Cicloturismo: percorsi, itinerari e consigli per viaggiare in bici

Dopo quasi ottomila chilometri è giunta l'ora di sostituire i nostri copertoni bruciati dalle strade asiatiche e quale migliore azienda poteva provvedere alle nostre gomme se non la tedesca Schwalbe.
 
 
 
Duemila riel sono bloccati a terra da una piccola pietra sistemata sull'asfalto; i giocatori troneggiano all'orizzonte come toreri pronti ad entrare nell'arena: si studiano, si stuzzicano, si osservano nell'attesa che il primo scenda in postazione. Uno dei tre si fà avanti lentamente, le gocce di sudore che gli colano lungo il viso...e si toglie un'infradito che aveva ai piedi lanciandola in direzione delle banconote: bersaglio mancato, sotto al secondo e poi al terzo. Il sasso è ancora al suo posto e così i giovani squattrinati si avvicinano finchè uno non lo colpisce. Tra grasse risate, il vincitore raccoglie il bottino e si ricomincia.
 
 
Siamo proprio perseguitati da questo fiume, dal mitico Mekong, che passa attraverso gran parte degli stati del nostro itinerario asiatico o forse è questione di attrazione fatale? Il fascino che il Mekong esercita sul viaggiatore medio, curioso e sognatore, non è poco: confine naturale, habitat perfetto per centinaia di specie differenti di pesci ed uccelli, artista creativo di rapide impossibili da navigare, anche sotto l'esperta guida di un veterano del rafting, ottimale via di comunicazione...

 

Il Laos più profondo, quello che da Savannakhet raggiunge il distretto di Champone dei villaggi di campagna, delle mondine che lavorano sotto il sole cocente nelle risaie allagate, delle strade polverose e piene di buche che possono inghiottire un ciclista e la sua bici senza lasciarne traccia; il Laos degli uccelli colorati, delle scimmie intraprendenti e delle tartarughe sacre; il Laos dei monaci bambini, degli allevatori di bestiame, delle venditrici di frutta tropicale e dei bufali d'acqua: questo Laos è ciò che abbiamo scoperto inoltrandoci per qualche giorno nell'entroterra.

 

Le folli notti del Loy Kratong in Thailandia sono un ricordo nitido ma già lontano quando, in un pomeriggio soleggiato come sempre, la strada ci conduce fino a nord fino al confine laotiano. Non è una semplice dogana, una sbarra tra una nazione ed un'altra; è il Mekong, un fiume leggendario e vitale, una rotta commerciale ed un ostacolo imponente. Per noi è un po' come la stella cometa fu per i Re Magi: ci indica la via, ci illumina il percorso consigliandoci una brusca virata ad est e quindi a sud... lo seguiremo, rincorrendolo fino alle sue foci, in quel delta che fu rifugio sicuro e salvifico per i Vietcong e labirinto intricato e letale per gli americani.
Trovare l'Occidente in oriente non fa per noi e non siamo affatto dispiaciuti di lasciare la turistica Pai per altre mete più incontaminate verso sud-est. I giorni del festival di Chiang Mai, il Loy Kratong, quando migliaia di lanterne volanti sfideranno l'oscurità del cielo di Thailandia, si stanno avvicinando velocemente come del resto noi all'amata città del nord.
L'impegnativo percorso tra Polvere e buche al confino birmano ha messo a dura prova le nostre gambe ma anche le nostre mountain bike e soprattutto il portapacchi di Veronica che ha ceduto sotto i colpi delle disastrate strade secondarie thailandesi. Uno nuovo e più robusto ci viene montato in mattinata da un gentile e simpatico meccanico il cui principale lavoro è... vendere composizioni floreali! Il tempo stringe e la voglia di scoprire nuovi luoghi ed orizzonti ci spinge a saltare in sella ancora una volta, direzione estremo nord-ovest del paese.
1080 km percorsi in bici ad una quota media di 4500 mt. s.l.m quasi 11.000 mt di dislivello complessivi, 19 giorni consecutivi di pioggia… ma lo rifarei altre 100 volte.
Il progetto iniziale era di farlo in completa autonomia, ma la democrazia cinese non me lo ha permesso. In Tibet è obbligatorio avere una guida al seguito per poter viaggiare. Mi sono messo il cuore in pace e mi sono appoggiato a degli organizzatori Nepalesi di Kathmandu che sono stati fantastici.
Non è il nome di un aereo militare vietnamita o quello in codice di una spia della C.I.A., ma soltanto la marca di una bevanda energetica thailandese. M-150, una sigla che ci resterà impressa nella mente per qualche tempo. Siamo a pochi chilometri dal villaggio di Soppong, (Pang Mapha), sulla vetta dell'ennesima collina che questa strada tortuosa ed intricata scavalca. Spossati, ammiriamo le vaste distese di foreste che ricoprono il paesaggio a perdita d'occhio fin oltre il confine birmano. Il pomeriggio è già inoltrato ed il sole abbassandosi inizia a colorare d'oro foglie e tronchi, mentre noi sorseggiamo estasiati la dolce bevanda.
Benvenuti nella mappa interattiva del nostro viaggio nel Sudest asiatico che abbiamo aggiornato costantemente lungo il nostro percorso. In dieci mesi e dodicimila chilometri di viaggio, la mappa si è arricchita e riempita di notizie e emozioni. Delle prime non possiamo far altro che riportare, delle seconde speriamo di riuscire a trasmettere almeno una parte.
Per una migliore navigazione e per poter scoprire tutte le informazioni contenute in essa, cliccate sull'icona (bicicletta verde) relativa alla tappa che vi interessa. Altri punti di rilievo sono identificati dall'iconcina del vulcano (luoghi da scoprire). All'interno di ogni finestra è anche presente il link all'articolo più generale inerente alla tappa scelta. Lasciatevi guidare e trasportare alla scoperta dell'Oriente...

