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VenNov23

Sud est asiatico: le strade più belle da fare in bici

Viaggiando in bicicletta non si ha la stessa concezione di strada che spostandosi su una macchina o in sella ad una moto soprattutto in certi luoghi come il sud est asiatico. Le strade più belle da percorrere in bici non sono obbligatoriamente quelle con tante curve o asfaltate, quelle in discesa o quelle brevi, le strade più belle da fare sulle due ruote sono quelle che ti fanno emozionare, divertire, ridere, annaspare, bestemmiare, urlare... Il viaggio, ed ancor di più il viaggiare in bici, è uno stile di vita che deve essere affrontato con lo spirito libero da ogni sorta di obbligo, senza mete prefissate da raggiungere per forza, senza velocità, senza fretta: se non arrivo oggi dopotutto, arriverò domani!
Il Sud est asiatico è l'area ideale per viaggiare in bicicletta: a parte qualche raro caso, se si vagabonda evitando le città e le strade principali si rischia quasi di soffrire di solitudine. Il traffico è poco, pochissimo (la tangenziale est di Milano farebbe spaventare qualunque abitante delle periferie o delle zone rurali d'Oriente!), spesso l'asfalto è consumato dal tempo e il senso d'ospitalità di chi vive nel sud est asiatico vi accompagnerà in qualunque luogo visiterete. In 10 mesi di avventure on the road sulle nostre biciclette abbiamo scoperto davvero tanti itinerari ed è per questo motivo che vogliamo descrivervi le strade più belle del Sud est asiatico percorse da noi in bicicletta...!

La strada dei girasoli di Tung Bua Tong - Thailandia - 32 km circa

Partendo dal paese di Khun Yuam nel nord della Thailandia si imbocca la strada 1263 verso l'entroterra che, per la prima manciata di chilometri avanza pianeggiante. La salita non si fà aspettare a lungo e l'asfalto inizia ad impennarsi rendendo faticosa ogni pedalata. Le condizioni del fondo stradale sono diaboliche: increspature, buche e strappetti oltre il 20% rendono la vita impossibile. Continuando a salire lentamente si esce dalla foresta per ritrovarsi su una sorta di altopiano. Da Khun Yuam un simpatico cartello stile Route 66 indicava la distanza di 26 km fra l'abitato ed i campi di girasole, noi siamo solo all'inizio ma io stò già cedendo. Pedalare con una zavorra di quasi 30 kg di bagaglio è davvero pesante con certe pendenze esagerate. A circa metà percorso si incontrano delle case sparse qua e là e, con un po' di attenzione, all'inizio della prima discesona sulla sinistra, si trova un ristorantino dove recuperare energie. Da qui la salita è ancora tosta ma gli scorci sui campi di girasole sono un efficace stimolo a continuare. L'ultima parte del tracciato è ancora piuttosto ripida, ma il fondo stradale accettabile. L'arrivo ai campi di girasole è una gioia immensa e vi ripagherà dell'incredibile fatica provata per arrivare fin quassù!
Informazioni: ai campi di girasole sono presenti varie piazzole dove è possibile campeggiare gratuitamente (portatevi dietro anche da mangiare!) oppure, se non avete la tenda, potete fare ancora qualche facile chilometro fino alle casette - bungalow dove si può dormire e mangiare senza spendere un'esagerazione. Il panorama dalle casette è comunque bello sulla valle sottostante, ma dormire fra i girasoli è un'esperienza unica! Il periodo della fioritura dei girasoli, quando vale veramente la pena visitare questo luogo, va dalla metà di novembre circa a metà dicembre. Non perdetevi il tramonto dal punto panoramico sulla vallata!
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La valle del Kwai - Thailandia - 220 km circa

