Quando ti avvicini alla meta di un viaggio, a piedi o in bicicletta, tendi a rallentare. Me ne accorsi sul cammino di Santiago ed è successo ancora. Capisci in quel momento che la meta è solo l'ultimo di una infinità di punti ed è quella infinità che ti ha reso felice. Quelle strade lunghissime, pedalate centimetro dopo centimetro , ora sono parte di me, così come le 63 albe che mi sono regalata facendo il sacrificio di alzarmi presto, cosi come ciascuna delle persone con cui ho condiviso la complicata semplicità di vivere in natura. 

Sono in viaggio esattamente da due mesi e tutto è cambiato, la mia vita ma soprattutto la vostra. C'è un tale divario tra la libertà e la bellezza di cui godo quotidianamente e la prigionia e l'angoscia in cui vivete che ho seriamente pensato di smettere di documentare questo viaggio nel timore di poter offendere qualcuno.

Da El Chalten in poi non ho potuto decidere quasi più nulla del mio viaggio in bici. Tempi, modalità, pause... tutto è stato deciso dal vento che qui regna incontrastato da secoli. Del resto la pampa Argentina è un deserto, anche se vegetato e non esiste deserto senza vento...

Un po' di Pace... ...In questa specie di sogno - matrioska che è il mio viaggio in Patagonia, uno dei "desideri contenuti" era quello di addormentarmi guardando il Fitz Roy riflesso nel Lago del Desierto. Ma quando la Carettera Austral finisce hai solo l'Argentina dinanzi a te e per raggiungerla devi attraversare un lungo e stretto sentiero nel bosco, interrotto da torrenti di acqua gelida e alberi abbattuti dal vento.

La signora Ester accende la stufa a legna e prepara il pane per la colazione. Nel frattempo parla di quella carretera che per me è viaggio, sfida, conoscenza e per lei è vita. 30 anni fa ammalarsi qui poteva voler dire morire. Ora no, ora puoi vivere.

A 30 km da Coyhaique, tappa prefissata per quel giorno, le mie gambe si arrendono, così mi guardo intorno e cerco un posto dove montare la tenda. Sono sola, ho ancora poche ore di luce e intorno a me c'è il bosco, un fiume glaciale, la montagna innevata. Dentro di me un po' di paura...

Nel frattempo...Hornopiren, Caletta Gonzalo, Chaiten con il suo santuario di alberi morti, inceneriti dall'ultima eruzione del vulcano omonimo. Da Chaiten verso il lago Yelcho, attraversando la foresta dalle foglie giganti. È qui che rischierò di perdere la tenda sotto una tempesta di pioggia e vento come non ne ho mai viste prima.

Questo pezzo di strada, che profuma di miele e coriandolo, ve lo faccio raccontare da Cristobal e Romina. Ho bussato a casa loro a tarda sera, ridotta ad un impasto di polvere e acqua, al punto che credo di averli spaventati. Gli ho chiesto ospitalità e mi hanno accolto come se ci conoscessimo da sempre. A cena ho ascoltato il loro racconto : "Hemos vivido aquí durante dos años, este es nuestro paraíso ... io sono avvocato mentre Cristobal lavora con l'escavatore. Guarda l'oceano..... è un incanto!

Per quanto sia lento, un viaggio in bici spesso ti porta a tralasciare luoghi che meriterebbero una sosta. Dopo aver attraversato il lago Huapi, il lago Frias e aver perso l'ultimo traghetto per l'attraversamento da Peulla a Petrohue a causa di uno sterrato sconnesso e pericoloso, sono arrivata in Cile alle 22.00...

La Ruta 40 è come l'avevo immaginata: lunga, assolata, silenziosa. Subito dopo il confine il paesaggio è quello della pampa, con i cespugli rotondeggianti, il vento che alza vortici di polvere e il verso dei rapaci la cui ombra a momenti mi si proietta sull'asfalto. Poi comincia la zona dei laghi e tutto cambia. Il primo che incontro è il lago Lagar con la splendida cittadina di San Martin de los Andes.

"È la fine del mondo!" ....diceva mio padre quando una cosa gli piaceva tanto. Eppure lui non l'aveva mai vista la fine del mondo, quel paese chiamato Ushuaia oltre il quale si comincia da capo.

Non è un viaggio soltanto ma una forma di insegnamento. "L'ora di mondo" entra in orario scolastico infilandosi tra l'italiano e la matematica. E' l'ora in cui qualcuno ti invita a guardare altrove, al di là della finestra dell'aula, aldilà del racconto del libro.

Da un po' di tempo mi sono trasferita in un cassetto. Lo spazio è poco e in più convivo con un sogno di grandi dimensioni. A dire il vero sono qui proprio per cacciarlo fuori ma i sogni a volte sono dispettosi. Bisogna avvicinarli con gentilezza per evitare che si spaventino e rimangano irrealizzati per tutta la vita.

Devo ammettere però che il mio sogno ha un nome bellissimo, si chiama Patagonia.

Se tutto va bene usciremo di qui il 10 Gennaio e ce ne andremo a pedalare tra Cile e Argentina.

Ho bisogno di Natura incontaminata, silenzio e solitudine

L'ora di Mondo

ora di mondo simona in patagoniaDal Cilento al Cile, dalla Via Silente ai silenzi patagonici... un viaggio in bici verso la Fin del Mundo

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