Perché partire con una Graziella carrellata?

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Qualcuno mi ha detto: “Perché non vai con un’altra bici?”. Perché si può fare anche con la Graziella, si può fare con un carrettino. Perché molte nuove frontiere sono ancora quelle vecchie, perché l’avventura si può trovare anche dentro una pozzanghera, perché spesso basta poco per avere tanto, perché non tutto deve essere ultra-moderno, ultra-tecnologico, ultra-sofisticato.
Qualche volta bisogna provare a giocare con una sfida “non convenzionale”, anche con cose semplici, senza bisogno di cercare grandi prestazioni. Si può provare a scoprire l’avventura “Low cost”, anche a chilometri zero. Basta domandarsi: Cosa costa meno? Cosa inquina meno? Generalmente quando si parte si viaggia nel “dove”, alla ricerca di luoghi esotici, alternativi, belli, affascinati, con il principale obiettivo di andare da qualche parte, spesso è secondario il “come” andarci.
Per “come” non intendo dire solo con quale mezzo di trasporto, ma con quale stile. Per esempio la scelta dell’albergo con tutte le comodità piuttosto che la pensioncina determina il “come”.
Forse però nel viaggio è sempre più importante il “come”. La scelta del mezzo di trasporto può essere totalmente determinante, che fa veramente la differenza. Quando ci si butta in una nuova idea, che va fuori dalle proprie abitudini, si mettono in gioco la fantasia e la capacità di adattarsi a situazioni nuove e di trovare soluzioni diverse. È necessario anche se ci si mette in gioco in maniera diversa in ambiti ai quali si è abituati.
Un po’ come quei contesti in cui ci viene proposto di metterci nei panni degli altri per vedere le cose da un altro punto di vista, potrebbero essere di giochi di ruolo piuttosto che situazioni in cui si valutano le situazioni per capire le varie opinioni e le azioni conseguenti. In viaggio questa cosa assume una grande importanza perché il viaggio propone, e impone, situazioni nuove, contesti diversi. Le esplorazioni stimolano la capacità di ascoltare e di adattarsi a realtà sempre nuove, ma anche fantasia e curiosità. I nuovi percorsi che si stanno sviluppando in questi anni nascono come esplorazioni che vengono documentate poco per volta.
Si studiano strade e sentieri, si sviluppano i posti in cui passare la notte. Vengono poi frequentati, la gente del posto vede i camminatori passare, comincia a conoscerli, comincia a non temere che siano forestieri pericolosi e magari inizia a offrire un sorso d’acqua. Giorno dopo giorno il percorso viene facilitato, chi passa dopo qualche anno di rodaggio incontra meno difficoltà di chi ha aperto la pista.
Però anche un percorso già consolidato lo si può affrontare con un approccio più fantasioso, più creativo e magari spiritoso, purché se ne rispetti lo stile.
 
