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È appena uscita la quarta puntata del podcast di viaggi in bici di Life in Travel: i Velocipedisti, in cui ti racconto le gesta dei nostri antenati, coloro che per primi si spinsero oltre i propri limiti per esplorare il mondo in sella a una bicicletta.

Il quarto episodio de I Velocipedisti è dedicato a un cicloviaggiatore italiano, il primo a compiere grandi viaggi in bici in Italia. Il polesano Luigi Masetti fu uno dei primi cicloviaggiatori in assoluto dopo Thomas Stevens, il primo ad aver compiuto il giro del mondo in sella a un biciclo nel 1887, Allen e Sachtleben che conclusero il loro giro del mondo in Safety Bike nel 1893 e Frank Lenz, il ciclista perduto, scomparso nel 1894 in Turchia.

Masetti non fece il giro del mondo, ma il suo Viaggissimo lo rese molto conosciuto in Italia, dato che raccontò le sue gesta sul Corriere della Sera.

velocipedisti masetti

I Velocipedisti, il podcast dedicato ai pionieri del cicloturismo

Viaggio in bici dal secolo scorso e negli ultimi 20 anni sono stato testimone e ho descritto la rivoluzione a pedali che ha messo in sella decine di migliaia di cicloviaggiatori in Italia e nel mondo.

In questo podcast rendo omaggio ai nostri antenati e ti racconto le loro storie, perché con coraggio e un pizzico di follia, si sono spinti oltre i loro limiti e hanno esplorato gli angoli più remoti della Terra facendo in modo che noi potessimo seguire le loro orme.

I Velocipedisti è un podcast di Life in Travel, ideato, scritto, e narrato da me 

podcast i velocipedisti lifeintravel

Luigi Masetti, il primo cicloviaggiatore italiano

13 settembre 1893.

Chicago è in ritardo di un anno, ma il fermento dell’evento è travolgente.

Le vie della città, sulle sponde del lago Michigan, appaiono come un’enorme macchina in movimento: rumore, fumo, persone che arrivano da ogni parte del mondo.

È l’anno dell’Esposizione Universale, che celebra i quattrocento anni dalla scoperta dell’America. Tutto è gigantesco, tutto è moderno, tutto vuole dimostrare che il futuro è già qui.

L’anno prima, quando in città già fervevano i preparativi, era passato di qui anche un certo Frank Lenz, che ora si trova già in Asia e sta pedalando incontro al suo destino. Ma di questa triste storia ti ho già parlato nel secondo episodio di questo podcast.

Oggi invece torniamo nell’Illinois perché dopo due mesi trascorsi a vagare sulle strade di mezzo mondo, si getta in questo caos un uomo solo.

È sporco di polvere.

Ha una barba stanca, gli occhi segnati dal viaggio.

È italiano.

E soprattutto: arriva in bicicletta.

Eolo, questo il nome che il suo padrone ha dato al bicicletto Cappelli e Maurelli, è una bicicletta pesante, rigida, con poche marce, senza comfort, ma affidabile e durevole.

Una bici che per arrivare fin lì ha attraversato l’Europa, l’oceano Atlantico, e poi mezza America. Quell’uomo si chiama Luigi Masetti. E in quel momento, senza saperlo, è diventato il primo grande cicloviaggiatore italiano della storia.

Le origini di Masetti

Luigi Masetti nasce nel 1864 a Trecenta, nel Polesine.

Un’Italia appena unificata, ancora povera, ancora divisa, ancora molto lontana dall’idea di modernità che oggi diamo per scontata.

Masetti non nasce esploratore. Non nasce ricco. Non nasce famoso. Nasce in un contesto in cui viaggiare è difficile, lento, spesso pericoloso. È figlio di un'Italia che sta ancora cercando di capire se esiste. Il Polesine di quegli anni è un luogo di acque ribelli — le alluvioni dell'Adige sono ferite aperte — e di uomini che si spezzano la schiena falcidiati dalla pellagra e dalla malaria.

L’anno della sua partenza, l’estate 1884, è per il Polesine la stagione delle rivolte. I contadini abbandonano i campi al loro destino e si ribellano ai padroni. I fuochi incendiano fienili e stalle, arrivano i carabinieri e molti vengono arrestati e condannati.

Perché è importante? Perché Masetti porta con sé la resilienza del contadino veneto. Non ha paura della pioggia perché sa cos'è un'alluvione. Non ha paura della fame perché sa cos'è la carestia.

