Viaggio in bici con Graziella | Notte da brivido verso l'Umbria

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Il sole alto nel cielo fa brillare le spighe di grano maturo, le farfalle volano di ramo in ramo, le api si posano sui petali dei fiori alla ricerca del nettare. Il vento accarezza i girasoli facendoli danzare, l’acqua del ruscello si insinua fra le rocce. “No, lascia perdere... Come poeta non vali un tubo”. Stanotte c’è stato il temporale, ma adesso il tempo è buono e invoglia a partire. Mi è andata bene, se fossi stato in tenda sarebbe stato un disastro. Mi alzo con grande pigrizia, ho dormito troppo bene.
Questo racconto fa parte del diario di viaggio a puntate scritto da Giancarlo Cotta Ramusino (in arte Girumin) che viene pubblicato in queste settimane. Potete leggere tutti i racconti già pubblicati nell'apposita sezione Viaggio con la GOAT.
 

Dopo un temporale...

È un piacere che contagia tutti gli umani quello di stare in un caldo lettuccio mentre fuori tuona il temporale. Se poi hai un tetto solido sopra la testa è anche meglio. Oggi ci sono materiali sofisticatissimi, impermeabili, resistenti a ogni pioggia, ma quel che non vi dicono i produttori di giacche a vento e di tende è che un buon tetto è sempre la migliore garanzia, so che non avete ragione di dubitare...
I due pellegrini si sono già messi in cammino, gran parte dei pellegrini punta a camminare soprattutto la mattina per sentire meno il caldo e avere il tempo di riposarsi nel pomeriggio. Non so... A me la storia del camminare la mattina presto per evitare il caldo non ha mai convinto troppo, forse sono poco sensibile alle temperature, forse sono rimasto traumatizzato nel corso di un viaggio in Camerun, quando per evitare il caldo partivamo tutte le mattina alle quattro e mezza. In questo modo a metà mattina eravamo già nel villaggio di destinazione, così poi non sapevamo come tirar sera. Preparo il bagaglio ed esco dall’ostello. Non riesco mai a capire come mai la mia roba si diffonda in ogni dove in qualunque locale io apra lo zaino. Forse perché la sera arrivo estremamente devastato, forse perché per tenere tutto in ordine nel bagaglio ho usato il sistema delle scatole cinesi, è quindi un dramma cercare le cose e poi rimetterle in ordine. Forse però c’è qualcuno che mi segue e mette tutto in disordine mentre dormo. È sicuramente così!
Smonto la ruota e cambio la camera d’aria bucata. Una volta ho dato un’occhiata a un forum in cui si parlava di una moto dell’Est Europa. Una cosa da veri appassionati, da motociclisti decisi: un sidecar. Chi scriveva raccomandava di non dimenticare mai la cassetta degli attrezzi perché alla prima salita, molto probabilmente sotto la pioggia, si sarebbe sicuramente guastato qualcosa. Anch’io tengo sempre gli attrezzi a portata di mano, anche per scaramanzia. A dir la verità però non ho mai capito bene come si dovrebbe combattere la scaramanzia in questi casi, proviamo a capirci...
Il punto deve essere questo: la sfortuna non va offesa, perché se la offendi si ribella, partiamo da questo presupposto, non so se è corretto, ma è un punto di partenza. Nel mio caso la sfortuna si offende se io tengo gli attrezzi a portata di mano oppure se li tengo in un posto scomodo da raggiungere? La sfortuna potrebbe dire: “Hai tenuto gli attrezzi a portata di mano, perché mi temevi e quindi io te la faccio pagare e ti buco la gomma!”. Oppure potrebbe dire: “Non hai voluto tenere gli attrezzi a portata di mano? Io ti buco la gomma!”. Insomma... non si vince mai.
Anche in questo caso sicuramente ci sono degli studi approfonditi di cui io non sono a conoscenza. Eppoi la sfortuna non esiste... (ma... però... forse... non si sa mai...).
 
