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Valle di Ilhara e la regione dei laghi nell'entroterra della Turchia

Ultimo giorno di Cappadocia e già mi manca. Sono paesaggi magici, incantati, finti. Ci svegliamo con il canto del muezzin ed il sole illumina le vette innevate visibili dalla finestra della stanza. La stufa si è spenta durante la notte ma ha lasciato un tepore non del tutto disperso. Scendiamo a fare colazione: quella tipica turca consiste in una tazza di thé bollente con pane, marmellata, cetrioli, pomodori, olive e formaggi. Le olive nere sono eccezionali così come i formaggi (uno simile alla feta greca, l'altro alla nostra burrata). Lasciamo l'Halil's pansion per dirigerci verso la valle di Ilhara dove scendiamo nel canyon scavato dal fiume e nelle cui pareti sono state scavate numerose chiese...

La valle dell'Ilhara

Il dislivello tra la sponda più in alto ed il greto del canyon è di circa 150 m e noi lo copriamo con 400 ripidi scalini. Passeggiamo in mezzo all'incuria e alla monnezza in un paesaggio altrimenti splendido. Dopo la visita ad alcune chiese lungo il percorso decidiamo di rientrare all'auto e dirigerci all'ingresso settentrionale della vallata, a Selime. Qui sorge un complesso monastico immenso ed indescrivibile, costruito in un luogo altrettanto idilliaco: all'interno di imponenti camini delle fate sono state scavate, lavorando il friabile tufo, miriadi di abitazioni ed una cattedrale su due piani davvero incredibile. La possibilità di salire tra cunicoli e tunnel fino ad una terrazza sulla vallata sottostante rende la visita eccezionale, arricchita dal fatto di essere svolta in completa solitudine (a mio avviso la località è migliore del museo all'aperto di Goreme). Poche centinaia di metri più ad est del paese di pietre e sassi, sorge un altro numero indefinito di camini delle fate che raggiungiamo attraversando bassi vigneti. Il cielo si è ormai completamente coperto con grigie nuvole così ci sediamo per un pò a riposare e contemplare il paesaggio.

Rientrati all'auto riprendiamo la strada per Konya e ci fermiamo ad Aksaray per acquistare un paio di pagnotte. In un centro commerciale notiamo un bel bar fornitissimo di pasticcini: ci sediamo per assaggiarne un paio con una tazza di thè. Terminata la degustazione, facciamo per avvicinarci alla cassa ma il cameriere ci ferma e ci impedisce di pagare facendoci intendere che offriva lui: ospitalità turca! Restiamo esterefatti e non capacitandoci di come si possa essere tanto generosi (è il gesto ciò che conta!) lo ringraziamo e ce ne andiamo. Un'ora più tardi giungiamo a Konya nel traffico di punta di una serata piovosa. L'impatto con la città e la guida turca è terribile e non appena troviamo un albergo parcheggiamo e ci fermiamo.

Panorami sulla valle di Ilhara

Da Konya ad Isparta, nella regione dei laghi

Giornata di trasferimento poco significativa ed uggiosa nonostante l'attraversamento della regione dei laghi. Ancora una volta al mattino vengo svegliato dal muezzin verso le 5.30 e non riesco più a prendere sonno: i pensieri volano ovunque! Ci alziamo con calma verso le 8.30, facciamo colazione ed usciamo per una passeggiata lungo le vie di Konya, la città dei Dervisci rotanti, noti per le loro particolari danze. La città è viva e sveglia. Ci dirigiamo verso il centro costituito da una enorme rotatoria all'interno della quale sorgono una moschea ed una fortezza. Più a est si trova una grande moschea che domina un'altrettanto vasta piazza. Andiamo poi in cerca della chiesa di S.Paolo, incassata e dominata dai palazzi circostanti. Dopo un paio d'ore siamo nuovamente in auto e ci dirigiamo verso ovest, in direzione della regione dei laghi. Beysehir golu è il primo e ci fermiamo nell'omonima cittadina per visitare una moschea in legno del 1300. E' chiusa e ci dicono che l'imam ritornerà nel pomeriggio, verso le 14. Facciamo allora un giro nel centro e sul lungolago ma quando siamo di ritorno la moschea è ancora chiusa e ci viene detto che avevamo frainteso l'orario scambiando le 14.30 per le 14.  La pioggia che scende copiosa ci fa desistere e così imbocchiamo la strada a sud-ovest del lago. La nostra guida suggeriva la possibilità di passare da questa parte per ammirare la sponda ovest del lago: effettivamente il paesaggio ci lascia intuire la sua magnificenza sotto la bassa coltre di nubi che ce lo cela per gran parte. La strada diviene stretta e l'asfalto precario: siamo quindi costretti a ridurre l'andatura. La pioggia copiosa ci limita ancor più e quando giungiamo in un paese dal nome impronunciabile ( e quindi impossibile anche da ricordare) siamo persi. Dopo aver girato per un buon quarto d'ora senza trovare l'ombra di un'indicazione o di un cartello stradale, ci infiliamo nell'ufficio della polizia locale chiedendo informazioni. Ci viene indicata la retta via e così costeggiamo il lago fino all'estremità settentrionale.

Ripresa la via principale giungiamo sulla sponda del lago Egirdir quando è ormai buio ed in mezz'ora siamo in paese. Dopo una breve consultazione decidiamo di proseguire, date anche le condizioni meteo, verso la cittadina di Isparta, famosa per le sue coltivazioni di rose. Ceniamo, beviamo il solito thè e pensiamo all'indomani quando raggiungeremo Pamukkale: speriamo che il meteo sia dalla nostra parte.

Se volete avere più informazioni su eventi, mostre e festival, potete dare un'occhiata al sito del turismo turco Go Turkey. Buona lettura!
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Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.

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