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MerApr11

Israele, le vie del Signore sono finite - prima parte (il Millino)

I viaggi sono i viaggiatori; ciò che vediamo è ciò che siamo. Quel che troverete di seguito non è la verità ma la mia personale interpretazione delle sensazioni che in quei luoghi ho avuto. È stato scritto per permettere allo scrittore di ricordare, ed è stato reso pubblico per poter forse ispirare chi sceglierà di leggere.

 

Attenzione! Il seguente racconto ha contenuti religiosi espliciti ed esprime opinioni personali tutt’altro che obiettive, tali da poter urtare la sensibilità del lettore. Si consiglia pertanto ai soggetti particolarmente credenti di non proseguire oltre nella lettura o di farlo a proprio rischio. L’autore declina ogni responsabilità.

Informazioni

  • I costi: Israele è caro come l’Italia; grazie ad un colpo di fortuna (per quanto riguarda l’alloggio) ed al fatto di poter cucinare in appartamento, ce la siamo cavata con una media di 31 € al giorno/cad.
  • Il Cambio all’epoca del nostro viaggio: 1,00 € = 48 NIS (sheckel) – 1 NIS = 0,21 €
  • Il clima: 11 giorni di sole pieno e temperature tra i 22°C e i 30°C.
  • La nostra stanza: al New Palm Hostel di Gerusalemme: doppia con bagno, acqua calda, asciugamani, finestruccia, presa di corrente, carta igienica, 38 € a notte, risulta essere la più economica prenotabile su internet.(booking.com)
  • Da non dimenticare a casa: fede, speranza, carità.
  • Da non portare assolutamente: una conchiglia tibetana rivestita in argento.

I viaggiatori:

  • Mag; non si può certo definire un amico dell’ebraismo, non si può certo definire un amico dell'islam, non si può certo definire un amico del cristianesimo … non si può certo definire un amico!
  • Sabri: più o meno frequenta gli stessi ambienti. Sicuramente entrambi si possono definire nemici di ogni fanatismo e fondamentalismo, qualsiasi ‘colore’ essi abbiano.

Per informazioni o minacce: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Itinerario:

da Aqaba (Giordania) taxi fino al confine con Israele;
varcato il confine Taxi fino ad Eilat; autobus fino a Gerusalemme;
da qui escursione al Mar Morto a New Kalia beach, a Tel Aviv ed a Masada in autobus;
escursione a Betlemme in bus;
volo per Atene (Grecia)