La scelta della Graziella voleva provare qualcosa. “Provare” nel senso di valutarne la possibilità e “provare” nel senso di dimostrarne la fattibilità. La domanda era: “Si può affrontare un lungo percorso, per certi tratti impegnativo, con una Graziella e un carrello attaccato dietro?” L’idea di costruire un carrello per lo zaino da usare sui lunghi cammini è nata per fare meno fatica, ma va incontro anche a chi ha difficoltà a muoversi. L’idea della Graziella dimostra che si può partire con un mezzo semplice e facilmente reperibile; se è stato possibile con una Graziella lo è ancor di più con una bici “normale”. Nel riflettere sullo stile col quale si affronta un cammino è interessante anche fare un paragone fra il camminatore e il ciclista. Spesso mentre sei in giro a piedi trovi gente che ti dice: “Perché non vai in bici, non è meglio?”. È meglio... percorri più chilometri in meno tempo, ma non ci sono un “meglio” o un “peggio”: è diverso.
Puoi vedere il mondo andando a piedi o in bici, camminando o pedalando: sono due esperienze diverse.
Anche la preparazione non è uguale, il ciclista e il camminatore allenano i muscoli diversamente, chi cammina a lungo non è detto che abbia buone gambe per la bici, d’altro canto chi pedala bene potrebbe anche non essere un buon camminatore. Lungo la stessa strada in discesa il camminatore fa più fatica del ciclista, in piano fa più fatica il camminatore, ma in salita lo sforzo del camminatore non va disperso nel trasformare il movimento di spinta delle gambe in movimento rotatorio e quindi di avanzamento della bici. Ci sono differenze fra andare a piedi e andare in bici, una cosa che si nota poco, ma che cambia lo stile del viaggio è l’incontro con la gente. Il camminante cerca spesso la strada più breve, può passare sui sentieri e in mezzo ai boschi, si ferma spesso a controllare, chiede informazioni a ogni incrocio e si guarda bene intorno.
Il ciclista si muove diversamente, è meno preoccupato se gli capita di dover pedalare per qualche chilometro in più, può facilmente tornare indietro se si accorge che ha sbagliato strada. Percorre strade più indicate sulle carte, può affidarsi più facilmente ai cartelli. Il ciclista è più veloce, segue spesso strade asfaltate, ha meno bisogno di fermarsi e chiedere indicazioni. Non si ferma molto a chiedere e più raramente viene fermato da chi è incuriosito dal suo passaggio. Qualche ciclista è anche legato alla prestazione, al numero di chilometri da percorrere per cui lui stesso è meno propenso al dialogo. Il camminante ha più incontri, ne cerca e ne offre di più del ciclista. Spesso si ha la sensazione che tutto sia stato raggiunto, che tutto sia a portata di mano e questo fatto rende molte cose quasi noiose.
I documentari che una volta erano di grande interesse li abbiamo visti mille volte, i luoghi più esotici ce li hanno raccontati in tutti i modi, gli autori famosi diventano retorici dopo averne sentito parlare, magari anche senza aver letto le loro opere. Si fa fatica a trovare qualcosa di nuovo e talvolta il nuovo si comincia a riscoprirlo nel vecchio, a riscoprire le tradizioni, a re-imparare a fare la pasta fatta in casa o a esprimersi con il fai da te. Si capisce che se una strada passava in un certo punto, che se il letto del fiume si è sviluppato in un certo modo e che se in quel posto viene coltivata una certa pianta da centinaia di anni forse un motivo c’è.
Non sempre la modernità e la tecnologia possono contrastare la natura.il cielo e sempre piu blu
Va di moda il vintage e cominciamo a domandarci se forse non stavamo meglio quando stavamo peggio, ma non voglio fare filosofia o retorica, semplicemente mi permetto di dire che a volte basta provare a fare le cose in maniera diversa, scoprire che si possano vivere nuove emozioni e nuove avventure in semplicità. Ci sono cose che si dicono sempre, che ormai stancano, che... “sono sempre le solite cose”. Però si possono ripetere, però si possono tenere in considerazione, però hanno un valore. È semplice e banale: la bici non inquina, non consuma, non genera traffico. In realtà non è totalmente vero, per produrla e ripararla un poco si inquina e si consuma ed è anche vero che chiunque si muova genera un po’ di traffico. Oggi che è sempre più necessario inquinare meno, muoversi in bici piuttosto che con altri mezzi di trasporto contribuisce a contenere l’inquinamento. Oggi che bisogna risparmiare sulle risorse, consumare meno è una necessità crescente. Oggi che il traffico è sempre più caotico e influisce notevolmente sulla vita quotidiana, avere meno traffico sarebbe molto bello. Ci vuole chiaramente l’impegno di tutti, ma chi ci crede continua a farlo nonostante molte sconfitte. Per andare di più in bici c’è bisogno di soluzioni che rendano la bici più comoda, più sicura, più amichevole, più “user frienldy”, come si dice oggi, più alla moda.graziella a tiro
“Se vado in bici sulla strada mi investono”. Le piste ciclabili sono in aumento, bisogna farne altre e rendere le strade più praticabili e più sicure per le bici. Più si va in bici meno ci sono auto.
“Il mio paese è pieno di salite”. Hanno inventato i cambi.
“Dove metto la spesa”. Nei paesi del Nord Europa si usano molto i carrelli per le bici e ci sono bici studiate per carichi pesanti e voluminosi, anche da noi c’erano le bici da panettiere. In Oriente si usano i risciò. Ci sono supermercati che sperimentano carrelli adatti alla bici e adatti a muoversi nel supermercato. Si aggancia il carrello alla bici e si esce di casa. Si arriva al supermercato, si sgancia il carrello dalla bici e si fa la spesa. Si riaggancia alla bici e si torna a casa.
“Non posso attaccare il carrello alla bici”. Si possono realizzare carrelli da agganciare alla bici, in commercio ce ne sono già.
“Non ci sono posti dove mettere le bici”. Potremmo togliere qualche posto auto nei parcheggi e fare più spazio per le bici. La bici occupa comunque poco posto e raramente viene multata per divieto di sosta.
“Come faccio quando piove?”. Magari se piove in bici ci vai meno, esiste comunque del buon abbigliamento impermeabile. Nei paesi del nord fa più freddo e in bici ci vanno più degli italiani. In un viaggio di questo tipo uno degli aspetti più importanti, forse il più importante, è la preparazione.
 goat in viaggio
 
