Il sole alto nel cielo fa brillare le spighe di grano maturo, le farfalle volano di ramo in ramo, le api si posano sui petali dei fiori alla ricerca del nettare. Il vento accarezza i girasoli facendoli danzare, lâacqua del ruscello si insinua fra le rocce. âNo, lascia perdere... Come poeta non vali un tuboâ. Stanotte câĂš stato il temporale, ma adesso il tempo Ăš buono e invoglia a partire. Mi Ăš andata bene, se fossi stato in tenda sarebbe stato un disastro. Mi alzo con grande pigrizia, ho dormito troppo bene.
Questo racconto fa parte del diario di viaggio a puntate scritto da Giancarlo Cotta Ramusino (in arte Girumin) che viene pubblicato in queste settimane. Potete leggere tutti i racconti giĂ pubblicati nell'apposita sezione Viaggio con la GOAT.
Dopo un temporale...
Ă un piacere che contagia tutti gli umani quello di stare in un caldo lettuccio mentre fuori tuona il temporale. Se poi hai un tetto solido sopra la testa Ăš anche meglio. Oggi ci sono materiali sofisticatissimi, impermeabili, resistenti a ogni pioggia, ma quel che non vi dicono i produttori di giacche a vento e di tende Ăš che un buon tetto Ăš sempre la migliore garanzia, so che non avete ragione di dubitare...
Anche in questo caso sicuramente ci sono degli studi approfonditi di cui io non sono a conoscenza. Eppoi la sfortuna non esiste... (ma... perĂČ... forse... non si sa mai...).
Ho deciso di andare verso Basti, non so con precisione che strada seguire, in qualche modo arriverĂČ. Chiedo in paese e mi indicano alcuni paesi da attraversare, mi dicono nomi che non trovo sulla carta. I nomi non citati sulla carta spesso sono di localitĂ che in bici si raggiungono dopo saliscendi a volontĂ , io quei nomi me li dimentico dopo tre secondi. Incontro i due amici di ieri sera, ci mettiamo in posa per tre foto insieme e mi danno i loro indirizzi per mandargliele. Uno dei due cammina col bastone del nonno. Scomodissimo... PuĂČ aiutare chi ha oggettive difficoltĂ e deve muoversi per brevi spostamenti, ma non lo ritengo adatto ai lunghi cammini. Oggi per camminare si usano sempre di piĂč i bastoncini, da trekking o da nordik walking, in alluminio o in carbonio. Io uso solitamente due bastoni in legno, sono piĂč pesanti, ma anche piĂč robusti. Il nordik walking Ăš una tecnica sviluppata in Nord Europa e ormai diffusa anche in Italia, ma bisogna dire che pastori, montanari e pellegrini hanno sempre camminato con i bastoni. Sapete come si fa a ottenere un bastone del nonno con la tipica curvatura? Ci sono diversi modi, il piĂč semplice consiste nel comprarlo giĂ fatto, in alternativa si puĂČ cercare giĂ pronto in natura, ma temo sia veramente difficile da trovare... Unâaltra idea Ăš quella di coltivare una pianta e farla crescere piegata, non Ăš una cosa semplice e richiede molta pazienza, anche qual
che anno. Lâaltro sistema Ăš quello di scaldare il legno e poi piegarlo, detto cosĂŹ sembra facile, ma nella realtĂ ci vuole tempo e bisogna fare un poâ di prove prima di arrivare a un risultato decente. Prima o poi costruirĂČ una pentola apposta per far bollire i bastoni e piegarli.
Incontro con i cinghiali
Scendo lungo la Cassia fino ad Acquapendente e poi cercherĂČ meglio, trovo un incrocio che credo possa andar bene, proseguo diritto ancora un poâ per verificare che non ci siano altri incroci. Mi guardo intorno e vedo sbucare dal granoturco un piccolo gruppo di cinghiali. Mi fermo, cerco di non farli spaventare e scatto qualche foto: non Ăš facile, continuano a entrare e uscire dal granoturco, non capiscono che dovrebbero mettersi in posa! Non mi aspettavo certo di incrociare dei cinghiali su una strada cosĂŹ, cerco di approfittarne per qualche foto. Non posso perdere questa occasione, mi muovo quatto quatto, senza farmi notare, vorrei riprendere in una sola foto Goat e cinghiali, ci provo, ma loro non collaborano, rientrano nel granoturco e se ne vanno.
