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Vecchia Ferrovia del Sulcis: da Sant’Antioco a Siliqua in bici

    Vecchia ferrovia del Sulcis in bici

    Durante il nostro periplo della Sardegna in bici abbiamo cercato di seguire alcuni itinerari fuori dal traffico nell’entroterra di questa meravigliosa isola. La ferrovia dismessa del Sulcis è in realtà una rete di più tratte che non vengono più utilizzate e che sono state riconvertite in piste ciclabili in parte o abbandonate a sé stesse. Abbiamo provato a inseguire l’antico sedime tra Calasetta, sull’isola di Sant’Antioco, e Siliqua, nella valle del Cixerri...

    Mappa

    Storia della vecchia ferrovia del Sulcis

    La ferrovia del Sulcis era una linea a scartamento ridotto realizzata dalle Ferrovie Meridionali Sarde tra il 1923 e il 1926 per collegare l’isola di Sant’Antioco e il Basso Sulcis a Cagliari, connettendosi alle Ferrovie dello Stato in tre interscambi: Siliqua, Carbonia e Iglesias.viadotto ferroviario sulcis

    A San Giovanni Suergiu, proprio dinnanzi a Sant’Antioco, la linea infatti si diramava andando a costituire una sorta di Y: un ramo, quello da noi seguito, proseguiva verso nord-est e Siliqua; l’altro saliva più deciso verso l’Alto Sulcis passando per Carbonia e giungendo fino a Iglesias.

    Rete FMS

    Concepita già ad inizio ‘900, venne realizzata solo dopo la fine della Prima Guerra Mondiale e utilizzata per il trasporto di merci e persone. Per superare gli ostacoli naturali vennero realizzati terrapieni, tunnel e viadotti che oggi la renderebbero un ideale e spettacolare percorso cicloturistico. Dico renderebbero perché, come vedremo nella descrizione in seguito, molti tratti oggi risultano inaccessibili e si devono seguire strade alternative.vecchio tunnel ferroviario

    La storia della ferrovia del Sulcis proseguì, tra pochi alti e molti bassi fino al 1968, anno nel quale venne realizzata la diga di Bau Pressiu e di conseguenza venne chiuso il tratto tra Narcao e Siliqua. La chiusura fu l’inizio della fine per le Ferrovie Meridionali Sarde e nel 1974 tutta la ferrovia del Sulcis venne dismessa.

    Dopo anni di abbandono, parte di questo itinerario dal 2014 è stato riconvertito in pista ciclabile mentre alcuni tronconi sono stati utilizzati nei decenni come strade secondarie e quindi tutt’ora percorribili. Noi abbiamo provato a seguirne alcuni pezzo, cercando di individuare un percorso il più ciclabile possibile.vecchia stazione ferrovia del sulcis

    La tratta di ferrovia tra Sant’Antioco e Siliqua

    La nostra avventura sulla vecchia ferrovia del Sulcis in bici inizia dall’isola di Sant’Antioco ed in particolare dal capolinea di questo percorso ferroviario: Calasetta. ferrovia del sulcis calasettaLa cittadina è anche il punto di approdo dei traghetti che giungono da Carloforte, sull'isola di San Pietro, e  da qui i passeggeri un tempo potevano proseguire il loro viaggio verso Cagliari con il treno.

    Già a Calasetta non sono presenti tracce residue del vecchio sedime, ormai integrato nella viabilità ordinaria. Pedaliamo dunque sulla strada costiera verso Cussorgia, immettendoci per pochi metri sulla statale verso Sant’Antioco per poi deviare nuovamente a sinistra verso la piccola frazione balneare a metà strada tra Calasetta e Sant’Antioco. La vecchia ferrovia in questi primi chilometri costeggia la strada ma il sedime è invaso da erbacce e arbusti che ne rendono impossibile la percorrenza. Fuori stagione comunque la strada è senza traffico e si pedala tranquilli. Oltre lo stagno di Cirdu, dopo un chilometro circa, è possibile lasciare la strada e deviare a sinistra su un percorso sterrato che si immette sulla vecchia ferrovia verso Sant’Antioco. tracciato vecchia ferrovia sant antiocoQuesto breve tratto è suggestivo e segue la linea costiera, mantenendo un fondo sterrato ma compatto. Si riprende la strada per entrare a Sant’Antioco dove conviene seguire il lungomare. Si prosegue fino a raggiungere il ponte i collegamento tra l’isola  e l’istmo che conduce verso l’”isola madre”. Dopo averlo superato in mezzo al traffico, si possono ammirare sulla sinistra i resti del ponte d’epoca romana mentre poco oltre, a destra, si può lasciare la strada e immettersi sulla pista ciclabile. pista ciclabile per sant antiocoLa vecchia ferrovia infatti, nel comune di Sant’Antioco, è stata risistemata e oggi è una bellissima pista percorribile da tutti che costeggia lo stagno di Santa Cristina dove si possono facilmente avvistare numerosi fenicotteri.