Il viaggio si è concluso nel Luglio 2011 e a questo link trovate tutto il diario di viaggio tenuto on-line durante i dieci mesi in oriente.

Titolo liberamente ispirato a Farfalle sul Mekong di Corrado Ruggeri che stiamo leggendo nei nostri momenti liberi rubandocelo dalle mani l'un con l'altra
Ripensiamo alla discussione avuta con il poliziotto che ci indicava il Sawarag come hotel very cheap ed effettivamente cosa sono 350 Baht? Quasi 10€ in due per una camera doppia, meno di 5€ a testa per una stanza con bagno in camera, mica male no? La verità è che ci stiamo abituando a spendere davvero poco ed anche 350 Baht oramai, sono diventati tanti per noi.
I primi chilometri in bici sono alle spalle; il periodo di assestamento per digerire fuso orario, clima, acquisire un pò di abitudine a stare in sella per molte ore e conoscere l'atteggiamento delle persone nei nostri confronti è passato.Ci siamo spostati nella zona più occidentale della Thailandia, percorrendo la vallata del fiume Kwai che conduce fino al villaggio di confine di Sagklaburi dove molti birmani si sono rifugiati per sfuggire alle persecuzioni del governo militare del loro paese. Per ora ci ha entusiasmato il calore e la cordialità con cui la gente ci accoglie quando passiamo affaticati in sella alla nostra bicicletta e ci ha stupito l'enorme biodiversità presente: migliaia di alberi da frutto e fiori differenti si trovano soltanto alzando lo sguardo lungo la strada.
Quando, chiacchierando con amici, parenti e conoscenti, abbiamo espresso il nostro desiderio di intraprendere un lungo viaggio in mtb per il sudest asiatico, ho avuto la fortuna di assistere alla passerella più varia ed inimmaginabile di espressioni e reazioni emotive, una vera esposizione di sensazioni e sentimenti. Ad ogni carica di dubbi, perplessità e curiosità, ho cercato di rispondere in modo obiettivo ed anche un po' vago, visto che il progetto completo di viaggio non aveva ancora totalmente preso forma dall'idea iniziale. La domanda più ricorrente è sempre stata quella inerente all'organizzazione del bagaglio di viaggio necessario per così tanto tempo... una domanda ("Cosa pensi di portare in viaggio per così tanto tempo?") che non trova nell'immediato una facile risposta, ma che in mesi di preparazione potrei abbozzare così...
I mesi prima della partenza sono i più movimentati ed impegnativi in termini di tempo e salute mentale. Tutto deve essere un minimo pronto per la giusta data e il nostro cervello inizia a fumare sempre più frequentemente. Una delle problematiche più fastidiose da gestire è quella riguardante le vaccinazioni e l'organizzazione della farmacia da viaggio!

Buongiorno a tutti i lettori di Life inTravel; sono Paolo Dello Vicario, un ragazzo che si occupa di SEO & Web Marketing ed è appassionato di viaggi, soprattutto in Mountain Bike ed a piedi. Giro l’Europa da un bel po’ di tempo in camper con la mia famiglia e l’Italia a piedi o in Mtb da qualche anno. Recentemente insieme ad alcuni amici ci siamo accorti, dopo anni di “indifferenza”, di vivere in un luogo meraviglioso dal punto di vista naturalistico e che purtroppo non è valorizzato turisticamente come dovrebbe, abbiamo perciò aperto un portale nel quale raccogliere tutte le informazioni utili a chi si voglia recare in zona e sono qui per parlarvi proprio di questo.

