E chi l'avrebbe mai detto di soffrire il freddo in Marocco?
La giornata che ci condurrà a valicare il passo Tizi N'Titchka inizia subito sotto cattivi auspici dato che la sveglia ci viene data dal tintinnio della pioggia sulla copertura tesa della tenda.
La prima, dolce ascesa
Lasciamo il nostro accampamento, dopo la prima notte del nostro viaggio in Marocco in bici, quando il sole, nascosto dietro le nuvole, ha appena rischiarato il cielo e fortunatamente le prime ore trascorrono sotto un cielo plumbeo ma senza pioggia. La strada sale, dolce ma inesorabile. Salutiamo una famiglia che sta portando al pascolo la propria mucca: il bambino in testa conduce, la madre alle spalle controlla il suo operato. Raggiungiamo senza fatica il primo passo della giornata, il Tizi Ait Burka, dove ci fermiamo per un caffè. Un gruppo di turisti francesi ammirati dalle nostre gesta ci avvicina e facciamo quattro chiacchiere prima di gettarci a capofitto nella breve ma intensa discesa. La strada serpeggia tra foreste di pino e terre rosse come il sangue mentre noi siamo di nuovo con il naso all'insù e con il fiato corto.
Il mondo parallelo di Taddart
Il vento aumenta mano a mano che la quota sale ed il suo impeto ci disturba non poco l'avanzata. Dietro a una curva svettano imponenti davanti a noi per la prima volta le cime innevate dell'Alto Atlante. Fatica, sudore, smog sputatoci addosso dagli attempati camion che arrancano in salita carichi come muli. I contadini scendono a dorso d'asino dai villaggi di fango che punteggiano i pendii ed i pastori mesciono le loro sparute greggi sul bordo della strada.
Taddart è l'ultimo avamposto prima dello sforzo finale. Ingannati dalla sua presenza sulla carta geografica, ci illudiamo di incontrare una cittadina vivace e popolosa e così tiriamo dritto al primo gruppo di case, convinti che sia solo la periferia cittadina ma dopo qualche centinaio di metri nel bosco ritorniamo sui nostri passi per far provviste nel paesello già attraversato.
Ignoriamo i negozietti con buttadentro sulla strada e ci fermiamo nei pressi di un camioncino di verdure: qualche arancia pagata pochissimo ci apre le porte di un mondo parallelo invisibile dalla strada. Il verduraio abbandona il suo compagno e le sue mercanzie per condurci dal panettiere del paese. Scendiamo una scala tra fronde di arbusti che impediscono alla luce di filtrare e raggiungiamo quella che all'apparenza sembra la porta di un box malconcio. Entriamo e subito ci rendiamo conto di essere finiti da un fornaio: il calore ed il profumo inconfondibile del pane che cuoce ci inebria. Quattro gattini appena nati sfruttano il tepore del locale per riposare ed io, assuefatto dalla scena d'altri tempi, pago e ringrazio prendendo il pane caldo dalle mani infarinate del giovane indaffarato tra sacchi di farina e coperte pesanti che coprono la sua preziosa merce.
Si scatena l'inferno
Riprendiamo la marcia e gli ultimi quindici chilometri di ascesa sono un tripudio di tornanti e curve a gomito: la strada si attorciglia sulle rocce frastagliate ed aguzze dell'Atlante e noi arranchiamo sfidando vento e pioggia. Ci vogliono sei ore per raggiungere il Tizi N'Titchka, 2260 m, dove troviamo ad accoglierci il freddo pungente delle alte quote. Scattiamo una foto al passo, come ladri in fuga. Sotto la pioggia sfrecciamo in discesa ma poco oltre si scatena l'inferno: giriamo oltre una curva e di fronte a noi si materializza un muro d'acqua e nubi che si avvicina a velocità da formula uno. Non facciamo in tempo nemmeno a coprirci adeguatamente che un temporale tropicale riversa in dieci minuti ettolitri d'acqua. Il vento trascina le gocce che viaggiano orizzontalmente e ci colpiscono in faccia come proiettili di gomma.
Contrattazione e doccia calda!
