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Mer04Lug
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Rapsodia danubiana: viaggio in bici lungo il Danubio

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Con l'arrivo dell'estate iniziarono le concertazioni per un nuovo viaggio in bici.
Adesso, scegliere una qualsiasi meta è un atto complesso, un gesto che fissa un punto nello spazio, lo dilata, traccia delle linee che sono orizzonti, prospettive di fuga. Venne l'idea di focalizzare l'attenzione sulla Germania, di calarsi dall'alto verso la cittadina di Ulm, e di raggiungere così proprio lui, il Danubio, seguendo le sue prospettive di fuga attraverso l'Europa. A favorire tale scelta dovettero concorrere nella mente del professor Lino la lettura pregressa del prezioso libro di Claudio Magris, un tuffo nostalgico nella Mitteleuropa, e più nell'immediato, una vecchia copia della rivista Airone dedicata al fiume, dalle sorgenti fino al Mar Nero. Il capitano Andrea accolse di buon grado l'ipotesi del viaggio all'estero ma forse si affidò troppo alle presunte capacità organizzative del suo compagno di avventure...
Per coloro che volessero inoltrarsi su queste strade deliranti, raccomando prima la lettura di " Coast to Coast " e di " Viaggio invernale a Sud ", di Lino Pasquarelli.
Infatti quest'ultimo, preso dall'euforia, davanti alla carta geografica si lasciò prendere la mano: se arriviamo a Monaco in treno e tracciamo una linea retta, diceva tra sé, ci ritroviamo dritti sul Danubio lassù ad Ingolstadt; e se invece deviamo a nord ovest passando per Augusta e Ulm? Dalla città di Einstein, viriamo a destra e seguiamo il fiume, passando per Ratisbona e Passavia. Poi, una rassicurante ciclabile ci avrebbe portati dritti a Vienna. Fantastico. Così pensava il professor Lino.
Ma non tenne nel giusto conto due elementi significativi per il buon esito della spedizione danubiana.
Primo: l'assenza di un navigatore.
Secondo: le cartine del territorio stampate da Google Maps, sarebbero andate bene per un viaggio in macchina, ma non per due cicloturisti in cammino nella regione bavarese.
Gli è che, nonostante altri viaggi avventurosi alle spalle, viaggi che pure avrebbero dovuto trasmettergli un'attenzione maggiore ai particolari, il professor Lino soffre di una sindrome approssimativa che lo porta a disdegnare qualsiasi banale pianificazione dell'andare. Ma di questo aspetto riparleremo tra i campi di grano e di mais delle ciclabili tedesche. Intanto il capitano Andrea si mostrava scrupoloso nel prenotare il viaggio in treno che da Milano, passando per Verona, attraverso il Brennero li avrebbe condotti nel pomeriggio del 18 luglio, martedì, alla stazione di Monaco di Baviera per cominciare da lì la loro prima avventura fuori dalle Alpi.danubio

Anversa, Belgio, venerdì 14 luglio, Sede centrale del Comitato Europeo per il Cicloturismo. Grote Markt n. 7.

- E così vogliono venire in Germania? Vogliono venire a ciclare nella mia terra? Ah! Vedremo, vedremo di cosa sono capaci. Vogliono mettersi alla prova? Si accomodassero. Ma... che facciano attenzione, molta attenzione, quei due visionari. Qualsiasi stravaganza, e ce ne hanno offerte tante in questi anni, la riterrò offensiva sia per il Comitato di cui faccio parte e sia per la mia identità tedesca - .
Il crucco, un gigante di Amburgo completamente calvo, tacque, e gli altri dignitari fecero appena in tempo a leggergli sul viso un sorrisetto beffardo che la luce del suo scranno si spense. Rimase accesa invece la lampada del Presidente di turno, il fiammingo Van De Routen, che prese la parola cercando di arrivare ad un accordo pacifico tra le parti.
- Signor Berhinger, le ricordo il nobile scopo per cui nacque, nel lontano 1964, la Convenzione di Anversa, grazie al lascito di un gioielliere con la passione per la bici. Il nostro obiettivo è integrare l'Europa attraverso le due ruote, permettere a tutti di percorrerla e di godersela. La sua acrimonia verso i due italici mi sembra veramente eccessiva e preoccupante. Di cosa ha paura? Che ce la facciano anche stavolta? O forse lei invidia il loro spirito di avventura. A proposito, il suo dov'è finito? Signori, con i due italici abbiamo finito i punti del giorno. La seduta dei Savi della Bici si aggiorna a venerdì 21 luglio.

