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Cicloturismo e viaggi in bici: percorsi, itinerari e consigli

Lascio l'hotel Onogost (che sconsiglio vivamente a chiunque) con l'idea di raggiungere il parco nazionale Durmitor, saluto la receptionist che scoprendo la mia nazionalità, cambia umore diventando molto più allegra e ciarliera ed inizia a parlare in italiano. Visto che sono entrato in confidenza le chiedo indicazioni riguardo ad una strada secondaria che vorrei fare per giungere a Savnik ma non c'è verso di convincerla. Perchè imboccare una strada secondaria stretta e piena di curve quando c'è quella principale, dritta e larga. Valle a spiegare che in bici larghezza e curve contano poco ed è molto meglio restare fuori dal traffico! Inizio allora la ricerca della strada ma sembra essere in atto un complotto contro di essa: tutti mi indirizzano verso la strada principale e dopo essere stato fuorviato per un paio di volte dalle indicazioni dei passanti cedo per sfinimento all'ultimo giovane che cerca di convincermi di quanto sia più veloce e scorrevole la via in direzione di Pluzine. Imbocco la strada da lui segnalatami, stanco e sconfitto.

Tappa breve ma tosta fino a Niksic. Come previsto al mattino rientro a Kotor e valico le sue mura per una visita. Ancora una volta mi perdo per i vicoli della cittadina per ritrovarmi sulla scalinata (1500 gradini) che conduce alla fortezza che domina la baia. Vista la tappa che mi aspetta, mi fermo alla chiesetta a metà strada senza raggiungere l'estrema sommità delle antiche mura. Il panorama è comunque mozzafiato sull'intera cittadina e su parte della baia di Kotor. Ridiscendo nell'imbuto della città vecchia (ha questa strana forma) e vagabondo ancora un pò per i vicoli tra chiese, piazzette e negozietti. Soddisfatto della visita, risalgo in sella e riparto alla volta di Pergast, tra lo strombazzare dei clacson di un matrimonio. Velocemente raggiungo il bivio e dopo essermi rifornito di acqua in abbondanza, inizio l'ascesa lasciando la strada costiera.

Ennesima tappa sopra i 100 km che mi porterà a visitare le bellissime bocche di Cattaro in bicicletta ed allora oggi mi concedo pure la cena al ristorante che a dir la verità è più un bancone con dietro un frigo ed un piano cottura e davanti una decina di tavolini, il tutto rigorosamente all'aperto.
Comunque decido di provare il Cevapi na Kamaku (tradotto sul menù in "Minced meat fingers with cream"), consigliato dal simpatico padrone del camping dove mi trovo che funge anche da cuoco.
Ma veniamo all'inizio della giornata. Mi sveglio di buon'ora e prima delle otto sono nella città vecchia di Dubrovnik. La visita mi soddisfa dato che ho sempre adorato perdermi per i vicoli delle cittadine portuali. Entrato all'interno delle mura che circondano tutto il centro, passeggio nelle vie ancora deserte e mi diverto ad osservare le poche persone appena sveglie fare colazione cercando di trovare una ragione nella giornata che ha da venire.