L’ambiente in cui cresce influirà sul carattere di Massetti e sui suoi viaggi che si soffermano soprattutto nei villaggi e nelle campagne, “nei piccoli alberghi dove si spende poco e si ha modo di conoscere la gente”, come scrisse egli stesso.

ciclo viaggiatore

Milano e la sua formazione come uomo e come cicloviaggiatore

Quando si trasferisce a Milano dalle sorelle, Masetti porta con sé due tortore e un galletto che gli farà da sveglia e che spesso sarà suo compagno di viaggio nelle scorribande lombarde.

A Milano, Masetti diventa un intellettuale autodidatta. Frequenta i circoli radicali. La bicicletta diventa per lui lo strumento politico perfetto.

In un'epoca in cui il treno ti obbliga a orari e percorsi fissi decisi dallo Stato o dalle compagnie private, la bici ti permette di deviare. Di fermarti in un villaggio non segnato sulle mappe.

Entra in contatto con ambienti culturali e politici molto vivaci. È una città in fermento, attraversata da idee socialiste, anarchiche, libertarie. Ed è qui che Masetti comincia a formarsi come uomo prima ancora che come viaggiatore.

Non è un caso che la bici, per lui, non sia solo un mezzo di locomozione.

È un simbolo.

Di autonomia.

Di libertà individuale.

Di rifiuto dei percorsi già tracciati.

La fine del XIX secolo è un’epoca in cui la bicicletta non è ancora un mezzo popolare, ma una stranezza. Qualcosa che fa discutere, che spaventa, che incuriosisce.

La scoperta della bici in Svizzera

Masetti la scopre davvero durante un viaggio in Svizzera. Sì trova sul lago di Ginevra, nel 1891. Sta lavorando lì, servendo negli alberghi per turisti e contemporaneamente impara le lingue che gli serviranno anche in futuro.

Vede una persona sul bicicletto ed è subito amore. La prova. La usa. E capisce subito una cosa fondamentale: con quella macchina lì, può andare dove vuole. Senza orari, senza biglietti, senza intermediari.

La bici non dipende da nessuno. Dipende solo dalle gambe e dalla testa di chi la guida. E questa idea — per un uomo con una sensibilità libertaria — è una bomba.

Quando torna in Italia, per prima cosa partecipa alla Milano-Torino nemmeno un mese dopo essere salito per la prima volta sul suo ’Eolo’. Quel primo tragitto però sta stretto a Luigi che ha orizzonti ben più ampi.

Così decide di fare una cosa che all’epoca è vista come folle: viaggiare lontano, molto lontano, solo in bicicletta.

Nemmeno dieci anni prima un certo Thomas Stevens era partito da San Francisco e in sella ad un biciclo aveva viaggiato verso oriente, tornando a casa dopo tre anni.

Era stato il primo ad aver completato il giro del mondo mentre proprio negli anni in cui Masetti pedalava in giro per l’Europa, una coppia di amici, Sachtleben e Allen, stavano vagando in Asia verso oriente in sella a una safety bike. I due compagni di università sarebbero stati i primi a concludere un giro del mondo in sella a una bici che oggi potremmo considerare la progenitrice della bici moderna.

1892, il primo grande viaggio in Europa

Nel 1892 Masetti parte per il suo primo grande viaggio. Attraversa Francia, Germania e Austria.

Pedala oltre 3.000 chilometri su strade spesso non asfaltate, senza segnaletica, senza assistenza, raggiungendo prima Parigi, poi Berlino e infine Vienna prima di fare ritorno a Milano.

Dorme dove capita. Ripara la bici da solo.

Nei suoi resoconti descriverà il suo bagaglio così “tre paia di calze, due calzoncini corti, tre maglie, una giacca, un panciotto, due colletti, due paia di polsini, un petto di camicia per le grandi occasioni (girando girando capitano!), una camicia di lana, sei fazzoletti e gli occhialoni e quando giungo a un rivo o a un lago, mi butto in acqua. Ciò serve a lavarmi il corpo e i vestiti, che indosso di nuovo dopo averli strizzati e fatti asciugare al sole.”

Sul percorso Masetti affronta diffidenza, curiosità, a volte ostilità. Questo viaggio non è ancora epocale, ma è fondamentale. Perché è lì che Masetti capisce due cose.

La prima: si può fare.

La seconda: vale la pena raccontarlo.

Scrive, annota, osserva. Non viaggia solo per spostarsi, ma per capire il mondo che attraversa. Il primo viaggio può essere visto un po' come il giro di riscaldamento di Masetti. Il test per sperimentare assetto e bagagli, per conoscere sé stesso e la reazione del mondo al suo passaggio.

Il Viaggissimo

È l’anno successivo quello della svolta. Quando propone il viaggio successivo al Corriere, Masetti non chiede solo soldi. Chiede una tribuna, un palco da cui parlare alla gente. Vuole dimostrare agli italiani, ancora chiusi nel loro particolarismo regionale, che un uomo da solo può raggiungere traguardi impensabili se lo vuole. Il direttore del Corriere, Eugenio Torelli Viollier, capisce che Masetti è il "reporter totale": è colui che vive la notizia mentre la crea.

