Dopo l'accoglienza da mille e una notte di Fiorenza e Marino, non possiamo che rimetterci in sella con il cuore colmo di gratitudine. Concludiamo la salita tra monti della Laga e Gran Sasso, con la neve caduta la sera prima che ci accompagna a bordo strada. La strada si aggroviglia su se stessa per raggiungere infine la Strada Maestra del Gran Sasso. Il tempo inclemente ci consiglia di non proseguire in quota verso Assergi ma di tuffarci nel traffico e nel deserto de L'Aquila
Una ripartenza sofferta
Il risveglio nel caldo letto della trattoria Il Pagliaio è dolce e lento ma la voglia di uscire e salire in sella è sotto i tacchi di fronte al muro di basse nubi che avvolge il Gran Sasso. Ci costringiamo a scendere e subito Marino ci accoglie con un caffè caldo. Di nascosto ci consegna un paio di panini imbottiti con qualche fetta d'insaccato "rubata" dal frigo della trattoria: per pranzo saranno perfetti!
Dopo colazione accettiamo l'invito a visitare la chiesa e gli scavi archeologici tutt'attorno. Non abbiamo alcuna fretta di ripartire per esplorare il parco nazionale del Gran Sasso in bici, vista la temperatura polare e il cielo minaccioso. Marino è un ottimo cicerone e dopo la visita chiude la chiesa e riconsegna le chiavi alla perpetua.
E' giunto il momento dei saluti e così abbracciamo anche Fiorella che, mentre Marino si distrae un attimo, ci prende in disparte lasciandoci un sacchetto: altri due panini "rubati" dalle riserve della trattoria. La loro generosità ci commuove ancora, il loro nascondersi l'un l'altro ci fa sorridere.
Addio ai monti della Laga
Dopo una ripartenza sofferta, ci aspetta un dolce saliscendi tra Monti della Laga e Gran Sasso, fino a raggiungere Cortino. Due giovani pastori occupano l'intera carreggiata con il loro gregge e noi attendiamo ammirati il loro passaggio. Le nubi si alzano leggermente ed il panorama invernale del Gran Sasso innevato ci accoglie allo scollinamento poco più avanti. Infreddoliti sulle bici, infiliamo tutto quanto abbiamo nelle borse e ci gettiamo a capofitto nella discesa che attraversa paesi semideserti come Crognaleto e Tottea, abbarbicato sopra la nostra testa. La strada si contorce su se stessa cercando un pertugio tra le alte vette. Noi abbandoniamo l'idea di raggiungere il lago di Campotosto e tiriamo dritti, attraversando il ponte che ci collega alla SS80 in località Aprati.
La Strada Maestra del Gran Sasso
Il nostro primo approccio con la Strada Maestra del Gran Sasso in bici (così è chiamata la SS80 che attraversa da ovest ad est il parco) è dolce: una cioccolata calda in un barettino incastrato tra le rocce. Ci riscaldiamo e ricarichiamo per affrontare la salita che ci condurrà al passo delle Capannelle. I clienti del bar ci avvertono che la notte ha nevicato al passo e non sanno come sia tuttora la situazione. Non abbiamo alternativa ma siamo ottimisti e ripartiamo ammirati dal bellissimo paesaggio che ci circonda: l'Abruzzo in bicicletta ci sta regalando soddisfazioni nonostante le dure prove proposteci dal meteo.
Le nuove gallerie che si stanno costruendo sono evitabili percorrendo la vecchia strada anche se evidenti segni di smottamenti ci convincono ad accelerare il passo. La salita è dolce ma lunga e poco oltre aver superato l'ennesimo bivio per il lago di Campotosto, un misto di acqua ghiacciata e neve inizia a picchiettare sui nostri caschi. Fortunatamente in breve raggiungiamo il passo e con esso anche la deviazione che ci potrebbe condurre a Assergi. Decidiamo però di tirare dritto, memori delle previsioni che Fiorella ci aveva riportato: domani sarà peggio di oggi, poi dovrebbe migliorare.
La tristezza dell'Aquila
Scendiamo repentinamente nella valle del capoluogo di regione, L'Aquila. Ci concediamo un'altra sosta per scaldarci in un bar prima di affrontare l'ultimo tratto di trafficata entrata in città sotto la pioggia. L'accoglienza super di Simona del B&B Le Stanze di Adele ci rincuora anche degli ultimi 100 m fatti a spinta a causa di una foratura beffarda.
