
Per questo quindi i nostri viaggi sono in effetti stati 2 in uno o perlomeno i percorsi pedalati. Qui sotto trovi il diario, tappa per tappa, di questi due viaggi in uno in Canada.
Tappa per tappa del nostro Canada in bici
Ecco il racconto, giorno per giorno, del viaggio lungo la KVRT e il Tree to Sea loop. Ho preferito tenere separate le due sezioni e narrazioni per una facilità di lettura anche se il viaggio è stato consequenziale. Nelle prime schede qui sotto trovi i primi giorni di viaggio lungo il British Columbia Trail fino a Grand Forks, mentre più in basso ci sono le giornate su Vancouver Island, pedalando il Tree to Sea Loop.
Da Vancouver a Grand Forks sul BC Trail
12 giorni, 840 chilometri e 8500 m di dislivello positivo per unire Vancouver a Grand Forks, dove abbiamo deciso di interrompere il nostro BC Trail a causa dei fumi degli incendi che rendevano l'aria irrespirabile nell'entroterra canadese infuocato di Luglio.
19 Luglio. Vancouver
Sono le 4 di notte.
È un'ora che mi rigiro tra le coperte e Morfeo ha ormai lasciato la sua presa. Mi alzo e inizio a travasare il contenuto delle valigie nelle borse da bici. Siamo arrivati ieri sera a Vancouver e le 9 ore di fusorario si fanno sentire.
Alle 7.30 abbiamo già montato le bici nonostante un mozzo letteralmente esploso in volo e riassemblato nella speranza che regga. Le inforchiamo e ci dirigiamo verso il centro, per dare un'occhiata alla città e fare gli acquisti prima della partenza di questo gran tour del Canada.
La lista delle cose da fare recita:
- SIM card
- bombola del gas
- cambio denaro
- cibo vario per i primi giorni
L'ultima voce dell'elenco fa correre un brivido lungo la schiena:
- spray antiorso.
È una precauzione, lo sappiamo, ma che è utile prendere nelle aree remote attraversate dal British Columbia Trail.

Vancouver è una metropoli piena di verde e noi ciclisti abbiamo a disposizione un dedalo di ciclabili invidiabile. Imbocchiamo l'Arbutus Greenway, una vecchia ferrovia che ci conduce a poche centinaia di metri da False Creek, l'insenatura che divide il centro dal resto della città. Facciamo le nostre commissioni mentre le strade inziano a popolarsi di tifosi che si preparano per andare a vedere la finale dei mondiali che si terrà quando qui sarà mezzogiorno.
Noi decidiamo di raggiungere il mercato pubblico di Granville island per pranzare e sotto un sole finalmente caldo ci rifocilliamo. Domani sarà partenza vera. Si metteranno i copertoni verso oriente e solcheremo per la prima volta il grande nord americano.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

20 luglio. Vancouver - Vedder River Trail campground
Jamie e Dina sono due chiacchieroni. Appena vedono che abbiamo le bici si avvicinano e ci raccontano del loro viaggio. Anche loro sono giusto giusto arrivati al Vedder river camp dopo una giornata in sella. Sono partiti qualche giorno fa da casa, Kamloops, e concluderanno il tour di una settimana a Vancouver tra due giorni. Hanno in parte seguito il British Columbia Trail che inizieremo a seguire nei prossimi giorni.
Noi siamo partiti oggi da Vancouver per il viaggio verso oriente e dopo più di 10 ore in sella siamo giunti qui, ai piedi delle montagne. La giornata non è stata delle più entusiasmanti, nonostante la pedalata in sicurezza su ciclabili protette. Strade trafficate e rettilinei infiniti però ci hanno accompagnato per ore facendoci sognare di uscire presto dalla periferia cittadina. Il Fraser River carico di legnami è stato un compagno fugace nella prima metà di giornata mentre al pomeriggio il ritmo del nostro incedere è stato scandito solo dal traffico motorizzato.

