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Viaggio senza meta ma con ritorno | Tappa 9: i miei primi 1000

    Bovec
    Correre per oltre un'ora in salita, con 1000 metri di dislivello è un po' come il sesso dopo la prima ora: praticamente non senti più niente. E se penso che questo genere di attività è l'equivalente di una cronoscalata in bici, mi sento anche piuttosto ridicolo pensando alla gente, neanche poca, che si spara robe di 10 o 20 ore a piedi sempre correndo in montagna, con dislivelli simili alle gran fondo in bicicletta.

    Trenta

    Riposo - Corsa: 7km | 1001 m dislivello

    La canzone di oggi è Empty dei Cranberries.

    Riposo attivo

    Ora, a al di là delle riflessioni riguardo alla mia modesta performance di questa mattina rispetto a quelle dei guru della corsa in montagna, se c'è una cosa che veramente differenzia il correre in su con il pedalare in su è il momento dell'arrivo. Quando arrivi in cima con la bici, puoi urlare, vomitare, buttarti in una fontana, abbracciare il primo che passa. Tanto hai finito, comunque sia andata hai finito: o scendi in bici in circa un quinto del tempo della salita o c'è la Loretta che ti salva o il furgone dell'organizzazione che, se piove come agli italiani di Bergamo, si carica dentro 5-6 cristiani mescolati a pezzi di bici e ruote da migliaia di euro e ti porta a valle.
    Quando corri, invece, e arrivi boccheggiando al tuo obiettivo, non esplodi, non salti, non svieni. Ti limiti a compiacerti con te stesso e, piuttosto compostamente, recuperi le tue cose, ti cambi o ti nutri o entrambi, e ti prepari per la parte peggiore dell'attività. Ovviamente a Mezzocorona c'è l'opzione funivia (che sia santificato il nome suo), ma per tutti i comuni mortali che non vivono a Camezza, la storia è una sola. Quello che fai in su lo fai anche in giù. Il punto è che, se in bicicletta ti ci vuole il 20-25% del tempo che hai impiegato a salire, a piedi per uno "contratturato" ed "erniato" come me, si parla di circa il 137%.

    Non fatemi scendere

    In altri termini, il percorso che ho fatto salendo in 73 minuti, l'ho fatto scendendo camminando (non posso nè vorrei correre in discesa) in 100 minuti. Da una parte è una cosa bella, perché sei talmente svuotato di tutto, fisiologicamente ed emotivamente che non è proprio uno scendere, ma uno scivolare verso valle, è galleggiare sulla superficie di un oceano che si svuota e ti farà toccare lentamente il fondo. Dal'altra non è così romantico. La discesa spacca comunque le gambe e anche se il mio amico Alessio mi ha insegnato a scendere in un modo meraviglioso che salva la schiena (bisogna ammortizzare tutto di polpacci, che è possibile scendendo in punta di piedi e sgravando il peso dal tallone e quindi la schiena), 1000mt per 1h40 di discesa scassano proprio le palle. Fortunatamente, appunto, la testa è leggera e il corpo è leggero e i pensieri non ti schiacciano. Pensi a quando mangerai qualcosa o ti sdraierai sul prato, pensi che per la prima volta hai fatto 1000metri di dislivello e che anche se non è un'obiettivo da brivido, mi ricordo che la prima volta che ho fatto lo Stelvio ci ho messo poco più di 2 ore.
    Qui ha appena smesso di piovere e per la prima volta nelle vacanze non è un problema, sono sotto una bella tettoia, vista prato, con le dita dei piedi e le gambe congelate. Ma è bello, è pioggia bella, temporale bello. La mia roba è al sicuro nella tenda e io posso starmene qui tranquillo a riflettere sul senso della vita. Però adesso vado a mettermi i pantaloni lunghi e le calze. Che infatti sto molto meglio e mi godo ancora di più il temporale.
    Vedete, alzarsi con la musichetta del furgoncino minimarket mobile (questa sera o domani provo a registrarvela bene e vorrei anche diventasse la mia sveglia per la vita) e comprarsi la colazione fresca è una cosa meravigliosa, ma ci vuole una dannata forza di volontà per finire di mangiare e andare a fare sport anche se avresti solo voglia di sdraiarti sul prato e non fare nulla.
    Il punto è che, nel 99% dei casi, per me fare questo è indispensabile. Mi dà ritmo, mi impone dei vincoli, mi tiene in riga. E poi c'è il fattore consequenziale: farlo mi fa stare bene per il resto della giornata, mi seda, mi asciuga, mi priva di energia distruttiva. È più o meno quello che fate tutti voi, chi con due birre dopo il lavoro, chi con una canna prima di andare a dormire o con una serata in discoteca che duri fino alla fin del mondo. O con un pianto o magari alla lunga un esaurimento nervoso o un mega attacco di panico.
    Alla fine quello che faccio io è semplicemente un piccolo investimento. Sacrifico un piccolo piacere immediato per un grande piacere posticipato. Ho appena parlato con uno dei proprietari del campeggio che mi ha detto che una delle versioni riguardo alla nascita di questo paese sostiene che sia nato grazie ad emigranti di Trento che quindi l'hanno chiamato Trenta. Ma è solo una delle versioni, dice lui.
    Ora mi vado a fare un riposino perché è freddo per leggere anche se 'sto ragazzino tedesco è qui in pantaloni e maglietta corti ed ho appena visto uno che andava a farsi la doccia in boxer.
     

    Ecco tutte le tappe della pedalata senza meta di "Jimmy":
    Tappa 1: piazzola allagataTappa 2: sarà meglio la tappa 3Tappa 3: piccolo il mondoTappa 4: il lusso della concessioneTappa 5: il cielo con un ditoTappa 6: la flemmaTappa 7: che bel el letTappa 8: la Mazunte delle AlpiTappa 9: i miei primi 1000Tappa 10: corri Forrest, corri

    jimmy

    Con due ore di allenamento e sei gelati al giorno vai dappertutto

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