Primo Atto

Arrivarono alla stazione di Monaco intorno alle 17 di quel martedì 18 luglio. Al suo interno un pullulare di gente, giovani con gli zaini, tanti cicloturisti come loro. Naturalmente estorsero la prima indicazione da un ferroviere che li guardò con aria distante mentre consultava il suo smart: sinistra, poi sempre dritto. Uscirono così dalla Banhof e cominciarono a ciclare. Il tempo era bello e l'aria piuttosto calda.1 partenza in treno bici
Prime indicazioni stradali, Dachau, 20 km.
Si sentivano euforici ma stanchi per il lungo viaggio in treno, quel sali scendi delle bici rese pesanti dalle borse da viaggio, Magenta Milano, Milano Verona, Verona Monaco. Dopo aver smarrito la strada diverse volte alfine giunsero a Dachau, una piccola cittadina con una fortezza in alto. Automaticamente si sedettero in una birreria all'aperto piena di gente, ma subito venne loro in mente che non avevano ancora una sistemazione per la notte. Si rimisero in bici, rimandando a dopo i piaceri della tavola. Una simpatica signorina li guidò con la sua bike verso un B&B pieno di fiori nel cortile, ma l'espressione garbata della proprietaria fece intendere ai due che le camere erano piene. Idem con l'ostello. Tornarono in centro e presero una singola in un albergo posto di fronte ad una gelateria italiana. Il professor Lino spiegò alla signorina della reception che avrebbe dormito per terra, che era stanco e non voleva cercare ancora. L'altra si limitò a fornirgli cuscino, piumone e materasso, sorridendo a tale decisione. Dopo una doccia e un cambio vestiti, i due si mossero verso la birreria: il popolo tedesco, seduto su grandi tavolate di legno, parlava senza schiamazzo. Cenarono con wurstel, crauti e patate, il tutto condito dalle ciambelle di brezel di cui il Capitano era particolarmente ghiotto e da un discreto numero di birre.
Alle 10 e 30 non c'era quasi più nessuno, qualche vocìo in lontananza.
I due, semi ubriachi e piuttosto provati dalla lunga giornata, fumavano Moods.
Certo, non stavano pedalando in Alaska, come Andrea fantasticava nella sua sete di avventura, eppure la realtà di essere in Germania, soli, con due biciclette al seguito, metteva loro una certa apprensione. Non più al sicuro in terra italica, la loro attenzione sarebbe dovuta crescere per il buon esito della spedizione danubiana.
Il capitano tornò alle sue ernie e alla necessità dello yoga trascendentale; il professor Lino indugiò sul giaciglio al suolo che lo attendeva in albergo. Si rese necessaria una passeggiata lassù alla fortezza. Un Belvedere mostrò loro luci e città in lontananza, la costellazione di Monaco, la Baviera tutt'intorno, due migranti in vacanza, due deportati verso il campo di concentramento che l'indomani avrebbero scelto di visitare. Lo raggiunsero al mattino di buon'ora. Sorto nel 1933 subito dopo la presa del potere da parte di Hitler, in verità rientrava in un più vasto progetto di internamento e di utilizzo di manodopera schiavile che interessava questa area della Baviera, come i nostri scoprirono al suo interno dal gigantesco corredo fotografico e documentario presente. Ma la cosa più interessante non saranno le testimonianze del passato, le file di letti di legno nelle baracche, i grandi cortili, il ruscello che ne scorre su un lato e tutto quanto l' osservabile; a stupire i nostri cicloturisti italici saranno le numerose scolaresche che dalle più svariate contrade tedesche vengono nel campo di concentramento di Dachau e continuano a fare i conti con la loro storia. E così, dopo aver visitato una parte di simile complesso, se ne tornarono alle bici, lasciando l'area mentre un brusìo di voci giovanili pure rallegrava di vita l'area di ingresso.2 campo di concentramento dachau

