Succede più o meno così: un bel giorno ti svegli e scopri che l’Abruzzo è fatto apposta per la bicicletta. L’Abruzzo è una di quelle meravigliose regioni d’Italia che “non se la tira”, pur avendo i titoli per farlo. Se in Abruzzo si possono provare ancora certe sensazioni e trovare spazi di intimità in paesaggi degni di una copertina del National Geographic, forse è proprio grazie a quel suo rimanere autentico, timido, un po’ dimesso.
In questo articolo
Abruzzo: una terra fatta per la bicicletta
L’Abruzzo non spara milioni in pubblicità per attirare in massa ogni genere di umanità: accoglie chi se lo merita, chi entra in punta di piedi e in sintonia con la terra e con le sue genti.
E quando vi accoglie, vi sentite a casa.
Ma torniamo all’incipit: l’Abruzzo è fatto apposta per la bicicletta, e per chi la cavalca.
Dall’asprezza dei monti fino ai laghi, dalla collina fino alla riviera adriatica, l’Abruzzo possiede una varietà di paesaggi invidiabile, separati tra loro da distanze minime, percorribili in appena una giornata di pedali.
Sulle strade del romanzo
Prendiamo ad esempio una delle strade descritte nel romanzo “Viaggio da solo” di Paolo Vedovato (di cui potete leggere la nostra recensione qui) ambientato proprio in questa regione descritta in modo poetico ed evocativo.
Un ciclista con un minimo di allenamento, con qualunque bici, può agevolmente spaziare dalle bellezze marittime di quella Malibù nostrana che è Roseto degli Abruzzi fino alle pittoresche montagne che circondano il lago di Campotosto, in poco meno di ottanta chilometri, attraverso ampie strade lungo la valle del Vomano.
Non contento, l’indomani potrebbe salire al Passo delle Capannelle per poi scendere a Fonte Cerreto, dove c’è la funivia che sale a Campo Imperatore. La funivia può agevolmente trasportare uomini e bici cariche fin davanti all’osservatorio del Gran Sasso. Per chi viaggia leggero, invece, c’è sempre l’ampia strada asfaltata, con la mitica salita Pantani da affrontare con gli occhi estasiati nella maestosità del paesaggio. Oltre a essere un luogo incredibile e molto esteso, tanto da ricordare una steppa asiatica, Campo Imperatore è uno snodo da cui si possono raggiungere diverse destinazioni, perdendo quota e godendosi lo spettacolo in discesa.
Ad esempio i borghi medievali di Castel del Monte e Santo Stefano di Sessanio: chissà in quale dei due Francesco, nei primi capitoli, incontra Silvia e la porta fuori a cena.
Non deve mancare una puntatina a Rocca Calascio, stupenda fortezza adibita più volte a set cinematografico. Da qui si vola in discesa fino alla rinata L’Aquila. Oppure, se si ha nostalgia del mare, con una lunga calata di quota diluita in ottanta chilometri si può nuovamente rivedere la costa e trovarsi nei pressi di Ortona, alle porte di quella meraviglia chiamata Via Verde dei Trabocchi. Non ha bisogno di presentazioni questa ex ferrovia che qualcuno, dotato di genio e acume, ha trasformato in pista ciclabile che porta fino a Vasto e oltre.

Nel romanzo è descritta così:
“Che splendore, l’alba sul mare, che meraviglia! Se tu fossi qui, mia dolce Silvia, vedresti le increspature dell’acqua brillare con i riflessi di un giallo caldo come l’oro. Vedresti questa meravigliosa pista sul mare scorrere come un nastro di seta sotto le ruote leggere della tua bici. Sentiresti il sibilo dell’asfalto che ti accompagna, dandoti il senso della velocità, e l’aria fresca e profumata di mare aperto, che ti riempie i polmoni, donandoti un’ebbrezza strana...”
Per la verità il Francesco del romanzo è un’anima inquieta, e dopo aver pedalato oltre Vasto, fino a Termoli, rientra in Abruzzo per raggiungere il parco dei monti Sirente e Velino, dove trascorrerà una notte epica nella solitudine incontaminata dei Piani di Pezza:
“Si avviò lungo la sconnessa strada sterrata, che tagliava in due la conca come il dotto linfatico taglia a metà una grande foglia verde. […] L’ombra coprì la tenda, l’altare di pietre e infine la croce, che era più alta.”
Abruzzo in bici per tutti i gusti
Si è detto che l’Abruzzo è fatto per la bici: ma per quale bici, e per quale ciclista?
Ce n’è per tutti i gusti.
Nastri d’asfalto pianeggianti in sede protetta e strade secondarie asfaltate che generalmente non hanno pendenze proibitive, nemmeno per i ciclisti più zavorrati.
Sono spaziose e, se si evitano i giorni più affollati del turismo agostano, libere dal traffico. Poi ci sono valichi montani, e percorsi sterrati, antichi tratturi, sentieri che congiungono le valli: il paradiso delle mountain-bike e anche di qualche gravel che ha preso gli anabolizzanti.

Alla fine di questo mosaico di nomi e luoghi qualcuno resterà deluso, perché in fondo all’articolo non troverà nessun link, nessuna traccia GPX scaricabile, né una guida dettagliata.
Credeteci, sarebbero inutili: in Abruzzo dovete perdervi, andarci con un’idea di massima del percorso, ma poi farvi portare dal cuore e dalle casualità.
Dove vi porterà il destino?
Potreste alla fine ritrovarvi sull’iconico Ponte del Mare a Pescara, a scattare fotografie alla città e all’Adriatico. Con la gola stretta da un senso di commozione misto a nostalgia, prima ancora di aver terminato il vostro giro.
Vi sembrerà di essere già stati lì, e non da soli; un déjà-vu. O forse ricorderete di aver letto qualcosa, da qualche parte, e vi sembrerà di esserne stati voi i protagonisti.
Approfondimenti
Leggi la recensione del romanzo “Viaggio da solo” pubblicata su questo sito: Viaggio da Solo di Paolo Vedovato
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