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Durante il nostro viaggio in Laos in bicicletta abbiamo percorso questo piacevole itinerario che ci ha portato a scoprire la Bolaven Plateau, l'altopiano di Bolaven dove le piantagioni di caffè sono la principale risorsa. Poco traffico, un minimo dislivello da spalmare su tre giorni, paesaggi piacevoli e gente amichevole rendono questo angolo di mondo assolutamente ideale per il cicloturismo in mountain bike o con una bici adeguata ad affrontare anche i tratti di sterrato dell'itinerario!
Bolaven Plateau in bicicletta: il Laos delle piantagioni di caffè - 5.0 out of 5 based on 1 vote
Salire, scendere e poi risalire... è un arduo compito lasciato a temerari di tempi lontani, tempi in cui l'ardito era elogiato, rispettato, temuto. Ormai l'ardito, nel nostro mondo tecnologico e sviluppato, è un diverso, un eccentrico senza futuro, un soggetto da isolare e da cui prender le distanze. Noi, che del mondo moderno ci facciam beffa sfruttandolo di tanto in tanto per ricaricare le batterie e prender fiato, stimiamo molto chi d'ardore non teme ma freme. Noi, che di salire, scendere e poi risalire godiamo e gioiamo, ancora una volta ci siam catapultati nel mondo dei vinti a veder un po' come si stà.
Storie di coraggio ordinario in un mondo lontano - 5.0 out of 5 based on 6 votes
Visitare il Laos è sempre un'avventura. Viaggiare in questo paese è semplice, economico e deliziosamente avventuroso... se poi lo si fa in bicicletta come è capitato a noi durante i nostri dieci mesi nel sudest asiatico, diventa una delle esperienze più entusiasmanti da poter provare per un viaggiatore. Il nord montuoso e popolato da decine di etnie diverse è selvaggio ed isolato a sufficienza da tenere a distanza il turismo di massa che si concentra invece sulle città di Luang Prabang e Vientiane, lasciando spazio agli amanti della scoperta sia nell'area di Phonsavan e della piana delle Giare che nel sud tranquillo e rilassante. Vediamo le dieci località del Laos che vi dovrebbero convincere a visitarlo!

 

Visitare il Laos: 10 mete che non dovreste perdervi! - 3.3 out of 5 based on 3 votes
Siamo proprio perseguitati da questo fiume, dal mitico Mekong, che passa attraverso gran parte degli stati del nostro itinerario asiatico o forse è questione di attrazione fatale? Il fascino che il Mekong esercita sul viaggiatore medio, curioso e sognatore, non è poco: confine naturale, habitat perfetto per centinaia di specie differenti di pesci ed uccelli, artista creativo di rapide impossibili da navigare, anche sotto l'esperta guida di un veterano del rafting, ottimale via di comunicazione...

 

Un viale alberato scivola lento nel sole, i due ampi marciapiedi costruiti a lato invece, corrono come veloci tapirulan sotto le numerose scarpe che ogni giorno, incuranti, li calpestano dopo una buona tazza di caffè della Bolaven Plateau. Decine di caffetterie intitolate ai più creativi artisti del mondo sorgono una di seguito all'altra sfoggiando tele decorate ai muri e tavoli di legno intarsiati da veri e propri maghi della lavorazione pronti ad accogliere frotte di turisti ansiosi di degustare la miscela magica in grado di emanare quell'intenso aroma conquistatore nell'aria!
Il Laos più profondo, quello che da Savannakhet raggiunge il distretto di Champone dei villaggi di campagna, delle mondine che lavorano sotto il sole cocente nelle risaie allagate, delle strade polverose e piene di buche che possono inghiottire un ciclista e la sua bici senza lasciarne traccia; il Laos degli uccelli colorati, delle scimmie intraprendenti e delle tartarughe sacre; il Laos dei monaci bambini, degli allevatori di bestiame, delle venditrici di frutta tropicale e dei bufali d'acqua: questo Laos è ciò che abbiamo scoperto inoltrandoci per qualche giorno nell'entroterra.

 

Lasciamo Vientiane dopo qualche giorno di relax e dopo aver espletato le numerose pratiche burocratiche di estensione del visto laotiano ed ottenimento di quello cambogiano. La direzione è sempre la stessa, tracciato dal lento fluire del Mekong che da qui fino alla Cambogia delinea il confine tra Laos e Thailandia. Scendiamo subito sulle sue sponde, inizialmente condotti verso Oriente. Presto la strada si fà sterrata ed il traffico, quasi completamente deviato sull'arteria principale, diviene irrisorio. Adeguiamo il nostro ritmo a quello del fiume e, senza fretta, pedaliamo verso sud.