Giovedì 24 giugno 2010 – gg 254

 
Quando, con un aereo, si compie una lunga tratta, ci si preclude quel piacere masochista che solo il varcare le frontiere via terra può dare. Non basterebbe un libro per descrivere l’ineguagliabile sensazione che si prova a percorrere a piedi quei pochi metri che uniscono/dividono due paesi. Dopo aver superato gli sguardi, solitamente superficiali e distratti, delle guardie di frontiera della prima nazione ospite, ci si ritrova irrimediabilmente soli in una terra di nessuno, in una zona d’ombra dove si è sospesi al di fuori di tutto. Intorno è silenzio, lo spazio si dilata, si diventa preda alle proprie ansie, l’adrenalina si libera nel sangue. Il senso di disagio ed inadeguatezza è incombente. Inevitabilmente si inizia a pensare ad ogni dettaglio che potrebbe insospettire i gendarmi; alle date di scadenza dei documenti; agli oggetti contenuti in valigia; alle politiche estere dei paesi in cui si è stati precedentemente; alla propria coscienza più o meno pulita e magari anche alle proprie idee politiche più o meno conformi. Sotto l’occhio vigile di soldati con facce scure, che tengono al guinzaglio cani immobili dallo sguardo imperscrutabile si viene perquisiti, scannerizzati, e se non si è fortunati (e di solito non lo si è) tocca fare attese interminabili per subire fino a tre gradi di interrogatorio. Il bagaglio non ha sorte migliore: dopo essere stato radiografato, viene ispezionato minuziosamente da energumeni irrispettosi degli effetti personali ed incuranti della privacy. Infine si attende in una coda ordinata e silenziosa, finché un mezzobusto in divisa, estremo arbitro del nostro destino al di là di un vetro antiproiettile, dapprima intima di fissare la telecamera, poi controlla ogni risposta sul modulo di immigrazione, analizza e scansiona il passaporto e per concludere, dandoci l’ultima occhiata, timbra e sigla il visto. A quel punto la tensione cala, la sbarra si alza ed oltrepassando il cancello non si può che provare una certa soddisfazione. È come rinascere una seconda volta; tutta l’anamnesi del nostro viaggio è passata sotto la lente di un microscopio; si è stati analizzati, misurati, soppesati e si è risultati idonei…Che c’è di più bello nella vita ? niente, appunto !! … allora benvenuti alla frontiera giordano-israeliana. Facciamo un passo indietro; siamo partiti stamattina da una guesthouse di Petra con un taxi privato che ha portato noi ed altri due ragazzi fino ad un parcheggio di Aqaba; da qui, altro taxi fino alla frontiera al prezzo fisso di cinque dinari a corsa. L’esperienza di attraversamento confine è andata molto meglio del previsto. Nonostante la conchiglia tibetana contenuta nel mio zaino abbia insospettito a tal punto i gendarmi da volerla sottoporre ad ulteriori esami per scongiurare la presenza di esplosivi o armi batteriologiche, ci sono bastati 15 minuti per farci accompagnare all’uscita. (non è andata così bene invece ai tre ragazzi con passaporto u.s.a. che, in attesa del terzo interrogatorio, erano lì già da cinque ore) Nel parcheggio in mezzo al deserto, a 6 km da Eilat, l’unica forma di vita, se così si può chiamare, è un tassista che sembra attendere proprio noi. Cerchiamo di contrattare il costo del passaggio fino al terminal degli autobus di Eilat; “Ma come?!” dice lui “usiamo il tassametro !!” Noi cerchiamo comunque di fissare il prezzo, e vedendoci un po’ titubanti insiste dicendo: “Non siete mica nel mondo arabo, questo è Israele, non dovete temere fregature.” … ecco, adesso sono preoccupato*, ma non avendo altra scelta accettiamo.