La preparazione non è solo un momento precedente al viaggio: è già il viaggio stesso. Tu sei già in viaggio mentre ti alleni, mentre studi l’equipaggiamento, mentre ti immagini per strada, mentre dai delle pesanti martellate al ferro per dargli la forma giusta, mentre pieghi una barra di ferro col giratubi da due pollici di domenica, sapendo che se sbagli la piega un altro pezzo di ferro adatto a quel lavoro in casa non ce l’hai, sapendo che non avrai modo di andare in ferramenta per almeno due settimane, ma quando tu potrai andarci la ferramenta sarà chiusa per ferie: non puoi sbagliare! Lo so, non è normale che si progetti un viaggio con in mano la mazzetta da un chilo, ma per qualcuno è così! La preparazione è fatta di ricerche, di studi, di prove ripetute. Spesso i risultati si ottengono in maniera empirica, perché pensi a una cosa, la studi bene sulla carta e poi la realizzi, ma solo dopo aver lavorato ti rendi conto di aver progettato e creato una schifezza. Scopri che non funzionerà mai oppure salta fuori un problema nuovo, ma il peggio è quando ti rendi conto che avresti potuto pensarci prima. Quando si costruisce qualcosa in maniera artigianale difficilmente si ottiene lo stesso risultato di un prodotto industriale fatto con materiali e utensili professionali di cui dispone un’azienda. Puoi verniciare con la massima cura, ma la verniciatura non è quella fatta con un robot o in carrozzeria, anche se la vernice aderisce bene ed è bella liscia si graffia subito appena la urti con la chiave inglese mentre togli la ruota.
Più l’idea è fuori dal comune, più nascono i dubbi e più nascono le domande: “Ce la farò? Avrò dei problemi? In caso di guasto cosa potrò riparare?” Bisogna operare delle scelte e una scelta sbagliata si può rivelare determinante. I ciclisti non li trovi ovunque e se anche li trovi non è detto che possano farti una riparazione urgente o abbiano “in casa” il ricambio che ti serve. L’ultima cosa da cercare in una preparazione come questa è la perfezione. Bisogna accettare che il risultato non sia perfetto, che comunque emergeranno imprecisioni, che ci saranno cose che speravi venissero meglio, che speravi di poter fare meglio. Ciò che conta è che l’equipaggiamento sia affidabile. Devi cercare di bilanciare le varie cose e stabilire in cosa vuoi puntare al meglio. Se parti per un ottimo servizio fotografico l’estetica viene prima di tutto, ma se vuoi attraversare strade fangose sai bene che anche sulla bici meglio decorata nelle foto si vedrà soprattutto il fango. La preparazione è fondamentale, ma a volte si può anche pensare che “la fortuna aiuta gli audaci”.
Bettinelli è partito per andare a Saigon in vespa con la moto appena uscita dal concessionario e senza neppure saperla riparare. È arrivato dove voleva arrivare.
Ecco cosa scrive Francis Galton, Segretario della Royal Geographic Society, nel suo libro L'arte di viaggiare:
"Un uomo giovane e di costituzione robusta, che si accinge a intraprendere un viaggio già sperimentato da viaggiatori esperti, non corre grossi rischi. Basti citare le spedizioni incoraggiate dalla Royal Geographic Society, nelle quali molto raramente ci sono stati dei morti e pochissimi di questi erano giovani. I selvaggi raramente uccidono i nuovi arrivati, perché temono i loro fucili ed hanno una paura mista a superstizioni dell’uomo bianco. Occorre del tempo perché si rendano conto che egli non è molto diverso da loro e che lo si può eliminare facilmente. Le febbri ordinarie raramente sono fatali per l’organismo resistente di un giovane, che normalmente riesce a sopravvivere bene per due o tre anni alle avversità della vita primitiva.”sosta in campeggio

