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GioLug21

Bali e Lombok, il paradiso che non c'è

"Ma quale paradiso, questo è l'inferno!"
Queste sono le nostre parole quando (finalmente) lasciamo l'isola di Lombok verso Sumbawa. Abbiamo trascorso una decina di giorni tra le due isole più note e turistiche d'Indonesia, Bali e Lombok, rimpiangendo spesso la simpatia dei giavanensi e la meraviglia dei paesaggi dell'isola più abitata dell'intera nazione.
Turisti ovunque, affaristi sempre pronti a fregarti e falsi sorrisi di circostanza ad accoglierci qua e là... è la norma sull'isola più amichevole (a quanto si dice in giro) d'Indonesia. C'è anche un'altra faccia della medaglia, quella positiva, certo, ma è passata in secondo piano anzichè essere la norma come durante tutti i restanti mesi del nostro viaggio.
Scendiamo dal traghetto e dopo qualche chilometro sulla tranquilla strada costiera di Bali Ovest che attraversa il parco nazionale omonimo, ci fermiamo per un caffè e dopo averlo bevuto la nostra oste riesce a farcelo andare di traverso chiedendoci circa il triplo del normale. Un po' scocciati, ma con ancora il sorriso sulle labbra, ci gustiamo il bel panorama della costa settentrionale dell'isola, con le sue spiagge vulcaniche nere come la pece e le colline verdi del parco alle spalle. Il caldo torrido ci consiglia una sosta per bere un Es campur, tipica bevanda in cui si versa ghiaccio sopra a frutta e gelatine varie, con un po' di succo di fragola. Ci fermiamo ad un banchetto e la sorridente signora ci frega nuovamente... perdiamo solo parzialmente il buonumore e continuiamo, tra templi indù pieni di scimmie, la nostra avanzata. Finalmente l'altra faccia di Bali ci si mostra a Seririt, una cittadina insignificante, sconosciuta alle rotte turistiche di Bali. Ci fermiamo per la notte ed un simpatico proprietario ci trova una stanza nel suo albergo strapieno di lavoratori. Tutti curiosano attorno alle bici e quello che parla due parole di inglese si fa avanti. Mentre chiacchieriamo ci vengono servite due tazze di caffè di benvenuto e più tardi, a cena, un gentile giovane abbonda quando ci serve un piatto di bakso, altra specialità indonesiana. Il mattino seguente torniamo sugli standard balinesi quando una ragazza perde il sorriso perché ordiniamo un solo piatto di riso nel suo ristorante a Maduk, salendo verso Bali centrale. I panorami si coprono di risaie ed i bei terrazzamenti verdi ci accompagnano nella tappa più dura dell'intero viaggio: gli ultimi sei chilometri di salita presentano strappi impossibili (perdipiù abbiamo il cambio mal regolato dopo la discesa "tortuosa" da Kawah Ijen, il vulcano dei portatori di zolfo) che dobbiamo fare a spinta. I laghi di Bali centrale sono carini e li abbiamo ai nostri piedi... una discesa tra i macachi ci porta a riva!
Ubud, nulla eppure tutto... non si capisce come questa cittadina uguale a tante altre, immersa tra risaie e templi indù (che bella la discesa su strade secondarie da Bedugul!), sia divenuta la seconda attrazione di Bali: ristoranti, hotel, negozi alla moda e migliaia di turisti bianchi. Ci sentiamo catapultati in una qualsiasi cittadina turistica della romagna... Dio ce ne scampi (con tutto il rispetto per i romagnoli!).
Il passaggio su Lombok non migliora di molto la situazione: l'ovest di quest'isola è già "contaminato" dalla vicina Bali e così come nel parco nazionale del monte Kinabalu, la situazione è tremenda anche sul Rinjani, il vulcano dell'isola (3756 m). Gruppi di turisti partono direttamente al mattino dalle isole Gili per salire, infradito o sandali ai piedi, il monte sacro agli indù. E' obbligatoria la guida, dicono...per questioni di sicurezza (un milione di questioni, pari alle rupie che essa costa!). Ci presentiamo comunque all'ingresso del sentiero con lo zaino carico e l'intenzione di salire il vulcano ma veniamo stoppati mentre orde di turisti, portatori e guide ci precedono nella salita. Una volta che tutti se ne sono andati, il ranger che ci ha bloccato dicendoci che era obbligatoria una guida, ci dice che avremo bisogno almeno di un portatore: sì, perchè un portatore è fondamentale per la nostra sicurezza! Faccio una sceneggiata napoletana dicendo ciò che penso: che la privatizzazione delle montagne è una cosa squallida e avvilente!, e ce ne andiamo. Troviamo pace nel nord-est dell'isola, su una strada isolata e selvaggia che porta a Labuhan Lombok, porto d'imbarco verso Sumbawa. Prima però riusciamo a raggiungere Gili Bagik, splendida isola tropicale su cui campeggiamo e facciamo snorkeling. Siamo in dieci sull'intera isola per la notte: noi due, una famiglia di Bali (lui, canadese di origine algerina ed emigrato a Denpasar per produrre tessuti batik, la moglie e tre figli) ed i tre componenti dell'unico resort dell'isola (tre bungalow).
Riappacificati con il mondo e riposati, siamo pronti per fuggire dal turismo di massa dirigendoci su Sumbawa, nell'Indonesia nascosta.
 
