Tra Italia e Svizzera in e-bike | Oltre il Passo del Gran San Bernardo

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Una riposante dormita è quello che ci vuole dopo una giornata a pedalare lungo gli sterrati della Via Francigena Valdostana. Ho una gran voglia di ripartire e raggiungere il passo del Gran San Bernardo in e-mtb... se ci riuscirò. Un colazione fugace a Saint-Oyen e arriva il momento di salutare la Chateau Verdun e Don Giuseppe con i suoi aneddoti su San Bernardo e l'ospizio al passo, la lunga salita ci attende...

Dati tecnici

 Saint-Oyen - Martigny in E-MTB

DETTAGLI ITINERARIO
Partenza/Arrivo Saint-Oyen - Martigny
Tempo  8 h
Dislivello 1000 m circa
Lunghezza 63 km circa
Bici consigliata
e-mtb
VALUTAZIONE
Difficoltà Alto
Panorama Stupendo
QUANDO ANDARE
GiugnoLuglioAgostoSettembreOttobre
 

 

 

La Via Francigena verso il Passo

 
Il torrente della valle del Gran San Bernardo è vigoroso, alimentato costantemente dallo scioglimento della neve ad alta quota, l'umidità è elevata e già dalle prime pedalate inizio a sudare. Lungo una strada asfaltata secondaria guadagniamo con lentezza ma anche costanza, quota! Siamo alla ricerca della Via Francigena che raggiunge fuoristrada il valico alpino; non sappiamo per quanto riusciremo a percorrerla, questo dipenderà dalle pendenze e dal fondo, ma ci vogliamo tentare ugualmente. Il catrame bollente lascia finalmente spazio al sentiero ombreggiato.
Ci avviciniamo ai 1600 metri e  i prati sono in piena fioritura. Anche Saint-Rhémy-En-Bosses è fiorito: vecchi calderoni pendono dai balconi dondolando accarezzati dal vento, sono ricolmi di petali colorati e rallegrano il piccolo paese. Ogni poggiolo, ogni veranda è punteggiato da gerani o lobelie, i lampioni sono decorati da figure di pellegrino lavorate nel metallo, il simbolo della Via Francigena.
Attraversiamo il borgo inerpicandoci per la via centrale, fermandoci, di tanto in tanto, ad ammirare un angolo pittoresco di paese.
Sapevamo che il momento sarebbe giunto prima o poi ma l'impatto con lo sterrato francigeno appena oltre Saint Rhèmy ci inchioda le gambe.
Sassi, pendenze da impennata, tratti esposti e le vette che gravitano intorno al passo sempre più vicine.
La fatica si fa rapidamente sentire e i momenti di divetente pedalata si alternano a pesanti tratti a spinta dove, al posto di una bicicletta qualsiasi, ci ritroviamo a portare avanti una e-bike da fuoristrada dal peso vicino ai 20 kg.
 

Al Passo del Gran San Bernardo

 
Rassegnati e un pochino sconsolati continuiamo per la nostra strada, tornare indietro significherebbe raggiungere il valico sulla strada asfaltata, la stessa percorsa da decine di automobili... no grazie!
Man mano che la meta si avvicina e le nuvole si diradano facendoci intravedere alcuni alti nevai splendere al sole, recuperiamo energia e acceleriamo la pedalata. Divertenti single tracks, e anche un pochino esposti, mettono alla prova le nostre capacità tecniche, grosse pietre sfidano gli pneumatici e il loro grip, la meta è vicina e ce ne siamo accorti. Un ultimo sforzo tra i pendii colorati d'alta quota prima di risbucare sull'asfalto a due passi dalla EnoEtica. Affamati come orsi al risveglio dal letargo entriamo in cerca di un pranzo trovando una buonissima birra artigianale al genepì e un tagliere di formaggi e affettati valdostani e lodigiani. Vi chiederete senz'altro che cosa c'entrino i prodotti lodigiani... vero? EnoEtica è parte integrante dell'ospizio del Gran San Bernardo gestito da una onlus di Lodi, ecco spiegato il mistero!
 
Passo del Gran San Bernardo: quota 2473 m, temperatura piacevole, un laghetto dall'acqua gelida abitato da pesci, l'Albergo Italia, il confine con la Svizzera. Al Passo non può mancare la foto di rito sotto al cartello con l'altitudine, beh in realtà le foto sono state molte più di una ma questo è un dettaglio no? Matteo fora la gomma posteriore (ancora non mi capacito di come abbia fatto... ma lui credo di si!) ma è abile a rimettere le cose a posto. Un grosso cane San Bernardo attira la nostra attenzione, il padrone indossa la maglia del Che ed è un simpatico svizzero lusingato dai complimenti che rivolgiamo al suo cane. E' ora di ripartire ma un altro incontro doveva avvenire prima di lasciare il valico. La pelle ambrata bruciata dal sole, gli occhi scuri e intensi, un puntino di dolcezza, una discreta altezza, una folta barba bianca e una gran voglia di raccontare le bellezze del valico, Rinaldo mi approccia mentre osservo delle fotografie scattate al Gran San Bernardo decenni fa. “Questo sa essere un posto terribile, una volta la neve ha raggiunto i 21 metri e spesso si assiste a burrasche in inverno”, Rinaldo conosce bene il passo, dopotutto è cresciuto nella valle italiana sottostante. Ci narra di aneddoti curiosi, ci consiglia di entrare nell'albergo Italia e osservare la fotografia appesa a sinistra, testimonianza di un inverno davvero nevoso. Ci racconta storie e leggende, di Napoleone che valicò nel 1800, alla presenza di tre solchi per i carri romani che giungevano fin qui... spero davvero di poterlo reincontrare prima o poi.
 

In Svizzera fino a Martigny

 
Il cielo si è oscurato e le prime gocce iniziano a cadere sulle nostre mantelline. La discesa inizia con una serie di tornanti e non invidio i ciclisti che lentamente scalano la strada in senso opposto al nostro. Scendiamo veloci e il tempo migliora. Siamo in Svizzera e la benzina costa molto meno ma dopotutto cosa importa, le e-mtb non ne hanno bisogno. Un lungo tunnel aperto ci invoglia ad accelerare ma la discesa dal passo del Gran San Bernardo sembra davvero infinita. Dopo oltre un'ora (con numerose soste fotografiche!) oltrepassiamo il cartello di Orsières. Da qui potremmo riprendere la Via Francigena arrampicandoci sulla montagna ma, dopo qualche dubbio, decidiamo di continuare su asfalto fino a Martigny. Cerchiamo un'alternativa alla strada principale ma senza fortuna quindi, a parte qualche tratto di ciclabile su strada, siamo costretti a pedalare a tu per tu con le automobili... un vero peccato! Martigny ci accoglie con qualche raggio di sole, un castello e tante peculiarità del territorio svizzero che speriamo di riuscire a conoscere presto...
div class="box-info> Se vi siete persi la 1° tappa del viaggio in e-bike da Introd a Saint-Oyen leggetela qui, mentre per continuare con il racconto di viaggio della 3° tappa da Martigny a Chàtel cliccate qui! Buona lettura!
Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...
Sito web: www.lifeintravel.it

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