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Il giro dei 5 rifugi: MTB a Cortina d'Ampezzo

Raramente ho pensato alle Dolomiti come location per le mie uscite in MTB, sia per loro la lontananza da casa sia per la mia predilezione alle più solitarie Alpi Occidentali. Questa volta invece ho messo da parte le mie certezze e mi sono lanciato in un'avventura che a posteriori posso affermare sia stata davvero entusiasmante e unica! Infatti per l'occasione ho scelto il giro dei 5 rifugi MTB, un percorso ad anello che si sviluppa all'interno di due parchi dolomitici a ridosso di Cortina d'Ampezzo.

Dati tecnici

Giro dei 5 rifugi in MTB

DETTAGLI ITINERARIO
Partenza/Arrivo Cortina d'Ampezzo
Tempo 7-8 ore
Dislivello 2000 metri circa
Lunghezza 55 km
Tipologia di fondo
Asfalto 10%
Sterrato 90%
VALUTAZIONE
Difficoltà Medio
Panorama Molto Bello
QUANDO ANDARE

GiugnoLuglio
AgostoSettembre
 
 

Il giro dei 5 rifugi: MTB sulle Dolomiti

Rientrato dal bellissimo giro delle Tofane e delle 5 Torri in MTB in compagnia di Leo e Vero, decido di sfruttare anche la giornata successiva per pedalare nei dintorni di Cortina. Mountain bike pronta, euforia al massimo, sembra che non abbia nemmeno accusato troppa stanchezza...

giro dei 5 rifugi MTB cortina su sterrato

La ciclabile delle Dolomiti

Dal centro di Cortina d'Ampezzo (1224 m), nota località dove ogni anno si svolge uno degli appuntamenti sportivi più prestigiosi della coppa del mondo di sci alpino, mi innesto sulla ciclabile delle Dolomiti che mi permetterà di evitare il traffico lungo tutta la vallata nella direzione di Dobbiaco. Dopo qualche centinaio di metri il fondo asfaltato lascia il posto a uno sterrato ampio e molto scorrevole. Proseguendo in falsopiano verso nord, all'interno del parco naturale delle Dolomiti d'Ampezzo, supero in sequenza la prima scenografica galleria, il ponte metallico che valica la gola del Felizón e una seconda, ma più breve, galleria (mi trovo sul sedime della vecchia ferrovia che collegava Calalzo di Cadore a Dobbiaco). Il tracciato svolta bruscamente verso est consentendo di raggiungere l'Ospitale con la chiesa di S. Nicolò e S. Biagio.

Ospitale lungo il giro dei 5 rifugi MTB

Verso la Forcella Lerósa

In corrispondenza del lago Bianco abbandono questa ciclabile – considerata una delle più gettonate vecchie ferrovie riqualificate per la mobilità dolce – per attraversare la strada statale e salire nella boscosa val di Gótres. Procedo lentamente lungo la sterrata forestale, accompagnato dal cinguettio degli uccelli e dal fragore del torrente. Mi fermo pure un paio di volte per ammirare verso ovest le Tofane e verso est le Tre Cime di Lavaredo, viste di lato. La cembreta si dirada e finalmente raggiungo la vasta prateria in prossimità della forcella di Lerósa (2020 m).

forcella di Lerosa

Questo piccolo altopiano è fantastico e la vista spazia su tutte le cime più famose del comprensorio: Croda Rossa, Croda del Becco, la cresta del Col Bechei, oltre agli onnipresenti monte Cristallo e Tofane.

Tofane lungo il giro dei 5 rifugi MTB

Con stupore scopro dell'esistenza di una strada militare che, districandosi tortuosamente nel bosco, si dirige verso il sottostante rifugio Ra Stua (1668 m), ma io, colto dalla bellezza di questo ambiente aperto e super panoramico, procedo dritto per la mia strada accorgendomi solo alla fine che effettivamente sarebbe valsa la pena di scendere dalla militare; infatti, dopo poche pedalate, mi ritrovo su quella che viene definita scorciatoia, una vera e propria discesa direttissima: uno sterrato ripidissimo e dal fondo molto sassoso! A ogni modo, eccomi al rifugio Ra Stua, il primo di questo giro dei cinque rifugi in MTB.