Altra giornata da antologia nel viaggio in bici in Croazia, Bosnia e Montenegro ...ma iniziamo dalla serata precedente. Dopo aver scritto qualche appunto davanti ad una birra fresca sono rientrato in ostello per la cena prevedendo di uscire appena terminato per qualche scatto notturno del centro cittadino di Mostar e del suo Ponte Vecchio. Ho aperto la porta dell'ostello ed un bel "Ciao!" mi ha accolto squillante. E' la ragazza che sta in stanza con me e di cui avevo intuito le origini italiane sbirciando appena arrivato i suoi libri gettati distrattamente sul letto ("Notturno indiano" di Tabucchi e "L'alchimista" di Coelho). Ed invece mi sbagliavo! Adrianne è di Losanna, Svizzera, e parla benissimo italiano, inglese, tedesco, francese ed un pò di spagnolo. Ha vent'anni ed è simpaticissima.
La notte nel bungalow mi ha ristorato e quando mi sono svegliato ero in piene forze. Ho preparato colazione ed una volta pronto ho lasciato la casetta per andare a pagare, pronto per ripartire per il viaggio in bici tra Croazia, Bosnia e Montenegro. Quando mi sono avvicinato il cameriere mi ha fatto cenno di sedermi ad un tavolo per avere la mia colazione evidentemente compresa nel prezzo a mia insaputa. Mi sono a malincuore fatto una ragione dell'incomprensione  e per la seconda volta in pochi minuti il mio stomaco è entrato in azione trovandosi ad affrontare un'enorme omelette col prosciutto ed una tazza di caffelatte. Salto in bici appesantito e pronto per affrontare la discesa che mi conduce in poco tempo sulle sponde del lago Pliva. Le seguo fino ad entrare in Jajce.
Durante questo viaggio in bici in Croazia, Bosnia e Montenegro, mi sto abituando a dormire in tenda tanto che oggi mi sono svegliato alle sette, un'ora circa più tardi del solito. Accelero le operazioni mattutine dato che ho in previsione una lunga giornata sui pedali e già la calura si inizia a sentire. L'obiettivo è giungere a Jajce o nelle sue vicinanze dove si trova un lago, per poter pernottare in un camping tra quelli che si trovano sulla sua sponda orientale. Sono consapevole, grazie all'avvertimento di Frank ed Alice, che appena fuori Bihac la strada inizierà ad impennarsi in salita per raggiungere un esteso ed ondulato altopiano. Le notizie ricevute si rivelano azzeccate e prima di avere un pò di tregua devo percorrere circa 10 km per giungere a 700 m circa di quota. Qui, tra immensi campi di grano e patate, la strada prosegue vallonata.

La Croazia in bicicletta mi regala una tappa dura soprattutto per le mie condizioni precarie. Il forte vento che sferzava la tenda questa notte non mi ha fatto dormire ed al mattino mi sono alzato stanchissimo. Come se non basatasse, la sella regolata troppo alta mi ha fatto venire un dolore lancinante al soprassella che si ripresentava ogni qualvolta mi sedevo in bici. In questo stato ho lasciato il camping il mattino alle 8 per affrontare subito tredici chilometri di salita piuttosto trafficata. Il panorama splendido sulla costa e le isole della Croazia al largo ha alleviato le sofferenze del mio incedere controvento. Il valico oltrepassato mi ha fatto abbandonare il mare per entrare nel cuore dei Balcani.
Inizio a rendermi conto di essere in viaggio. Me lo fanno capire le operazioni di smontaggio della tenda dopo la notte trascorsa lontana dal letto di casa in un campeggio sulla costa della Croazia. Icici si trova ad una ventina di trafficatissimi chilometri dal centro di Rijeka. Nella cittadina portuale mi fermo giusto il tempo di prelevare qualche Kuna (moneta Croata) dal bancomat: le uniche attrazioni qui sono il porto ricchissimo di imbarcazioni mercantili e le enormi nonchè oscene torri che fanno da panorama sulla collina poco distante, in cui sono stipate centinaia di famiglie proletarie.

Dopo oltre un anno di astinenza è ripreso il mio vagabondaggio in bicicletta. Dai pascoli neozelandesi alla Croazia in bici ed alle foreste bosniache. E' ripreso dolcemente, con trentatre chilometri pomeridiani. Partiti in auto di buon'ora al mattino da Trento verso Trieste con un cielo che non prometteva granchè di buono, giunti a Feltre abbiamo incontrato un temporale impetuoso che ci ha accolto nella cittadina. Dopo quattro ore e 350 km di strade allagate e autostrade sovraffollate, ci ritroviamo a Muggia, periferia orientale di Trieste, a 2 km dal confine sloveno.

Prima di partire, ancora una volta, gli scettici erano più degli ottimisti. Trieste - Sarajevo, Croazia, Bosnia-Herzegovina, Serbia-Montenegro... nomi che ricordano più la recente guerra jugoslava che località e paesaggi da andare a scoprire. Proprio per questo probabilmente sono le località che ho scelto per il mio viaggio estivo, lontano da mete gettonate e sovraffollate. Dopo aver rinunciato alla traversata delle alpi in MTB, ho dirottato le mie due ruote sull'asfalto ruvido dei Balcani. Inizialmente l'idea, come potete vedere nella pianificazione del viaggio, era quella di viaggiare da Trieste a Sarajevo e proseguire verso Belgrado. In parte ho seguito questo itinerario ma una volta giunto a Mostar, ho deciso di proseguire verso sud, entrare in Montenegro risalendo quindi a Sarajevo dove ho preso il treno per rientrare a casa.

