Solitamente si dice “non c’è due senza tre”, quindi a noi è sembrato abbastanza logico pensare “dopo Illyrian Loop e Quick Bite, perché non partecipare alla Seven Serpents?”. E con noi intendo io ed il mio amico Marco, il solito compagno di avventure in bici.
Avevamo già partecipato agli altri due eventi organizzati da Bruno sempre nei Balcani, negli anni precedenti. Quest’anno optiamo per chiudere la tripletta e fare anche il più impegnativo dei tre, la Seven Serpents appunto (di cui il Quick Bite è la versione breve). Con grande gioia scopriamo al momento dell’iscrizione che quest’anno il giro è anche più lungo del solito, 1000 km e 18000 md+, ma ormai il dado è tratto e l’iscrizione viene completata.
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I preparativi per la Seven Serpents
Il piano iniziale è quello di provare a chiudere il percorso in 6 giorni, dato che la dead line per la conclusione è di 8 giorni (da domenica a domenica).
La preparazione atletica non va proprio come previsto ed il giorno della partenza arriva con ancora decisamente pochi chilometri nelle gambe per affrontare quello che ci aspetta, ma siamo entrambi incrollabili ottimisti. O totali sprovveduti. O forse entrambi, chissà.
Anche il momento della preparazione delle borse arriva, ma è forse quello che, assurdamente, preferisco. Ogni oggetto buttato lì a terra davanti a me, pronto per essere infilato in una qualche borsa, è una domanda: mi servirà davvero o finirà per essere solo peso?
Col tempo scopri che quella risposta riguarda molto meno l'attrezzatura di quanto sembri. Ad un certo punto ti accorgi che non stai decidendo cosa portare, ma cosa sei disposto a lasciare a casa. Non è la bici a diventare più leggera. Sei tu. Quello che scegli in questo frangente dice molto di te. E alla fine scopri quasi sempre che il necessario occupa molto meno spazio di quanto immagini.

Da Lubiana a Trieste: si comincia!
La logistica prevede di arrivare la mattina presto in macchina a Trieste, luogo dell’arrivo, lasciare lì l’auto ed arrivare in treno a Lubiana, dove è la partenza.
Il mattino dopo la partenza è alle 7:00 e quello che troviamo ad aspettarci è nebbia ed aria frizzantina. Cose a cui non eravamo più abituati dato che è inizio giugno e in Italia il meteo è, diciamo, leggermente diverso. La mia iniziale agitazione per la nuova borsa da sottosella, mai testata prima dell’evento (lo so grave errore, ma mi perdonerete), passa in fretta vista la buona risposta fornita agli scossoni di questo primo tratto.
Il percorso procede scorrevole ed anche il meteo migliora, mostrando finalmente il sole. Le gambe girano ed il morale è buono. A tarda sera, verso le 22:30, decidiamo di fermarci. Il primo giorno si conclude in linea coi nostri piani per concludere il tutto in 6 giornate.

Dalla Slovenia alla Croazia sotto la pioggia
Il passaggio del confine tra Slovenia e Croazia lo percepisci più al tatto che alla vista: la transizione dal ghiaino perfetto delle strade forestali slovene alla sassaiola dei sentieri croati la senti bene con tutto il corpo, specialmente nelle braccia e nelle mani!
Dopo pranzo ci aspetta l’ultima salita della giornata, ma già ripartendo notiamo delle nuvole grigie che incombono e che non promettono nulla di buono. Infatti, dopo poco inizia la pioggia; proprio uno di quei diluvi estivi, che ti bagnano anche l’anima. Ci ripariamo alla meglio nella vegetazione fitta, sperando che la pioggia finisca in fretta, fra qualche battuta per non far cedere il morale. Proviamo anche a farci qualche foto, per immortale la situazione assurda, ma il touchscreen del cellulare di Marco, inumidito, non reagisce benissimo, mentre il mio cellulare è rimasto nella borsa impermeabile, sotto la pioggia.
Rimaniamo là dentro per parecchio tempo, quasi un’oretta, ma proprio quando stavamo per rassegnarci ad affrontare la pioggia, ormai infeddoliti, il cielo inizia ad aprirsi e riprendiamo a pedalare. Questo temporale che all’inizio poteva sembrare solo una sfortuna, alla fine si rivelerà quasi una botta di fortuna. Grazie a tutto il tempo perso imboscati al riparo di alberi e cespugli, arriviamo alla meta finale di giornata, ossia la città di Senji sulla costa croata, esattamente al tramonto. Ci godiamo quest’ultima discesa completamente asfaltata con negli occhi il sole che tinge tutto di rosso, intento a tuffarsi nel mare Adriatico.