 

Un tracciato alternativo alla principale arteria (Route 13) che collega le due cittadine del Laos centrale, Thakhek e Savannakhet, è quello che segue le rive del fiume Mekong.
Per i primi 55 chilometri la strada è asfaltata e attraversa numerosi villaggi di pescatori nel distretto di Nong Bok. Passato il ponte sull'affluente Se Bang Fai, nei pressi di Ban Tong, inizia una strada sterrata ampia e ben battuta che in circa 16 chilometri porta nel paese Saybuli. Personalmente abbiamo trascorso una notte in tenda qui per poi concludere il tragitto nella giornata successiva, ma è comunque possibile, partendo presto al mattino, raggiungere Savannakhet in un solo giorno.
Il Laos è uno dei paesi meno popolati d'Asia.
Dal punto di vista morfologico può essere suddiviso in due regioni: quella settentrionale è caratterizzata da alte catene montuose tra cui la strada serpeggia salendo verso la Cina prima di scendere a Luang Prabang. L'altopiano di Phonsavan custodisce migliaia di enormi giare ed unisce monti e pianure. La zona meridionale del paese è invece più pianeggiante, solcata dal Mekong e fiancheggiata da spigolose colline carsiche. A circa 50 km dal confine cambogiano, il corso del fiume si divide formando centinaia di isole che variano in dimensione e numero a seconda della stagione.
Piccola Luang Prabang, baciata dalla fortuna di trovarsi alla confluenza tra Nam Khan e Mekong e di conservare alcuni begli edifici del periodo coloniale francese. Il turismo, quello di massa, ha fatto il resto, violento come un'onda durante un uragano, è arrivato e ha mutato tutto portando ricchezza ed accentuando le diversità sociali, cambiando la semplicità del popolo laotiano in pericolosa bramosia di denaro. Qualcosa però si è salvato ed è ancora possibile rendersene conto al mattino presto quando i monaci dei templi più periferici sfilano silenziosamente nel buio per ricevere le offerte dai fedeli o quando le prime luci del giorno colpiscono i volti stanchi delle matrone al mercato. Come per ogni altro luogo, non basta di certo una settimana per viverlo e capirlo nell'essenza, ma qualche frammento di realtà qua e là siamo riusciti a scorgerlo! Raggiungere la piana delle Giare, patrimonio UNESCO ancora poco accessibile, non sarà facile da qui...
Luang Prabang - Piana delle giare in bici: la disfatta di Muang Khun - 5.0 out of 5 based on 2 votes
Pedalare nella notte è un'esperienza divertente e piacevole su una strada sgombra e periferica ma può diventare un lento incubo da cui sfuggire se c'è traffico ed il fondo stradale è sconnesso. Sono le sette di sera ed il sole è calato ormai da un'ora abbondante regalandoci un tramonto dorato come spesso ha fatto qui nel sud-est asiatico. Questa volta non ce lo siamo gustati però, concentrati sulle bici per raggiungere al più presto la cittadina di Oudomxai, tra Luang Nam Tha e Luang Prabang, ad una distanza indefinita dalla nostra ruota anteriore. Il contachilometri ha superato il cento già da un pò e le gambe gridano la loro rabbia ad ogni pedalata. Salita e discesa sono la costante delle strade del Laos settentrionale e quella che da Luang Nam Tha conduce a Luang Prabang non fa eccezione.
Bastano pochi chilometri, qualche curva fuori città ed è evidente che il Laos e, soprattutto la provincia del Bokeo in bicicletta, sia un altro mondo, intrappolato nel passato e con le radici ancora ben piantate nella terra arata con la zappa e l'aiuto di qualche bufalo. L'80% dei sei milioni di laotiani distribuiti su un territorio poco più piccolo di quello italiano, vivono nei villaggi, spesso isolati nelle foreste delle montagne settentrionali. L'elettricità viene fornita soltanto per poche ore al giorno, solitamente al crepuscolo; l'approvvigionamento d'acqua è un compito spesso affidato ai bambini: un tronco di bambù costituisce il bilanciere alle cui estremità sono fissate due taniche di plastica tagliate nella parte superiore, ragazzine di sei-otto anni se lo caricano sulle spalle per fare la spola da un torrente non troppo lontano; le abitazioni sono per il 90% palafitte rialzate per sfuggire eventuali incursioni notturne: qui vivono animali pericolosi quali tigre, leopardo nebuloso, elefante e varie specie di serpenti.
 
Le luci hanno già preso il sopravvento sull'oscurità nella notte di Luang Prabang. Come ogni sera invernale, le vie del centro, deserte per l'arsura pomeridiana, stanno iniziando a popolarsi di anime straniere spaesate dalla novità e vaganti senza una meta precisa, ma in questa Babele asiatica chi avrebbe immaginato di incontrare Vincenzo Cottinelli, il fotografo di Tiziano Terzani?  
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