* Io preferisco sempre trattare in anticipo il prezzo dei passaggi in taxi a meno che non conosca già perfettamente la strada da percorrere. Il motivo è molto semplice: trattando in anticipo si pagherà sicuramente una cifra più alta del dovuto, ma si ha la certezza che l'autista farà il percorso più breve; nel secondo caso invece c'è il rischio concreto che il tassista ci porti a spasso per un po' prima di lasciarci a destinazione, e lì poi, ci si potrebbe trovare di fronte ad un conto troppo salato difficilmente contestabile.
Durante il tragitto, che infatti allunga di qualche chilometro, cerca di fregarci offrendoci un cambio di denaro a tassi scandalosi, mentendo sugli orari degli autobus diretti a Gerusalemme che secondo lui partirebbero solo di pomeriggio, si offre perfino di accompagnarci personalmente per la modica cifra di € 300, ed una volta arrivati in autostazione pretende di essere pagato in dollari americani. La mia pazienza è un filo sottilissimo che si è già spezzato! incurante di “quello” che continua a sbraitare, scarico gli zaini e mentre lascio Sabri a presidiarli, vado a cambiare quel poco di denaro che mi serve per pagare ‘sto ladro’. Sarà rimasto ad aspettare al massimo cinque minuti, ma quando ritorno pretende più soldi come rimborso dell'attesa e ovviamente non se ne parla. Dovrò invece riconoscergli (controvoglia) il supplemento per il trasporto del bagaglio indicato sulla ricevuta. A quel punto mi saluta alzando il dito medio e se ne va. “… Aaannamo bbene, proprio bbene !” (pronunciato come lo pronuncerebbe la Sora Lella) … “vabbè, comunque namo avanti.” L'autobus è affollato da giovani militari, tutti in divisa e tutti con il loro fucile mitragliatore, anche se fortunatamente la cartucciera è disinserita. Non sono molto composti, immagino siano in congedo, qualcuno dorme stravaccato in un angolo, altri appoggiano i piedi sui sedili accanto, due soldatesse cominciano a baciarsi e a palpeggiarsi… va bene tutto, ma un po' di rispetto per la divisa. Arrivati a Gerusalemme, prima di uscire dal terminal c'è un check point; la conchiglia tibetana non passa inosservata, è ricoperta d’argento e suona al metal-detector quindi anche questa volta la devo estrarre per dimostrare che si tratta di un oggetto innocuo. Con un bus ci rechiamo alla porta di Damasco dove a pochi metri c'è l'ostello che abbiamo prenotato su Internet. Il posto è pulito, tranquillo, frequentato da molti viaggiatori zaino in spalla; la cortesia del padrone ci mette subito a nostro agio: “Il conto lo pagate interamente adesso, se non vi va bene potete anche cercare un altro posto.” Così gentilmente invogliato, non posso fare altro che appoggiare le valigie e correre subito a cercare un cambiavalute. Nelle immediate vicinanze trovo solamente sportelli bancomat, inseriti all'interno di attività commerciali private che applicano commissioni da veri usurai. Fortunatamente, all'interno delle mura, un cambiavalute gestito da un arabo offre dei tassi onesti; il gestore è un uomo socievole, e prima di lasciarmi andare mi mette in guardia dicendomi: “Faccia attenzione, questa città ormai è nelle mani del diavolo”. Bene!!!, me ne compiaccio! … ma dove caspita siamo capitati ??
 
