Durante il nostro viaggio in Laos in bicicletta abbiamo percorso questo piacevole itinerario che ci ha portato a scoprire la Bolaven Plateau, l'altopiano di Bolaven dove le piantagioni di caffè sono la principale risorsa. Poco traffico, un minimo dislivello da spalmare su tre giorni, paesaggi piacevoli e gente amichevole rendono questo angolo di mondo assolutamente ideale per il cicloturismo in mountain bike o con una bici adeguata ad affrontare anche i tratti di sterrato dell'itinerario!
La Cambogia è uno dei paesi del Sud est asiatico che più ci ha affascinato e percorrerne le strade in bicicletta, dagli sterrati nella giungla alla statale che costeggia il lago Tonle Sap, è stata un'esperienza cicloturistica senza eguali. Dichiarato riserva della biosfera dall'UNESCO, è il bacino di acqua dolce più grande dell'intero Sud est Asiatico. Durante la stagione delle piogge l'area occupata dal lago, dal Mekong e dai numerosi affluenti aumenta di almeno sei volte rispetto alla stagione secca. La profondità media del Tonle Sap da un metro arriva a superare i 14 metri.
Salire, scendere e poi risalire... è un arduo compito lasciato a temerari di tempi lontani, tempi in cui l'ardito era elogiato, rispettato, temuto. Ormai l'ardito, nel nostro mondo tecnologico e sviluppato, è un diverso, un eccentrico senza futuro, un soggetto da isolare e da cui prender le distanze. Noi, che del mondo moderno ci facciam beffa sfruttandolo di tanto in tanto per ricaricare le batterie e prender fiato, stimiamo molto chi d'ardore non teme ma freme. Noi, che di salire, scendere e poi risalire godiamo e gioiamo, ancora una volta ci siam catapultati nel mondo dei vinti a veder un po' come si stà.
Viaggiando in bicicletta non si ha la stessa concezione di strada che spostandosi su una macchina o in sella ad una moto soprattutto in certi luoghi come il sud est asiatico. Le strade più belle da percorrere in bici non sono obbligatoriamente quelle con tante curve o asfaltate, quelle in discesa o quelle brevi, le strade più belle da fare sulle due ruote sono quelle che ti fanno emozionare, divertire, ridere, annaspare, bestemmiare, urlare... Il viaggio, ed ancor di più il viaggiare in bici, è uno stile di vita che deve essere affrontato con lo spirito libero da ogni sorta di obbligo, senza mete prefissate da raggiungere per forza, senza velocità, senza fretta: se non arrivo oggi dopotutto, arriverò domani!
Ad un anno circa dal nostro rientro in Italia, ci siamo decisi finalmente a pubblicare online il video del nostro viaggio in bicicletta nel Sud est asiatico. Abbiamo trascorso circa dieci mesi tra Thailandia, Laos, Cambogia, Malesia ed Indonesia, vivendo un'esperienza indimenticabile sotto tutti gli aspetti. Incontri davvero unici con persone locali ma anche viaggiatori divenuti poi amici; paesaggi magici e panorami indimenticabili hanno fatto da contorno a questa avventura lunga dodicimila chilometri che non dimenticheremo mai!
Il Laos, la terra del milione di elefanti, da nord a sud in sella a due mountain bike! Un filmato troppo breve per poter raccontare tutte le meraviglie, naturali e umane, regalate da questa terra tanto povera e pure ricca di mistero e di ospitalità.
Ecco un breve filmato in cui raccontiamo i nostri due mesi thailandesi... dopo un rinfrescante bagno in un fiume sperduto sull'altipiano di Bolaven nel Laos meridionale!

