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Mariateresa Montaruli ci ha lasciato da poco e per il mondo del cicloturismo in Italia è una perdita pesante da digerire. Perché nononstante non fosse appassionata solo di bicicletta, ne era diventata una fedele sostenitrice come mezzo perfetto per scoprire il mondo. Ciao Mariateresa, buone pedalate ovunque tu sia! 

Non è mai facile salutare qualcuno che se ne va, soprattutto se ci si sente legati a questa persona per un qualche motivo. Conoscevo poco Mariateresa Montaruli perché le occasioni per incontrarsi erano state rare e sporadiche. Un giro in bici sulle Alpi, qualche evento, le fiere e poi ognuno a inseguire il proprio destino, ognuno a narrare i propri percorsi e le proprie mete. Eppure pareva di conoscerla molto meglio, perché la penna (o in questo caso meglio dire la tastiera) e la bici ci univano. 

Mariateresa era una giornalista, una bike blogger, un'appassionata scrittrice che aveva scoperto la bicicletta e la narrava attraverso le pagine del suo blog Ladra di Biciclette e di tante testate nazionali tra cui il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore. Era una donna che aveva voluto la bicicletta (parafrasando il suo libro "Ho voluto la bicicletta") e la utilizzava anche e soprattutto come strumento di comunicazione: della bellezza del mondo, dell'emancipazione femminile, della propria indipendenza.Montaruli cover

Per il piccolo e fragile mondo del cicloturismo e del ciclismo attivo, è una grande perdita perché narrare la bici, parlarne, raccontarla tramite storie ed esperienze personali senza banalizzarla è una sfida difficile da perseguire, soprattutto oggi. E lei ci riusciva, leggera e libera come quel mezzo a due ruote che cercava di far conoscere. 

Ricordo di una telefonata surreale tra Mariateresa e Veronica. Stavamo scendendo da una strada tremendamente fangosa, in una giornata uggiosa con un cielo che minacciava pioggia sui pendii del Lesser Caucasus in Georgia. Vero aveva concordato quella chiamata con Mariateresa in un orario che avrebbe dovuto essere tranquillo. Avremmo dovuto essere già in tenda o in un alloggio da qualche parte lungo la via e invece eravamo ancora per strada.

Ma Vero non voleva perdersi quella chiamata: dovevano parlare di un progetto in cui Mariateresa la voleva coinvolgere. Dovevano parlare di bici, promozione del territorio e scrittura. Quella telefonata fatta a bordo strada, con i camion georgiani dell'anteguerra che ci gettavano addosso ogni tipo di gas incombusto, durò un'eternità. Ricordo di aver scaricato addosso a Vero ( e di riflesso a Mariateresa) una serie infinita di improperi per il perdurare di quella conversazione, mentre Nala mi osservava divertita.Mariateresa Montaruli su Passo Falzarego

Quella telefonata durò ore perché come Vero, anche Mariateresa quando parlava di cicloturismo si illuminava. Stava mettendo insieme, tassello dopo tassello, una collana per La Repubblica con itinerari in Italia. Da lontano sentivo Vero che parlava di Langhe, poi di Abruzzo, quindi di Dolomiti e Etna, poi vecchie ferrovie e strade panoramiche. E tanto tanto altro ancora... non si stufavano mai. Ridevano, si davano ragione e si accendevano, quasi litigavano sui percorsi, sul miglior modo di raccontarli. Non sentivo Mariateresa dall'altra parte della cornetta (si dice ancora così?) ma ero certo che stesse facendo volare le dita sulla tastiera, prendendo appunti crogiolandosi nel pensiero di aver trovato qualcuno tanto appassionato quanto lei.

Questo è il ricordo che voglio portare con me di Mariateresa, l'eredità che mi resterà: una donna che inseguiva le proprie passioni e le trasmetteva nel suo lavoro svolgendolo con professionalità e coinvolgimento.

Buone pedalate, Mariateresa, mancherai a tutta la community del cicloturismo e a noi cantastorie che cerchiamo giorno dopo giorno di narrare questo meravigioso mondo a pedali.Laya e Mariateresa

Ultima modifica: 03 Giugno 2024
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Leo

Viaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide Dolomiti del suo Trentino, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, dopo un anno di Working holiday in Australia e dieci mesi in bici nel Sud est asiatico, ora sogna la panamericana... sempre in bici, s'intende!

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