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Venerdì 25 giugno 2010 – gg 255

 
Il primo approccio con la città e i suoi abitanti non è stato dei migliori. Gerusalemme vecchia è piuttosto piccola, i siti più importanti si visitano tutti nell'arco di una giornata. Durante il breve giro fatto ieri abbiamo visto più attività commerciali che case. Le bancarelle ed i negozietti nel quartiere cristiano vendono souvenir religiosi di dubbio gusto: paccottiglia di vario genere e crocifissi in legno d'ulivo cinese; il souk del quartiere arabo non è particolarmente bello, ed è anch’esso troppo commerciale. Il quartiere ebraico invece, lo definirei addirittura ‘moderno’ per una città che ha almeno 3000 anni. La prima impressione si rivelerà però tutt’altro che corretta, infatti sotto la patina turistica da pellegrini mordi e fuggi, vive un'umanità tra le più eterogenee del mondo con storia, cultura e tradizioni millenarie. Il risultato è una miscela che rende questa città incredibilmente affascinante ed il visitatore non potrà far altro che lasciarsi travolgere a tal punto da non volersene più distaccare. Oggi cercheremo quindi di voltare pagina e ricominciare, immergendoci totalmente nella vera Gerusalemme. Non mi sembra abbia senso elencare e descrivere ogni singola cattedrale, convento, cripta, o cappella, per cui mi limiterò a raccontare episodi e sensazioni di viaggio. Prima tappa ‘ufficio informazioni turistiche’ (ubicato subito dopo la porta di Jaffa sulla sx). Carine, gentili ed efficienti, le ragazze al banco, ci forniscono mappe ed opuscoli sui quali sono indicati orari di apertura di musei e chiese e delle numerose cerimonie religiose che ivi si svolgono. Mancano però i luoghi di interesse musulmani. Non ci sono neanche gli orari di visita del Duomo della Roccia; sarà stata una svista. Cominciamo dal quartiere cristiano: non è difficile capire quando ci si arriva. Ogni portone, porta, portoncina, corrisponde ad una chiesa o alla sede di un qualche congrega religiosa e perfino le attività commerciali hanno nomi tipo: ‘Gioielleria Beata Vergine Maria Assunta’, ‘Stampe Fotografiche Santissimo Cuore’ oppure ‘Ristorante La Sindone’. È chiaro fin da subito che qui la gente prende la religione particolarmente sul serio. Arrivati nella piccola piazzola antistante la Basilica del Santo Sepolcro constatiamo con immenso piacere che l’accesso è gratuito (come anche in tutti gli altri luoghi sacri musulmani ed ebraici) e che non c’è né un presidio armato, né un check point nei quali dobbiamo subire perquisizioni o altro. La cattedrale è affollata da comitive di fedeli in pellegrinaggio mescolati a religiosi incappucciati che sembrano essere appena usciti dal medioevo. Subito dopo aver varcato il portone si può vedere, appoggiata sul pavimento, una pietra rettangolare: è quella dell’unzione, ritenuta il luogo dove il corpo di Gesù venne preparato per la sepoltura. Sulla destra salendo le scale si trova l'altare della crocifissione nel quale si vede un pezzettino di roccia con un buco che dovrebbe essere il Golgota; svoltando a sinistra invece, sovrastata da una grande cupola, si trova un'edicola che dovrebbe custodire il luogo della sepoltura di Gesù. Le transenne delimitano la fila tutt'altro che ordinata dei fedeli fino ad arrivare davanti all'angusta porticina dove un religioso dirige il traffico per evitare ingorghi all'interno. Nell'arco della nostra permanenza visiteremo questa basilica molte volte ed a orari diversi, assisteremo a cerimonie delle varie denominazioni cristiane, avendo così l'occasione di entrare in zone della cattedrale che non sempre sono accessibili, ad esempio: la cappella che si crede sia la tomba di Giuseppe d’Arimatea, nella quale la Chiesa Ortodossa Siriaca celebra la sua liturgia domenicale; la cappella dell'Apparizione, riservata all'uso della Chiesa Cattolica; il Catholicos greco-ortodosso risalente all'epoca delle crociate; il Compass un tempo ritenuto essere il centro del mondo; la cappella di Sant'Elena al piano interrato che appartiene agli Armeni ed in fine l'adiacente cappella dell'invenzione della Croce.