Il P.N. di Velebit
La giornata successiva inizia subito con la salita, ma ormai si è capito che la salita è l’essenza della Seven Serpents. Tuttavia, questa è una salita con la S maiuscola, la più dura di tutto il percorso. È infatti la scalata che porta nel cuore del Parco Nazionale del Velebit, lunga quasi 40 km, in gran parte sterrata. Saliamo ognuno al suo ritmo, immersi ciascuno nei propri pensieri, aspettandoci ogni tanto a vicenda. In realtà è molto più spesso Marco ad aspettare me, ma va bene lo stesso, dai.
In cima, la vista dall’alto ripaga però di tutta la fatica. Vedi il mare in lontananza sbucare fra boschi e monti e ti rendi conto d’improvviso di quanto strada, ma soprattutto dislivello, hai fatto dalla partenza mattutina. Tutto procede ancora secondo il programma ed oltre metà della strada e del dislivello ce li siamo lasciati alle spalle.
Le isole di Pag, Rab, Krk e Cres
Il giorno dopo arriviamo nuovamente sulla costa e a metà mattinata attraversiamo il ponte che ci porta finalmente sull’Isola di Pag.
Attacchiamo l’isola molto ottimistici, perché sulla carta i numeri non la dipingono come un ostacolo impegnativo. Ma mai fidarsi dei numeri. Non avevamo fatto i conti con il terreno, una sassaiola praticamente impedalabile, che ci costringerà a spingere la bici per lunghi tratti. Il sole a picco e le temperature di 35° poi non aiutano nell’impresa. Superiamo svariati momenti di sconforto, convincendoci a vicenda che dietro la prossima curva, oltre la prossima salita, avremmo trovato un bar o un minimarket.
Il corpo ti chiede: ma perché?
Per fortuna la mente sa che il perché non esiste. Per lo meno non in quell'esatto momento. Bisogna semplicemente stringere i denti e arrivarci.
Arriviamo finalmente al traghetto nel tardo pomeriggio. Ormai ci è evidente che l’idea di concludere la Seven Serpents in 6 giorni si è arenata qui, sull’Isola di Pag. Nei nostri piani avremmo dovuto attraversare anche l’Isola di Rab, ma è ormai tardi e siamo decisamente provati dal caldo e dai tratti a spinta ed una volta sbarcati sull’isola, ci fermiamo a dormire nel primo paese.
Dopo una nottata praticamente insonne causa zanzare riprendiamo a pedalare. L’isola di Rab si rivela decisamente più addomesticabile rispetto a Pag. Sicuramente più verde, per lo meno per quello che abbiamo visto dell’una e dell’altra.
Approdati a Valbiska, sull’Isola di Krk, attacchiamo con la prima salita, ma ben presto ci rendiamo conto che la precedente sosta in traghetto non è bastata e le gambe stanno ancora pagando il conto delle fatiche dell’Isola di Pag. Nel tardo pomeriggio decidiamo di fermarci e goderci un po’ di relax sul mare.
Ripartiamo il mattino dopo raggiungendo un ampio altopiano, circondati da greggi di capre e piante d’ulivo, in perfetto stile mediterraneo, quasi un cliché. A fine mattinata rientriamo a Valbiska, dove eravamo sbarcati il giorno prima. Il tutto condito con sprint finale per evitare di perdere il traghetto e dover aspettare il successivo. Cosa che si rivelerà poi inutile in quanto il traghetto è in ritardo.
Sbarchiamo sull'Isola di Cres nel primo pomeriggio. L'ultimo tratto, nella punta settentrionale dell'isola, è veramente bello, immersi in fitti boschi mediterranei e nel silenzio di questa parte di isola selvaggia e praticamente inabitata. Nonostante tutto è anche sofferenza, in quanto le gambe iniziano ad essere provate dai giorni di pedalata, ed i tratti saliti a spinta sono diversi. Raggiungiamo il porto di Porozina giusto in tempo per un aperitivo, in attesa del traghetto per l'Istria.
Bibite e patatine vista mare saranno fondamentali per riprendere dopo a pedalare.