PuĂČ sembrare strano che i cinghiali si avvicino a una strada asfaltata e trafficata, ma sono animali coraggiosi e probabilmente sono abituati allo stress della vita moderna. Continuo a dire che lâincontro Ăš uno degli aspetti piĂč interessanti del cammino, soprattutto gli incontri piĂč originali, e questo Ăš sicuramente un incontro originale, vien da pensare: âCon tutti i bei posti che sto attraversando, boschi, colline, sentieri con ottimi sfondi per delle foto con i cinghiali... Questi mi appaiono proprio su una strada asfaltata con il traliccio dellâalta tensione di mezzo?â. I cinghiali... animali pericolosissimi, aggressivi e feroci da temere, da tenere a distanza... sono lĂŹ, davanti a me, nel campo di granoturco. Io li guardo e loro neppure si preoccupano di me.
Salutando la Via Francigena
Questo Ăš il punto in cui cambiare strada, Ăš il punto in cui abbandonare la Francigena per cercare una strada verso lâUmbria. Torno allâincrocio, proseguo lungo la strada che passa da Castel Giorgio e mi porta lentamente fino a Orvieto. CâĂš un poâ di salita, ma la pendenza Ăš dolce e riesco a pedalare. Supero il valico e vedo Orvieto: un gran bel panorama. Purtroppo non ho tempo di visitarla. Sarebbe interessante, ma avrei dovuto cercare prima un posto per la notte. Inoltre non sarebbe facile farlo muovendomi con la Goat e avrei rallentato la tabella di marcia. Peccato, magari sarĂ per unâaltra volta. Arrivo in un parcheggio, Ăš un bel punto panoramico, câĂš una terrazza artificiale dalla quale si vedono Orvieto e la vallata. I cartelli indicano il bar sotto la terrazza, scendo lungo la scala per andare al bar e il bar non câĂš. Sembra uno scherzo per i turisti. Arrivano altri turisti che seguono la freccia per andare al bar e il bar... non câĂš. Si ferma un pullman pieno di gente, la gente scende e cerca il bar... e non lo trova...
Raggiungo il campeggio al lago di Corbara attorno alle sette, mi indicano dove piazzarmi per stare piĂč vicino ai bagni. Senza bisogno di guardarmi troppo in giro mi rendo conto che nel campeggio ci sono solo io. Non Ăš la prima volta che mi capita, una volta sono arrivato in un campeggio alle nove di sera, ho chiesto: âDa che parte sono i bagni maschili?â. âVai dove vuoi, ci sei solo tu in tutto il campeggio...â. Pianto la tenda approfittando dei pochi minuti di luce rimasti e vado nella pizzeria del campeggio. La speranza di arrivare in tempo a Perugia Ăš sempre piĂč una certezza. Telefono al mio concittadino che sta organizzando i pullman per la Marcia della Pace. âPurtroppo sono giĂ pieniâ. Come â...sono giĂ pieniâ, cosa ci va a fare tutta sta gente alla Marcia della Pace? Questo perĂČ non glielo posso chiedere visto che ci vado anchâio. Mi dice perĂČ che Giorgio verrĂ in auto per accompagnare due relatori al meeting dei giovani prima della marcia, al ritorno sarĂ probabilmente da solo. Posso contattarlo per chiedergli un passaggio, lo chiamo e mi organizzo con lui. I pullman sarebbero arrivati a Perugia la domenica mattina attorno alle sei. Io avrei dovuto cercare un posto in cui dormire a Perugia, smontare bici e carrello, imballarli e portarli nel punto di arrivo prima dellâalba e caricarli in uno dei pullman. CosĂŹ invece posso caricare bagagli e ferraglia nella suo auto; non potrei chiedere di meglio. Valuto la possibilitĂ di arrivare a Bastia Umbra un paio di giorni prima della marcia e partecipare al meeting dei giovani.