Un giorno, incuriositi dai monaci copti che, con il loro abito nero, il cappuccio sulla testa, lo sguardo severo e la barba ispida, fanno sembrare Bin Laden un moderato, chiediamo ad un frate francescano a che ora dobbiamo arrivare per assistere alla cerimonia della Chiesa Copta Ortodossa. -“Venite domani alle sette”, ci dice con un sorriso tipico di chi conduce una vita illuminata dalla fede, “ma fate attenzione ‘figliuoli’, mentre Israele ha l’ora legale la Basilica rispetta l’ora solare” -“Come? c’è un ora di differenza? E per quale motivo scusi ?” -“E’ semplice” spiega con estrema naturalezza “La basilica appartiene principalmente alla Chiesa Greca Ortodossa, alla Chiesa Cattolica e all’Armena ma anche ad altre fazioni cristiane, ognuna delle quali rivendica i propri diritti. Nel 1800 per porre fine ai continui litigi per il predominio sul sito sacro, Papa Pio IX emanò un decreto conosciuto come ‘Status Quo’, che aveva il compito di regolamentare luoghi e tempi delle funzioni di ogni singola Chiesa … ed in quel decreto l'ora legale non è inclusa” Beh, certo, mi rendo conto che sia troppo difficile mettere d'accordo tutti per una seconda volta! voglio dire, per due giorni l'anno, ci sarebbe un’ ora in più e una in meno da gestire. Se ci sono tutte queste complicazioni per smaltire l'ora solare figuriamoci per decidere chi tiene le chiavi della porta, oppure, da quale ferramenta andare a fare le copie.
-“No!” mi interrompe “Per quello nessun problema, c'è una famiglia che dal 1200 è stata autorizzata da Saladino in persona ad aprire la porta ed un'altra a custodire la chiave” -“Non sarà una soluzione un po' troppo semplice? le cose potevano essere complicate ancora un pochino, non le pare?” Il mio umorismo sarà pure fuori luogo, ma la situazione in Terrasanta è in effetti piuttosto tesa anche all'interno della cristianità. Qui sono secoli che cercano di farsi le scarpe gli uni con gli altri. Da sempre ci sono scontri tra i monaci delle sei diverse confessioni che si contendono il controllo del Santo Sepolcro, si tratta di rivalità plurisecolari, legate al tentativo di estendere il controllo sul sito sacro in particolar modo tra i monaci della Chiesa egiziano copta e della Chiesa ortodossa etiope. Ah che bel clima di tolleranza e di carità! chissà come vanno le cose con le altre fedi religiose allora? Meglio del previsto, pare! Con i musulmani c'è un buon rapporto ma probabilmente solo perché quelli sono già abbastanza impegnati a tenere testa ai Rabbini. -“E con gli ebrei come siamo messi ?” oso un’ultima domanda. La risposta è lapidaria: - “Lasciamo perdere!!” In visita al cenacolo, un altro bel posticino conteso questa volta anche da musulmani ed ebrei, la tentazione di spezzare un panino e spalmarlo di nutella è fortissima. Mi interrompe un tizio che accompagna un gruppetto di turisti. Egli mette in dubbio l'autenticità di molti siti sacri, tra i quali, guarda caso, proprio il Santo Sepolcro. Pare che il vero luogo della crocifissione e della sepoltura di Gesù Cristo si trovi in realtà fuori dalle mura*, (in effetti, anche per logica, mi sembra ovvio seppellire quelli che si ritengono essere criminali fuori città, non in pieno centro) e allora perché identificare il luogo della sepoltura con il luogo dove ora si trova la basilica? Ma è semplice, se il sito più sacro del cristianesimo si trovasse all'esterno delle mura, il potere dei cristiani sulla città ne risentirebbe moltissimo.
 