Un breve finale piacevole sulla Vedder Greenway ci ha condotto al campeggio dove abbiamo incontrato Dina e Jamie.
Da domani si pedalerà più nelle montagne. Per ora godiamoci le prime ore canadesi in sella.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

21 luglio. Vedder river - Chilliwack lake
La ripartenza di oggi è decisamente più gradevole del primo impatto di ieri con il Canada.
La Vedder Greenway procede ancora per un po' finché noi la dobbiamo abbandonare per dirigerci verso Cultus lake. La breve salita per raggiungere il bacino lacustre non ci impedisce di arrivare presto al mattino, quando tutti sembrano ancora dormire.
Il lago è incastonato tra le montagne e la foresta, ma le tante abitazioni sulla sua sponda accessibile con tanto di acqua park e campeggio enorme ne rovinano un po' l'atmosfera. Facciamo la spesa e poco più tardi siamo già su una strada forestale in salita nel mezzo della natura, luogo più linea con i nostri gusti. Proseguiamo sempre seguendo le indicazioni del Trans Canada Trail e il tracciato si restringe fino a diventare una stretta stradina di montagna che ora precipita verso valle, incrociando la Chilliwack river valley.
Decidiamo di restare sulla strada e imbocchiamo di nuovo l'asfalto, abbandonando le indicazioni del TCT. Il percorso stradale però risulta piuttosto noioso. La sosta pranzo in una delle tante aree pic-nic ci convince a spostarci di nuovo sul TCT che inizialmente sembra essere una facile strada forestale ma che man mano che avanziamo peggiora restringendosi e diventando sentiero.

Una rampa di 1 km circa ci costringe a spingere in due una bici alla volta, facendoci raggiungere lo scollinamento dopo 2 ore. Il ponte all'imbocco del Chilliwack river che esce dal lago omonimo segna anche la fine delle nostre fatiche.
Nelle acque correnti sotto il pasaggio pedonale si vedono decine di salmoni. Troviamo uno degli ultimi posti disponibili nel campeggio, lasciamo bici e equipaggiamento e ci dirigiamo subito verso il lago per fare un tuffo e toglierci di dosso la polvere della giornata.
Finire in questo modo la pedalata, in un posto magico come questo, ci ritempra delle fatiche.
Come sempre cuciniamo e poi chiudiamo tutto il cibo nella borsa stagna lasciandolo il più lontano possibile dalla tenda per la notte.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

22 luglio. Chilliwack lake - Hope
Oggi giornata durissima.
Il risveglio presto al lago Chilliwack è fatato e non appena imbocchiamo la sterrata lungo il lago, ci immergiamo nel wild più assoluto. Un bel primo tratto lungo il lago con sterrata dolce e panoramica ci conduce però all'imbocco della salita che temiamo di più perché non conosciamo e ci viene indicata come sentiero negli ultimi due chilometri e mezzo.

La salita si rivela durissima, con i primi 6 km su sterrato di cui molti fatti a spinta a causa delle pendenze e del peso. L'ultimo tratto di 2.5 km fino in cima su sentiero lo facciamo in parte a spinta e in parte a portage per via di radici e gradoni che ci impediscono di spingere da soli i nostri mezzi.
La discesa poi si rivela non meno impegnativa della salita. Il sentiero per molti chilometri si infila nella boscaglia e non siamo sicuri di poterne uscire in giornata. Inoltre alcuni passaggi superano slavine e frane che per fortuna però a piedi sono facilmente aggirabili senza correre particolari rischi.
Gli ultimi 30 km riusciamo a pedalare su bella strada sterrata verso Hope in leggera discesa. Sui sentieri ci siamo imbattuti in tante cacche di orso senza però incontrare alcun animale. Sul sentiero di salita tra l'altro abbiamo trovato e raccolto alcuni porcini cucinati con il riso alla sera!
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

23 luglio. Hope - Britton Creek
Nella discesa su sentiero di ieri la mia sella in pella Rivet ha preso un forte colpo e si è strappata così oggi sono costretto ad acquistarne una nuova, basica, nell'unico piccolo negozietto di bici della cittadinia. Mentre siamo fermi, un cicloviaggiatore del Quebec ci viene incontro triste, con la mascherina al naso e ci comunica di aver rinunciato a proseguire verso nord a causa degli incendi e del fumo. Dopo questa notizia, ci consultiamo e siamo molto indecisi se proseguire lungo il percorso prefisso ma decidiamo di provarci.
Il primo tratto di strada è gradevole ma poco più avanti siamo costretti a immetterci sulla Highway e il traffico è tremendo, con uno spazio davvero risicato per stare al riparo dai TIR che passano ai 100km/h.
Per fortuna in località Portia, dopo 16 chilometri di cui alcuni in salita, riusciamo a lasciare la strada principale e immetterci su una bella forestale chiusa da una stanga. L'incendio sul versante opposto della vallata è piccolo e non rovina l'aria e il percorso è molto suggestivo. Incontriamo un paio di lavoratori con pickup che ci salutano e ci augurano buon viaggio.