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Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.

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Commenti  
sandro_
0 # sandro_ 2014-05-19 05:21
Ciao Leo...sono Sandro di bikeit, sono in aeroporto in partenza per 6 gg a Bali...girovagavo per il web e ho trovato il tuo articolo e...sono un po' preoccupato ora! ;)
Anche io già sapevo che Bali è abbastanza turistica, ma dipende dalle zone...ad esempio Kuta e quella parte là la salterò a priori. Alloggerò a Ubud invece, che in molti siti è descritta come la vera Bali ma, a quanto scrivi tu...Ma tu in che periodo sei andato? Vedo che l'articolo è scritto a luglio, magari è per quello? Speriamo! Cmq ho intenzione di visitare tre giorni Ubud e dintorni, poi un giorno un'escursione (pensavo al vulcano ma non ne sono più sicuro) e l'ultimo giorno in spiaggia per relax...pensavo di andare a Balangan, perché ho letto in giro buoni pareri e perché gli posso abbinare la visita del Pura Luhur Uluwatu, il tempio a picco sul mare.
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Leo
0 # Leo 2014-05-19 10:59
Ciao Sandro... eheheh! Noi purtroppo siamo passati da Bali dopo aver trascorso mesi lontani dal turismo di massa e questo ha sicuramente influenzato il nostro giudizio. Nel nostro viaggio abbiamo attraversato località decisamente più suggestive e meno conosciute ma credo che per una settimana di vacanza possa essere un luogo gradevole. :lol: Potrebbe anche essere che siamo giunti nel momento sbagliato, chissà. In ogni caso tre giorni per Ubud sono decisamente troppi mentre non conosco Balangan. La salita al Rinjani è uno dei nostri grandi rimpianti perchè dev'essere spettacolare vedere l'alba da lassù...
In ogni caso noi abbiamo avuto la fortuna di passare per Giava e Flores e devo dire che ci sono molti meno servizi ma non c'è paragone come accoglienza... ma ripeto, questo è un giudizio dato dopo un viaggio di 10 mesi in bici... come tu ben sai una vacanza di qualche giorno ha altre esigenze e altri parametri di valutazione quindi goditi il relax che sono sicuro ti piacerà! ;) :-)
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PAOLO COLOMBO
0 # PAOLO COLOMBO 2016-03-29 12:56
Vi conosco entrambi (Leo e Sandro) e ho visto solo ora l'articolo ed i vostri commenti.
Tra 30 giorni ci passero 15giorni di cicloviaggio e .... leggendo quasi mi vien da dire che ho fatto male a scegliere Bali !!
Spero di non aver sbagliato la meta.
:(
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Leo
0 # Leo 2016-03-29 14:39
Paolo, vai tranquillo... secondo me se ci trascorri 15 gg senza girare sul resto dell'Indonesia Bali ti sembrerà accogliente e ospitale!
Noi arrivavamo dal Borneo e da Giava ed il termine di paragone è con quelle località, molto meno turistiche e per questo anche più "autentiche"! ;)
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