Innumerevoli avventure sulla via per Augusta, quasi tutta ciclabile

Mercoledì, 19 luglio. Cominciarono a fare conoscenza con il paesaggio di questo angolo di Baviera: grano ancora da mietere, mais, patate . Si persero quindi regolarmente, e metodicamente chiesero informazioni.
Nel pomeriggio entrarono in quella che parve loro una grande città. I prezzi nel centro storico piuttosto elevati, fino a 130 euro per una doppia. Il buon fiuto del capitano Andrea li spinse davanti ad un ostello con letto a 20 euro. In camerata li accolse Stefan, un giovanotto di 30 anni che, come raccontò loro, aveva litigato con la ragazza e si era dovuto rifugiare in Hostel. Lo sentirono sghignazzare immaginando una loro presunta omosessualità ma lo lasciarono cuocere nel suo brodo, visto che aveva bel poco da gioire nella sua condizione. Invece Hannah, 17 enne olandese, suscitò una certa attenzione, tanto è che per la serata la invitarono a mangiare insieme. Seduti in uno dei tanti ristoranti all'aperto del centro di Augusta, i due italici rimasero basiti dalle capacità della fiamminga. Si era messa in viaggio dall'Olanda con la bici per raggiungere la Slovenia. Il caso aveva voluto che si fosse fermata lì per un guasto meccanico al suo mezzo di locomozione. La conversazione si sviluppò frammentaria intorno al magro ed avventuroso inglese dei nostri cosmonauti, con risultati spesso divertenti.4 augusta
Quando li salutò e se ne tornò in ostello a preparare il suo viaggio per l'indomani, i due non poterono che prendere atto che l'innocenza e la sicurezza di quella ragazza, vagabonda organizzata per l'Europa, sarebbero state inconoscibili da loro almeno per le prossime tre vite.
Percorsero il centro di Augusta e ne spulciarono la storia da un opuscolo preso in ostello. Una delle più antiche città tedesche insieme a Treviri, Augusta è certamente nota per la Pace del 1555, per aver dato i natali a Bertolt Brecht e alla famiglia di banchieri Fugger. Distrutta nella Seconda Guerra e completamente ricostruita. Il professore non poté che rammaricarsi per il poco tempo a disposizione. La notte in ostello scorse tranquilla.
Al mattino, giovedì 20 luglio, il giovane Stefan li salutò per recarsi al lavoro, sempre con quel suo sorrisetto allusivo. All'esterno della struttura videro spuntare Hannah, in procinto di rimettersi in viaggio: piccola, bionda, occhi azzurri, ma di un azzurro più variegato rispetto alle tonalità germaniche, con la bicicletta carica. Le augurarono un felice proseguimento dell'avventura. Il suo sorriso sembrò una speranza per loro e forse per le migliaia di cicloturisti in viaggio nel mondo creato.
L'uscita da Augusta, senza una cartina, risultò incerta, almeno inizialmente, però, dopo aver chiesto la strada diverse volte, i due imboccarono Ulmstrasse, cominciando ad intuire che i tedeschi nominano le vie secondo la loro destinazione. Come i Romani. Quella mattina, seduti in una bakery per la colazione, si erano stupiti nell'osservare la quantità di tedeschi che usano la bici per recarsi al lavoro o per farsi una vacanza. In particolare una coppia , certo prossima ai settant'anni, raccontò loro di essersi messa in viaggio per fare la Romantic Strasse, tra Baviera e Baden Wurttemberg.