Il percorso si infila in un bel canyon e lì in alto vediamo i tunnel e viadotti ormai abbandonati e crollati della vecchia ferrovia Kettle Valley Rail, che in questo tratto tra Merrit e Princeton è inutilizzabile. Un ultimo impegnativo strappo porta verso il laghi Coquihalla e poco pià avanti ad una area sosta dove della highway dove decidiamo di fermarci per la notte.
Nel prato antistante decine di marmotte del Canada sono intraprendenti e abituate a ricevere cibo dagli automobilisti e si avvicinano senza paura. Prima di smontare e andarsene, il proprietario del camioncino che vende cibo e bibite ci regala un dolce di carote che terremo per il giorno successivo.
Visti i tantissimi segnali di presenza degli orsi incontrati, oggi preferiamo appendere il cibo agli alberi a un centinaio di metri dalla tenda, anche se la presenza di molte auto, camper e tir ci tranquillizza da questo punto di vista.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

24 luglio. Britton Creek - Coalmount (Granite Creek recreation area)
Lasciata di buon'ora l'area sosta di Britton Creek, la strada si fa subito sterrata e inizia a salire. I panorami si aprono e il sole ci riscalda, facendoci raggiungere il culmine dopo alcuni chilometri. Più avanti dovremmo riuscire a incrociare nuovamente la vecchia ferrovia e a pedalarla e infatti, dopo un saliscendi gradevole e remoto, ritroviamo il vecchio tracciato ferroviario che ci dovrebbe condurre dolcemente e in pochi chilometri a Tulameen da dove raggiungere prima Coalmount e poi Princeton. Il tracciato, spettacolare e scavato nella roccia, inizia a presentare massi sulla carreggiata e con nostra sorpresa dopo pochi chilometri è interrotto dal crollo di un ponte.
Nel 2022 in quest'area c'è stata una grossa alluvione che ha fatto molti danni e la Kettle Valley Railway ne ha subiti molti. Lo scopriamo solo ora sulla nostra pelle, ma da qui a Princeton il tracciato non è più percorribile!
Purtroppo le mappe canadesi sono poco affidabili e così, rientrati su Olivine road imbocchiamo un'altra salita, che si rivela impegnativa anche se affascinante. Dopo 10 km di sforzi, raggiunto il valico, scopriamo che il collegamento con la strada forestale principale è chiuso e inaccessibile anche in bici. Scoraggiati, riposiamo un po' in compagnia di alcuni cervi prima di scendere di nuovo e trovarci, nel pomeriggio, al punto in cui eravamo passati ore prima, al mattino.

Vediamo venirci incontro un mezzo strano, sembra una di quelle macchine che si vedono sui campi da golf, ma con ruote da offroad e un omone con cane a guidarla. Si ferma e ci chiede se avessimo bisogno, così spieghiamo la nostra giornata e lui fa cenno di salire, caricando le bici nel carrello posteriore che è anche la sua stanza per la notte. Riparte e ai 30 km/h saliamo finalmente sulla strada corretta, fino a raggiungere un nuovo valico e farci lasciare sulla strada (Leslie e il suo amico a 4 zampe proseguiranno verso Lodestone lake.
In un iniziale saliscendi andiamo incontro al tramonto, per poi tuffarci in una lunga discesa verso Coalmount, un paesello di quattro anime dove si trova però anche una recreation site, Granite Creek, dove riusciamo a trovare un posto per la tenda. Cuciniamo al buio qualche piatto deidratato Lyofood e andiamo a nanna dopo una giornata eterna ma affascinante.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