Sardegna, avventura in Barbagia 17 Agosto 2005

La ricetta perfetta per un'avventura in bicicletta fra le montagne sarde adatta a quasi tutti:
4 bikers (tra cui un neofita)
2 giorni
8 gambe piuttosto allenate (medio impegno)

Partenza dal paese di Cardedu (NU) con le biciclette in auto, dopo pochi Km arriviamo al paese di Lanusei e proprio da questo paese inizia il nostro viaggio!!  E precisamente inizia dalla piccolissima stazione ferroviaria, perché dobbiamo trasportare le nostre biciclette in un paese che si trova sule impervie montagne della barbagia, rinomato luogo dell’anonima sarda, il paese si chiama Sadali. Purtroppo, giià dalla partenza incontriamo i primi problemi: non vogliono le biciclette sul treno, anche se il giorno prima abbiamo telefonato alla stazione e ci avevano decantato la più bella ferrovia del mondo ritenendola meglio delle ferrovie Svizzere o Austriache e che era possibile caricare le nostre biciclette pagando un sovrapprezzo al normale biglietto ferroviario (2,58€) per ogni bicicletta, (e 10,50€ solo andata per le persone). Dopo varie discussioni con il capostazione e gli addetti vari, riusciamo a farci attaccare una carrozza nella quale ci accomodiamo noi quattro con  biciclette ,il bigliettaio e nessun altro, mentre nelle altre 2 carrozze ci sono turisti che andranno a visitare proprio il bellissimo paese di Sadali e si fermeranno a mangiare in un ristorantino del paese per degustare il famoso menù alla “Barbagina”.

Che si scelga di affrontare una vacanza rilassante e tranquilla sulle sponde del Danubio o un impegnativo raid sui sentieri dell'Himalaya, il minimo comune denominatore sono sempre le due ruote, rigorosamente senza motore a scoppio integrato. In questo articolo vedremo quali sono le prospettive che si pongono davanti a coloro i quali, e sono sempre più numerosi, decidano di spendere qualche giorno di ferie in sella ad una bicicletta. Le opzioni sono varie e molteplici e possono accontentare tutte le tasche e soprattutto tutte le gambe, dalle più allenate alle più pigre.
Nell'inverno 2008 ho effettuato un viaggio che mi ha profondamente segnato. Un viaggio lento, meditato, sofferto ed entusiasmante. Dopo aver trascorso nove mesi in Australia sono volato ad Auckland, Nuova Zelanda, ho acquistato una mountain bike, due borse, una tenda e sono partito all'esplorazione delle due isole principali del paese. Dopo due mesi e mezzo giungevo a Christchurch cambiato. Non solo fisicamente (credo di aver perso 7-8kg) ma soprattutto mentalmente. Il viaggio mi ha portato a vivere a contatto con la natura, a restare per gran parte del tempo solo con me stesso. Ho affrontato condizioni climatiche difficili, strade impegnative, mi sono ritrovato a dormire a bordo strada e nel mezzo della foresta. Ho gioito di un'alba spettacolare sul Fox glacier a Natale e di un tramonto mozzafiato sul mount Cook. Ho visitato luoghi turistici come Wai-o-Tapu in cui la gente si ammassava per entrare, ma sono anche restato solo ad attendere il calar del sole su Curio bay mentre i pinguini dagli occhi gialli rientravano da una giornata di pesca in mare aperto.
Ho deciso di raccogliere tutto in un libro (e-book?!?) per cercare di condividere le emozioni provate ed anche guidare chi deciderà di esplorare nella stessa maniera la Nuova Zelanda. Il libro non vuol essere né una guida né un romanzo, ma soltanto il racconto di un viaggio in bici. Per il momento ho completato soltanto il racconto del tragitto seguito nell'isola del Nord e quindi il libro è per ora un mezzo-libro. Non so quando e se concluderò mai anche il racconto dell'isola del Sud ma per ora potete scaricare la prima parte.