Ho deciso di andare verso Basti, non so con precisione che strada seguire, in qualche modo arriverò. Chiedo in paese e mi indicano alcuni paesi da attraversare, mi dicono nomi che non trovo sulla carta. I nomi non citati sulla carta spesso sono di località che in bici si raggiungono dopo saliscendi a volontà, io quei nomi me li dimentico dopo tre secondi. Incontro i due amici di ieri sera, ci mettiamo in posa per tre foto insieme e mi danno i loro indirizzi per mandargliele. Uno dei due cammina col bastone del nonno. Scomodissimo... Può aiutare chi ha oggettive difficoltà e deve muoversi per brevi spostamenti, ma non lo ritengo adatto ai lunghi cammini. Oggi per camminare si usano sempre di più i bastoncini, da trekking o da nordik walking, in alluminio o in carbonio. Io uso solitamente due bastoni in legno, sono più pesanti, ma anche più robusti. Il nordik walking è una tecnica sviluppata in Nord Europa e ormai diffusa anche in Italia, ma bisogna dire che pastori, montanari e pellegrini hanno sempre camminato con i bastoni. Sapete come si fa a ottenere un bastone del nonno con la tipica curvatura? Ci sono diversi modi, il più semplice consiste nel comprarlo già fatto, in alternativa si può cercare già pronto in natura, ma temo sia veramente difficile da trovare... Un’altra idea è quella di coltivare una pianta e farla crescere piegata, non è una cosa semplice e richiede molta pazienza, anche qual
che anno. L’altro sistema è quello di scaldare il legno e poi piegarlo, detto così sembra facile, ma nella realtà ci vuole tempo e bisogna fare un po’ di prove prima di arrivare a un risultato decente. Prima o poi costruirò una pentola apposta per far bollire i bastoni e piegarli.
 

Incontro con i cinghiali

Scendo lungo la Cassia fino ad Acquapendente e poi cercherò meglio, trovo un incrocio che credo possa andar bene, proseguo diritto ancora un po’ per verificare che non ci siano altri incroci. Mi guardo intorno e vedo sbucare dal granoturco un piccolo gruppo di cinghiali. Mi fermo, cerco di non farli spaventare e scatto qualche foto: non è facile, continuano a entrare e uscire dal granoturco, non capiscono che dovrebbero mettersi in posa! Non mi aspettavo certo di incrociare dei cinghiali su una strada così, cerco di approfittarne per qualche foto. Non posso perdere questa occasione, mi muovo quatto quatto, senza farmi notare, vorrei riprendere in una sola foto Goat e cinghiali, ci provo, ma loro non collaborano, rientrano nel granoturco e se ne vanno. 
incontro cinghiali
Può sembrare strano che i cinghiali si avvicino a una strada asfaltata e trafficata, ma sono animali coraggiosi e probabilmente sono abituati allo stress della vita moderna. Continuo a dire che l’incontro è uno degli aspetti più interessanti del cammino, soprattutto gli incontri più originali, e questo è sicuramente un incontro originale, vien da pensare: “Con tutti i bei posti che sto attraversando, boschi, colline, sentieri con ottimi sfondi per delle foto con i cinghiali... Questi mi appaiono proprio su una strada asfaltata con il traliccio dell’alta tensione di mezzo?”. I cinghiali... animali pericolosissimi, aggressivi e feroci da temere, da tenere a distanza... sono lì, davanti a me, nel campo di granoturco. Io li guardo e loro neppure si preoccupano di me.