Pedalando per poco più che 200 km nell'ovest della Thailandia, nella valle formata dal fiume Kwai che da Kanchanaburi sale verso Sangkhlaburi, si arriva fino al confine birmano del Passo delle tre Pagode. Percorrendo questa strada, si possono imboccare molti bivi che lasciano la strada principale per poi riprenderla più avanti. Per un tratto, da Kanchanaburi a Nam Tok, si viaggia parallelamente alla terribile ferrovia della morte fatta costruire dai giapponesi sfruttando prigionieri di guerra a costo di molte vite. Lungo l'itinerario della Valle del Kwai, percorribile in 2/3 giorni, ci si può fermare lungo la strada per visitare la vivace cittadina di Kanchanaburi, il cimitero di guerra ed il ponte della ferrovia, per fare un bagno nelle cascate di Say Yok Noi o per gustare un piatto della cucina birmana a Sangkhlaburi. Nella valle del Kwai si trova anche il tempio delle tigri (dove i felini vivono in recinti ed è per questo che lo sconsiglio!), il bellissimo ponte Mon di Sangkhlaburi (opera ingegneristica da non perdere) ed il selvaggio parco nazionale di Khao Laem. arrivare fin quassù!
Informazioni: nel parco di Khao Laem si può campeggiare (e vi assicuro che è un'esperienza incredibile!!!) al costo di 200 baht a persona (si paga la tassa del parco!) oppure si può alloggiare in bungalow che partono da una quota di 900 baht. Ne dintorni delle cascate di Say Yok Noi sono presenti guesthouse e bungalow molto graziosi per fermarsi una notte. Kanchanaburi, al contrario di quello che pensavo, è una cittadina piuttosto turistica e non avrete difficoltà a trovare alloggio economico e locali per mangiare qualcosa. Per trovare una sistemazione lowcost vi rimando alla nostra tabella delle accomodation nel Sud est asiatico.
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Da Huay Xay a Luang Namtha - Laos - 176 km

La fantastica strada che dalla cittadina di Huay Xay, adagiata sul Mekong, viaggia verso Luang Namtha ci ha sorpreso veramente! Prima asfaltata e poi, a lunghi tratti, sterrata e polverosa (alla fine di un paio di tappe eravamo completamente ricoperti di polvere rossa) attraversa la regione del Bokeo, una delle più remote e selvagge del Laos. Si sale, si scende, ma soprattutto si risale in direzione della riserva naturale di Nam Ha all'interno della quale vengono organizzati trekking ed escursioni naturalistiche. Lungo la strada si incontrano davvero pochi paesini, ma il traffico è ridotto a qualche pullmino turistico e diversi camion che, al loro passaggio, alzano polveroni impossibili da evitare. Questo percorso è di certo una fra le strade più belle e divertenti mai percorse in bicicletta!
Informazioni: lungo il percorso non troverete molti paesi, ma uno di essi, Ban Tha fa, è fornito di un paio di homestay molto spartane con mestolo per lavarsi, dove riposare tranquillamente cullati dai rumori della foresta e del fiume situato poco più in basso. Certo, questo non è un percorso per tutti: se a fine giornata volete una doccia calda e un letto con il piumone lindo, beh forse vi conviene prendere l'autobus ed andare diretti a Luang NamTha!
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Da Luang Prabang a Phonsavan - Laos - 260 km

Partendo dalla cittadina di Luang Prabang, patrimonio UNESCO, la strada n°7 inizia, dopo circa 10 km, a salire verso oriente e la Piana delle Giare di Phonsavan. 260 km separano le due località, 260 km e 2/3 giorni (noi che siamo cicloviaggiatori molto lenti ne abbiamo ovviamente impiegati 3!!!) di pedalate. La strada da Luang Prabang e dal Mekong si inerpica fino a superare i 1000 metri. Si sale e poi si riscende per, infine risalire e percorrere la piana in completa solitudine. Lungo il percorso incontrerete numerosi punti panoramici ed il bel lago di Maung Souy dove dormire in una guesthouse in riva al bacino. Se ne avete la possibilità, dedicate un paio di giorni alla visita della piana delle giare in bicicletta: faticosa per la presenza di vento, ma anche insolita e piacevole. I siti aperti sono solo 7, ma ce ne sono molti altri che verranno aperti nel corso degli anni dopo esser stati sminati.
Informazioni: lungo il percorso si trovano banchetti e ristorantini dove mangiare mentre, per dormire, noi abbiamo trascorso una notte montando la tenda a bordo strada sotto un capanno di un vecchio mercato abbandonato, ma sono certa che voi avrete più gambe per raggiungere una guesthouse!
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Da Stung Treng a Koh Ker nella giungla cambogiana - Cambogia