E qui arriviamo al punto di svolta. Masetti ha un’idea che oggi definiremmo visionaria, ma che all’epoca è quasi assurda: raggiungere Chicago in bicicletta per raccontare l’Esposizione Universale.

Propone il progetto al Corriere della Sera. Il giornale accetta. E improvvisamente il suo viaggio diventa anche un racconto pubblico. Questo è un passaggio chiave: Masetti non è solo un avventuriero, è uno dei primi travel reporter su due ruote.

Così come lo furono Stevens e Lenz in america per la rivista Outing.

È il 12 luglio 1893.

Masetti saluta Milano.

La sua bici, Eolo, è carica di pochissime cose: un cambio, qualche attrezzo, carta e calamaio. I primi giorni sono un inno alla fatica alpina. Salire il Sempione con un rapporto fisso e una bici di ferro significa scendere di sella e spingere per ore sotto il sole o la pioggia.

Nelle sue prime lettere al Corriere, lo stile di Masetti è già chiaro: ironico, asciutto, estremamente attento alle persone. Non descrive solo i monumenti, descrive le facce dei doganieri, il sapore del formaggio svizzero, la qualità del selciato francese.

Attraversa la Francia come un fulmine. A Parigi osserva la modernità, ma non si ferma. L’ha già vista l’anno precedente e deve correre verso l'Inghilterra.

Si imbarca a Southampton sulla nave Island.

Immaginate Masetti sul ponte della nave. La sua bici è legata in stiva, tra i bagagli dei ricchi turisti e le poche speranze degli emigranti. Masetti è in una terra di mezzo: non è un emigrante che scappa dalla fame, ma non è nemmeno un turista d'élite. È un esploratore della nuova era.

Scrive al giornale descrivendo il mal di mare, ma anche lo stupore nel vedere l'immensità dell'Atlantico. Per un uomo nato tra gli argini di un fiume, l'oceano è la prova definitiva che i confini sono solo invenzioni umane.

Quando Masetti sbarca a New York, lo shock è totale.

Non è la New York dei grattacieli che conosciamo noi, ma è già una metropoli elettrica, violenta, rumorosa. Ma lui non si ferma a Broadway. Deve andare a Ovest. Qui il racconto si fa epico. Masetti deve percorrere circa 1.500 chilometri per arrivare a Chicago.

Le strade americane del 1893 sono infernali. Spesso sono semplici tracce di terra battuta che, alla prima pioggia, diventano fango che blocca le ruote. "L'America è grande, troppo grande per un uomo solo," sembra dire tra le righe. Descrive gli incontri con i contadini del New Jersey e della Pennsylvania. Spesso non capiscono cosa stia facendo. Gli offrono acqua, lo guardano come un pazzo.

Masetti scrive della solitudine. Di notte dorme dove capita, a volte sotto le stelle, sentendo i rumori di una natura che in Italia non esiste più. Mangia quello che trova: mais, uova, caffè imbevibile. La sua gamba si gonfia, il calore dell'agosto americano è una cappa che toglie il respiro, ma lui ha una scadenza: l'Esposizione di Chicago sta per finire e lui deve esserci.

Un dettaglio fondamentale che Masetti nota è come la bicicletta rompa le barriere sociali. Negli USA, la bici sta diventando una mania (la bicycle craze). Vedere questo italiano impolverato, arrivato dall'Europa, genera una solidarietà immediata tra i ciclisti locali (quelli che all’epoca venivano chiamati wheelmen, gli uomini ruota). Lo scortano per alcuni tratti, gli riparano la catena, lo invitano nei loro club.

Per Masetti la bicicletta è il linguaggio universale che spalanca porte e spiana le avversità.

L'Esposizione Universale e l'incontro col Presidente degli USA

Il 13 settembre, Masetti entra a Chicago. L'impatto visivo è descritto nei suoi resoconti con un misto di ammirazione e critica socialista. L'Esposizione è un trionfo di luci elettriche, curate da Nikola Tesla e George Westinghouse, grande rivale e vincitore su Edison nella cosiddetta guerra delle correnti.

Ma Masetti vede anche il contrasto con la povertà dei sobborghi industriali. Viene accolto come un eroe. La stampa americana lo chiama "The Great Italian Rider". Lui, con la sua barba incolta e i vestiti logori, si muove tra i padiglioni dorati. È il momento culminante: l'incontro con il Presidente Cleveland.

Masetti rappresenta l'Italia che non chiede elemosina, ma che porta ingegno e coraggio. Il ritorno non è meno avventuroso, ma Masetti è cambiato. Ha capito che il mondo è percorribile.