Salutando la Via Francigena

Questo è il punto in cui cambiare strada, è il punto in cui abbandonare la Francigena per cercare una strada verso l’Umbria. Torno all’incrocio, proseguo lungo la strada che passa da Castel Giorgio e mi porta lentamente fino a Orvieto. C’è un po’ di salita, ma la pendenza è dolce e riesco a pedalare. Supero il valico e vedo Orvieto: un gran bel panorama. Purtroppo non ho tempo di visitarla. Sarebbe interessante, ma avrei dovuto cercare prima un posto per la notte. Inoltre non sarebbe facile farlo muovendomi con la Goat e avrei rallentato la tabella di marcia. Peccato, magari sarà per un’altra volta. Arrivo in un parcheggio, è un bel punto panoramico, c’è una terrazza artificiale dalla quale si vedono Orvieto e la vallata. I cartelli indicano il bar sotto la terrazza, scendo lungo la scala per andare al bar e il bar non c’è. Sembra uno scherzo per i turisti. Arrivano altri turisti che seguono la freccia per andare al bar e il bar... non c’è. Si ferma un pullman pieno di gente, la gente scende e cerca il bar... e non lo trova...orvieto
Raggiungo il campeggio al lago di Corbara attorno alle sette, mi indicano dove piazzarmi per stare più vicino ai bagni. Senza bisogno di guardarmi troppo in giro mi rendo conto che nel campeggio ci sono solo io. Non è la prima volta che mi capita, una volta sono arrivato in un campeggio alle nove di sera, ho chiesto: “Da che parte sono i bagni maschili?”. “Vai dove vuoi, ci sei solo tu in tutto il campeggio...”. Pianto la tenda approfittando dei pochi minuti di luce rimasti e vado nella pizzeria del campeggio. La speranza di arrivare in tempo a Perugia è sempre più una certezza. Telefono al mio concittadino che sta organizzando i pullman per la Marcia della Pace. “Purtroppo sono già pieni”. Come “...sono già pieni”, cosa ci va a fare tutta sta gente alla Marcia della Pace? Questo però non glielo posso chiedere visto che ci vado anch’io. Mi dice però che Giorgio verrà in auto per accompagnare due relatori al meeting dei giovani prima della marcia, al ritorno sarà probabilmente da solo. Posso contattarlo per chiedergli un passaggio, lo chiamo e mi organizzo con lui. I pullman sarebbero arrivati a Perugia la domenica mattina attorno alle sei. Io avrei dovuto cercare un posto in cui dormire a Perugia, smontare bici e carrello, imballarli e portarli nel punto di arrivo prima dell’alba e caricarli in uno dei pullman. Così invece posso caricare bagagli e ferraglia nella suo auto; non potrei chiedere di meglio. Valuto la possibilità di arrivare a Bastia Umbra un paio di giorni prima della marcia e partecipare al meeting dei giovani.