25 luglio. Coalmount - Princeton
Giornata semplice per recuperare dagli sforzi degli ultimi giorni. Ci svegliamo con calma, senza fretta e prepariamo tenda e bagagli solo dopo un'abbondante colazione. Lasciata la stramba cittadina di Coalmount dove non esiste alcun negozio o rifornimento, imbocchiamo l'asfalto perché anche tra qui e Princeton la KVR è stata spazzata via per lunghi tratti dalle alluvioni recenti.
Il percorso stradale resta più in quota e quindi è un po' più ondulato e impegnativo ma l'asfalto ci fa pedalare con facilità. In alcuni punti è ben visibile il vecchio tracciato ferroviario, in basso nella vallata, portato via dalla forza dell'acqua. Il cielo si ingrigisce man mano che ci dirigiamo verso Princeton a causa del fumo degli incendi.
Arriviamo in città verso mezzogiorno e ci concediamo un cappuccio e un mega muffin fatto in casa, per poi rilassarci nel pomeriggio in campeggio, facendo bucato e lavandoci.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

26 luglio. Princeton - Osprey lake Recreation Area
Finalmente il Kettle Valley Railway Trail è pedalabile e dopo giorni passati ad inseguirlo, ci immettiamo sul vecchio sedime appena fuori dal centro di Princeton.
L'asfalto lascia quasi subito spazio allo sterrato e si infila tra gli abeti. Passano pochi chilometri e il tracciato della vecchia ferrovia esce in ampie praterie incolte. In lontananza un gruppo di tre o quattro caprioli pascola spostandosi lentamente verso nord. Proseguiamo sullo sterrato che mantiene una pendenza da tracciato ferrato descrivendo ampi tornanti.
Sotto di noi, nei prati gialli a distanza, un'ombra si muove guardinga: siamo indecisi ma piano piano ci avviciniamo e capiamo che si tratta probablmente di un coyote (o lupo?!?). Lo seguiamo con lo sguardo fino a quando non lo lasciamo andare dietro il cambio di pendenza del pendio.

La giornata non poteva iniziare in maniera più entusiasmante. Il percorso rientra nel bosco poco sopra il lago Separation, dopo la vecchia stazione di Jura di cui non rimane più nulla se non un gazebo dove noi ci riposiamo e rifocilliamo.
Da qui in avanti il fondo della strada è molto sabbioso e ghiaioso, facendoci faticare molto più del previsto. Il tracciato tra l'altro si infila nella foresta diventando un po' monotono fino a raggiungere il margine della vallata e regalare qualche scorcio più interessante.
Una galleria immensa ci fa immaginare quanto debba essere stato avventuroso il viaggio in treno su questo tracciato ai suoi albori, tra neve, assalti di briganti e incontri inattesi con la fauna locale. Appena più avanti è il turno del primo viadotto in ferro ma a parte i manufatti ferroviari, è il fondo impegnativo a intrattenerci.

Un piccolo squarcio nella foresta ci fa godere della vista sul Chain lake e poche pedalate più avanti raggiungiamo Bankeir, l'unico centro della valle.
Decidiamo di non lasciare il percorso della KVR e così non entriamo in paese. Il dislivello è completato e raggiunti i 1100 m circa, si oltrepassa il Link lake per raggiungere il più grande Osprey lake.
Sulla sua sponda settentrionale si trova una delle belle recreation area dove campeggeremo ma prima pedaliamo tutta la sponda meridionale. Osprey è il nome dell'aquila pescatrice che vive in queste zone e da cui il lago prende il nome.
Arrivati presto al campeggio, incontriamo un gruppi di 5 donne di Kalowna che sta facendo un breve viaggio di qualche giorno nei dintorni. Chiacchieriamo per un po' e poi, anche se il cielo si è coperto, decidiamo di fare un tuffo per lavar via il sudore. L'acqua è sorprendente calda e ci godiamo la nuotata prima di concederci il primo thé del viaggio e un po' di relax.
Domani la ferrovia dovrebbe scendere per la maggior parte del tempo.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

27 luglio. Osprey lake - Okanagan falls
La KVR regala sempre sorprese.
Oggi però ci siamo fatti prendere noi la mano pedalando anche il South Spur, un pezzo di deviazione dal percorso originario per raggiungere Okanagan falls all'estremità meridionale del lago Skaha che non era previsto.
Ma tornando all'inizio di giornata, la sveglia sotto un cielo plumbeo ci ha invitato a coprirci con tutti i nostri vestiti pesanti. Alla ripartenza però eravamo già quasi in maniche corte.
Subito la Kettle Valley Railway si è rivelata ancora sabbiosa ma la pianura ci ha aiutato a coprire una buona distanza già nella prima ora. Raggiunto il Thirsk lake, il tracci inizia una dolce ma costante discesa che si rivela molto più piacevole della noia apparente di ieri. La vecchia ferrovia si infila nel canyon formato dal Trout Creek e continua piacevole, con anche qualche viadotto a renderla più interessante.