Infatti non vi parlerĂČ del pellegrino che ho trovato in un ostello e che per tutta la notte ha russato come un bulldozer cingolato alle prese con dei massi di granito.
Non vi parlerĂČ neppure di quella volta che ho incontrato un gruppo di ragazzi tedeschi in giro fra le Alpi, avevano zaini molti piccoli e pantaloni di pelle tradizionali. Uno di loro aveva attaccata allo zaino una damigiana, era per una sfida, se lâavessero portata indietro intera qualcuno glielâavrebbe riempita... No, non ve ne parlerĂČ.
Una delle ipotesi iniziali era di arrivare a Roma per poi risalire verso lâUmbria, ho abbandonato lâidea, ma vi racconto come sono andate le cose nei precedenti arrivi a piedi. Sono episodi che hanno lasciato in me traumi indelebili. La prima volta ero sulla via Francigena, Ăš andata cosĂŹ. Parto da Capranica con lâidea di arrivare a Roma in giornata, sono sulla Via Cassia e cammino sul lato sinistro trainando il carrello col mio fardello. A un certo punto... la Cassia raddoppia! Le corsie diventano due per ogni senso di marcia con il guardrail lungo i lati! Cosa faccio adesso? Non posso certo permettermi di camminare col carrello su una âdue corsieâ! Sono costernato e depresso, ci penso un poâ e decido di accerchiare la cosa, provo a imboccare una strada di sinistra che va verso Nepi. Vado nella speranza di trovare una stradina secondaria che mi porti a Roma. Cammino cammino, ma non trovo nulla. Alla mia destra câĂš una bellissima e immensa collina col grano maturo, una dolce-collina che disegna un paesaggio stupendo, ma non câĂš neanche una stradina per passare! PiĂč vado avanti e piĂč mi rendo conto che la variante che cerco non la troverĂČ. CosĂŹ, dopo almeno tre chilometri di cammino verso il nulla, decido di tornare indietro e cercare una soluzione sulla Cassia. Arrivo alla Cassia, non posso far altro che passare allâesterno del paracarro. La strada Ăš ovviamente un poâ sopraelevata, per cui allâesterno del guardrail la massicciata Ăš in discesa e passare fra lâerba col carrello che tenta di ribaltarsi ogni passo non sarĂ facile, ma non ho alternative. Pian piano mi metto in cammino, ho perso parecchio tempo e fatto un sacco di strada in piĂč per niente. La seconda volta stavo camminando da Trieste a Roma. Arrivo a Roma lungo la Flaminia, ho ben presente come sono andate le cose lâanno scorso, spero di cavarmela meglio. No! Anche la Flaminia diventa una due corsie! Anche stavolta lo stesso problema! Provo a girare fra le strade secondarie, ma non ci sono alternative. Arrivo alla recinzione di un capannone, stanno scaricando un camion. âScusate, sapete dirmi se câĂš unâaltra strada per entrare in Roma, non posso andare sulla due corsie a piediâ. Ci pensano e parlano fra loro. âNo, non câĂš unâaltra strada, o vai sulla Flaminia o aspetti che scarico il camion e ti porto ioâ. âTi ringrazio, ma lâho fatta tutta a piedi da Trieste, vorrei arrivare a Roma a piediâ. Ci pensa ancora un attimo: âForse puoi prendere la pista ciclabile lungo il Tevereâ. Non sa con precisione da dove parta, perĂČ mi da qualche informazione per cercarla. Riparto, chiedo ad altri e la trovo. La seguo e arrivo fino in centro. Ă un ottimo percorso, una pista ciclabile che parte da fuori cittĂ e porta fino in centro stando sempre lungo il fiume. Ă lontana dalla Via Francigena, dalla Via Cassia, ma Ăš una buona idea per entrare in Roma, tenetela in considerazione se volete entrare in Roma a piedi o in bici.
La mia voglia di camminare parte dallâesigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dallâistinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia lâoccasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.
Apprezzo la tecnologia piĂč recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo piĂč nella voglia di fare che nella strumentazione piĂč sofisticata.
Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.
Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice âTerre di mezzoâ.
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