Laghi, montagne e diavoli della Tasmania
Sono le 6:30 del mattino e sono appena sbarcato dalla Spirit of Tasmania, la nave che collega Melbourne al porto di Devonport in Tasmania. E' autunno e qui fa freddo ma non mi scoraggio e salto in sella per iniziare il mio viaggio in bici in Tasmania verso Forth, superando colline più dure di quanto pensassi e circondato da campi di carote e cipolle… mi vien da piangere! Proseguo verso il Mt Cradle e raggiungo la meta ormai stanchissimo: inizio a montare la tenda ma sento dei rumori provenienti dal sottobosco, mi volto e vedo un piccolo wallabie che incuriosito mi guarda poco lontano. Al primo movimento brusco da parte mia si spaventa e scappa via saltellando. La scena si ripete anche di notte quando un wallabie mi viene a trovare in cerca di cibo.
Il giorno succcessivo sono ancora nel cuore della Tasmania, su un saliscendi impegnativo dove arrivo a toccare anche i 76 km/h prima di giungere al Lake Rosebery, ai piedi di una salita talmente impegnativa da costringermi a scendere dalla bici e spingere. Dopo una notte trascorsa a Rosebery, piccola città famosa per l’attività estrattiva delle sue miniere, proseguo verso Queenstown, sede della più grande miniera di rame di Tasmania. I saliscendi continuano e l'attività mineraria ha reso il paesaggio più arido, facendomi sudare non poco sotto il sole cocente prima di raggiungere Lake Burbury, dove pianto la tenda.
Esco dall’umidità della foresta infilandomi su uno sterrato meno impegnativo della strada principale e quando la riprendo il paesaggio è cambiato notevolmente, con qualche zona bruciata dai roghi causati dalla siccità dell’estate precedente. Pedalando tra i pascoli giungo ad Hamilton dove una simpatica combriccola di camperisti del Queensland, regione a nord-est dell’Australia, mi invita al fuoco del campeggio offrendomi la cena e domandandomi incuriositi come abbia fatto ad affrontare la zona montuosa nei giorni precedenti.
Hobart, fuga dalla città verso nord
Il Derwent river, che incrocio qualche chilometro prima di New Norfolk, mi conduce, in parte su ciclabile, fino al porto di Hobart. Vivo in una città per necessità, ma non mi piacciono molto, per questo cerco di uscire da Hobart già di prima mattina attraversando il Derwent river tramite il Tasman Bridge. La Tasman Highway non è proprio adatta alle biciclette ed ai viaggi in bici, almeno fino all’aeroporto di Hobart da dove il traffico diminuisce e si possono sfruttare anche dei tratti ciclabili che attraversano le lagune ad est di Sorell. Dopo la lunga tappa odierna, chiedo informazioni ad un passante e mi fiondo verso il porto di Triabunna per mangiare fish & chips presso un caravan di metallo luccicante che da decenni frigge e serve pesce fresco.
Le previsioni consultate la sera prima non promettono nulla di buono: c’è vento contrario oggi, e molto forte, la condizione climatica meno adatta al cicloviaggiatore: riesco a malapena a raggiungere i 13 km/h! Percorro la costa della Great Oyster Bay e verso sera una delle improvvise folate di vento laterale mi fa sbandare sull’altra corsia proprio mentre una macchina cerca di superarmi: solo la freddezza del ciclista e dell’automobilista mi evitano un viaggio all’ospedale. Ormai è buio e mancano ancora 20 km a Bicheno: li percorro con il faretto acceso che illumina coppie di occhietti nei prati e nella boscaglia a lato della strada. Qualche piccolo rodidore e qualche marsupiale mi tagliano la strada fino a quando non giungo alla meta.
Nel giorno del mio compleanno mi aspetta una tappa impegnativa verso l’interno. Si inizia subito con delle salite seguite poi da una lunga discesa: a metà strada mi imbatto in un pub che serve solo birre e sidro da micro-birrifici della Tasmania. Non posso non regalarmi per il mio compleanno il piatto del giorno: una pumpinks thai soup che annaffio con una Irish Stout della Morrison Brewery! Riparto alle 14 attraversando ancora una volta delle splendide foreste che mi portano fino a Scottsdale quando è già buio e dopo due ore di pioggia. Dopo giorni senza pausa una breve tappa mi conduce a Launceston, sul Tamar river: l’ostello, un edificio rosa del 1888, da fuori sembra piccolo ma incredibilmente può ospitare un buon numero di persone e qui mi concedo un pomeriggio di riposo prima di affrontare l'ultima tappa.
Dopo una breve pausa scendo finalmente dalla collina, la strada è sempre sterrata e con le borse non è il massimo affrontare tornanti e curve cieche, ma riesco a uscire dalla foresta e a riprendere la strada normale che mi porta attraversando pascoli verso Devonport. Siamo in autunno e alle 19 è già buio, questa è stata anche la tappa più lunga del viaggio, ma finalmente giungo all’ostello che avevo visto il primo giorno partendo dal porto di Devonport: ho completato il giro della Tasmania!





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