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico

Due mesi di Thailandia sono oramai alle spalle e davanti a noi ci sono Laos, Cambogia, Thailandia del Sud, Malesia ed Indonesia ad attenderci. Nel frattempo ecco un breve resoconto per immagini di cos'è stata per noi la terra thailandese.
Un breve filmato dalla valle del fiume Kwai
Dieci mesi di viaggio hanno lasciato alle nostre spalle una miriade di ricordi che resteranno indelebili nelle nostre menti e luoghi, avvenimenti, persone e incontri si sono succeduti e sovrapposti ad un ritmo vertiginoso. Fare classifiche è sempre difficile ed ogni volta che ci si cimenta in un elenco di questo tipo ci si dimentica qualcosa o qualcuno. Di seguito quindi vi proponiamo soltanto una selezione, in ordine sparso, delle nostre mete principali e dei migliori avvenimenti che ci hanno travolto. Come detto, essa non è completa ne esaustiva ma può essere presa come spunto per evenutali approfondimenti... sperando di fare cosa gradita a tutti.
L'isola di Flores è uno degli atolli più orientali dell'immenso territorio del sud est asiatico... Una strada impervia arranca lungo gli scoscesi pendii dei vulcani più furiosi d'Indonesia attraversando la totalità della verdeggiante terra dove vivono ancora i discendenti portoghesi dei navigatori europei.
I coni vulcanici dell'Inerie, delll'Ebulobo, del vulcano Wawo Muda, per citarne solo alcuni, vigilano su quest'isola ai limiti di uno stato ai confini del mondo, tesoro naturalistico dove prosperano uccelli endemici e dove sono celate spiagge nere e incontaminate... viaggiatori: benvenuti sulla splendida e scoppiettante Flores!!!
Prosegue il nostro viaggio a Sumbawa, un percorso a singhiozzo lungo la cintura di isole indonesiane che ritrova un po' di ritmo una volta giunti sull'isola. Quest'isola semisconosciuta giace nel limbo tra le turistiche Bali e Lombok (ad ovest) ed il parco nazionale di Komodo (ad est). Strade disastrose, panorami incantevoli e chilometri faticosi ci hanno accompagnato da ovest ad est, dal porto di Poto Tano a quello di Sape.
"Ma quale paradiso, questo è l'inferno!"
Queste sono le nostre parole quando (finalmente) lasciamo l'isola di Lombok verso Sumbawa. Abbiamo trascorso una decina di giorni tra le due isole più note e turistiche d'Indonesia, Bali e Lombok, rimpiangendo spesso la simpatia dei giavanensi e la meraviglia dei paesaggi dell'isola più abitata dell'intera nazione.
Gli ultimi giorni in bicicletta sono stati davvero brevi... volati via come le foglie dagli alberi in autunno! I paesaggi corrono veloci (dopotutto neanche così tanto!) intorno a noi e ci troviamo nuovamente a salire verso il villaggio di Moni, ad est dell'isola di Flores in Indonesia. La strada non è particolarmente scoscesa ma arranco lungo i 50 km che conducono allo scollinamento prima della discesa al paese... mi servono più pause per non decidermi a rinunciare eppure in questi mesi abbiamo ben appreso cosa significhi sudare e faticare come dei matti!
Parole di scherno, risate diaboliche, urla in una lingua a noi sconosciuta... risaliamo a fatica una ripida passerella di legno spingendo davanti a noi le bici cariche. Dopo sette ore di attesa siamo stanchi, veramente stanchi e basta una scintilla a far divampare il nervosismo. La maggior parte dei chiassosi passeggeri ha già conquistato il proprio cantuccio dove trascorrere la notte mentre noi, saliti in ritardo dopo l'orda barbara di indonesiani, non troviamo due posti vicini liberi. Le bici sono ingombranti e veniamo rimbalzati da un angolo all'altro finchè finalmente riusciamo a rifugiarci nei pressi della cucina, in due metri quadri liberi dove stendiamo i nostri materassini già sudici dai mesi scorsi, sul freddo pavimento della nave in partenza: il traghetto Pelni che da Tarakan nel Borneo indonesiano ci condurrà su Sulawesi e quindi su Giava.
Un impatto duro, un pugno da ko tecnico alla prima ripresa... il traffico mostruoso di Surabaya ci ha investito non appena scesi dal traghetto che ci ha catapultato, come profughi in fuga, nel cuore pulsante dell'Indonesia: cento milioni di abitanti su un'isola più piccola della nostra Italia, l'isola di Giava è terra vulcanica così come i suoi simpatici abitanti. Il cambio di rotta (inizialmente pensavamo di fermarci su Sulawesi) ci ha concesso l'opportunità di scoprire la regione orientale e le sue meraviglie naturali prima di raggiungere le affollate Bali e Lombok.
L'isola di Sumbawa, prima di giungere a Flores, ci ha ospitato per quasi una settimana... selvaggia e poco abitata è stata una vera scoperta da percorrere in bicicletta!!! La notte più strana l'abbiamo passata in tenda all'interno della centrale di polizia di un paese dell'entroterra... per sfuggire ad un aguzzino che pretendeva un sacco di soldi per darci un materasso sudicio, siamo finiti a dormire accanto a cinque detenuti rinchiusi in due metri quadrati di cella.. beh non sto' a raccontarvi il via vai continuo alla nostra tenda per vedere se esistevamo davvero o si trattava di dicerie di paese...
Dopo la prima giornata devastante in Indonesia, persi nel traffico giavanese (altro che Napoli!!!), lasciamo la strada principale per inoltrarci nell'entroterra, verso il Monte Bromo: il vulcano attivo piu' famoso d'Indonesia! Faticosamente arranchiamo fino ai 2100 metri del paese di Cemoro Lawang, ai margini del parco nazionale Bromo-Tengger-Semeru, da dove si parte per salire poi al cratere della montagna.. un'altra emozione forte...il fumo e l'odore pungente dello zolfo ci accolgono non appena raggiungiamo questa enorme bocca dell'inferno...Leo non regge la vista ed e' costretto a sedersi, io non sto' piu' nella pelle...insomma non ce la passiamo poi cosi' male...
a presto con foto e news... per ora il computer dell'internet point non ci legge l'hardisk ed e' impossibile caricare qualsiasi cosa..doh!
 
La Thailandia, destinazione molto gettonata dell'Asia per le bellezze storico culturali e per le spiagge bianchissime, è durante l'alta stagione presa d'assalto da migliaia di turisti che cercano mete da sogno dove rilssarsi e prendere il sole: Phi Phi Island, Koh Tao, Koh Samui... o un altro paradisio tropicale fra i molti della nazione, tutti però eccessivamente affollati, e quindi dove andare !?! L'isola di Koh Phayam è una meta fuori dai soliti circuiti turistici anche se, a mio avviso, non ha niente da invidiare alla altre isole thailandesi, è piacevole da scoprire in bicicletta e poi, su Koh Phayam vivono ancora...
Spensierato, allegro, incurante della pioggia battente e del sole bollente, quando sei in viaggio, in Asia, in Africa, in Sud America... dovunque tu sia, non puoi negare di sentirti bene anche se talvolta ti trovi ad affrontare situazioni davvero paradossali!!! Le quattro del pomeriggio e non mi sembra vero di essere arrivata al lago Nong Tang, dopo quasi cento chilometri di saliscendi. La cittadina, posata delicatamente fra le montagne e lo specchio d'acqua, aspetta con pazienza che cali il silenzio del crepuscolo al quale seguirà rapida, la buia notte del Laos. Niente stelle stanotte, niente luna, solo il nero più inviolato.

 

 
 

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