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 Cupe nubi cariche di inquietanti domande si addensano nella mia testolina in questo assolato pomeriggio estivo; fede o potere? Ho paura che anche questa volta la divinità di turno sia solo un pretesto. Prima che cominci a grandinare, una signora in abiti da suora laica sull’uscio di una chiesetta interrompe le mie elucubrazioni e ci invita ad entrare; -“Siete credenti ?” ci domanda -“Oooh, hai voglia !!!” rispondo io, senza esitare (questa frase tradotta in inglese suona tipo: ‘Yes sure !’ ). -“ Venite dunque a visitare questa chiesa.” Come possiamo rifiutare l'invito? Dopo pochi istanti arrivano altre tre signore, ci fa accomodare tutti sulle piccole panche di legno ed avvicinandosi all'altare comincia a raccontarci la sua storia. Faceva la maestra elementare in Siria, poi un giorno è venuta in Terrasanta, è entrata in questa chiesa, ha avuto l'illuminazione e da allora vive qui occupandosi della pulizia dell’edificio. Ovviamente questa non è una chiesa qualsiasi, ma è la prima chiesa cristiana costruita a Gerusalemme, di conseguenza la più antica del pianeta. Al piano inferiore c'è una cappella in memoria del luogo dove Gesù riapparve la prima volta ai suoi apostoli dopo la crocifissione… e fino a qui tutto bene. Ogni tanto appare ancora! “Cosa ?!” … a lei personalmente è apparso almeno quattro volte. “Cooosa ?!” Ma c'è di più: per ben due volte afferma di aver avuto la glossolalia**. “Oh mio Dio, una ‘miracolata’.” guardo negli occhi Sabri, cercando in lei un po' di conforto. Si tratta chiaramente di un classico caso di ‘sindrome di Gerusalemme***; infatti se ciò che afferma la signora fosse vero, sarebbe in corso un’indagine dell’autorità religiosa competente, e lei non si troverebbe certo qui a lavare i pavimenti e dar giù la polvere dai crocifissi. A noi pare ovvio, ma non alle nostre vicine; dai banchi dietro di noi sopraggiunge un grido con tono giubilante : - “A l l e l u i a ! !” È una delle tre signore che come noi ha sentito tutta la storia ma ci ha creduto. Alzatasi in piedi comincia cantare le lodi del Signore, mentre la plurimiracolata, agitando le braccia, mima la comparsa dello Spirito Santo. “Bene, per noi si è fatto tardi! Abbiamo un impegno di cui c'eravamo dimenticati.” con una scusa ce ne andiamo prima che la cosa trascenda.  Accidenti, a dare corda a tutti si rischia di far notte. Noi un impegno ce l'abbiamo veramente, ed è anche piuttosto urgente: dobbiamo trovare un altro ostello; dal ‘simpaticone’ abbiamo riservato solamente tre notti e vorremmo trovare un'altra sistemazione possibilmente più economica. Con una stanza che costa 38€ al giorno, nonostante i siti siano tutti gratuiti, la mattina si faccia colazione con pane e nutella, a mezzodì si pranzi alle bancarelle e la sera si ceni solo con un kebab, arriviamo a spendere fino a 40€/cad al giorno… che per noi è una cifra mostruosa!! Quindi non potendo risparmiare più di così su cibo e trasporti dobbiamo farlo, per forza di cose, sull’alloggio. Dopo aver visitato un decina di guesthouse tutte più care della nostra, vediamo un cartello appeso appena fuori da un negozio che vende crocifissi a grandezza naturale e corone di spine, ed incuriositi decidiamo di entrare. Il negoziante sembra infastidito dalla nostra richiesta, anche noi siamo infastiditi dal suo tono di voce un po' arrogante. È un po' troppo invadente per i miei gusti, fa domande anche piuttosto personali; vuole sapere se siamo sposati, se abbiamo figli, dove viviamo, che lavoro facciamo, di che religione siamo… -“Cristiani, è ovvio!” -“Sì, ma di che tipo?” specifica l'ometto, non accontentandosi di una risposta così generica -“Cattolici, si fida o vuole anche il certificato di battesimo?” -“Il vostro Papa interpreta il cristianesimo un po’ troppo ‘all'acqua di rose’, il nostro Patriarca invece è un uomo tutto d'un pezzo!” Se Papa Ratzinger passa per uno morbido, chissà come dev’essere quell'altro?! Avrei qualcosa da dire a proposito, ma lascio correre. Ora forse l'abbiamo convinto, finalmente si decide ad accompagnarci all'alloggio che poi si scopre essere, non una guesthouse ma un appartamento privato che ci affitterebbe, diciamo, ‘in nero’. L'appartamento è nel quartiere cristiano a cento metri dal Santo Sepolcro ed il prezzo finale è di 150€ a settimana. Che colpo di fortuna! Siamo riusciti a dimezzare le spese per l'alloggio e in più abbiamo una cucina perfettamente funzionante. Non poteva andare meglio di così.
* La ‘tomba del giardino’, situata nelle vicinanze del terminal dei bus vicino alla porta di Damasco.
** La glossolalia, indica il ‘parlare in altre lingue’. Più precisamente, per glossolalia si intende: la pronuncia di ciò che può essere o una lingua esistente ma ignota a chi parla (xenoglossia o xenolalia). Ad esempio nel Cristianesimo, il ‘parlare in varie lingue’ è considerato un dono di Dio per mezzo dello Spirito Santo
*** La sindrome di Gerusalemme consiste nella manifestazione improvvisa, da parte del visitatore della città di Gerusalemme, di appassionati sentimenti religiosi e di un impulso a proferire espressioni visionarie.
 
