L'idea di quest'estate era di attraversare la Normandia in bikepacking, dormendo in tenda e portando sulle bici tutto ciò che ci sarebbe servito lungo il viaggio.
In questo articolo
- Prima tappa: Rouen - La Senna 80km
- Seconda tappa: La Senna - Étretat 105 km
- Terza tappa: Étretat - Honfleur 60km
- Quarta tappa: Honfleur - Courseulles sur Mer 90km
- Quinta tappa: Courseulles sur Mer - Isigny sur Mer 60km
- Sesta tappa: Isigny sur Mer - Mont Saint Michel 50km
- Settima tappa: Mont Saint Michel - Saint Malo 60km
- Ottava tappa: Giro del Jersey
- Recap del viaggio
La prima avventura è iniziata ancora prima di pedalare. Per raggiungere la Francia abbiamo preso il TGV e abbiamo dovuto smontare le bici per riuscire a trasportarle sul treno. Arrivati a Parigi, le abbiamo rimontate e abbiamo attraversato la città con un piccolo urban ride per raggiungere la seconda stazione. Da lì siamo saliti su un altro treno diretto a Rouen, il vero punto di partenza del nostro viaggio.

Prima tappa: Rouen - La Senna 80km
Partiamo da Rouen, dopo aver mangiato la nostra seconda galette e proseguiamo lungo la Senna, tra attraversamenti con LE BAC, boschi e fattorie e pascoli pieni di mucche.
Era esattamente il paesaggio che avevamo immaginato: deserto.
Dopo circa 80 chilometri abbiamo raggiunto il luogo in cui avremmo dormito. Era una fattoria completamente immersa nella campagna, affacciata sulla Senna, dove si poteva piantare la propria tenda. Intorno a noi c’erano animali liberi, galline che camminavano ovunque e un proprietario molto originale.

Seconda tappa: La Senna - Étretat 105 km
Uscire dalla valle della Senna e arrivare fino a Le Havre è sembrato infinito. A un certo punto ha iniziato a piovere fortissimo e ci siamo ritrovati a pedalare controvento su una strada lunghissima, completamente esposta e senza alcun posto in cui ripararci.
Superata Le Havre, abbiamo iniziato a salire verso Étretat. Finalmente sono apparse le scogliere e abbiamo visto il mare.
È stato uno dei momenti più emozionanti del viaggio: dopo ore trascorse sotto la pioggia, davanti a noi c’erano l’oceano, il cielo grigio e quelle pareti bianche altissime. Abbiamo fatto anche una deviazione per raggiungere una spiaggia e vedere il mare da vicino, prima di arrivare a Étretat e goderci il tramonto sulle sue famose scogliere.

Terza tappa: Étretat - Honfleur 60km
Il programma iniziale prevedeva più chilometri, ma la pioggia ha deciso diversamente. È stato probabilmente il giorno con il maltempo peggiore: eravamo completamente fradici e siamo stati costretti a fermarci per circa tre ore a Le Havre, aspettando che l’intensità della pioggia diminuisse.
Siamo riusciti a raggiungere Honfleur, una cittadina bellissima costruita intorno al suo porto, pieno di barche e pescherecci. Qui la Senna incontra il mare e si inizia a percepire davvero la vicinanza dell’oceano. Arrivare in un luogo così accogliente dopo una giornata tanto difficile è stato ancora più bello.
A Honfleur si mangiano le ostriche!
Quarta tappa: Honfleur - Courseulles sur Mer 90km
Il paesaggio è cambiato nuovamente: abbiamo pedalato lungo l’oceano, attraversando anche zone lagunari e distese interminabili di prati. L’erba secca e dorata si muoveva per il vento fortissimo, mentre le nuvole correvano velocissime nel cielo.
Dopo tanti chilometri sotto la pioggia, finalmente era tornato anche un po’ di azzurro. (La mattina abbiamo comunque preso pioggia :) ) È stata una tappa fatta di spazi enormi, paesaggi piatti all’orizzonte e continui cambiamenti di luce. Anche se, è importante dirlo, chi sostiene che la Normandia sia piatta mente: il percorso è stato un susseguirsi di salite e discese, spesso brevi ma continue.
Qui iniziamo a vedere le spiaggie dello Sbarco!
Quinta tappa: Courseulles sur Mer - Isigny sur Mer 60km
Anche in questa tappa il maltempo ci ha costretti a fermarci una ventina di chilometri prima del previsto. Per gran parte della giornata abbiamo pedalato sopra le scogliere, con l’oceano sempre visibile accanto a noi. Il vento era fortissimo e il mare pieno di onde, mentre sopra le nostre teste si accumulavano nuvole scure. Il contrasto tra i campi di grano dorati e il cielo quasi nero creava colori bellissimi, anche se era meglio pedalare per non trovarsi in mezzo alla bufera.
Qui abbiamo avuto la brillante idea di provare a pedalare sulla spiaggia. Sembrava bellissimo, ma si è rivelato quasi impossibile: le ruote affondavano e, ogni volta che ci fermavamo, ripartire diventava complicatissimo.
Poco dopo sono anche riuscita a bucare la gomma tubeless.
Sotto la pioggia abbiamo provato inutilmente a inserire il vermicello per ripararla, ma alla fine abbiamo dovuto smontare tutto e mettere una camera d’aria. È stato l’unico vero problema tecnico dell’intero viaggio e, considerando le condizioni, possiamo ritenerci fortunati.
Sesta tappa: Isigny sur Mer - Mont Saint Michel 50km
Il sesto giorno abbiamo pedalato per circa 45 chilometri da Isigny-sur-Mer a Bayeux.
Avevamo previsto una giornata mista tra bici e treno, così da saltare un lungo tratto e riuscire a raggiungere Mont-Saint-Michel.
A Bayeux abbiamo mangiato una delle tante galette del viaggio e poi siamo saliti su un treno regionale. I francesi, almeno sui treni locali, sono molto organizzati per il trasporto delle biciclette e questa parte dello spostamento è stata sorprendentemente semplice.
L’arrivo a Mont-Saint-Michel è stato uno dei momenti più belli di tutto il percorso. La ciclabile che conduce alla baia è lunghissima: all’inizio l’abbazia appare piccolissima in lontananza, poi, chilometro dopo chilometro, la si vede diventare sempre più grande. Quando siamo arrivati c’era la bassa marea e abbiamo potuto pedalare nella baia, sul terreno normalmente ricoperto dall’oceano.
Davanti a noi sembrava non esserci una fine e tutto era avvolto da una luce rosa, quasi crepuscolare. Pedalare in quello spazio immenso, con Mont-Saint-Michel sullo sfondo, è stata un’emozione difficile da descrivere.