Il velocipede da essi utilizzato era piuttosto originale: una bici allungata dove lui si sedette dietro, e lei si accomodò su un seggiolino allungando i piedi in avanti per arrivare ai pedali. Ma forse una delle rare foto del capitano può raccontare meglio simile apparizione.
I due procedettero senza intoppi mentre il cielo cominciava ad annuvolarsi. Piovigginava quando si concessero un gelato, mediocre per la verità e troppo freddo. Qui, avrebbero potuto tagliare dritto e sarebbero arrivati l'indomani a Donauworth sul Danubio, ma preferirono seguire il programma di viaggio e continuare a deviare a nord ovest. A dieci chilometri da Ulm, il capitano si esibì in una prenotazione via smart: Hotel Ibis a 70 euro, sotto lo sguardo affascinato del suo compagno.5 campi dorati in bici
Per il resto del viaggio la sua connessione alla rete sarebbe stata caratterizzata da una spiccata intermittenza, quella del professore inesistente. Poco dopo incrociarono il Danubio per la prima volta, lento e già promettente. Sistemati in hotel si cambiarono per godersi la città. Naturalmente anche qui un pauroso bombardamento ha ridisegnato i suoi contorni: della casa di Einstein non rimane niente, eppure è rimasto il segno di una palla di cannone durante la battaglia che segnò la vittoria di Napoleone, vittoria che gli spalancò la strada per Vienna. Entrarono nel Duomo gotico, bello, imponente, con un campanile vertiginosamente lanciato verso l'alto.  Allora se lo figurarono il vescovo di Ulm che nel sermone domenicale tuonò contro il sarto Bertlinger e il suo folle volo, per ricordare ai fe
deli, che mai e poi mai l'uomo volerà. Chissà che non lo abbiano visto, dal paradiso, il sarto e il vescovo, il folle volo di Felix Baumgartner?
Ad Ulm impazzava una grande festa per tutto il fine settimana: musica jazz, big band, discoteca all'aperto. Vagabondarono lungo il Danubio al crepuscolo pieno di giovani. Alfine decisero di sistemarsi in una piazzetta davanti al Museo dove un'orchestrina si preparava per la sua performance. Cenarono con wurstel, frittelle di pesce e birra mentre la cantante eseguiva brani della tradizione pop e jazz, con sassofonista, pianista, contrabbassista e batterista. Un signore dello stand di cucina, un pugliese, scoperta la loro italianità, li avvolse con brani di Lucio Dalla durante l'intervallo dell'orchestra. -Capitano, dobbiamo fare il punto della situazione - esordì il professore cercando di conservare la necessaria lucidità dopo diverse pinte di birra, - il viaggio si sta dimostrando stancante, procediamo lentamente, sia per il carico che per la mancanza di una cartina dettagliata ( in verità avrebbero potuto acquistarne una proprio ad Ulm ). Visto che domattina abbiamo deciso di rimanere in città, perché non fare un tratto di viaggio in treno fino a Ratisbona e da lì scendere poi in bici a Passavia?
- Assolutamente no - fu la prima secca risposta del Capitano, - tu vai, se vuoi, io continuo in bici.
 
