L’ungulato più facilmente osservabile alle nostre latitudini è senza dubbio il capriolo. Lo possiamo incontrare con molta facilità la sera al limite del bosco, dove questo si affaccia su piccole o grandi praterie ricche di erbe e germogli. Il periodo migliore, a mio avviso, è quello degli amori, che grossomodo coincide col mese di luglio, quando la mobilità degli animali e la loro confidenza è massima, ma tutta l’estate e il primo autunno possono essere ricchi di belle osservazioni, perché le femmine di capriolo sono accompagnate dai piccoli, nati tra maggio e giugno (la gestazione nel capriolo è lunga ben 290 giorni!). Con un po’ di fortuna potremo assistere alla poppata. In questo periodo, se nelle nostre escursioni incontriamo un piccolo apparentemente abbandonato, giriamo al largo e non tocchiamolo: la madre è certamente nei paraggi e se tornando sentisse il nostro odore sul piccolo potrebbe non riconoscerlo come proprio, abbandonandolo ad un triste destino. In questo periodo più che negli altri, meglio tenere il cane al guinzaglio.
Quando osserviamo un capriolo può essere interessante provare a capire di che individuo si tratta.
La distinzione fra i sessi non è sempre agevole come si può pensare. I maschi adulti (2 o più anni) sono dotati di palchi (trofeo), costituiti da escrescenze ossee munite di 4 (gobleck) o più frequentemente 6 (sechtzer) punte (2 o 3 per palco), talvolta di più. Tra gennaio ed aprile crescono ricoperti da uno strato di pelle ricco di vasi sanguigni (velluto), che verrà poi tolto tramite strofinamento (prima nei soggetti più anziani). Tra ottobre e novembre verranno persi, per lasciare il posto a quelli nuovi. Anche i maschi sub-adulti (1 anno) portano il trofeo, ma meno sviluppato: solo i soggetti migliori mostrano già sei punte, più spesso ci si ferma a 2 o 4. Nei maschi più scadenti il trofeo è costituito da due piccoli steli, di lunghezza inferiore al centimetro (trofeo bottone): in questo caso, capire se ci si trova di fronte ad un giovane maschio o ad una giovane femmina può risultare difficile ed anche un potente cannocchiale può risultare insufficiente per risolvere l’enigma.
Le femmine adulte sono generalmente accompagnate dai piccoli, che possono essere uno, due o tre. Di solito il primo parto è costituito da un solo piccolo (una femmina con un solo piccolo dovrebbe avere due anni: peròpotrebbe aver perso il secondo a causa di una predazione, un investimento,…). Le femmine sub-adulte, se non ancora in compagnia della madre, sono sole, col fratello, la sorella o con un vecchio maschio desideroso di sedurle.
Distinguere il sesso dei piccoli è più difficile: solo i maschi più promettenti mostrano già un accenno del trofeo, ancora coperto dal velluto.
Durante i mesi invernali la distinzione fra i sessi può avvenire tramite l’osservazione dello specchio anale: infatti essa è caratteristica. Lo specchio anale del maschio è sempre a forma di fagiolo, mentre quello della femmina è a forma di cuore, dove la punta è costituita da una falsa coda. In questi mesi i maschi mostrano il pennello. D’estate queste regole però non valgono, e spesso i dubbi rimangono.
Un capitolo a parte è la stima dell’età, che viene effettuata tramite l’osservazione del comportamento e del portamento dei soggetti: spesso però indovinare rimane un terno al lotto, soprattutto quando si ha poca esperienza.
Queste sono regole del tutto generali: per un maggiore approfondimento consiglio due libri fatti davvero bene, entrambi intitolati Il capriolo, uno scritto da Franco Perco e l’altro da Paolo Varuzza.
Alla prossima!
Osservare gli animali selvatici non è mai semplice, ma con pazienza e tanti appostamenti nei luoghi più indicati per avvistare una determinata specie sarete, prima o poi, sicuramente ricompensati!
Stà diventando una piacevole abitudine leggerti Pier... =)
Tra l'altro ottimamente scritto e interessante...complimenti! =D
PS: proprio oggi abbiamo visto un capriolo (foto iniziale) piuttosto distante tra i canneti del biotopo di Caldaro! Come lo giudichi, se riesci a trovarlo nella foto? :snicker:
19 itinerari in provincia di Gorizia (Friuli Venezia Giulia) alla scoperta della straordinaria varietà di ambienti naturali, culture, tradizioni che si incrociano a cavallo del confine orientale.
Gorizia, città "incollata" al confine orientale tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, è uno dei capoluoghi di provincia italiani con la miglior qualità della vita (7a nella classifica del Sole 24 Ore nel 2010). A tale invidiabile posizione sicuramente contribuisce l'eccezionale varietà di ambienti naturali, aspetti geologici, culturali e storici che caratterizza tutto l'Isontino. - Le colline e i famosi vigneti del Collio. - I sentieri, il sommacco, le grotte, i campi solcati e le trincee della I guerra mondiale del Carso. - Le magnifiche foreste di faggio della selva di Tarnova. - Il bosco asburgico del Panovec. - La cortina di ferro del Monte Sabotino. - I verdissimi prati e pascoli dell'Altopiano della Bainsizza. - La Valle del Vipacco baciata dal sole. - I panorami verso il mare. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Poche zone possono vantare una tale varietà di ambienti in un raggio di pochi chilometri. La II guerra mondiale ha tracciato un confine che ha diviso in due non solo il territorio ma addirittura le famiglie. Lentamente ed inesorabilmente tale barriera si è disgregata fino a disciogliersi con l'ingresso della Slovenia nell'area Schengen il 21 dicembre 2007. Questo ha permesso agli appassionati dei percorsi in fuoristrada di utilizzare tutta una serie di passaggi in precedenza usufruibili solo dai possessori di speciali lasciapassare. E così vecchi itinerari sono stati riscritti e nuovi sono stati tracciati, a formare idealmente una sorta di nuovo legame tra terre nel tempo unite e divise. Ed è proprio il confine a nostro avviso una delle risorse turistiche che andrebbero sfruttate di più. La particolare posizione geografica di Gorizia per chi ci abita costituisce semplicemente una normalità; ma il poter porre contemporaneamente un piede in Italia e l'altro in Slovenia, pur essendo in città, per un turista è sicuramente un'esperienza fuori dal comune. Se a ciò associamo le importanti vicende storiche di cui il confine è stato il principale protagonista del contendere ecco che ne verrebbe fuori un vastissimo ed unico museo all'aperto. L'idea di realizzare questo sito e proporre questa serie di tracce agli appassionati di MTB, nasce ovviamente dalla passione per questa disciplina sportiva ma soprattutto dal desiderio di far conoscere il nostro stupendo e variegato territorio, ricco, lo ribadiamo, di proposte di ogni tipo: naturalistiche, geologiche, storiche, culturali, architettoniche, enogastronomiche. Il ventaglio di itinerari copre buona parte dell'Isontino e offre una visione completa di ciò che esso è in grado di donare a chi è alla ricerca di piccole/grandi perle; il tutto nel raggio di pochi chilometri. Buona pedalata! Marco Cumar
Ultimi commenti