Notte solitaria in campeggio

Eccomi qua seduto davanti ai bagni, fra i lavandini e le docce, a scrivere il diario di viaggio grazie alla luce a tempo che si spegne ogni due minuti. Eccomi qua, in questo luogo buio e solitario. Un’esperienza da film del terrore, se arrivasse qualcuno in questo momento mi verrebbe un infarto dallo spavento. È vero che in viaggio ci si mette anche alla prova, ma questa è un’esperienza di tristezza, di angoscia e di paura assieme. Spero che arrivi presto domattina. Andrò a dormire fra poco nella speranza di prendere sonno subito altrimenti sarà una notte da incubo, ma non sono ancora le nove e mezza, per cui non mi verrà subito sonno oppure mi addormenterò per poi risvegliarmi nel cuore della notte. In attesa di assopirmi faccio un paio di considerazioni sugli scrittori. Credo che ci siano diversi tipi di scrittori, ma non sono in grado di elencarli tutti, non sono così preparato. Ci sono quelli che descrivono, ovvero vedono qualcosa e lo descrivono. Sono razionalisti o melodici, i razionalisti descrivono in maniera precisa una realtà mentre i melodici hanno uno stile slacciughento e quando descrivono qualcosa la tirano in lungo, vanno di qua e di là, di su e di giù, ci mettono della poesia, dell’enfasi, del romanticismo, del pathos... Sono quelli che pensano di essere ottimi comunicatori. Sono quelli più adatti per addormentarsi. Stavo per dire che consentono di risparmiare sui calmanti per dormire, ma non so se è vero perché quando vuoi arrivare al punto della questione e loro ti costringono a leggere interi capitoli, prima di dire davvero qualcosa, cominci ad avere bisogno di calmanti o vorresti avere una bambolina vudù con la faccia dell’autore in cui infilzare dei grossi spilloni. Poi ci sono i raccontatori, quelli che fanno qualcosa e la descrivono. È tutta roba loro, nel senso che magari si organizzano un viaggio e poi raccontano ciò che vedono e le loro emozioni. Ci sono anche quelli che raccontano roba d’altri. Si assumono delle responsabilità nei confronti del lettore; perché quando descrivono una storia vera non possono inventare troppo. lago corbaraFra i raccontatori ci sono quelli che raccontano una cosa palesemente vera, ma che all’inizio del libro scrivono “Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale”, tu vai alla presentazione del libro e ti dicono che quei personaggi esistono davvero... Se non te lo dicono lo capisci da solo. I raccontatori sono quelli che fanno qualcosa e pretendono che agli altri interessi, un po’ come sto facendo io con questo racconto... Forse dovrei rinunciare. Ci sono anche gli scrittori propriamente detti, quelli che s’inventano una storia e la raccontano, devono viaggiare con la fantasia e hanno più spazio di manovra. Sono forse i più bravi di tutti. Oggi vanno di moda i cammini e, di conseguenza, i diari di viaggio. Molti raccontano le proprie avventure in cammino, su blog, siti e social network, qualcuno le mette anche su carta. Si citano le solite cose, i chilometri sotto la pioggia, il sole cocente, il peso dello zaino, che vengono espressi come se chi racconta fosse il primo e l’unico ad aver vissuto quelle fatiche. Poi si descrivono i personaggi lungo il cammino, gli altri camminanti, soprattutto quelli più strani. È una cosa che non mi piace e che non condivido, io non lo faccio!
Infatti non vi parlerò del pellegrino che ho trovato in un ostello e che per tutta la notte ha russato come un bulldozer cingolato alle prese con dei massi di granito.
Non vi parlerò neppure della signora che ho incontrato lungo il cammino di Santiago con lo zaino tutto storto, l’avevo già incrociata la sera prima in un albergue, mi ha detto che faceva molta fatica e le ho fatto notare che il suo zaino era messo molto male, era tutto storto. Mi ha chiesto di aiutarla, le ho proposto di svuotare lo zaino per sistemarlo meglio, lei mi ha detto che però voleva lasciare sul fondo il sacchetto con i bigodini. Siccome non ve lo racconto non mi chiederete perché li ha portati.
Non vi parlerò neppure di quella volta che ho incontrato un gruppo di ragazzi tedeschi in giro fra le Alpi, avevano zaini molti piccoli e pantaloni di pelle tradizionali. Uno di loro aveva attaccata allo zaino una damigiana, era per una sfida, se l’avessero portata indietro intera qualcuno gliel’avrebbe riempita... No, non ve ne parlerò.
 sosta in campeggio
Una delle ipotesi iniziali era di arrivare a Roma per poi risalire verso l’Umbria, ho abbandonato l’idea, ma vi racconto come sono andate le cose nei precedenti arrivi a piedi. Sono episodi che hanno lasciato in me traumi indelebili. La prima volta ero sulla via Francigena, è andata così. Parto da Capranica con l’idea di arrivare a Roma in giornata, sono sulla Via Cassia e cammino sul lato sinistro trainando il carrello col mio fardello. A un certo punto... la Cassia raddoppia! Le corsie diventano due per ogni senso di marcia con il guardrail lungo i lati! Cosa faccio adesso? Non posso certo permettermi di camminare col carrello su una “due corsie”! Sono costernato e depresso, ci penso un po’ e decido di accerchiare la cosa, provo a imboccare una strada di sinistra che va verso Nepi. Vado nella speranza di trovare una stradina secondaria che mi porti a Roma. Cammino cammino, ma non trovo nulla. Alla mia destra c’è una bellissima e immensa collina col grano maturo, una dolce-collina che disegna un paesaggio stupendo, ma non c’è neanche una stradina per passare! Più vado avanti e più mi rendo conto che la variante che cerco non la troverò. Così, dopo almeno tre chilometri di cammino verso il nulla, decido di tornare indietro e cercare una soluzione sulla Cassia. Arrivo alla Cassia, non posso far altro che passare all’esterno del paracarro. La strada è ovviamente un po’ sopraelevata, per cui all’esterno del guardrail la massicciata è in discesa e passare fra l’erba col carrello che tenta di ribaltarsi ogni passo non sarà facile, ma non ho alternative. Pian piano mi metto in cammino, ho perso parecchio tempo e fatto un sacco di strada in più per niente. La seconda volta stavo camminando da Trieste a Roma. Arrivo a Roma lungo la Flaminia, ho ben presente come sono andate le cose l’anno scorso, spero di cavarmela meglio. No! Anche la Flaminia diventa una due corsie! Anche stavolta lo stesso problema! Provo a girare fra le strade secondarie, ma non ci sono alternative. Arrivo alla recinzione di un capannone, stanno scaricando un camion. “Scusate, sapete dirmi se c’è un’altra strada per entrare in Roma, non posso andare sulla due corsie a piedi”. Ci pensano e parlano fra loro. “No, non c’è un’altra strada, o vai sulla Flaminia o aspetti che scarico il camion e ti porto io”. “Ti ringrazio, ma l’ho fatta tutta a piedi da Trieste, vorrei arrivare a Roma a piedi”. Ci pensa ancora un attimo: “Forse puoi prendere la pista ciclabile lungo il Tevere”. Non sa con precisione da dove parta, però mi da qualche informazione per cercarla. Riparto, chiedo ad altri e la trovo. La seguo e arrivo fino in centro. È un ottimo percorso, una pista ciclabile che parte da fuori città e porta fino in centro stando sempre lungo il fiume. È lontana dalla Via Francigena, dalla Via Cassia, ma è una buona idea per entrare in Roma, tenetela in considerazione se volete entrare in Roma a piedi o in bici.