Torna in Italia e la sua fama è alle stelle. Ma Masetti non è un uomo da salotto. Non scriverà un libro di memorie. Continuerà a viaggiare finché il corpo glielo permetterà. Dopo Chicago, Masetti potrebbe fermarsi. Ha già fatto qualcosa di enorme. E invece no.

Verso l'Egitto e il Medio Oriente

Nel 1897 riparte. Direzione: Egitto. Pedala fino alla piramide di Cheope. Attraversa territori che per un europeo dell’epoca sono quasi mitologici. Poi Palestina. Medio Oriente. Luoghi complessi, spesso instabili, attraversati con lentezza e rispetto.

Ancora una volta, la bici è il suo lasciapassare: non arriva come conquistatore, ma come viaggiatore.

È proprio il Corriere della Sera a definirlo l’anarchico delle due ruote, come verrà ricordato per sempre. Non perché Masetti lanci bombe o faccia comizi. Ma perché viaggia fuori dagli schemi. Non segue le rotte classiche. Non rispetta le gerarchie del viaggio ottocentesco. Non accetta che ci siano luoghi “da ricchi” e luoghi “da poveri”.

Con la bici, Masetti mette tutti sullo stesso piano. Strade, frontiere, distanze diventano relative. Ed è questo che, probabilmente, dà fastidio e affascina allo stesso tempo.

18.000 km fino a Capo Nord

Ritornato in Italia Luigi non sa stare fermo e così arriva il viaggio che, forse più di tutti, racconta chi è davvero Masetti.

Nel 1900 parte da Milano con un obiettivo assurdo per l'epoca, raggiungere Capo Nord in bicicletta.

Attraversa l’Europa, risale verso il Circolo Polare Artico, affronta freddo, isolamento, strade quasi inesistenti. Arriva a Capo Nord il 14 agosto 1900.

Da lì, invece di tornare indietro, prosegue. Attraversa la Russia. Incontra Lev Tolstoj. Poi riparte, passa dalla Crimea. Arriva fino a Costantinopoli.

Il suo non è più solo un viaggio. È una dichiarazione di intenti: la bicicletta come strumento totale di esplorazione.

Alla fine di questa ennesima avventura Masetti avrà percorso 18.000 km.

Gli ultimi anni di vita

E poi, quasi improvvisamente, Masetti sparisce. Nei primi anni del Novecento smette di viaggiare, o almeno smette di raccontarlo. La sua figura si dissolve lentamente dalla cronaca.

Muore nel 1940, a Milano. Senza clamore. Senza celebrazioni. Ed è forse la cosa più coerente con la sua vita: un uomo che ha sempre viaggiato fuori dai riflettori, anche quando era sotto gli occhi di tutti.

L'eredità di Masetti

Se oggi carichi le borse sulla bici e parti, anche solo per pochi giorni, stai facendo qualcosa che Masetti ha contribuito a rendere possibile.

Non tecnicamente, ma culturalmente. Lui, insieme ad altri Velocipedisti che si sono messi in gioco alla fine del XIX secolo, ha dimostrato che la bicicletta non era solo un mezzo di trasporto per ricchi prima e per la classe operaia poi, non era solo nemmeno sport e svago, ma era ed è un modo di stare nel mondo.

Viaggiare lentamente. Attraversare i confini senza conquistarli. Usare il corpo come misura dello spazio.

Masetti più di 100 anni fa ci ha insegnato che il viaggio non è fatto di bandierine da appuntare al petto, è conoscenza. Ci ha lasciato un'eredità pesante: l'idea che la libertà non è un diritto che ci viene dato, ma un sentiero che dobbiamo tracciare da soli, un colpo di pedale alla volta. Oggi, quando guardate una mappa, pensate a Luigi. Pensate che quei confini che vedete stampati, per lui, erano solo punti dove fermarsi a bere un bicchiere d'acqua e chiedere: "Com'è la strada più avanti?".

 

Letture consigliateL'anarchico delle due ruote di Luigi Rossi racconta la storia di questo grande cicloviaggiatore ed è in pole position nelle nostre 23 letture suggerite. Chi volesse approfondire la storia della bicicletta, mezzo davvero rivoluzionario, potrà tuffarsi nella lettura di Bici ribelle scritto da Luigi Bairo, nel quale si parla anche del nostro cicloviaggiatore Masetti.
Ultima modifica: 31 Dicembre 2025
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Leo

Viaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide Dolomiti del suo Trentino, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, dopo un anno di Working holiday in Australia e dieci mesi in bici nel Sud est asiatico, ora sogna la panamericana... sempre in bici, s'intende!

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