Il riciclaggio

Qualcuno potrebbe dire: “Perché non te la sei comprata una bici?”. Perché? Forse perché sarebbe troppo facile comprare una bici o forse perché volevo provare qualcosa di diverso.
Un riciclatore ha una missione, non è un semplice risparmiatore.
Il riciclatore ha una filosofia, sceglie di accettare cosa gli offre il fato, cosa gli fa trovare il destino, prende ciò che la fortuna gli offre e lo sa far rivivere, gli sa dare una nuova vita, un nuovo ruolo, una nuova opportunità di svolgere un servizio per la società!
Il riciclatore ha una missione da compiere! Qualcuno è schifato dall’idea di usare qualcosa che è stato di altri, qualcosa che è stato considerato un rifiuto, ma è un pezzo di ferro, non lo mangio il telaio della bici!
Una cosa che va molto di moda in merito al riciclaggio sono le proposte studiate per recuperare gli avanzi di cucina. Manuali, ricette e trasmissioni televisive a volontà che insegnano come recuperare gli avanzi di cucina... mi domando: se una volta compri troppa roba da mangiare... invece di comprarti un ricettario... non fai prima a comprarne meno la volta dopo? Un giorno, nel mese di gennaio, ho visto una trasmissione dove, dopo aver mostrato in mille modi per settimane come riciclare il panettone avanzato, spiegavano come farne becchime per gli uccelli...
Ma, secondo loro, quanti panettoni mi sarei comprato a Natale??? Riciclare è un’arte, non è solo un recupero. Riciclare è dare nuova vita.
Ratatouille dice che “una volta superata l’istintiva repulsione si apre tutto un mondo di possibilità...”
 
Quella sella lì non va bene. Mostro a un conoscente le foto del viaggio in Graziella, mi dice: “Quella sella lì non va bene! Non puoi andare in giro con una sella così!” Come “non posso”, sono appena tornato! Vuol dire che sono andato in giro “sbagliato”? Non puoi partire se non hai la sella giusta, non puoi partire se non hai la bici perfetta, non puoi partire se non hai la tutina da ciclista che riduce il coefficiente di penetrazione dell’aria, non puoi partire se non hai le scarpe con lo sgancio fotonico, non puoi partire se non hai il GPS... E quando parto???
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Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

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Commenti  

# 0 Valter 2016-04-14 00:25
Viaggiare in (simil)Graziella è notevole. Notevolmente in controtendenza. Io ne ho quattro, quella che ho a portata di mano per i fatidici 5 km di raggio intorno a casa l'ho modificata con un pignone da 22 posteriore. In pianura ovviamente vado piano, ma il mio problema sono le salite, non menziono le discese: ingrano la legge di Newton e vado alla grande. Ne vorrei modificare una per il Cammino di Santiago. Dopo aver rimesso in ordine la mia MTB in acciaio, una leggera vintage di qualità in cromoli, e aver finalmente acquistato (usata) una bellissima Bianchi in carbonio, mi so no detto che, se ho aderito alla corrente del "viaggio lentamente", forse anche un'Aquiletta Bianchi in acciaio massello, opportunamente attrezzata ed equipaggiata, poteva forse servire allo scopo. Tanto più che, essendo pieghevole, avrebbe facilitato il trasporto. Sempre i problemi di trasporto mi inducono ad evitare il carrello, anche perchè nelle discese impegnative, magari sterrate, tende a farmi rovesciare in curva. Avrei anche pensato a come equipaggiarlo con freni ad azionamento inerziale, ma non ho il tempo per farlo. Comunque complimenti per i tuoi viaggi in Graziella, che seguo regolarmente, e per le tue risorse spirituali etico filosofiche, senza le quali sulla Graziella nemmeno ci saliresti (infatti quelle che ho io erano destinate al rottamaio).
Buon viaggio.
Valter
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# 0 Girumin 2016-04-14 21:36
Grazie Valter. ti rispondo al volo dopo il viaggio sulla Francigena. Il problema delbagaglio sulla Graziella è semplice: le borse non ci stanno sul portapacchi...
Io dopo aver distrutto il carro posteriore l'ho ricostruito ed ora che è più lungo posso mattere le borse. Tieni presente che nel viaggio sulla Francigena di questi giorni avevo un carico totale di circa 40/50 chili e ho usato un rapporto 42/20. Giancarlo
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# 0 valter 2016-04-15 00:37
Hai addirittura sostituito il carro posteriore! Devi essere un saldatore in gamba, tra le altre cose. E poi un 42/20. In condizioni normali è un rapporto molto agile, ma dove vai tu, e come ci vai tu, deve essere comunque tostissimo.
Tornando al carro posteriore, hai modificato l'originale o ne hai messo uno preso da un'altra bicicletta (per es. una 26). Perchè dalle foto mi sembra una Graziella con carro posteriore quadrangolare con rinforzo verticale centrale, quindi potresti aver tagliato l'originale e saldato degli segmenti di prolunga, rinforzando man mano tutta la struttura. Mi interesserebbero questi dettagli. Rispondimi pure con calma, seguendoti mi rendo conto che hai mille impicci. Se passi per Roma avvertimi (su FB sono Valter Mazzulli) ci prendiamo un caffè insieme. Se invece passi in Abruzzo (zona del Fucino) ti fornisco un campo base.
Saluti e chilometri.
Valter
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