Tasmania: viaggio in bici nella terra dei diavoli

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Paesaggi montani e coste frastagliate, ho passato due settimane all'insegna del cicloturismo nella terra dei diavoli. Questo viaggio in bici in Tasmania mi ha lasciato negli occhi e nel cuore paesaggi ed incontri mozzafiato con la natura rigogliosa della foresta pluviale. Il percorso mi ha condotto ad attraversare il cuore della Tasmania, quest'enorme isola a sud dell'Australia, da nord a sud per poi risalire verso la costa settentrionale, tra laghi ed animali dall'aspetto curioso e inusuale. Un viaggio agli antipodi che non dimenticherò

Laghi, montagne e diavoli della Tasmania


Sono le 6:30 del mattino e sono appena sbarcato dalla Spirit of Tasmania, la nave che collega Melbourne al porto di Devonport in Tasmania. E' autunno e qui fa freddo ma non mi scoraggio e salto in sella per iniziare il mio viaggio in bici in Tasmania verso Forth, superando colline più dure di quanto pensassi e circondato da campi di carote e cipolle… mi vien da piangere! Proseguo verso il Mt Cradle e raggiungo la meta ormai stanchissimo: inizio a montare la tenda ma sento dei rumori provenienti dal sottobosco, mi volto e vedo un piccolo wallabie che incuriosito mi guarda poco lontano. Al primo movimento brusco da parte mia si spaventa e scappa via saltellando. La scena si ripete anche di notte quando un wallabie mi viene a trovare in cerca di cibo.
Al mattino lascio a riposo la bici e decido di visitare una riserva per vedere il famoso diavolo della Tasmania, simpatico e furioso animale, purtroppo in via di estinzione mentre nel pomeriggio visito il Lake Dove, un lago glaciale ai piedi del Mt Cradle. Tornando al campeggio, appena fuori dal Cradle Mountain-Lake St Clair National Park, riesco a vedere in lontananza anche un vecchio wombat.
Il giorno succcessivo sono ancora nel cuore della Tasmania, su un saliscendi impegnativo dove arrivo a toccare anche i 76 km/h prima di giungere al Lake Rosebery, ai piedi di una salita talmente impegnativa da costringermi a scendere dalla bici e spingere. Dopo una notte trascorsa a Rosebery, piccola città famosa per l’attività estrattiva delle sue miniere, proseguo verso Queenstown, sede della più grande miniera di rame di Tasmania. I saliscendi continuano e l'attività mineraria ha reso il paesaggio più arido, facendomi sudare non poco sotto il sole cocente prima di raggiungere Lake Burbury, dove pianto la tenda. 
Risvegliatomi nell’umidità del mattino faccio una veloce colazione e riparto verso il Lake St Clair seguendo la Lyell Hwy. Il percorso è bellissimo totalmente immerso per 56 km nella foresta pluviale all’interno del Franklin Gordon-Wild Rivers National Park. Un automobilista mi offre un passaggio ma rifiuto cortesemente: non si può attraversare un paesaggio di questo tipo ad una velocità troppo elevata, bisogna assaporarne ogni centimetro: un giovane echidna a lato strada è la ricompensa al mio rifiuto. La bellezza naturale di quest'area mi consiglia una sosta e così mi fermo nella parte sud del Cradle Mountain-Lake St Clair National Park dove scorgo un wombat che si avvicina fino ad un metro e mezzo da me!
Esco dall’umidità della foresta infilandomi su uno sterrato meno impegnativo della strada principale e quando la riprendo il paesaggio è cambiato notevolmente, con qualche zona bruciata dai roghi causati dalla siccità dell’estate precedente. Pedalando tra i pascoli giungo ad Hamilton dove una simpatica combriccola di camperisti del Queensland, regione a nord-est dell’Australia, mi invita al fuoco del campeggio offrendomi la cena e domandandomi incuriositi come abbia fatto ad affrontare la zona montuosa nei giorni precedenti.
 