Parola d'ordine: avventura! Dalla località di Stung Treng (dove senza problemi troverete una guesthouse economica per la notte) a poche decine di chilometri dal confine con il Laos (fate attenzione a non farvi imbrogliare dai poliziotti di confine...!) abbiamo atteso con pazienza l'arrivo di uno sgangherato traghetto per attraversare il Mekong. Dall'altra parte del fiume è possibile fare rifornimento di provviste prima di prendere la fantastica strada rossa che attraversa parte della giungla cambogiana. Da qui in avanti si è completamente soli con la Natura ed i suoi mille suoni. Mentre si pedala si possono scorgere uccelli dai colori sgargianti, radure bruciate dagli agricoltori, animali sfuggenti... Lo sterrato passa da Chepp e Tbaeng Meanchey fino a raggiungere i templi khmer di Koh Ker, praticamente sconosciuti ai turisti che preferiscono visitare solo Angkor. Pedalando su sterrato, abbiamo impiegato tre giorni per raggiungere Koh Ker ma ne è valsa davvero la pena!
Informazioni: quello che vi mancherà di più lungo il percorso è l'acqua. Fatene una buona scorta prima di addentrarvi nella giungla, non lasciate mai i sentieri perchè la foresta è stata minata dai khmer di Pol Pot in fuga e godetevi l'atmosfera coinvolgente della giungla cambogiana e dei suoi abitanti. Per la prima notte ci si può fermare in una homestay nel villaggio di Chepp, basterà chiedere in giro per trovarla!
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Salita al Kawah Ijen e... discesa! - Isola di Giava (Indonesia) - 40 km circa

Dalla città di Bondowoso inizia il lento e faticoso calvario in direzione di Jember e di Pos Paltuding, 3 km sotto il cratere del vulcano Kawah Ijen. La strada stretta, ma ben asfaltata comincia a salire dolcemente attraversando campi coltivati a caffè o ad ortaggi. Certe radure vengono bruciate dalle sterpaglie e gli uomini dei villaggi che incontriamo stanno raccogliendo i pregiati chicchi. Ben presto la strada diventa una lingua sassosa e sterrata dove, ogni tanto, una macchia di asfalto spezza la monotonia. Ripida, la pista non ci dà tregua! Fortunatamente lungo la salita si incontrano dei banchetti dove provare un gustoso es champur (non tanto bello da vedere, ma ottimo da gustare!). Lo sterrato è l'unico segno della civiltà e taglia la giungla regalandoci momenti incredibili come l'avvistamento di due presbiti argentati dalla capigliatura alquanto buffa! Scolliniamo a 1500 metri circa, scendiamo per un paio di chilometri fino ad un posto di blocco dove si paga un pedaggio e poi voliamo fra le piante di caffè fino a Jember dove si trova una guesthouse. Il secondo giorno di salita si raggiunge Pos Paltuding (se siete molto allenati, potete arrivare a Pos Paltuding anche in un giorno!) dove si può campeggiare o dormire in una sorta di capanno della forestale. La discesa verso Banyuwangi è in parte su strada sterrata ed accidentata dove raggiungere i 5km/h è già un miracolo, ma il divertimento è assicurato!!!
Informazioni: nella prima parte del percorso non è difficile trovare acqua o qualcosa da mangiare, ma una volta entrati nella foresta pluviale, non ci sono villaggi fino a Jember. Poco prima di raggiungere Pos Paltuding si incontra un torrente solforoso con l'acqua tendente al giallo.
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Vulcano Bromo - Isola di Giava (Indonesia) - 48 km circa