Poco prima di Summerland si lascia la via ferrata per imboccare un sentiero nel bosco: la ferrovia qui è ancora attiva infatti come tratta turistica. Il saliscendi porta fino alla strada che scende oltre Summerland e i suoi campi coltivati a vigne, pesche, ciliege... sembra di stare nel sud Italia, non in Canada.
Ritroviamo la KVR sopra al lago Okanagan e la seguiamo fino a raggiungere Penticton dove decidiamo di proseguire verso sud. Il canale iperturistico e noioso tra i due laghi precede un bel trail sulla sponda occidentale del lago Skaha. Arrivati a Okanagan falls il recreation site è bello ma costosissimo (56.5 dollari). Relax, bagno nel fiume, cena e a nanna in tenda. Domani si risale.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

28 luglio. Okanagan falls - Chute lake
Al mattino oggi ci incamminiamo presto sulla strada che costeggia il Skaha lake sul lato opposto al sentiero pedalato ieri. Giunti a Penctinton ritroviamo la KVR che inizia a risalire il pendio con pendenze dolci e panorami sul lago Okanagan. Tanti vigneti.
Salita continua a guadagnare quota piano ma costante nel bosco, fino a raggiungere Little tunnel, un primo breve tunnel super panoramico su tutto il lago.

Ci concediamo una camminata di 1km e ancora salita nel bosco. All'altezza di un torrente ci fermiamo per pranzo e filtraggio acqua e io dimentico il marsupio dato che la testa è sempre altrove. Devo fare due chilometri di discesa per recuperarlo poco prima di raggiungere l'Adra tunnel, una galleria in curva di circa 600 m dove sono presenti luci a fotocellula e un suono del treno in arrivo.

Altri 15 km ci portano, con parecchia fatica al Chute lake dove troviamo il recreation site piuttosto tetro e così decidiamo di pernottare al vicino lodge (sempre campeggiando) per concederci anche una birra e un hamburger.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

29 luglio. Chute lake - Arlington lakes
Se pensi a una vecchia ferrovia nel Far West americano, pensi a tunnel e viadotti scavati con le nude mani nella roccia. Pensi a canyon imponenti e archi di legno e acciaio che li scavalcano, sfidando gravità e intemperie.
La Kattle valley railway nel tratto del Myra canyon è tutto questo.
Oggi la ferrovia è dismessa ma nel 1993 questo tratto di meno di 7 km è stato ristrutturato e reso percorribile a piedi o in bici. Noi lo attraversiamo verso mezzogiorno, dopo aver lasciato il lodge di Chute lake questa mattina di buon'ora. La ferrovia nei primi chilometri è una lingua di sterrato in costante ascesa. Pochi chilometri dopo la partenza sulla nostra sinistra si apre il panorama sulla parte settentrionale dell'Okanagan lake con Kelowna laggiù in basso.

Tra una sosta e una pedalata raggiungiamo i 1280 m circa e il primo viadotto si apre dinnanzi a noi: si chiama Bellevue ed è già uno spettacolo, un antipasto maestoso di ciò che verrà.
Mancano ancora alcuni chilometri al tratto di ferrovia sistemato, che resta spettacolare nonostante il tanto traffico di biciclette e persone. Ci godiamo ogni metro dei 18 viadotti che aggirano a ferro di cavallo il canyon di Myra.
Alla fine della strada un enorme parcheggio è popolato da centinaia dì auto. Ci sale già l'ansia da turismo di massa e ci muoviamo subito verso la prosecuzione della vecchia ferrovia. Dopo 100 metri non c'è più nessuno e facciamo ora pranzo nel silenzio della valle. Il tracciato ha ormai raggiunto il suo culmine e lo mantiene pedalando in pianura fino a Mcculloch dove un bacino artificiale segna la fine delle fatiche odierne.