    Purtroppo il percorso della vecchia ferrovia del Sulcis è stato risistemato solo nel comune di Sant’Antioco ed appena si entra in quello di San Giovanni Suergiu si precipita nell’abbandono e si è costretti a trovare il modo di uscire sulla strada asfaltata e trafficata: il consiglio, se stai viaggiando carico, è quello di uscire nei pressi della frazione di Is Loddis anche se la ciclabile prosegue per un altro chilometro circa. vecchia ferrovia san giovanni suergiuSe invece hai la bici scarica o comunque agile, puoi proseguire e uscire poco dopo l’inizio del tratto sterrato dove il passaggio dei bikers ha creato uno stretto collegamento tra vecchia ferrovia e strada. Percorrere la SS126 non è piacevole (noi siamo passati in inverno e il traffico era già sostenuto, non oso immaginare l’estate!) ma per fortuna, dopo la prima rotonda dove si dovrà proseguire dritti per entrare nel centro di San Giovanni Suergiu, si potrà abbandonare la via strada trafficata. Da piazza IV Novembre ci si potrà riportare sulla vecchia ferrovia seguendo prima via Roma e poi via Oristano. Poche centinaia di metri e, tra i rifiuti e l’incuria, si dovrà girare a destra e aggirare il cimitero, nuovamente sul vecchio sedime.

    San Giovanni Suergiu è lo snodo tra il tratto di ex-ferrovia che prosegue verso Siliqua (quello descritto qui di seguito) e quello che sale verso Carbonia e Iglesias. Nel comune di Carbonia il sedime è stato convertito in ciclabile e quindi anche in quella direzione in parte si può proseguire fuori dal traffico.

    In direzione di Siliqua si pedala prima su sterrato e poi su asfalto, abbandonando il tracciato originale per ritrovarlo con difficoltà dopo aver seguito un sentiero che si stacca sulla sinistra dalla strada (di nuovo asfaltata). Al confine tra San Giovanni Suergiu e Tratalias il tracciato torna ad essere ciclabile e curato.ciclabile a trataliasPoco prima di entrare in paese si può abbandonare provvisoriamente l’itinerario ciclabile per visitare il vecchio borgo medievale e la cattedrale di Santa Maria di Monserrato. vecchio borgo di trataliasL’itinerario ciclabile lungo la vecchia ferrovia del Sulcis continua invece oltre l'abitato per giungere ai piedi della diga di Monte Pranu dove finisce il percorso in sede propria e si torna su strada sterrata. Oltre il ponte sul rio Palmas si lascia il vecchio sedime, completamente abbandonato, per seguire strade sterrate tra pascoli e coltivazioni di carciofi. fioritura dei mandorliL’ideale sarebbe seguire il canale presente in questo tratto, ma il fango dovuto alle numerose precipitazioni dei giorni precedenti al nostro passaggio, ci ha impedito di scegliere questa alternativa e ci ha costretto a deviare sulla strada di collegamento tra Tratalias e Villarios.  Ai piedi di una dolce collinetta si può deviare a sinistra su sterrato ben battuto e proseguire fuori dal traffico verso Giba. Ancora una volta risulta impossibile seguire il tracciato originario della ferrovia ma per giungere a Piscinas è possibile pedalare una bella strada secondaria, in parte sterrata, che si imbocca da via E. Lussu e che aggira una piccola collinetta per entrare a Piscinas da via Giardini.inseguendo la vecchia ferrovia in bici

    Oltre Piscinas si dovrà abbandonare definitivamente per un po’ le velleità la vecchia ferrovia, impossibile da ritrovare tra i campi. Una bella alternativa fuori dal traffico però permette di evitare la SS293 imboccando via s’Olivariu e dirigendosi verso la frazione di Terrazzu a Villaperuccio, dove si può vedere un grande dolmen.  Qui non si hanno alternative e si deve imboccare la SP80 che percorre la vallata del Rio Mannu di Narcao fino all’omonimo paese. Da Narcao si stacca una strada secondaria che inizialmente costeggia la vecchia ferrovia del Sulcis e poi se ne allontana, incrociandola più avanti. In un dolce e piacevole saliscendi in parte asfaltato ed in parte sterrato, la strada giunge a Riomurtas da dove si può proseguire su strada secondaria verso Terrubia oppure percorrere per un po’ la strada principale (comunque non troppo trafficata). Una stradina secondaria sulla sinistra conduce ai piedi del viadotto più alto e spettacolare della vecchia ferrovia, quello sul rio Murtas. antico viadotto ferroviarioPoco prima di questo punto si può imboccare la vecchia ferrovia per seguirla fino alla diga di Bau Pressiu o quasi, ma due bikers locali ci hanno sconsigliato di percorrerla tutta per la presenza di una frana che ci avrebbe costretto a staccare il carrellino di Nala e trasportarlo a mano; in MTB è invece fattibile. Esiste una piacevole alternativa che tramite un piccolo guado fa seguire una strada secondaria tra gli uliveti e conduce ad Acquacadda. guado verso acquacaddaDa questa piccola frazione, dopo un po' di sano sterrato, si dovrà nuovamente imboccare la SS293 che unisce Giba a Siliqua e non la si abbandonerà più fino al vecchio capolinea della ex-ferrovia del Sulcis. verso acquacadda sulcisLa strada, un po’ trafficata, è comunque suggestiva e panoramica. Ai lati della stessa si incrocia spesso la vecchia ferrovia e se ne vedono i manufatti: gallerie e viadotti rendono l’idea della bellezza di questo percorso che qui attraversa le colline e sale fino a circa 300 m di quota. La discesa segue il corso del rio de Su Casteddu. strada verso siliquaIl nome fa intuire che si giungerà proprio ai piedi di un vecchio maniero ed infatti le “corna” dei ruderi del castello di Acquafredda che dominano la collina si scorgono da lontano. Mancano ormai pochi chilometri a Siliqua e sul lungo rettilineo verso la cittadina si dovrà fare attenzione al traffico un po’ più intenso di prima.

