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LunOtt04

Il Cairo: gli insostenibili ritmi della capitale d'Egitto

Prima tappa del nostro vagabondaggio è stata Il Cairo, la megalopoli egiziana e l'impatto è stato tremendo sotto molti punti di vista. Un caldo soffocante nonostante sia già ottobre, una sporcizia invadente che ricopre tutto e tutti ed il traffico forsennato delle strade cittadine ci hanno catapultato in un frullatore da cui alla fine siamo usciti un pò delusi, frastornati e quasi sollevati.
1.10 di notte, finalmente a destinazione, stanchi e spossati per tutte le peripezie già passate: giunti all'aeroporto cerchiamo il nostro agente che dovrebbe condurci in ostello ma nessuno si presenta... dopo mezz'ora di ricerca proviamo a telefonare ma un minuto e mezzo alla cornetta (12$, maledetta roaming!!!) non porta a nulla, la linea salta perchè il credito è esaurito e siamo costretti a prendere un taxi... siamo nell'ostello prenotato ma ci dicono che è pieno, costringendoci a spostarci in un'altra sistemazione. La stanchezza sta prendendo il sopravvento quando finalmente riusciamo a sdraiarci e ridere tra noi ripensando alla folle corsa in taxi nel traffico caotico (anche se definirlo caotico è riduttivo) con un conducente che non parlava una sola parola di inglese.
Non siamo ancora scesi in strada che già un muro di caldo ci avvolge non appena messo fuori il naso dalla camera condizionata del nostro ostello. I movimenti divengono lenti ed affannati. Il palazzo dove temporaneamente soggiorniamo è di circa 6 piani, la maggior parte dei quali abbandonati alla polvere e alle ragnatele e l'edificio nell'insieme ha un aspetto alquanto decadente. Ci dirigiamo verso Talil square, la piazza dove sorge il museo egizio e centro di smistamento delle tre metropolitane de Il Cairo. Decidiamo, senza troppa convinzione, di visitare il Museo, ma non appena passato il controllo di routine della polizia turistica, ci ricordiamo di non avere ancora prelevato alcun pound egiziano e visto che i dollari qui non vengono accettati, siamo costretti ad uscire dalla bolgia dei turisti in coda all'ingresso. Preleviamo qualche centinaia di pounds e ci infiliamo nel tunnel della metropolitana, illudendoci di trovare un po' di refrigerio, ma rimanendo immediatamente delusi. Il biglietto costa pochissimo e alcune carrozze sono per sole donne, noi ovviamente scegliamo una di queste e veniamo invitati senza troppa cordialità a scendere. Le signore indossano quasi sempre un foulard intorno alla testa in modo da non mostrare i capelli ed in base al colore e al taglio di ciò che vestono, cambiano anche il velo. Raggiungiamo la fermata di Mar Girgis, l'Old town del Cairo per visitare una Chiesa Ortodossa dedicata a San Giorgio, un'antica sinagoga chiamata Ben Ezra dal nome del rabbino che la fece restaurare ed una chiesa copta. Vaghiamo per oltre due

Imperdibili
Contrattare un acquisto a Khan el Khalili
Passeggiare tra le strette viuzze di Old Cairo
Saqqara
Prendere una folle corsa con i bus locali
Bere una tazza di latte caldo con cannella
Assaggiare un gustoso Shawermadue

ore all'interno di questa città d'altri tempi percorrendo stretti vicoletti e cercando di evitare i numerosi venditori ambulanti. Una volta usciti da questa zona particolarmente frequentata, costeggiamo il perimetro di alcuni giardini ben curati, ma poco più avanti un uomo con la divisa bianca tipica della polizia turistica ci fà segno di tornare indietro perchè, a detta sua, non c'è più nulla da vedere... siamo ancora più incuriositi e non riusciamo a spiegarci cosa ci sia nascosto dietro quella curva dove tutti i carretti trainati da muli e gli autobus colmi di bimbi scompaiono. Poco distante dall'Old Town de Il Cairo riusciamo a prendere un autobus locale per Khan El Khalili, un frizzante ed allegro souk egiziano. Salire a bordo di un mezzo locale potrebbe essere un'esperienza veramente unica per chi non è abituato a sensazioni particolarmente forti: l'autista non chiude mai le porte, i passeggeri salgono e scendono indistintamente dal mezzo in continuo movimento,

Evitabili
Escursione alle piramidi di Giza
Restare imbottigliati nel traffico cittadino
Dare retta alla miriade di imbonitori nelle aree turistiche

sorpassare a destra non è affatto una violazione del codice della strada e continuare a suonare il clacson sia per un'eventuale necessità che per nulla è lo sport più divertente e praticato dell'intera città. Khan El Khalili (ebbene si, siamo sopravvissuti alla corsa!) è una matassa ingarbugliata di urla, colori e profumi che si mischiano nell'atmosfera allegra e sobria del luogo. Il vicolo degli speziali segue quello dei gioiellieri e dei macellai, dai bazars di profumi ed essenze si vede sporgere solo la testa del mastro profumiere intento a mischiare in una boccetta vari ingredienti per realizzare una nuova fragranza, mentre dal negozietto di souvenir, montagne di piramidi in miniatura, sfingi e statuette di divinità dal corpo animale sono allineate in perfetto ordine. Siamo accaldati ed ogni tanto dobbiamo sederci all'ombra per riprendere fiato. La voce della guida spirituale musulmana echeggia nell'aria invitando i fedeli alla preghiera e per noi è il momento di tornare verso l'ostello, così dopo un'accesa contrattazione con il tassista, paghiamo 20 pounds e rientriamo a casa. La ragazza dell'ostello ci suggerisce di mangiare qualcosa tipico egiziano presso il Felfella, una specie di fastfood poco distante. Una shawerma con carne ci sazia abbondantemente e dopo una giornata così afosa, non ci resta altro da fare che goderci, sulle rive del Nilo, un po' della fresca aria notturna proveniente dal deserto.