Ra Stua lungo il giro dei 5 rifugi MTB

La salita del rifugio Sennes

Conclusa la prima fatica, procedo con entusiasmo verso il secondo rifugio. Inizialmente la sterrata è in leggera salita e attraversa un bel pratone dove scorre il neonato torrente Boite. Ignorando la deviazione a sinistra per Fodara Vedla procedo dritto lungo la val Salata raggiungendo Campo Croce, pascolo bucolico con una piccola baita, prima di affacciarmi su un rettilineo micidiale cementato dalle pendenze quasi assurde! Stringo i denti e pure le manopole del manubrio per una decina di minuti prima di ritrovarmi su declivi meno disumani e godermi le ultime pedalate fino all'ingresso del parco naturale Fanes, Sennes, Braies in Alto Adige.

sterrato lungo il giro dei 5 rifugi MTB

Mi piacerebbe salire al rifugio Biella alla base della Croda del Becco, la famosa montagna altoatesina il cui versante opposto si specchia nelle acque del lago di Braies, ma la gamba è quella che è, il tempo a disposizione non è infinito e quindi è meglio accontentarsi e procedere dritti per l'ormai vicino rifugio Sennes (2116 m).

rifugio Sennes

Fodara Vedla e il rifugio Pederü

Dopo il pranzo al sacco mi avvio verso il terzo rifugio, costeggiando le diverse baite che costellano l'alpeggio adiacente al Sennes, lungo una vecchia pista di atterraggio dal fondo erboso di circa 400 m. Ricongiunto alla strada sterrata poco più avanti, procedo con lentezza per godermi lo splendido panorama a 360° fino ad arrivare in discesa alle baite di Fodara Vedla e all'omonimo rifugio, posto a 1966 m.

Fodara Vedla

Da questa piccola e meravigliosa prateria alpina comincia la tortura: 400 metri di dislivello negativo in soli due chilometri! È una discesa ripidissima e molto sconnessa che si sviluppa su un pendio quasi verticale, dove sono stati disegnati molteplici tornanti cementati con un infido velo di ghiaia tale da rendere pericolose sia la progressione che la frenata. In fondo a questa discesa sorge il rifugio Pederü (1548 m), luogo di passaggio di un anello di due giorni di Leo e Vero.

discesa lungo il giro dei 5 rifugi MTB

Il giro dei 5 rifugi: MTB al rifugio Fanes

La terza e ultima salita si svolge inizialmente in un ambiente molto brullo e quasi accecante. Infatti, per raggiungere il ripiano che ospita il lago Piciodel, si deve procedere su uno sterrato che si sviluppa su ghiaioni e falde detritiche bianche tipiche dell'ambiente dolomitico. Nonostante il fondo sia abbastanza buono e le pendenze abbordabili, la fatica comincia a farsi sentire, anche a causa della calura del primo pomeriggio, del sole a picco e della totale assenza di una misera brezza d'aria.

giro dei 5 rifugi MTB verso il Fanes

Giunto al laghetto, posto a 1819 m di quota, la sterrata finalmente spiana concedendomi respiro e dandomi la possibilità di ammirare le incantevoli vette circostanti, tra cui il Col Bechei (2751 m). Inoltrandomi sempre più nel Valun de Fanes, la strada torna a salire compiendo una lunga svolta verso sinistra fino al pianoro che ospita due suggestivi specchi d'acqua e il rifugio Lavarella (2042 m), raggiungibile con una breve deviazione dal percorso principale del giro dei 5 rifugi.

rifugio Lavarella

La tentazione di bere una birra prodotta artigianalmente nel microbirrificio più alto d'Europa è tanta, ma vista la mia scarsa propensione a questo tipo di bevanda e soprattutto la fatica che fin qui mi sono portato appresso, preferisco astenermi, in modo da concludere questo giro ad anello con più lucidità!

laghetti lungo il giro dei 5 rifugi MTB

Una breve e piacevole passeggiata a piedi con la bici al mio fianco permette di aggirare la conca impreziosita dai due laghetti e di giungere facilmente al rifugio Fanes (2060 m).