Da qui sarà tutta discesa, noiosa peraltro, verso i laghi di Arlington sdove troviamo un campeggio idilliaco e dove piazziamo la tenda nel cuore del lago, su una penisola che si protende al suolo interno. Facciamo la tenda e subito ci tuffiamo. Il luogo magico ci regala un altro finale di giornata splendido.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

30 luglio. Arlington lakes - Midway
Il risveglio sulla penisola del lago Arlington è da cartolina, con le nebbie mattutine che abbracciano una pescatrice intenta ad attendere che i pesci abbocchino alla sua lenza.
Noi come sempre svolgiamo le operazioni mattutine: vestizione, chiusura di sacco a pelo e materassino, svuotamento e imballaggio della tenda, colazione, abluzioni mattutine e filtraggio dell'acqua per la giornata. Il tutto richiede circa due ore e poi siamo pronti alla partenza. Oggi lasciamo i laghi di buon'ora e il termometro segna 9°C!
Ci vestiamo pesanti perché il tragitto, soprattutto nella prima parte, sarà tutto in discesa. Filiamo veloci nel bosco lungo una vecchia ferrovia che in questo tratto è piuttosto noiosa. Beaverdell è un buco nel mezzo dell'oceano d'abeti di questa vallata. Ma c'è un general store provvidenziale in cui troviamo una deliziosa cheesecake con marmellata ai mirtilli e un caffè fumante.

Ritemprati e riscaldati dal sole che si fa via via più convinto man mano che ci abbassiamo di quota, ritorniamo a pedalare sulla KVR. Il tracciato continua ad essere piuttosto lineare e monotono nel mezzo della foresta. Le cacche di orso sono sempre lì a indicarne la presenza silenziosa e nascosta. Dopo 50 km una bella ansa del fiume ci invoglia al tuffo ma preferiamo mettere chilometri alle spalle dato che la giornata sarà lunga.
I punti d'interesse latitano e solo qualche roccia sul fiume ci fa divagare dalla monotonia del tracciato che raggiunge una vallata completamente bruciata nel 2015. Lo spettacolo è straziante e pensare che sia così dopo 10 anni lo è ancora di più.

Passiamo un primo grande campeggio popolato da orde di persone che si accalcano nei pressi di un bel ponte ferroviario per fare il bagno prima di giungere al ponte di Rock Creek dove finalmente troviamo una bibita fresca: la temperatura è salita fin quasi a 40°C!
Manca poco a Midway e il cielo si sta oscurando a causa dei fumi di qualche incendio. Arrivati in città, diamo un rapido saluto al museo della ferrovia (chiuso) e al chilometro 0 della KVR che qui finisce (o inizia per chi la percorre in senso opposto), lasciando spazio alla Columbia & Western Rail Trail che ci dovrebbe condurre fino a Christina lake. Ci infiliamo nell'unico store di paese per comprare cena e una birra per festeggiare gli oltre 100 km pedalati oggi. Il camping odierno è autogestito, lungo il fiume, carino e pulito.
A poche centinaia di metri c'è il confine con gli States. Incontriamo Patricia e David che ci parlano dei loro viaggi e della loro vita divisa tra UK e Canada. Mangiamo il pollo acquistato prima e finiamo le 6 lattine di birra, ammirando il sole scuro dietro le nuvole grige di fumo portate dal vento d'oriente. La notte ci raggiunge quando finiamo la cena e ci infiliamo in tenda felici di un'altra giornata in sella.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

31-7 Midway - Grand Folks
Giornata transitoria con un risveglio tranquillo e un po' di tempo dedicato al lavoro con la scusa di una seconda colazione nel supermarket di Midway.
Ripartiamo verso le 9 e già l'aria è calda. La vecchia ferrovia che qui ora prende il nome di Columbia & Western Railway Trail, si addentra nei boschi, restando lontano dalla highway 3. La salita è sempre dolce e in lontananza si sentono i camion sfrecciare sulla highway. Nel bosco la frescura ci spinge verso l'alto.