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Hobart, fuga dalla città verso nord

 
Il Derwent river, che incrocio qualche chilometro prima di New Norfolk, mi conduce, in parte su ciclabile, fino al porto di Hobart. Vivo in una città per necessità, ma non mi piacciono molto, per questo cerco di uscire da Hobart già di prima mattina attraversando il Derwent river tramite il Tasman Bridge. La Tasman Highway non è proprio adatta alle biciclette ed ai viaggi in bici, almeno fino all’aeroporto di Hobart da dove il traffico diminuisce e si possono sfruttare anche dei tratti ciclabili che attraversano le lagune ad est di Sorell. Dopo la lunga tappa odierna, chiedo informazioni ad un passante e mi fiondo verso il porto di Triabunna per mangiare fish & chips presso un caravan di metallo luccicante che da decenni frigge e serve pesce fresco.
Le previsioni consultate la sera prima non promettono nulla di buono: c’è vento contrario oggi, e molto forte, la condizione climatica meno adatta al cicloviaggiatore: riesco a malapena a raggiungere i 13 km/h! Percorro la costa della Great Oyster Bay e verso sera una delle improvvise folate di vento laterale mi fa sbandare sull’altra corsia proprio mentre una macchina cerca di superarmi: solo la freddezza del ciclista e dell’automobilista mi evitano un viaggio all’ospedale. Ormai è buio e mancano ancora 20 km a Bicheno: li percorro con il faretto acceso che illumina coppie di occhietti nei prati e nella boscaglia a lato della strada. Qualche piccolo rodidore e qualche marsupiale mi tagliano la strada fino a quando non giungo alla meta.
Il giorno successivo il vento sparisce e dopo un’abbondante colazione parto alla volta di St Helens. Il paesaggio è fantastico da una posizione privilegiata sulla collina osservo il Tasman sea alla mia destra mentre pedalo verso nord. Verso l’Ironhouse point trovo un cartello inaspettato che indica la presenza di un micro-birrificio, l’Ironhouse Brewery, non posso non fermarmi ad assaggiare una birra locale: mi accoglie una simpatica ragazza brasiliana che mi spiega le proprietà dei sei assaggi di birra che ho davanti. Dopo un’attenta degustazione decido che la Porter, con un retrogusto affumicato e di caramello, è quella che fa per me e ne prendo un boccale alla spina. Dissetato riparto verso St Helens e la Georges Bay.
Nel giorno del mio compleanno mi aspetta una tappa impegnativa verso l’interno. Si inizia subito con delle salite seguite poi da una lunga discesa: a metà strada mi imbatto in un pub che serve solo birre e sidro da micro-birrifici della Tasmania. Non posso non regalarmi per il mio compleanno il piatto del giorno: una pumpinks thai soup che annaffio con una Irish Stout della Morrison Brewery! Riparto alle 14 attraversando ancora una volta delle splendide foreste che mi portano fino a Scottsdale quando è già buio e dopo due ore di pioggia. Dopo giorni senza pausa una breve tappa mi conduce a Launceston, sul Tamar river: l’ostello, un edificio rosa del 1888, da fuori sembra piccolo ma incredibilmente può ospitare un buon numero di persone e qui mi concedo un pomeriggio di riposo prima di affrontare l'ultima tappa.
Decido di cambiare i piani e dirigermi verso Beauty Point per osservare da vicino un animale che mi ha sempre incuriosito fin da piccolo: il platypus, ovvero l’ornitorinco. L’incontro è emozionante ma il fatto che non siano liberi in natura, ma rinchiusi in un’attrazione per turisti mi infastidisce un po’. Riparto verso Devonport tagliando per una strada sterrata che attraversa una splendida foresta pluviale per 18 km scavalcando la Flowers Hill. La collina è alta solo 300 metri ma le pendenze dei saliscendi sono molto ripide e un raggio della ruota posteriore si rompe. Ad un certo punto devo scendere dalla bici per affrontare una salita molto impegnativa: nell’ora successiva farò solo 3 km spingendo la bici a piedi.
Dopo una breve pausa scendo finalmente dalla collina, la strada è sempre sterrata e con le borse non è il massimo affrontare tornanti e curve cieche, ma riesco a uscire dalla foresta e a riprendere la strada normale che mi porta attraversando pascoli verso Devonport. Siamo in autunno e alle 19 è già buio, questa è stata anche la tappa più lunga del viaggio, ma finalmente giungo all’ostello che avevo visto il primo giorno partendo dal porto di Devonport: ho completato il giro della Tasmania!
 
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Potete vedere altre foto del viaggio in bici in Tasmania ed altri viaggi in bici sul mio sito personale www.fabiotemporiti.eu
Tasmania: viaggio in bici nella terra dei diavoli - 5.0 out of 5 based on 1 vote
Fabio Temporiti

Europeo, system administrator, consumatore critico e social evaluator. Quando posso... cicloviaggiatore
Sito web: www.fabiotemporiti.eu/

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