Puoi rileggere le puntate precedenti del Viaggio in Graziella sulla Via Francigena:
Viaggio in bici con Graziella | L'idea Viaggio in bici con Graziella | Il nome Viaggio in bici con Graziella | I preparativi Viaggio in bici con Graziella | Bagaglio e partenza Viaggio in bici con Graziella | Da Lodi a Fiorenzuola Viaggio in bici con Graziella | Seguendo il Po Viaggio in bici con Graziella | Digressioni sulla Goat Viaggio in bici con Graziella | Nell'ostello di Sivizzano Viaggio in bici con Graziella | Storie di sterrati e discese impervie Viaggio in bici con Graziella | Dalla Cisa a Pontremoli Viaggio in bici con Graziella | Lo zen della camera d'aria Viaggio in bici con Graziella | Pietrasanta in bici dal mare Viaggio in bici con Graziella | Polvere e catena verso Lucca Viaggio in bici con Graziella | L'ultima fatica per il convento Viaggio in bici con Graziella | San Gimignano e MonteriggioniViaggio in bici con Graziella | Radicofani in cima alla montagna Viaggio in bici con Graziella | Notte da brivido verso l'Umbria

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Girumin

La mia voglia di camminare parte dall’esigenza di vivere il rapporto con la natura. Ho avuto la fortuna di camminare su lunghi percorsi e di viaggiare in diversi paesi, anche meno conosciuti dal turismo tradizionale e ho vissuto alcune esperienze internazionali.
Sono forse stato inesorabilmente spinto dall’istinto naturale che porta a muoversi, a esplorare e a conoscere. Attratto dal bisogno di esserci in prima persona, di arrivare da qualche parte con le mie gambe. Qualche volta ho cercato di giocare con idee meno consuete e magari non sempre garantite.
Penso che il viaggio non sia solo andare lontano geograficamente, ma sia l’occasione per provare ad affrontare le cose in maniera diversa. Spesso per trovare il nuovo basta guardare le cose da un altro punto di vista.

Apprezzo la tecnologia più recente, ma anche le tecniche tradizionali e credo più nella voglia di fare che nella strumentazione più sofisticata.

Partendo da questa idea mi piace preparare un viaggio anche con le mani, per i lunghi cammini ho realizzato dei carrelli per portare il bagaglio e ho fatto qualche giretto con una Graziella e un carrello, ho poi sistemato una vecchia bici da uomo e ho costruito un altro carrello. Cerco idee nuove, ma esploro tecniche del passato come i bastoni di legno.

Nel corso del tempo ho raccolto molti appunti su equipaggiamento, abbigliamento, abitudini, tecniche ed esperienze varie che ho inserito in un libro scritto per la casa editrice “Terre di mezzo”.

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