Il Lago di Garda è un vero e proprio paradiso per le due ruote, ma ci sono itinerari che lasciano un segno indelebile impresso nelle gambe e nella memoria. Il giro ad anello che da Torbole conduce fino alla vetta del Monte Altissimo di Nago, passando per l'altopiano di Brentonico e il Passo San Valentino, è esattamente uno di questi. Non si tratta di un percorso adatto a tutti: richiede un eccellente allenamento e un'ottima tecnica di guida in fuoristrada o, in alternativa, il supporto di una e-mountain bike performante con una batteria generosa.
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La fatica estrema, tuttavia, viene ampiamente ripagata. Questo tracciato rappresenta la quintessenza del cicloturismo d'avventura e dell'all mountain montano nell'Alto Garda: una salita infinita dalle pendenze a tratti severissime, sezioni tecniche in cui mettere alla prova la propria destrezza e, soprattutto, una successione continua di balconi panoramici sospesi tra le acque azzurre del lago e le imponenti vette alpine.
La prima parte: da Torbole al Passo San Valentino
L'itinerario prende il via ufficiale dalle sponde di Torbole sul Garda, proprio come il percorso all'Altissimo dal Dos Casina che io ho pedalato ormai tanti anni fa. Non c'è spazio per il riscaldamento: la strada comincia subito a salire in modo deciso seguendo il tracciato della pista ciclabile che conduce verso il Passo San Giovanni. Oltrepassato il suggestivo e biotopo del Lago di Loppio, l'asfalto viene abbandonato per svoltare nettamente a destra, immergendosi nella fitta vegetazione boschiva. È qui che comincia la vera e propria "salita eterna".

Superato il caratteristico borgo di Castione, all'imbocco dell'Altopiano di Brentonico, il fondo diventa un mosaico mutevole di asfalto secondario, rampe in cemento necessarie per superare le pendenze più aspre e sterrati compatti. La quota aumenta repentinamente, alternando fitti boschi a prati d'alpeggio e scorci panoramici che iniziano ad aprirsi sulla sottostante valle. La fatica si fa sentire e, in alcuni passaggi particolarmente ripidi o sconnessi e dove si trova anche una breve scalinata, sarà necessario procedere a spinta per qualche metro prima di guadagnare finalmente il Passo San Valentino non lontano dall'omonima località sciistica.


Verso il cielo: la Strada Militare dell'Altissimo
Dal Passo San Valentino l'ambiente circostante muta radicalmente, assumendo i tratti severi dell'alta montagna. Un suggestivo e spettacolare tratto scavato direttamente nella roccia precede una carrareccia sterrata che punta decisa verso Malga Bes. Da questo punto si devia nuovamente verso l'alto lungo una rampa a tratti durissima che mette a dura prova la trazione del pneumatico posteriore, fino a raggiungere il Rifugio Graziani.


Qui ha inizio la porzione più iconica ed emozionante dell'intera escursione: la celebre strada militare della Prima Guerra Mondiale. Si tratta di quattro chilometri di ascesa su fondo sterrato, costantemente esposta e dall'incredibile valore ingegneristico. La pendenza è regolare ma l'andamento del terreno richiede energie costanti. Chilometro dopo chilometro, la fatica svanisce di fronte alla maestosità del paesaggio circostante, fino a raggiungere i 2.060 metri del Rifugio Damiano Chiesa, situato appena sotto la vetta del Monte Altissimo.

La Vetta: un panorama a 360 gradi sull'Italia Settentrionale
Raggiunto il rifugio, è d'obbligo compiere l'ultimo sforzo a piedi o in sella per conquistare la cima vera e propria della montagna, situata subito alle spalle della struttura. Da questo eccezionale balcone naturale il panorama sul Lago di Garda lascia letteralmente senza fiato: lo specchio d'acqua appare come un fiordo profondo incuneato tra le rocce.


Verso nord, lo sguardo spazia libero dal Garda Trentino fino alle vette innevate dell'Adamello e alle maestose Dolomiti di Brenta. Rivolgendo gli occhi verso sud, nelle giornate più limpide, l'orizzonte si allunga fino alla penisola di Sirmione, alle colline moreniche e alla vastità della Pianura Padana. È il momento perfetto per scattare foto e ricaricare le energie prima della discesa.

La discesa tecnica: dal Sentiero 601 alla Val del Diaol
Se la salita ha richiesto gambe e motore, la discesa esige concentrazione e tecnica di guida. Il rientro inizia subito in modo severo lungo il famigerato sentiero 601. Trattandosi di un single track molto scassato e verticale, i meno esperti e tecnici (tra cui il sottoscritto) dovranno affrontarlo a spinta fin quasi a raggiungere il Monte Varagna. Si tratta di circa 1km in discesa, in parte pedalabile e in parte riservato ai più bravi.
Per evitare la parte più estrema del 601, riservata ai discesisti puri ed enduristi esperti, l'itinerario devia a destra seguendo un altro itinerario che sale da Arco e puntando verso la Malga Campei, un altro splendido punto di sosta dove la Valle dell'Adige e il Monte Stivo offrono un ultimo caloroso saluto panoramico.


Da Malga Campei inizia una picchiata mozzafiato su fondo misto di cemento e sterrato veloce, intervallata da una breve risalita spaccagambe. Il gran finale è riservato agli amanti dell'adrenalina: l'imbocco dell'ultimo tratto tecnico sul leggendario sentiero della Val del Diaol (Val del Diavolo), una delle piste da downhill e freeride più famose d'Europa, qui affrontata nei suoi segmenti accessibili. Pietre smosse, radici e pendenze richiedono il massimo controllo della bici.
L'abitato di Nago segna finalmente la conclusione delle difficoltà tecniche. Da qui, per fare rientro al punto di partenza a Torbole, si può scegliere di scendere rilassandosi attraverso la panoramica località Busatte o sfruttando la nuova e sicura pista ciclabile, concludendo così un anello epico destinato a rimanere tra i vostri ricordi ciclistici più belli.





















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