Per sfizio devio per il piccolo borgo di Faris, sovrastato da vecchio castello di Partistagno e circondato da bei prati verdi… chissà com’è vivere qui, in questo piccolo angolo di paradiso?
Sorpasso Attimis e mi accingo ad affrontare il
passo di Monte Croce (molto meno temibile dell'omonimo passo alpino) e poi plano verso
Nimis ma, ormai allergico alla strade trafficate, alla prima possibilità che ho svolto a destra e continuo a pedalare verso
Torlano, paesino molto tranquillo e piacevole.

La mia prossima tappa mi osserva già dall’alto: Sedilis, degno del suo nome, sembra riposare placido a cavallo di alcune colline e io per arrivarci devo arrancare un bel po’, anche spingendo la bici a mano. Proprio qui, sotto il sole e a mezza salita mi accorgo di aver scordato la borraccia a Faedis e non mi resta che continuare con la gola secca fino alla sommità del cucuzzolo, nel centro del paese dove depredo l’unica osteria, provvidenzialmente aperta, di tanta acqua fresca.
Con la gravità ora a mio favore, rimontato in sella raggiungo Tarcento in pochi minuti e mi metto alla ricerca di un negozio di alimentari per il pranzo. Niente! In centro vedo solo pasticcerie e farmacie… che la gente di questo paesino si sia votata al culto del diabete?
Non mi resta che continuare verso
Magnano in Riviera, sempre per stradine secondarie seguendo la piantina di Google Maps, per trovare un
vecchio emporio che vende veramente di tutto: quaderni, libri, vestiti, lana. .. ma per fortuna anche
pane e salumi! Risolto il problema approvvigionamenti continuo fino ad
Artegna e qui, quasi per puro spirito masochistico, scalo la collina in centro del paese, sulla cui cima si erge la chiesa e il
Castello dei Savorgnan che dominano dall'alto tutta la zona. Dalla sommità si scorge anche
Gemona del Friuli, la mia prossima tappa.

La città, distrutta quasi completamente dal sisma del 1976 è stata ricostruita con un po’ troppo cemento armato, secondo me, ma per fortuna girando in bici per il centro storico riesco comunque a scoprire qualche scorcio interessante. Ora ci starebbe benissimo un caffè all’ombra del duomo... ma voglio pranzare oltre il fiume Tagliamento e quindi continuo il mio percorso.
Svicolando tra stradine di periferia e caserme arrivo finalmente al ponte: sotto di me il Tagliamento scorre placido nel suo enorme letto di ghiaia. Spingendo ancora un po’ sui pedali evito Braulins scoprendo così un percorso ciclopedonale naturalistico che corre proprio sul greto del fiume tra cumuli di ghiaia fluviale e bassi salici in fiore. Passato il paesino di Peonis pedalando su una strada provinciale deserta, arrivo al lago di Cornino: questo specchio d’acqua formatosi dopo il ritiro dei ghiacciai è completamente isolato perchè non ha nè immissari nè emissari.. ed è forse per questo che le sue acque sono sempre limpidissime e di un colore blu talmente bello e intenso da averlo reso famoso. Non trovo però, lì in riva al lago, un angolino che mi ispiri per la pausa pranzo e così decido di tornare sulla riva del Tagliamento dove, disteso sui bianchi sassi portati da chissà quale piena mi godo il pranzo rimirando il cielo azzurro. Altro che ristoranti a 5 stelle!!!
Ritemprato nello stomaco e nello spirito riparto alla volta di Flagogna dove giunto in piazza mi inerpico, stavolta a piedi, per ammirare la chiesetta e la canonica fortificata. Giunto a Pinzano al Tagliamento ormai nell’ora della siesta riesco finalmente a bere un meritato caffè presso la Società Operai “Al Progresso”.
Continuando poi a fare su e giù per queste colline, ultima linea di alture prima della pianura alluvionale, mi imbatto nel vecchio borgo contadino di Cjampeis dove sembra producano dell'ottimo miele di castagno!
A
Lestans, per evitare la SR52 di Sequals, piego verso destra in direzione di
Usago,
Travesio fino a
Meduno, di nuovo in direzione dei monti ancora incapucciati di neve che sembrano proprio emanare un loro alito freddo. Noto infatti che ogni volta che mi riavvicino alle montagne la primavera sembra come fare un passo indietro: i fiori sono ancora nascosti nei loro boccioli, l’erba è ancora giallognola e anche gli alberi aspettano ancora silenti l’innalzarsi delle temperature per esplodere poi coi loro verdi germogli.