passo di limo lungo il giro dei 5 rifugi MTB

Con un ultimo energico sforzo su sterrato ripido e sconnesso copro il dislivello mancante per ritrovarmi al punto più elevato di questo giro dei 5 rifugi in MTB: il passo di Limo (2174 m), posto poco prima dell'omonimo lago.

lago di Limo

Discesa conclusiva

Lasciandomi alle spalle i panorami sul Parlamento delle Marmotte, sul Piz Lavarella e sull'ormai lontana Croda del Becco, scollino in val di Fanes, pronto per la discesa finale. Dopo aver riempito la borraccia all'Ucia de Gran Fanes mi tuffo in discesa lungo la sterrata, a volte ripida e un pochino sconnessa, percorsa solo due giorni prima, ma in salita con Leo e Vero. La caratteristica di questa valle è di avere una visuale incredibile su due pareti verticali che ricordano nella forma i grandi colossi dello Yosemite Park. Superato il confine regionale, si esce dal parco naturale Fanes, Sennes, Braies e si rientra in Veneto attraverso il parco naturale delle Dolomiti d'Ampezzo. 

pareti lungo il giro dei 5 rifugi MTB

Superato il grazioso laghetto di Fanes proseguo in discesa e con gran divertimento fino al ponte Outo sul rio Travenanzes; qui c'è un punto panoramico sulla forra sottostante e a fianco dell'area picnic si stacca un sentiero esposto e attrezzato con catene, da affrontare rigorosamente a piedi, che in pochi minuti di camminata permette di visitare la spumeggiante cascata bassa di Fanes. Sconsiglio questa breve deviazione a piedi se soffri di vertigini; nel caso tu non ne soffra, poni comunque la massima attenzione a dove mettere i piedi, soprattutto se indossi scarpe mtb da agonismo, scomode per camminare. 

cascata bassa di Fanes

E ora, una volta ripresa la bici lasciata incustodita per pochi minuti, non resta che continuare la discesa e ricongiungermi alla ciclabile delle Dolomiti per rientrare a Cortina d'Ampezzo, concludendo con grande soddisfazione questo giro dei 5 rifugi MTB. Dei percorsi MTB Cortina, sicuramente uno che lascia il segno!

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    Stefano 59 · 1 mesi fa
    ciao da Stefano causa incidente in mtb , adesso pedalo con una bici a tre ruote chiamata trycke . volevo chiederti se é possibile con la mia bici effettuare tutto il giro dei 5 rifugi . tendo a precisare che la larghezza della bici è di 80 cm .
    • Questo commento non è pubblicato.
      Bendo · 1 mesi fa
      Ciao Stefano
      Il giro dei 5 rifugi non presenta sentieri ma solo sterrati gippabili di larghezza sempre superiore a 2-3 metri. Il problema è che ci sono salite & discese ripide e in diversi punti anche molto sconnesse. Con dei copertoni tassellati da mtb secondo me dal rifugio Pederù al rif Fanes (andata e ritorno dallo stesso percorso) ce la fai, mentre il resto del percorso è molto più ostico e secondo me meno indicato. Poi è chiaro, dipende molto anche dalle tue capacità sullo sterrato aggressivo.
      Spero di esserti stato d'aiuto; ad ogni modo, se hai dubbi, siamo qui.
      Davide
      • Questo commento non è pubblicato.
        Stefano 59 · 1 mesi fa
        ciao e grazie per la disponibilita' tengo a precisare che con la mia bici riesco a percorrere tratti sia in salita che discesa con dislivelli anche al 20% . pensavo di programmare il giro verso il mese di ottobre visto che il mese prossimo vado a Parigi in bici . ti auguro buona giornata e grazie
        • Questo commento non è pubblicato.
          Bendo · 1 mesi fa
          Ciao Stefano, a ottobre secondo me sei al limite, anche se di questi tempi...tutto dipende dal clima. Intanto ti auguro buon viaggio a Parigi!
          Davide
  • Questo commento non è pubblicato.
    carlo_82 · 3 mesi fa
    Una curiosità, rispetto ai tracciati che si trovano in rete dei 5 rifugi, ce una differenza di percorso, è stato voluto o casuale?
    Mi riferisco al tratto che va ru felizon fino a ru stua sul pian del loa che non ha fatto ( e che sembra nei tracciati sia quello corretto) , ha fatto invece il giro largo passando per lago bianco fino a ru stua.
    Grazie per la cortese risposta.
    • Questo commento non è pubblicato.
      Bendo · 2 mesi fa
      Ciao Carlo
      Secondo me la parte più intrigante dell'esplorazione consiste anche nello svincolarsi, dove si riesce, dai tracciati ufficiali; la curiosità mi spinge quasi sempre a fare qualcosa di diverso, in questo caso però senza snaturare un giro che sul sito dolomiti.org è già bello e impegnativo. Ho fatto la Forcella Lerosa per evitare la strada asfaltata di Ra Stua, quindi sì, le mie varianti sono volute ma alla fine reputo che giro dei 5 rifugi si tratti, con più dislivello e meno asfalto.
      Davide
  • Questo commento non è pubblicato.
    Sickboy73 · 1 anni fa
    Ciao, gentilmente un'informazione...è fattibile in Gravel? Grazie...