L'ascesa in bicicletta al vulcano Bromo prevede di superare un dislivello di 2200 metri in 48 km circa, una vera faticaccia. La strada è ripida e, a tratti, insidiosa e stretta ma i panorami sulle campagne e sulla pianura sono piacevoli. Lungo la salita si incontrano diverse guesthouse e posti di ristoro e, se proprio non riuscite a salire in bicicletta, potete pensare di prendere un passaggio in jeep all'altezza di Sakapura (c'è un grossa piazza sterrata contornata da ristoranti) ma vi costerà parecchio e poi non vorrete mica togliervi il piacere di arrivare in cima con le vostre gambe vero?! A pochi chilometri dall'arrivo nel centro di Cemorolawang, incontrerete l'hotel Yoschi dove è possibile fare uno spuntino. I chiloentri all'arrivo non sono ancora molti... resistete!!!
Informazioni: a Cemorolawang sono presenti diversi alberghi ma, essendo zona turistica, sono tutti piuttosto costosi. Se chiedete in giro invece, potrete alloggiare in homestay accontentandovi di sistemazioni più spartane, ma decisamente più economiche. Per mangiare, a CemoroLawang sono presenti diversi ristorantini.
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La strada dei vulcani di Flores - Isola di Flores (Indonesia) - 800 km circa

La strada che attraversa l'isola di Flores, in Indonesia è senza dubbio una delle più faticose ed impegnative che abbia mai affrontato. Le condizioni generali della strada sono pessime e le pendenze, in certi punti, oltrepassano abbondantemente il 20% (e spingere una bici carica è ancora più faticoso!). I paesaggi invece sono magnifici: spaziano dai pendii coltivati a riso, agli imponenti coni vulcanici che punteggiano l'isola. L'idea di attraversare Flores mi fu data nel 2009 durante i mesi sabbatici trascorsi in Nuova Zelanda quando, un viaggiatore che incontrai, mi consigliò di visitare l'isola indonesiana. Quell'idea mi è rimasta impressa nella mente ed è stato bellissimo poterla trasformare in una parte del nostro viaggio. Per attraversare Flores si parte da Labuan Bajo, un vero e proprio avamposto sul mare, un covo di pirati! Da Labuan Bajo a Larantuka sono circa 800 km ma chi è davvero allenato può percorrerli in una settimana, mentre noi, soliti viaggiatori lenti, abbiamo impiegato una decina di giorni fino a Moni, nei dintorni del parco nazionale di Kelimutu.
Informazioni: a Flores non avrete difficoltà nel trovare cibo e sistemazioni per la notte (homestay, guesthouse o hotel) e potrete alternare le giornate in bicicletta ad escursioni nei dintorni o per le cittadine.
Per avere maggiori informazioni sulle sistemazioni lowcost del nostro viaggio, potete dare un'occhiata a Thailandia, Laos e Cambogia viaggiare risparmiando: guida agli alloggi economici. Inoltre, nei prossimi giorni aggiungeremo all'articolo una mappa per mostrarvi meglio i percorsi e, a breve, anche qualche gps... stay tuned!!!
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Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...

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Commenti  

DANIELE
# 0 DANIELE 2014-12-22 11:46
Ciao,
vorrei percorrere il tragitto Phnom Penh- Pattaya in bicicletta e, non essendo pratico di varco confine pedalando, chiedo:
ci sono problemi per cui la polizia possa chiedere tasse o inventarsi una scusa per importazione-esportazione di una mountain bike (nuova, comprata in capitale)?
grazie
ciao
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Vero
# 0 Vero 2014-12-22 14:31
Ciao Daniele, quindi passerai per i Cardamomi?=) che bello ci sono paesaggi che meritano e la gente è molto ospitale. Anche noi siamo passati dalla frontiera di Koh Kong e, a dir la verità, siamo arrivati con il visto scaduto da due giorni. Eravamo un po' preoccupati ma in frontiera sono stati gentili (da entrambi le parti) e han fatto finta di nulla senza farci pagare tasse o altre cose extra. Noi siamo passati ormai 4 annetti fa ma non abbiamo avuto alcun problema anzi vedendoti arrivare in bicicletta sono molto accomodanti! Spero tu faccia un bellissimo viaggio!
a presto e se hai bisogno scrivici pure:):);)
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