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Sabato 26 giugno 2010 – gg 256

 
Per un paio di giorni decidiamo di lasciare tutta questa spiritualità, tutta questa storicità, e tutti i conflitti etnico-politico-religiosi alle guide delle comitive appena sbarcate dalle navi da crociera. Noi ci prendiamo una vacanza per andare al mare. Sia il Morto che il Mediterraneo, ma cominciamo con il Morto. L'ultima volta in cui siamo stati in queste zone correa l’anno ‘del Signore’ 2005. Eravamo arrivati in Giordania dopo un soggiorno di qualche settimana in Siria e, anche in quell'occasione avremmo voluto arrivare fino a Gerusalemme ma visti i rapporti poco cordiali tra il governo siriano e quello israeliano abbiamo desistito (a causa del timbro siriano sul passaporto) ed avevamo optato per un bagnetto nelle oleose acque accumulate nella più profonda depressione della terra. Decisi a ripetere l’esperienza abbiamo scelto di andare in gita alla località balneare di New Kalia beach*. Il bus ci lascia davanti a una pensilina adiacente alla statale che come tutte le statali da queste parti sono strisce d'asfalto che attraversano il deserto piatto. Pochi minuti a piedi e arriviamo sulla costa. Ovviamente qui non c'è né un paese, né un centro abitato, né un lungomare, c'è solamente una stazione balneare attrezzata. Per 400 sheckel, l'equivalente di circa 8€, possiamo avere accesso allo spogliatoio, alla doccia che spara acqua ad una pressione di 90 atmosfere, al lettino, all'ombrellone, ad un telo mare ed anche a una fettina di Mar Morto delimitata dalle boe. La sensazione che si prova a ricoprirsi di fango e fluttuare sorretti dalle dense acque salate di un mare senza onde è una delle più rilassanti del mondo. Nel Mar Morto non si può fare il bagno dove si vuole. Oltre al pericolo, in realtà minimo, di ferirsi con i cristalli di sale presenti sulle rive, si corre il rischio ben più concreto, di essere scacciati dai militari o dalla polizia che in questo paese sono onnipresenti. Nonostante La temperatura superi i 50°c trascorriamo qui tutta la mattina e parte del pomeriggio; la serata invece, ustionati come due aragoste, la passiamo in camera, ad idratarci con creme doposole … che sfigati!
* Tutti gli orari all’efficientissimo ufficio di informazioni turistiche vicino alla porta di Jaffa. gli autobus partono dal terminal principale.
 
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Domenica 27 giugno 2010 – gg 257

 
Tel Aviv. Arrivarci è facile, anche questa volta gli autobus partono dal terminal principale*, ma una volta arrivati a destinazione, ci ritroviamo in un parcheggio. Non possediamo né guide, né cartine, vedo un piccolo chiosco con la scritta ‘informazioni’, forse hanno una mappa della città. L'uomo dietro il vetro con fare scortese, specifica che le informazioni che può dare sono esclusivamente inerenti agli orari degli autobus. Ma a noi basta sapere in che direzione è il mare ! Non c'è niente da fare, non ci vuole rispondere. Certo, qui in Israele i trasporti pubblici sono una ‘bomba’ (ovviamente nel senso che funzionano bene) ma in quanto cortesia lasciano un po' a desiderare. Arrivati sul lungomare svoltiamo sinistra, e dopo qualche isolato troviamo il vero ‘ufficio di informazioni turistiche’ proprio accanto all’Opera Tower. Vedremo il quartiere di Neve Tzedek, e Nahalat Binyamin, famoso per i suoi atelier, Jaffa con il suo mercato e gli animati locali notturni, in fine ci sdraieremo al sole sulla sabbia dorata di Banana Beach. Nell'arco della giornata visiteremo anche un altro paio di luoghi, ma nulla colpisce in modo particolare la nostra attenzione. Tel Aviv è una città moderna, con un bel lungomare, ma in quanto fascino lascia un po’ a desiderare. Mi ricorda un po' Nizza, può andar bene per le discoteche e per le spiagge larghe ed attrezzate, ma non è molto interessante dal nostro punto di vista. Infatti di ebrei ortodossi qui non ce n'è neanche uno, non c'è neppure la polizia appostata ad ogni angolo, né rappresentanti di qualsiasi altra fede religiosa. Unico episodio di rilievo è l'incontro avvenuto in autobus con un infermiera tedesca. L’attempata signora, è venuta in Israele per lavorare come volontaria in un ospizio per i reduci dei campi di concentramento nazisti, forse per espiare le colpe del padre, chissà** !! … comunque, dopo sei mesi trascorsi ad accudire vecchietti domani finalmente tornerà in Germania. Non è per nulla contenta della scelta fatta, e dice chiaramente di aver perso la pazienza.

*Tutti gli orari ed i prezzi all’efficientissimo ufficio di informazioni turistiche vicino alla porta di Jaffa.
** Se così fosse, credo proprio che sei mesi di buone azioni non basterebbero a redimere una guerra di nefandezze.
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Il racconto dell'avventuroso viaggio in Israele di Mag e Sabri continua... per leggerlo vola alla seconda parte!!! Potete anche leggere il racconto dell'incredibile viaggio di Mag e Sabri in Cina... buona lettura!!!
 
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