Il mattino seguente, venerdì 21luglio, furono visti entrare nella stazione ferroviaria di Ulm e fare la fila per due biglietti per Ratisbona, bici al seguito. Erano intervenuti dei cambiamenti. Il primo a fine serata, quando, anticipato da bagliori in lontananza, un temporale era esploso costringendo tutti ad una precipitosa fuga. I due avevano raggiunto con passo veloce una gelateria italiana per una pausa a base di dolci e caffè americano. Per fortuna il vento che accompagnava la pioggia concesse corridoi semiasciutti fino all' hotel. All'entrata con la scheda magnetica, un giovane vagabondo si intrufolò nella hall deserta per rinchiudersi subito dopo dentro il bagno di servizio. I nostri raggiunsero la loro camera e si prepararono per dormire. Le loro notti? Il capitano dorme con i tappi, il professore senza. Russano a ritmo alternato, come due pistoni di una stessa macchina. L'intensità dipende dalla stanchezza, dalle libagioni serali e dalla quantità di alcol.
Al risveglio, le dosi eccessive di birra e un sonno frammentario, indussero il capitano a più miti consigli sul da farsi. Raggiunsero infatti la vicina stazione e presero il biglietto per Ratisbona. Gironzolarono poi intorno al Duomo e acquistarono della frutta. La loro attenzione venne catturata da quattro cantori che si esibivano in strada. Dai loro volti e dai suoni vocali, intuirono ben presto che si trattava di russi. E così, come in un fermo scena, quei cori dall'antica tradizione, quei suoni mescolati con il brusìo della gente, tedeschi, italiani, arabi, turchi, diedero ai due il senso del tempo che passa, dell'arte che unisce, di una tragedia ormai lontana. O fu solo il residuo alcolico? Un euro per i cantori.
Tornarono in hotel per una nuova partenza. Il tempo era decisamente migliorato dopo il temporale notturno, il sole aveva fatto capolino a intiepidire un'aria piuttosto fresca. Verso mezzogiorno uscirono dall'hotel Ibis con le due bici, Lee Cougan e Mammut ( la Bianchi Kuma del Capitano) ma si fermarono subito accasciandosi su una panchina non lontana. Andrea somatizzava disturbi vari, imputabili, a suo dire, all'eccesso di wurstel e birre, il professore si limitava a riflettere su questa parentesi per lui dichiaratamente ansiogena. Il vagabondo della sera prima si avvicinò per una sigaretta, clienti con trolley uscivano dall'hotel, lavori in corso sulla strada. Furono presi da un senso di estraneità, un malessere, e se ne rimasero così impaludati fino a che le note della chitarra di Clapton ( solo un lampo, la visione di una scritta rossa sul muretto, Clapton is God, sulla strada che saliva per Leonessa, tempo fa ) provenienti da un locale limitrofo, diedero il la per raggiungere la stazione. Si accomodarono in uno degli scompartimenti del treno per Regensburg, sistemarono le bici nello stesso e attesero la partenza.7 bici in treno
Il professore avrebbe annotato più tardi nel suo diario di bordo: " Il treno è arrivato a Donauworth. Oggi, 21 luglio, corre a 140 km orari. A tratti costeggia il Danubio, poi lo perdiamo. Incrociamo boschi e campi regolari, mais e grano a perdita d'occhio e veniamo colpiti da una nuova forma di coltivazione, alta, rampicante: il luppolo. Il cielo è sereno ma le nuvole si ricompattano laggiù all'orizzonte. Nel nostro scompartimento è apparso Jean Luc, un sessantino di Les Main in giro per l'Europa. La sua bici tecnologica cattura la nostra attenzione: intanto è pieghevole, e così, con la sacca, può salire anche su un super veloce, o sull'aereo, e tornarsene in Francia visto che sua madre è anziana, come ci racconta durante il viaggio; poi ha il manubrio allungato in forma semicircolare; infine è provvista di una dinamo. Una comitiva di ciclisti tedeschi piuttosto attempati entra nel nostro scompartimento trasformandolo in un deposito di bici accatastate una a ridosso dell'altra. Ma ce la faremo a scenderle tutte a Ratisbona? Sciocco. Come vedi i tedeschi sono scesi ad Ingolstadt ed anche Jean Luc ci saluta con una generosa stretta di mano. Aspettiamo il nostro turno mentre il riposo in treno ci dona nuove energie per riprendere, almeno per qualche ora, il viaggio."