L'indomani puntiamo verso Giza (imperdibile durante un viaggio al Cairo), sobborgo cittadino tanto famoso quanto povero e non appena usciti dal metrò un procacciatore di turisti ci abborda offrendoci un trasporto fino all'ingresso della zona archeologica delle piramidi. Inoltre ci offre l'opportunità di entrare attraverso l'ingresso egiziano anziché quello turistico. Il sospetto si insinua in noi quando il tassista svolta in un vicolo strettissimo al cui lato si affacciano venditori di polli e cammellieri. Veniamo scaricati nelle mani di un personaggio dai denti consumati quanto la sua veste azzurra. Inizia a recitare una lagna incomprensibile in simil-inglese concludendo con un'offerta per il giro delle piramidi in cammello. Rifiutiamo gentilmente ed il prezzo cala; rifiutiamo fermamente ed il prezzo scende ulteriormente; alla fine riusciamo a farci indicare la via d'ingresso dell'area e ad essere rilasciati. Nei circa duecento metri di percorso veniamo fermati almeno dieci volte da gente a cavallo, a cammello, col carretto o semplicemente a piedi: tutti offrono i loro servizi rendendo la nostra avanzata un calvario di dinieghi. Le piramidi, ben visibili da distante, sono imponenti e maestose ma la nostra visita è sicuramente deludente. Il posto è sovraffollato, la gente locale troppo insistente e la noncuranza eccessiva: poche indicazioni, nessun percorso consigliato e guardie che continuano a chiedere soldi anziché proteggere il bene archeologico come dovrebbero. Il caldo infernale poi ci limita molto e così rientriamo in città per rinfrescarci e rilassarci un pò...
E' il nostro ultimo giorno in Egitto e ieri sera presso l'ostello, abbiamo prenotato un tassista che ci accompagni al sito archelogico di Saqqara, a circa 50 km di viaggio da Il Cairo. Ci alziamo molto presto per radunare tutte le nostre cose e far colazione prima dell'arrivo dell'autista. Con la macchina quasi nuova, il cellulare all'ultimo grido e il portatile mac, il nostro accompagnatore è senz'altro una delle persone più ricche che abbiamo incontrato a Il Cairo, parla pochissimo inglese, ma a modo suo cerca ugualmente di illustrarci ciò che vediamo avanzando. La strada per Saqqara è costeggiata da scuole che insegnano a fare i tappeti, ogni cento metri ne sorge una diversa e viene subito da pensare che, dato l'elevato numero, ogni bambino egiziano si iscriva ad uno di questi istituti. Poco prima di giungere al sito archeologico nel deserto, oltrepassiamo un enorme palmeto al limitare del quale sorge il museo di Saqqara, interessante e stimolante. I resti delle due piramidi, invece, non sono purtroppo ben curati: uno è in fase di ristrutturazione con tanto di pontili e divieto ai turisti di avvicinarvisi, l'altro è invece già crollato. Visitiamo anche alcune tombe nei dintorni delle piramidi ed in un caso siamo costretti a scendere sottoterra in un cunicolo stretto ed umidissimo. La quasi mancanza di frotte di turisti e di venditori ambulanti fanno risultare la nostra visita molto più interessante e piacevole di quella del giorno precedente. Una volta tornati all'ostello, ci riposiamo in attesa del taxi per l'aeroporto, ma anche in questo caso ne succedono di tutti i colori. Per prima cosa provano a farci pagare un'altra volta il transfer già incluso nel soggiorno, secondariamente la macchina è troppo piccola per trasportare due persone, due zaini e due bici imballate, così l'autista improvvisa una sorta di portapacchi nel baule, legando con una corda una delle due sventurate biciclette al portellone posteriore in modo che spunti oltre la lunghezza della macchina per quasi mezzo metro. Preghiamo in tutte le lingue del mondo di non perderla per strada, ma non è finita qua l'avventura. A metà tragitto fra l'ostello e l'aeroporto, il nostro driver si ferma ad aspettare un collega con la monovolume e dopo un trasferimento di bagagli da un mezzo all'altro e una complice stretta di mano per aver evitato la sciagura, ripartiamo alla volta del terminal tre, lasciandoci definitivamente alle spalle lo smog e la polvere di questa pazza città africana.

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Prima di raggiungere l'Asia abbiamo fatto una sosta a Il Cairo. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico. Se volete continuare a respirare il profumo d'Africa, rimanete con noi fra Namibia, Botswana e Sudafrica per un safari fotografico oppure seguiamo insieme Fabio nel suo Congo!

 
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Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.

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