18 agosto 2005 - 2° giorno di viaggio
Questa mattina per Fabio è molto dura ad alzarsi, ha le gambe doloranti, qualche indecisione lo assale, ma poi chi vince in questo caso è un po' lo spirito d’avventura e allora tutto passa, mentre io, Annibale e Manuel siamo tutti pimpanti ed entusiasti di intraprendere il nostro viaggio programmato e sognato l’anno prima (l’estate 2004) al porto di Olbia dove, per caso, avevamo trovato un depliant che menzionava i cavallini selvatici della Giara di Gesturi, a questa avventura ci abbiamo pensato per un anno intero e questa mattina è il momento di realizzarla...
Una tappa tutta d'un fiato. Aria di casa, di cottà, di riposo. E' l'ultima purtroppo, per fortuna, di già, finalmente. Sembra ieri, e forse lo è, che ho salutato i miei a Lupoglav, nel nulla dell'Istria continentale. Ora sono qui seduto in un bar di Sarajevo, in Bosnia a guardarmi alle spalle. Ho deciso di chiudere qui il mio tour dei Balcani in bicicletta, non per la mancanza di volontà di proseguire e continuare a scoprire nuovi angoli di mondo ma semplicemente per la forza simbolica di una conclusione nel cuore pulsante della Bosnia, la sua anima e capitale. Inoltre provo una sensazione strana, mai provata prima nei miei vagabondaggi: nostalgia di casa, di montagne, di frescura serale, di sterrati e single track in MTB, di passeggiate con la fedele Farah al seguito, di caffè al bar con l'amico Ale, di un pasto "all'italiana". Sarà l'età che avanza, sarà il momento particolare della mia vita, sarà... ma ho deciso: Sarajevo, le sue vie, i suoi profumi e colori, i suoi mercanti che ti attirano, i muezzin che risuonano al tramonto, i minareti che dominano i bassi edifici del centro; sarà questa la mia ultima visione della Bosnia e di questo breve ma intensissimo viaggio nei paesi sorti dalle macerie Jugoslave.
Lascio l'hotel Onogost (che sconsiglio vivamente a chiunque) con l'idea di raggiungere il parco nazionale Durmitor, saluto la receptionist che scoprendo la mia nazionalità, cambia umore diventando molto più allegra e ciarliera ed inizia a parlare in italiano. Visto che sono entrato in confidenza le chiedo indicazioni riguardo ad una strada secondaria che vorrei fare per giungere a Savnik ma non c'è verso di convincerla. Perchè imboccare una strada secondaria stretta e piena di curve quando c'è quella principale, dritta e larga. Valle a spiegare che in bici larghezza e curve contano poco ed è molto meglio restare fuori dal traffico! Inizio allora la ricerca della strada ma sembra essere in atto un complotto contro di essa: tutti mi indirizzano verso la strada principale e dopo essere stato fuorviato per un paio di volte dalle indicazioni dei passanti cedo per sfinimento all'ultimo giovane che cerca di convincermi di quanto sia più veloce e scorrevole la via in direzione di Pluzine. Imbocco la strada da lui segnalatami, stanco e sconfitto.
Tappa breve ma tosta fino a Niksic. Come previsto al mattino rientro a Kotor e valico le sue mura per una visita. Ancora una volta mi perdo per i vicoli della cittadina per ritrovarmi sulla scalinata (1500 gradini) che conduce alla fortezza che domina la baia. Vista la tappa che mi aspetta, mi fermo alla chiesetta a metà strada senza raggiungere l'estrema sommità delle antiche mura. Il panorama è comunque mozzafiato sull'intera cittadina e su parte della baia di Kotor. Ridiscendo nell'imbuto della città vecchia (ha questa strana forma) e vagabondo ancora un pò per i vicoli tra chiese, piazzette e negozietti. Soddisfatto della visita, risalgo in sella e riparto alla volta di Pergast, tra lo strombazzare dei clacson di un matrimonio. Velocemente raggiungo il bivio e dopo essermi rifornito di acqua in abbondanza, inizio l'ascesa lasciando la strada costiera.
Ennesima tappa sopra i 100 km che mi porterà a visitare le bellissime bocche di Cattaro in bicicletta ed allora oggi mi concedo pure la cena al ristorante che a dir la verità è più un bancone con dietro un frigo ed un piano cottura e davanti una decina di tavolini, il tutto rigorosamente all'aperto.
Comunque decido di provare il Cevapi na Kamaku (tradotto sul menù in "Minced meat fingers with cream"), consigliato dal simpatico padrone del camping dove mi trovo che funge anche da cuoco.Ma veniamo all'inizio della giornata. Mi sveglio di buon'ora e prima delle otto sono nella città vecchia di Dubrovnik. La visita mi soddisfa dato che ho sempre adorato perdermi per i vicoli delle cittadine portuali. Entrato all'interno delle mura che circondano tutto il centro, passeggio nelle vie ancora deserte e mi diverto ad osservare le poche persone appena sveglie fare colazione cercando di trovare una ragione nella giornata che ha da venire.
 

               

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