Settima tappa: Mont Saint Michel - Saint Malo 60km
Il giorno dopo siamo ripartiti in direzione di Saint-Malo, attraversando il confine tra Normandia e Bretagna. Gasati dall’esperienza nella baia, abbiamo deciso di pedalare nuovamente su una spiaggia. Ancora una volta non è stata una grande idea: le bici si sono riempite completamente di sabbia, terra e piccoli pezzi di conchiglie.
Erano diventate pesantissime e sembrava impossibile riuscire a pulirle davvero. Arrivati a Saint-Malo, dove abbiamo fatto anche l'unico bagno della vacanza (per 3 minuti perchè era troppo troppo fredda l'acqua) , ci aspettava l’ultima parte del viaggio: raggiungere Jersey, una delle isole del Canale della Manica.
Organizzare il trasferimento non è stato semplicissimo. Tra traghetti, passaporti e controlli, raggiungere l’isola in bicicletta richiedeva un po’ di attenzione, ma alla fine siamo riusciti a imbarcarci.

Ottava tappa: Giro del Jersey
Il primo shock, una volta arrivati, è stato ricordarsi che a Jersey si guida a sinistra.
Superato il momento iniziale, abbiamo scoperto un’isola davvero sorprendente. Siamo rimasti due giorni e abbiamo percorso circa 90 chilometri, facendo praticamente tutto il giro.
Il paesaggio sembrava inglese, con lunghe distese verdi, strade strette, scogliere e salite molto ripide. Poi, improvvisamente, comparivano spiagge di sabbia bianchissima e acqua chiarissima, quasi caraibiche. Nonostante il vento, la pioggia e le temperature mai davvero estive, pedalare a Jersey è stato molto divertente e ha concluso il viaggio in un modo completamente diverso da come era iniziato.
Dopo due giorni abbiamo ripreso il traghetto per Saint-Malo. Da lì siamo saliti su un treno per Parigi e poi nuovamente sul TGV che ci avrebbe riportati verso il confine italiano, con le bici ancora una volta da smontare e sistemare.
Recap del viaggio
In totale abbiamo percorso 650 chilometri e 4.370 metri di dislivello in nove giorni.
A parte la foratura del tubeless, le bici non ci hanno dato alcun problema. Abbiamo dormito ogni notte in tenda, usando sempre il sacco a pelo perché la sera faceva freddo, e ci siamo portati dietro anche tutto il necessario per cucinare.
Durante le lunghe ore trascorse a pedalare abbiamo deciso di dare un nome al viaggio: “Galette au Vélo”. Eravamo in Francia, adoriamo le galette e ne abbiamo mangiata praticamente una ogni giorno tra Normandia e Bretagna. Ci è sembrato il nome più semplice e più nostro per raccontare questa avventura.
Se dovessimo cambiare qualcosa, per il prossimo viaggio porteremmo sicuramente meno vestiti. Avevamo tutto il necessario per dormire e cucinare e abbiamo effettivamente usato ogni parte dell’attrezzatura da campeggio. I cambi, invece, erano più di quelli di cui avevamo realmente bisogno.
La lezione è stata semplice: in bikepacking si può sempre minimizzare ancora un po’.




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