    In definitiva i chilometri di vecchia ferrovia del Sulcis che si possono ad oggi seguire sono pochi sul totale, ma esistono alternative piacevoli che già oggi rendono questo itinerario un bel percorso per cicloturisti con un minimo di abitudine a pedalare anche su strade e non solo in sede propria. Certamente le potenzialità di un percorso così suggestivo fanno pensare a quanto sarebbe bello avere la vecchia ferrovia del Sulcis riqualificata per un utilizzo turistico-ricreativo (non solo bici, ma trekking, cavallo…), dati anche i tanti punti d’interesse presenti lungo il percorso.

    Cosa vedere lungo la vecchia ferrovia del Sulcis

    Lungo la ex-ferrovia del Sulcis in bici sono presenti molti luoghi d’interesse nei quali vale la pena soffermarsi per un po’. Oltre a quelli descritti in breve qui sotto, ne sono presenti molti altri minori che lasciamo a te l’onore e l’onere di scoprire perché ognuno ha il diritto-dovere di costruire l’itinerario nel modo che ritiene più opportuno.

    Carloforte e Calasetta

    Il percorso della ferrovia del Sulcis parte (o arriva se lo si percorre in senso inverso) da Calasetta, piccolo centro turistico della costa settentrionale dell’isola di Sant’Antioco detta “La Bianca” per il colore tipico delle sue abitazioni. Oltre ad essere una piacevole località marinara, Calasetta è anche il porto di partenza del traghetto che conduce a Carloforte, sull’isola di San Pietro. Spiagge incontaminate e scogliere mozzafiato caratterizzano l’isola mentre la pesca al tonno è una delle tradizioni rimaste vive in loco.calasetta

    Sant’Antioco

    La maggiore cittadina dell’isola è anche una delle più antiche della Sardegna, dato che gli insediamenti più antichi risalgono al III millennio avanti cristo. La fondazione della città però è riconducibile all’epoca fenicia, quando sorse Sulki (da cui Sulcis). Oggi si può ammirare l’area del Tophet, santuario dove venivano deposti i sacrifici infantili e animali e la necropoli punico-romana.

    Anche il centro storico, con la basilica di Sant’Antioco Martire, merita di essere visitato.ponte romano san antioco

    Tratalias Vecchia

    Il vecchio borgo medievale che si raggiunge poco dopo San Giovanni Suergiu è stato abbandonato dopo la realizzazione della diga di Monte Pranu a causa di numerose infiltrazioni e problemi igienico-sanitari. Resta un piacere pedalare e passeggiare per le sue vie lastricate. La cattedrale di Santa Maria di Monserrato, risalente all’inizio del XIII secolo, domina la piazza centrale e vale la pena chiedere le chiavi al vicino ufficio per visitarla internamente.chiesa di tratalias

    Necropoli di Montessu a Villaperuccio

    Sono circa 40 le tombe che caratterizzano questo interessante sito archeologico utilizzato dal 3000 al 1600 a.C. L'ingresso costa 5€ ma con una breve camminata permette di visitare queste tombe site in un luogo davvero panoramico, a monte dell'abitato di Villaperuccio. Durante la visita al sito prenuragico potrai visitare le tombe santuario, la tomba delle spirali, la tomba delle corna e altri sepolcri di differente tipologia.

    Castello di Acquafredda

    Il castello di Acquafredda sorge su un colle che domina tutta l'area circostante. Il maniero fu voluto dal Conte Ugolino della Gherardesca reso celebre da Dante nel XXIII canto dell'inferno. La storia del conte è avvolta in un alone di mistero... sembrerebbe infatti che, durante la lunga prigionia che lo portò alla morte, il conte avesse divorato i figli. Il castello è visitabile pagando l'ingresso di 4€ e risalendio tutta la collina lungo l'itinerario segnalato. Il panorama dai ruderi è davvero suggestivo, soprattutto al tramonto.castello di acquafredda siliqua

    Leonardo

    Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.

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