    • Questo commento non è pubblicato.
      Alessandro · 25 giorni fa
      Fatto recentemente in Gravel con le dovute attenzioni, con ruote da 27,5x45mm e rapporto più agile 30x42 (non salendo da Forcella di Leròsa ma dalla strada asfaltata che parte dal Rifugio Sant'Uberto) ma con la deviazione anche al Rifugio Biella.
      Non è banale ma con una buona gamba si fa senza scendere mai di sella. Le parti più ostiche sono proprio le discese (molto sporca di brecciolino sul cemento e tremendamente ripida quella verso il Rifugio Pederù mentre quella che scende dal Passo di Limo l'abbiamo trovata tutto sommato nella norma.
      Ovviamente non sono le strade bianche compatte che si trovano a quote molto più basse, collinari o arginali quindi con coperture sotto ai 40mm e senza tassellatura generosa diventa improbabile da pedalare.

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        Leo · 20 giorni fa
        Come già scritto in precedenza, a mio parere con una gravel e coperture sotto i 2" ci si diverte poco poco in discesa ma molto dipende dalla propria capacità di guida (io sono scarso tanto ) e di adattamento, quindi complimenti davvero per la tenacia e per aver portato a termine il giro!
    • Questo commento non è pubblicato.
      Bendo · 1 anni fa
      Ciao. Con una adventure bike tipo Locomotive Westlander o Salsa Fargo (https://www.lifeintravel.it/bici-adventure-le-migliori-per-l-offroad-e-bikepacking.html) è fattibile ma con le dovute cautele (le tre discese sono sconnesse, a tratti anche molto ripide e sconnesse) mentre con una gravel tipo Scott Addict o 3T Exploro (https://www.lifeintravel.it/migliori-bici-gravel-per-le-tue-avventure-offroad.html) oltre a non divertirti, rischieresti troppo e le coperture troppo esili non ti aiuterebbero.
      Davide
      • Questo commento non è pubblicato.
        Alessandro · 5 mesi fa
        Fattibile in gravel ?? Direi che è proprio impossibile, sia per i tratti molto ripidi sia per la discesa finale su pietrisco dolomitico nel quale le coperture di una gravel certamente affonderebbero (oltre ad essere molto pericoloso)
        • Questo commento non è pubblicato.
          Leo · 5 mesi fa
          Esatto... proprio come sottolineato da Davide! Con un'adventure e coperture minimo da 2" si può fare, ma l'ideale è e resta la MTB.
Bendo

Appassionato da sempre di attività outdoor con predilezione all'escursionismo esplorativo scandito da ritmi lenti e meditativi, mi sono affacciato al mondo della bicicletta all'età di 13 anni con la medesima predisposizione e da quel momento è stato un crescendo di esperienze che hanno contribuito a far maturare in me una visione romantica di questo bellissimo sport, sempre in contatto e in accordo con la natura.
 
Adoro pedalare nella mia terra d'origine (le Orobie) e sulle bellissime Alpi Occidentali, senza però  trascurare l'Austria, la Svizzera, etc., e tutti quei luoghi che mi stanno ancora aspettando. Peraltro mi piace alternare il ciclismo su strada a quello su sterrato, terreni diversi che non considero come eterni rivali ma bensì come due red carpets dove far scorrere i miei sogni a due ruote!
 

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