Gran finale in Istria
L'ultima giornata non poteva rompere l'ormai consolidata tradizione, quindi la iniziamo attaccando subito la salita per il Vojak, la cima più alta del gruppo montuoso di Ucka nonché dell'Istria intera. La vista dalla cima, sul golfo e sull’entroterra istriano, è difficile da dimenticare, una delle più belle del giro. Osservare poi il tutto sorseggiando una radler fresca, ripensando a tutta la fatica fatta per essere lì in quel momento, la rende ancora più inossidabile nella mente.
Nel pomeriggio, dopo avere passato il confine fra Croazia e Slovenia, arriviamo ad affrontare l'ultima salita della giornata, nonché della Seven Serpents, il monte Slavnik. La strada sale tutta su sterrato e la facciamo in gran parte a spinta; le gambe ormai, dopo una settimana in bici, non reagiscono più volentieri all’ordine di pedalare che gli impartisce il cervello. Dalla cima riusciamo già a vedere Trieste e l'Adriatico, la meta finale della giornata e di questi incredibili giorni.
Poco prima del confine fra Slovenia e Italia ci fermiamo per un ultimo burek e l’ennesima radler, ormai da considerare bevanda ufficiale della nostra Seven Serpents.
Arriviamo in piazza Unità d'Italia verso le 20, dopo 157 ore dalla partenza a Lubiana. Ad accoglierci ci sono Bruno, l’organizzatore, ed altri partecipanti arrivati in giornata, incontrati più volte nel corso dei giorni precedenti. Ovviamente con una birretta pronta per noi.
Anche questo è il bello di questi eventi: i volti e le persone che incontri lungo il percorso, perfetti sconosciuti con cui condividi brevi tratti o semplici soste, ed in generale la fatica.
Dopo le foto di rito andiamo a mangiare qualcosa tutti assieme e poi io ed il mio compare ripartiamo verso casa.
Era da diverso tempo che sognavo di mettermi alla prova in una sfida simile, con distanze e dislivelli così importanti. L'emozione di entrare in Piazza Unità d'Italia con negli occhi il sole che si prepara ad immergersi nell'Adriatico, sapendo di avercela fatta, è indescrivibile a parole.
Arriva inevitabilmente il momento in cui vacilli e dubiti con tutto te stesso delle tue scelte; ma è esattamente allora, continuando ad andare avanti nonostante tutto, che scopri quei lati di te stesso ormai nascosti e sepolti. Si torna in un certo senso un po’ bambini. Durante questa avventura non esistevano preoccupazioni quotidiane, orari da rispettare, spesso non ricordavo neanche che giorno esattamente fosse. C'era solo la traccia da seguire, le gambe da far girare e la voglia di superare i propri limiti. Ed è proprio per questo che mi ha fatto sentire così incredibilmente vivo.
In conclusione: ha fatto malissimo, ma è stato bellissimo.






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