A Borgo Ciago ritrovo pieno di entusiasmo la segnaletica della pista FVG3, che ormai davo per defunta e che invece mi fa subito un bello scherzo: per seguirla mi fa fare alcuni ghirigori in una zona industriale facendomi poi scendere fino ad un guado sul fiume Meduno. Dall’altra parte del fiume in secca vedo chiaramente dove la pista riprende... ma c’è un piccolo problema: dal mio lato la strada finisce nel vuoto in cima ad una parete di ghiaia che termina qualche metro più sotto nell'alveo del fiume. Che fare? Potrei tornare indietro, rifare la salita, arrivare al paese e cercare un ponte. Ma non ne ho proprio voglia, pedalo già da molte ore e tra un po’ il sole comincerà a scendere quindi, armato di tanto ottimismo e un pizzico di pazzia inizio la discesa. Prima calo le borse e poi lentamente scendo con la bicicletta caricata sulla spalla. Qualche piccolo attimo di panico ma poi tutto si risolve felicemente e a me non resta che ricaricare le borse sul mio destriero e trascinarlo con attenzione attraverso l’alveo del fiume disseminato di pietroni.
Tornato sulla strada asfaltata la FVG3 mi accoglie con tutti gli onori: ora piatta e ben segnalata la ciclabile corre in sede propria accanto alla strada; mi fa superare Cavasso Nuovo e Fanna e mi accompagna proprio fino a Maniago, la città famosa per i suoi artigiani che producono coltelli, dove stasera farò tappa in un B&B.
Fvg3 fino a Budoia
Oggi di nuovo sveglia con il sole! Che bello! Il letto comodo e la tranquillità dell'agriturismo dove ho dormito mi indurrebbero a prendermela con calma e a starmene un po’ qui in panciolle…
ma la strada chiama e il cicloturista non sa trattenersi a questo richiamo... così, fatta colazione e caricate le borse, alle 8.00 sono già per strada ad attraversare il
torrente Cellina sul Ponte Giulio.

A
Malnisio ritrovo la mia FVG3 con la quale ormai ho un rapporto bipolare di amore/odio. Oggi vorrei andare dritto sulla strada provinciale fino a Budoia, meta finale dell'itinerario ma alla fine mi faccio ammaliare dalla segnaletica della ciclabile e mi fido del richiamo: per fortuna oggi la FVG3 non mi tradisce e mi fa pedalare su piccolissime stradine di campagna, in solitudine tra magredi ghiaiosi e boschetti di faggio che nella luce della mattina si illuminano di un verde indescrivibile! Credo proprio che questo sia uno dei pezzi più belli di tutto l’itinerario! Attraverso
Giais, una delle ultime cinte rimaste: questi
borghi contadini fortificati, di origine già preromana formati da gruppetti di case strette strette tra loro a scopo difensivo, furono quasi completamente eliminati durante il dominio veneziano, perché i signori della Serenissima non vedevano di buon occhio le fortificazioni “non ufficiali”. Ultimo tratto nel verde fino a
Marsure ammirando da vicino il
Monte Cavallo ancora innevato e poi sono costretto a zigzagare per le strade di
Aviano, facendo attenzione a non perder di vista i cartelli della ciclabile che mi conduce infine a
Budoia il piccolo paesino del pordenonese dove si trova il capolinea di questo bellissimo itinerario che in poco più di tre giorni mi ha fatto pedalare
tutto il Friuli collinare, da est a ovest, alla scoperta di splendidi paesaggi!
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