Cerchiamo vecchi chiodi e bulloni arrugginiti da fotografare e a un incrocio con la highway 3, un vecchio tunnel mi aiuta a decifrare l'utilizzo della ferrovia: le miniere di rame della zona avevano l'esigenza di disporre di un mezzo di trasporto efficiente e sicuro ed ecco che nel 1913 venne realizzata la ferrovia.
Dopo tre ore circa siamo a Ethor, in cima all'ennesimo valico e la discesa inizia su una strada molto ampia. Un tunnel suggestivo sulla vallata e dei passaggi panoramici ci fanno però anche rendere conto che il fumo sta arrivando in questa zona.
Il percorso merita e in breve facciamo il nostro ingresso in Grand Folks, dove prima troviamo una donna accasciata a terra e chiamiamo le forze dell'ordine e poi ci concediamo una birra al pub.
Il fumo copre tutto e crea un'atmosfera apocalittica.

Ci fermiamo nel campeggio comunale prima di cena e meditiamo di rinunciare a proseguire la nostra cavalcata verso oriente per tornare sulla costa e pedalare sotto un cielo di nuovo azzurro.
| DA NON PERDERE |
|---|
|
| INFO UTILI |
|

By By Genesis: mi hanno perso la bici, e ora?
La gentilezza umana.
Non mi stancherò mai di stupirmi di quanto la bellezza che risiede nell'animo umano emerga ogni volta che si inciampa nelle disavventure.
Gli ultimi giorni canadesi sono stati piuttosto intensi, per usare un eufemismo!
L'aria irrespirabile del Canada centrale ci ha spinto a prendere una decisione drastica: abbandonare il progetto di viaggio verso oriente e tornare sulla costa occidentale, a Vancouver, dove la situazione pare essere molto migliore.
L'indomani abbiamo atteso il minibus senza sapere se ci fosse stato il posto per le nostre bici. L'autista ci ha confermato di avere a disposizione un portabici e armeggiando sul gancio traino lo ha montato. Denudati i mezzi dalle borse, li abbiamo alloggiati sui supporti, dove le nostre perplessità sulle due esili cinghie in gomma che li bloccavano sono state eluse dal conducente.
Il viaggio è iniziato e man mano che procedevamo verso occidente, il cielo tornava ad essere azzurro. La doccia fredda è giunta a una sosta intermedia, a un paio d'ore dalla destinazione: la mia bici non era più al suo posto! Persa sulle montagne canadesi!

L'ultima foto della mia Genesis Longitude
È qui che è inziato un nuovo percorso, quello nella generosità e solidarietà umana. Saula, una expat abruzzese cicloviaggiatrice, mi aveva contattato pochi giorni prima per un incontro fugace o una possibile pedalata insieme. Ho così deciso di scriverle raccontandole l'accaduto. Lei e Marco si attivano subito: ci invitano a restare da loro per una notte, ci accolgono nella loro bella casa, ci offrono una pizza e iniziano subito a scrivere sui gruppi "lost&found" della zona per provare a ritrovare la Genesis.
L'indomani mattina Marco prende la sua bici, una Kona Rove già attrezzata di tutto punto e inzia a sistemarle sopra le mie borse, ci aggancia le cage anteriori e la prepara perfettamente per me: soluzione al viaggio rovinato trovata!
La gentilezza e disponibilità di queste due persone che hanno accolto noi sconosciuti in casa loro, li hanno ristorati e soprattutto rincuorati in una giornata negativa, vale molto più di una bicicletta persa e di una giornata storta.
Dopo una giornata dedicata alla ricerca della bici, senza successo ci siamo consolati con una buona cena e la programmazione dei prossimi giorni.
Da Vancouver a Vancouver sul Tree to Sea loop e lungo la Sunshine Coast
22 giorni, 1390 chilometri e 16.000 m di dislivello positivo per concludere un doppio anello su Vancouver Island e lungo la Sunshine Coast della British Columbia.
Abbiate un po' di pazienza e anche il diario del Tree 2 Sea sarà online, lo sto terminando!










I due percorsi da Vancouver in breve
Kettle Valley Rail Trail
Le 12 tappe che ci hanno portato da Vancouver a Grand Forks: le prime tre giornate da Vancouver a Hope sono in realtà un avvicinamento e dopo Hope ci sono circa 20km di Highway molto trafficata e pericolosa. La KVR Valley termina a Midway mentre l'ultima tappa fino a Grand Forks si snoda lungo la Columbia & Western Rail Trail che volendo prosegue fino a Castlegar, dove noi però non siamo arrivati.
Tree to Sea Loop