Troviamo riparo in una costruzione fatiscente a bordo strada ma ormai siamo già fradici e tremanti. Un signore dall'età indecifrabile mette la teiera sulle braci e ci serve due thé alla menta bollenti che ci scaldano un po' mentre l'ennesimo venditore di pirite, di cui sono affollati i bordi strada del passo, ci si avvicina. Iniziamo a chiacchierare: vive sulle vette dell'Alto Atlante e trascorre le giornate a scavare la roccia alla ricerca di queste intrusioni di cristalli dai colori magici. Veronica ha la malaugurata idea di chiedere il prezzo di uno dei sassi che il cercatore ci mostra e così inizia l'affascinante ma snervante fase della contrattazione. Io resto in disparte, divertito ed allo stesso tempo terrorizzato da questa pratica a cui sono completamente estraneo. Alla fine, entrambi soddisfatti, si accordano per una cifra inferiore alla metà di quella inizialmente proposta e la pietra pesante finisce, casualmente, in una tasca della mia borsa.
Il bivio per la pista secondaria che passa per Telouet è di poco alle nostre spalle e non appena la pioggia si attenua, risaliamo in sella e lo inforchiamo tornando brevemente sui nostri passi. Il tenore dell'asfalto cambia subito: buche, guadi e fango ci accompagnano per una decina di chilometri fino a quando non troviamo un bell'alberghetto dove decidiamo di concederci il lusso di una doccia calda!
La seconda giornata del nostro viaggio in bici in Marocco, già fantastica ed impegnativa, si conclude con un piatto gigantesco di tajine e quattro chiacchiere con un cicloviaggiatore tedesco proveniente dal deserto che si è concesso un paio di giorni di ristoro in questo posto meravigliosamente isolato... il sonno sarà dolce e ristoratore!
Viaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide Dolomiti del suo Trentino, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, dopo un anno di Working holiday in Australia e dieci mesi in bici nel Sud est asiatico, ora sogna la panamericana... sempre in bici, s'intende!
19 itinerari in provincia di Gorizia (Friuli Venezia Giulia) alla scoperta della straordinaria varietà di ambienti naturali, culture, tradizioni che si incrociano a cavallo del confine orientale.
Gorizia, città "incollata" al confine orientale tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia, è uno dei capoluoghi di provincia italiani con la miglior qualità della vita (7a nella classifica del Sole 24 Ore nel 2010). A tale invidiabile posizione sicuramente contribuisce l'eccezionale varietà di ambienti naturali, aspetti geologici, culturali e storici che caratterizza tutto l'Isontino. - Le colline e i famosi vigneti del Collio. - I sentieri, il sommacco, le grotte, i campi solcati e le trincee della I guerra mondiale del Carso. - Le magnifiche foreste di faggio della selva di Tarnova. - Il bosco asburgico del Panovec. - La cortina di ferro del Monte Sabotino. - I verdissimi prati e pascoli dell'Altopiano della Bainsizza. - La Valle del Vipacco baciata dal sole. - I panorami verso il mare. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Poche zone possono vantare una tale varietà di ambienti in un raggio di pochi chilometri. La II guerra mondiale ha tracciato un confine che ha diviso in due non solo il territorio ma addirittura le famiglie. Lentamente ed inesorabilmente tale barriera si è disgregata fino a disciogliersi con l'ingresso della Slovenia nell'area Schengen il 21 dicembre 2007. Questo ha permesso agli appassionati dei percorsi in fuoristrada di utilizzare tutta una serie di passaggi in precedenza usufruibili solo dai possessori di speciali lasciapassare. E così vecchi itinerari sono stati riscritti e nuovi sono stati tracciati, a formare idealmente una sorta di nuovo legame tra terre nel tempo unite e divise. Ed è proprio il confine a nostro avviso una delle risorse turistiche che andrebbero sfruttate di più. La particolare posizione geografica di Gorizia per chi ci abita costituisce semplicemente una normalità; ma il poter porre contemporaneamente un piede in Italia e l'altro in Slovenia, pur essendo in città, per un turista è sicuramente un'esperienza fuori dal comune. Se a ciò associamo le importanti vicende storiche di cui il confine è stato il principale protagonista del contendere ecco che ne verrebbe fuori un vastissimo ed unico museo all'aperto. L'idea di realizzare questo sito e proporre questa serie di tracce agli appassionati di MTB, nasce ovviamente dalla passione per questa disciplina sportiva ma soprattutto dal desiderio di far conoscere il nostro stupendo e variegato territorio, ricco, lo ribadiamo, di proposte di ogni tipo: naturalistiche, geologiche, storiche, culturali, architettoniche, enogastronomiche. Il ventaglio di itinerari copre buona parte dell'Isontino e offre una visione completa di ciò che esso è in grado di donare a chi è alla ricerca di piccole/grandi perle; il tutto nel raggio di pochi chilometri. Buona pedalata! Marco Cumar
Ultimi commenti