Il file pdf è assolutamente gratuito, in formato A5, stampabile fronte-retro. Se ne avete voglia, condividete con gli amici, lasciate un vostro commento qui sotto, sulla nostra pagina facebook o su twitter, riportando critiche e consigli. Grazie e buona lettura!

In questa pagina trovate il percorso dettagliato del mio viaggio in Nuova Zelanda in bicicletta. Una mappa di google maps con indicazioni generiche del percorso seguito nell'isola del Nord ed in quella del Sud ed inoltre una descrizione più specifica per ogni tappa del viaggio.

Da Auckland a Christchurch, da nord a sud, dal caldo al freddo, la Nuova Zelanda in bici dal mare alle montagne e di nuovo al mare. Gli articoli che troverete in queste pagine sono stati scritti durante i due mesi e mezzo trascorsi a pedalare lungo le strade collinari delle due isole principali della Nuova Zelanda.
Mi ci è voluto qualche giorno per rientrare, non solo fisicamente, in Italia. Dopo il viaggio in Nuova Zelanda non è stato facile riabituarmi alla routine, alla casa, al cielo inquinato e grigio, alle montagne che mi circondano, al freddo invernale ed... alle solite discussioni e guerre politiche italiane! Dopo due giorni ero già pentito di essere rientrato: uno sguardo ai telegiornali mi era bastato per capire che nulla era cambiato in un anno di assenza: tette e culi prima, politica di casa nostra poi e ogni tanto qualche flash dal mondo. L'unica soluzione è stata spegnere il video, uscire di casa ed incontrare vecchi amici e parenti: giornate piacevoli che mi hanno riportato anche con la mente in Italia.
Per lasciarmi alle spalle, almeno per il momento, questo splendido anno down under e gli ultimi due mesi in bicicletta, ho scritto di getto ciò che ricordavo della Nuova Zelanda, senza rileggere i chilometri di diario scritti. Così... per vedere ciò che mi è rimasto di queste isole agli antipodi. Quello che segue è il risultato...
Ecco qui una descrizione di massima del percorso in Nuova Zelanda in bicicletta. Ho pedalato circa 4200 km, più tre trasferimenti in bus (da New Plymouth a Wellington, da Te Anau al Milford sound per vedere il fiordo e da Greymouth a Christchurch passando per Kaikoura per ammirare le evoluzioni di balene e delfini). Partenza da Auckland ed arrivo a Christchurch in circa due mesi e mezzo. Sul sito è presente una descrizione dettagliata delle tappe dove troverete chilometri, dislivello, qualità della strada e cosa vedere lungo il percorso. Potete anche dare un'occhiata alla mappa con tutte le tappe del viaggio in Nuova Zelanda in bici

Seduto su un prato a godermi un tiepido sole e la brezza serale nei giardini botanici di Christchurch, finalmente libero dall'incombenza di chiudere le valige e imballare la bicicletta, ripenso agli ultimi due mesi, ai ricordi di viaggio, e a ciò che ne rimane...

Durante i due mesi in bici in Nuova Zelanda ho avuto l'occasione di scoprire luoghi fantastici e di attraversare paesaggi incontaminati, ma è anche capitato di incontrare difficoltà o di trascorrere giornate poco interessanti. Di seguito ho raccolto in un'unica tabella i dati salienti di ognuna delle quarantasei tappe per chi deciderà di intraprendere un viaggio in bici in Nuova Zelanda seguendo magari in parte le stesse strade da me percorse. Oltre ai dati tecnici quali Distanza, Dislivello, Difficoltà e Panorama, troverete qualche dritta sulla strada da percorrere e sulle mete interessanti lungo il percorso.
Potete anche consultare la mappa del percorso mentre se volete sapere nel dettaglio com'è andato il mio viaggio potete leggere il libro Pedalando Aotearoa che ne ho tratto, scaricandolo dal sito. Non esitate a contattarci per eventuali consigli, critiche o informazioni oppure per raccontarci le vostre avventure in bici in Nuova Zelanda o in giro per il mondo!
E' finita! La mia avventura in bici in Nuova Zelanda è ormai conclusa. Sono a Christchurch, la città più inglese di tutta la Nuova Zelanda e fra 48 ore prenderò il volo che mi riporterà in Australia per trascorrere a Sydney, dove avevo cominciato la mia working holiday, gli ultimi giorni di questo incredibile anno down under.
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