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La baia dello Squalo, la Shark Bay australiana è uno dei posti più conosciuti e declamati per la loro bellezza sulle guide turistiche del Western Australia ed è forse per questo che ne sono rimasto un po' deluso. Shark Bay, patrimonio naturale dell'UNESCO, probabilmente va scoperta nell'arco di una settimana o forse più, avendo a disposizione tutti i mezzi necessari (4WD, barca, bicicletta...).
 
La mia visita a Shark Bay di un paio di giorni mi ha portato a riposare (non voglio definirlo dormire!) nei pressi di Eagle bluff, sull'ennesimo splendido paesaggio costiero. Il mattino seguente ho raggiunto Monkey Mia, un avamposto nella zona orientale della baia, costituito da un  jetty (pontile), un visitor centre, qualche negozio di souvenir e poco altro. Questo luogo è davvero conosciuto in Australia per merito della ravvicinata e costante interazione tra uomini e delfini che qui risale agli anni '60. I mammiferi marini scendono fino a riva abitualmente per tre volte al giorno durante la mattinata e, soprattutto negli ultimi anni è diventato un evento ammaliant per le decine di persone che si accalcano sulla spiaggia in attesa che gli addetti del parco li chiamino per consegnare un pesce ai sempre splendidi animali. Sicuramente la scena non è delle più selvagge e romantiche che io abbia visto in Australia. Deluso da questa visione, ho creduto  di poter meglio apprezzare la baia salendo sul catamarano ormeggiato al pontile. Questa crociera di un paio d'ore è partita con la visita della pearl farm presente poco al largo: interessante per i primi dieci minuti di spiegazione da parte di un addetto, noiosa per l'altra mezz'ora trascorsa ad attendere gli altri turisti che ammiravano i gioielli presenti e ne trattavano l'acquisto. Lasciata la farm ci siamo diretti in mare aperto ma senza alcuna meta precisa. Dopo aver avvistato un paio di loggerhead turtles e i delfini che scendevano sulla spiaggia di Monkey Mia, siamo rientrati velocemente in porto. Ancora una delusione, acuita in questo caso dal fatto che ho solo potuto immaginare da lontano ciò che la baia può davvero offrire. Lasciata Monkey Mia ho girovagato per l'unica cittadina presente a Shark Bay: Denham.
Qui sono riuscito anche a trovare una (gelida) doccia pubblica e lavarmi dopo una settimana. Mi sono quindi diretto verso sud fermandomi nel parcheggio di un altro punto panoramico (Shells beach) per la notte. Il mattino seguente, dopo un'alba da brivido lungo la schiena sulla spiaggia di Shells, chiamata così per la particolarità di essere  formata da piccole conchiglie ancora intere, ho raggiunto l'estrema punta meridionale della baia, fermandomi ad Hamelin pool, dove, completamente solo, ho ammirato le formazioni rocciose presenti in questa piscina naturale, ricoperte dagli stromatoliti. Questi batteridi di 3000 anni sono con tutta probabilità i diretti discendenti dei primi esseri viventi sulla Terra milioni di anni fa ed, a loro, dobbiamo, dopotutto, la nostra esistenza. (Bill Bryson nel libro Down Under impropriamente tradotto in italiano In una terra bruciata dal sole  ne dà una divertentissima descrizione). Questa è stata la mia ultima visita nell'area della Shark bay che, tutto sommato, come ho già detto, mi ha un pò deluso. Forse se avessi avuto più tempo da dedicare a questa baia d'Australia, magari avrei partecipato ad un'escursione con un 4x4 in modo da essere condotto fino al punto più occidentale di Australia (dove è anche sbarcato il primo uomo bianco su questo continente, un olandese di cui non ricordo il nome, circa 200 anni prima delle esplorazioni di Capitan Cook) e magari qualche esplorazione delle acque placide della zona con una barca, in tranquillità e serenità mostrebbero la reale bellezza della  Shark Bay.
Altre località nel Western Australia da esplorare sono senz'altro i parchi di Cape Range e Ningaloo ed il Kalbarri National Park
Ultima modifica: 16 Giugno 2024
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Leo

Viaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide Dolomiti del suo Trentino, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, dopo un anno di Working holiday in Australia e dieci mesi in bici nel Sud est asiatico, ora sogna la panamericana... sempre in bici, s'intende!

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