Il giorno successivo ci fermiamo in città e nel pomeriggio, con un po' di tregua dal diluvio, vaghiamo per il centro: il gelido vento che sferza i nostri visi alimenta la tristezza provata nel vedere piazza Duomo deserta, il cantiere a cielo aperto di un'intera città sfregiata dal terremoto: sono trascorsi parecchi anni ed ancora poco o nulla è stato sistemato... una città morta, sepolta e inerme. L'unica speranza è che in futuro (che però non sembra essere prossimo) si possa rivedere la gente passeggiare per il centro, vivo e attivo com'era un tempo.
Non ci resta che lasciare la desolazione dell'umana piccolezza per rifugiarci nell'immensità della naturale potenza: domani si riparte per rituffarci nel Parco Nazionale del Gran Sasso in bici.
Correva l'anno 1983: anch'io vidi per la prima volta la luce del sole estivo e sorrisi. Nel 2007 ho provato per la prima volta l'esperienza di un'avventura a due ruote e, da quel momento, non ne ho potuto più fare a meno... nel 2010 sono partita con Leo per un lungo viaggio in bicicletta nel Sud Est asiatico, la nostra prima vera grande avventura insieme! All'Asia sono seguite le Ande, il Marocco, Il Sudafrica e Lesotho... e il #noplansjourney...
Se non siamo in viaggio, viviamo sul lago d'Iseo!
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19 itinerari in provincia di Gorizia (Friuli Venezia Giulia) alla scoperta della straordinaria varietà di ambienti naturali, culture, tradizioni che si incrociano a cavallo del confine orientale.
Gorizia, città "incollata" al confine orientale tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, è uno dei capoluoghi di provincia italiani con la miglior qualità della vita (7a nella classifica del Sole 24 Ore nel 2010). A tale invidiabile posizione sicuramente contribuisce l'eccezionale varietà di ambienti naturali, aspetti geologici, culturali e storici che caratterizza tutto l'Isontino. - Le colline e i famosi vigneti del Collio. - I sentieri, il sommacco, le grotte, i campi solcati e le trincee della I guerra mondiale del Carso. - Le magnifiche foreste di faggio della selva di Tarnova. - Il bosco asburgico del Panovec. - La cortina di ferro del Monte Sabotino. - I verdissimi prati e pascoli dell'Altopiano della Bainsizza. - La Valle del Vipacco baciata dal sole. - I panorami verso il mare. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Poche zone possono vantare una tale varietà di ambienti in un raggio di pochi chilometri. La II guerra mondiale ha tracciato un confine che ha diviso in due non solo il territorio ma addirittura le famiglie. Lentamente ed inesorabilmente tale barriera si è disgregata fino a disciogliersi con l'ingresso della Slovenia nell'area Schengen il 21 dicembre 2007. Questo ha permesso agli appassionati dei percorsi in fuoristrada di utilizzare tutta una serie di passaggi in precedenza usufruibili solo dai possessori di speciali lasciapassare. E così vecchi itinerari sono stati riscritti e nuovi sono stati tracciati, a formare idealmente una sorta di nuovo legame tra terre nel tempo unite e divise. Ed è proprio il confine a nostro avviso una delle risorse turistiche che andrebbero sfruttate di più. La particolare posizione geografica di Gorizia per chi ci abita costituisce semplicemente una normalità; ma il poter porre contemporaneamente un piede in Italia e l'altro in Slovenia, pur essendo in città, per un turista è sicuramente un'esperienza fuori dal comune. Se a ciò associamo le importanti vicende storiche di cui il confine è stato il principale protagonista del contendere ecco che ne verrebbe fuori un vastissimo ed unico museo all'aperto. L'idea di realizzare questo sito e proporre questa serie di tracce agli appassionati di MTB, nasce ovviamente dalla passione per questa disciplina sportiva ma soprattutto dal desiderio di far conoscere il nostro stupendo e variegato territorio, ricco, lo ribadiamo, di proposte di ogni tipo: naturalistiche, geologiche, storiche, culturali, architettoniche, enogastronomiche. Il ventaglio di itinerari copre buona parte dell'Isontino e offre una visione completa di ciò che esso è in grado di donare a chi è alla ricerca di piccole/grandi perle; il tutto nel raggio di pochi chilometri. Buona pedalata! Marco Cumar
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