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Un trekking nel gruppo del Lagorai, nel Trentino orientale, per ammirare panorami che spaziano su gran parte delle Dolomiti, i monti pallidi. Giunti da Trento a Ziano di Fiemme, si sale verso rifugio Cauriol attraverso una strada sterrata aperta al traffico. Qui si lascia l’auto ed inizia la nostra gita, che ci regalerà tre insegnamenti...

01. La stupidità degli uomini

Presso il rifugio, dove sorseggiamo l’usuale caffè di inizio escursione, sono esposti molti oggetti risalenti alla Grande Guerra di cui il posto è stato teatro. Sono presenti elmetti, fucili, granate, mitragliatrici e oggetti di ogni genere, restituiti dalle vicine montagne negli anni passati. Questi luoghi furono infatti teatro di aspri scontri: qui uomini semplici combattevano contro persone del tutto uguali a loro, ragazzi strappati all’affetto delle loro madri troppo presto, destinati spesso a morire dopo mesi di patimenti, sotto la neve, vittime di una granata o di un colpo di moschetto, sparato da quello che sarebbe dovuto essere un fratello e non un nemico. Dopo qualche discussione su quali siano i “nostri” caduti, decidiamo che in realtà lo sono tutti e ci incamminiamo verso la nostra meta.
Per un'oretta seguiamo una strada forestale malmessa (sono in corso dei lavori sull’acquedotto). Finito lo sterrato inizia un sentiero sulla destra che sale fino ad una sella sulla sinistra della quale si staglia il monte Cauriol. Ad un certo punto il sentiero propone una biforcazione: qui iniziano la via degli Austriaci e la via degli Italiani. Come è facile intuire, una attraversa il fronte austro-ungarico, mentre l’altra il fronte italiano. Entrambe sono ricche di fortificazioni e testimonianze della guerra. Decidiamo di salire dal fronte italiano e scendere da quello austriaco. Ci inerpichiamo per circa un’ora, sbagliando anche strada per la prima volta quest'oggi (i sentieri sono segnalati molto male, speriamo che presto qualcuno abbia la buon'anima di porvi rimedio!).
Arriviamo finalmente al passo che ci ricongiunge con la via austriaca: da qui possiamo salire sulla destra fino alla vetta (ci vogliono ancora 30 minuti buoni). Arrivati in cima mangiamo qualcosa e ci riposiamo, godendo di un’ampia visuale sul lagorai e sulle vicine dolomiti.

02. Bisogna saper rinunciare

Tornati al passo osserviamo la croce che ci chiama dalla vetta del Piccolo Cauriol. Siamo tentati di raggiungerla. Ci accorgiamo ben presto, però, che non siamo attrezzati per l’arrampicata e non troviamo un sentiero percorribile, seppur con difficoltà. Iniziamo anche ad accusare un po’ di stanchezza: meglio non rischiare! Scattate le ultime fotografie, ci giriamo e torniamo al passo.

03. In montagna il tempo muta rapidamente

Il cielo si è fatto d’improvviso plumbeo, dobbiamo affrettarci. Scendiamo dalla via austriaca, segnalata davvero male. Nonostante a tratti sia larga come un’autostrada, riusciamo a perderci addirittura due volte. Fatichiamo più del dovuto nell’attraversare una pietraia. Il posto è davvero suggestivo e con un po’ di fortuna è possibile osservare qualche animale selvatico. Giunti al bivio incontrato all’andata, iniziamo ad intrattenerci con giochi stupidi. Tornati alla partenza ci regaliamo un piatto di straboi con la marmellata di granteni (mirtilli rossi).
Altri suggestivi percorsi in zona sono l'itinerario di visita del Geoparco del Bletterbach sulla sponda opposta della valle oppure il trekking al monte Colbricon
Ultima modifica: 03 Giugno 2024
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tirapacchi
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