Una squadra tosta
- io in bici da corsa;
- Dennis, ormai compagno di scorribande ciclistiche da 2 anni, in bici da viaggio;
- Steven, ciclista seminovello ma con già 2 gare di biathlon alle spalle, in mtb;
- e Nicola che inforca la mia fedele Burek (non è da corsa non è mtb, "sa solo quello che non è", cit.).
Dalla Valsugana al Passo Vezzena
Arrivati a Bosentino cominciamo ad affrontare la salita al valico della Fricca, le pendenze non sono mai eccessive ed è poco trafficato.
A Carbonare ho stabilito la prima pausa, cappuccio e brioche in un bar parecchio datato e ripartiamo.
Da qui si piega a sinistra verso Malga Laghetto, dove si incrocia la strada che sale dal temibile Menador, ancora pochi km di salita e avremo portato a casa quasi tutto il dislivello della tappa. Accusiamo tutti un pò la salita, io motivo il gruppo millantando l’enorme panino e burrone che mangeremo per pranzo al Passo Vezzena.
Li stacco in piedi sui pedali e arrivando per primo al passo trovo un’atmosfera fantasmagorica, è tutto chiuso e la possibilità di mangiare è sfumata.
Un pasto veloce?!?
Questi 5km sono splendidi, la strada serpeggia dolcemente in leggera discesa tra ampi pascoli e boschi pianeggianti.

Ci sediamo vicino ad 2 gruppi di motociclisti che ci guardano divertiti e incuriositi.
Io pensavo ad una veloce combo birra-panino ma i miei compari non sono della stessa idea e decidono di ordinare un tagliere e un primo.
Il cameriere che probabilmente è anche il proprietario torna poco dopo con quello che dovrebbe essere il tagliere, è enorme e comprende ogni ben di dio: formaggi, affettati, sottaceti, polenta, pane, polpette e anche un litro di vino.
Finiamo tutto quasi a fatica e dopo un caffè obbligatorio rimontiamo in sella pregando non ci sia più salita per un bel pò vista l’impegnativa situazione digestiva che dobbiamo affrontare.
In bici sull'altipiano d'Asiago
Avevo ipotizzato una pausa anche qui ma cominciamo ad essere impazienti di arrivare a destinazione per mollare la bici e festeggiare l’impresa tutti assieme, quindi giusto il tempo di controllare l’itinerario, riempire le borracce e ripartiamo.
Su google maps ne ho osservato solo alcuni tratti “in street view” perché non è del tutto coperta, comunque il fondo mi è sembrato di ghiaia compatta ed ho deciso di rischiarla anche con la bici da corsa.
La strada è carrabile ma alterna tratti asfaltati e tratti bianchi e si inoltra nel bosco, incontriamo forse 3 macchine in totale e continuiamo in leggerissima salita con qualche strappeto blando ogni tanto.
La stanchezza comincia a farsi sentire ma sono elettrizzato dal sole del tardo pomeriggio che filtra tra gli alberi, tengo il culo ben schiacciato sulla sella e pedalo vigorosamente schivando le buche e i sassi più grossi.
Usciti dal bosco la strada taglia degli ampi prati, forse pascoli, in cui ci sdraiamo a riposare e goderci il sole, in lontananza scorgiamo il Rifugio monte Corno, che sorge al limitare dell’altopiano, da li ci aspetta una lunga discesa su una tortuosa stradina asfaltata fino a Thiene.
Arrivo a Thiene!
Siamo stanchi e pedaliamo per inerzia, finalmente entriamo in centro a Thiene poco prima del tramonto, troviamo la casa di Ale che ci accoglie e ci fa stipare le biciclette in stile Tetris in uno strettissimo giroscale.
Inutile dire che la strada qui è brutta, un rettilineo pieno di incroci punteggiato di mobilifici, abitazioni, supermercati, distributori e parcheggi.
Arrivati a Marostica oltrepassiamo le mura per accedere alla super scenografica piazza dove ci concediamo un aperitivo mattiniero.
Altri 10km e siamo a Bassano, dove dopo un pezzo di ottima focaccia prendiamo un treno direzione Trento.














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