Anversa, venerdì 21 luglio. Quartier Generale dei Savi della Bici. Grote Markt, 7.

- Signori, per concludere la nostra mattinata di lavori, devo informarvi che i due cicloturisti svizzeri dati per dispersi in Portogallo, sono stati individuati. Si trovano all'interno di un hotel in un piccolo paesino dell'Algarve, dove stanno smaltendo le fatiche di questi giorni. Invece per i due italiani in Baviera, accolgo le istanze di soccorso presentate dal signor Enrico Tucci. Conosciamo da anni le loro funamboliche imprese. Vi ricordo che nella Milano - Teramo il loro comportamento fu encomiabile, se si escludono alcuni attriti tra i due. L'inverno scorso abbiamo anche concesso il placet per il viaggio invernale a Sud. E non credo che abbiamo avuto di pentircene. La loro condizione attuale invece necessita di un preciso intervento. Per cui, d'intesa con il rappresentante inglese, il Signor Frampton, ho deciso di inviare loro un valido supporto che li sostenga fino a Vienna. Naturalmente mi rimetto alla votazione di questa assemblea. E al vostro buon senso - .
Tutte le luci degli scranni si accesero in un fiat mentre cominciava un brusìo di consultazioni tra i sette membri della Convenzione. Dopo alcuni minuti Van de Routen riprese a parlare.
- Signori, adesso vi prego di spegnere le lampade e di esprimere il vostro parere - .
Una paurosa oscurità sopraggiunse nella sala dall'anima inclinata. La prima luce fu quella di Tucci, un quarantino della Garfagnana da anni impegnato politicamente per la realizzazione del suo sogno: la costruzione di una ciclabile nella sua regione, La strada del brigante. Gli fecero seguito le luci di Inghilterra, Iberia, Fiandre. Le lampade di Francia e Germania rimasero spente, come pure quella dell'Ungheria. ( in rappresentanza dell' Est Europa )
- Bene, signori, la maggioranza ha deciso per un intervento. Brevemente. Secondo i miei calcoli, ho previsto che il nostro uomo incrocerà i due italici nella località di Worth on Danau stasera stessa. Trattasi, come avete intuito, di un britannico di Manchester, un ottico in pensione, eccellente nuotatore, il quale ha deciso di mettersi in viaggio dal suolo inglese fino alla lontana Slovacchia dove troverà un suo carissimo amico ad attenderlo. Una persona dalle indubbie capacità di orientamento, fornito del necessario supporto tecnologico. È l'uomo per noi. Il suo nome è Ian Wallwork. Signori, un sereno rientro. Appuntamento a venerdì 28 luglio - .
I Savi si alzarono dai loro scranni, con lunghe tuniche bianche e sandali, e raggiunsero la piazza antistante, un tempo sede del mercato di Anversa. Enrico Tucci si avvicinò al francese e al tedesco che intanto discutevano animatamente con il rappresentante ungherese.
- Signor Berhinger, Signor Levì, Signor Petofi, e che scherzi son questi? È questo il modo di trattare due poveri cristiani? Suvvia, generosità ci vuole. Altrimenti sapete che fo. Proprio ieri son passati due cicloturisti tedeschi da me in Garfagnana. E abbiate pazienza. Mica volete che li faccia scorticare e bollire vivi dai briganti? Ce ne ho, sapete. Li pago. E loro spuntano fuori, da qualche boschetto, e quelli cattivi, se li mangiano. I tre lo guardarono con aria schifata anche perché l'inglese di Tucci, infarcito di gesti ed ammiccamenti e complicato da una gorgia significativa, dovette risultare piuttosto incomprensibile al terzetto che si allontanò come se l'italico fosse portatore di lebbra.

Secondo Atto

Il treno arrivò a Ratisbona verso le cinque del pomeriggio di quel venerdì 21 luglio. Scesero nel bagno della stazione e si cambiarono. Uscirono quindi dal retro della stessa e di lì a poco entrarono nella cittadina sul Danubio. Si concessero una pausa con strudel e caffè su uno dei tavolinetti all'aperto di una Bakery. Procedendo poi a piedi tra le stradine del centro videro poco lontano le guglie del Duomo e si diressero in quella direzione. Appena giunti in un ingresso laterale vennero apostrofati in italiano da un ragazzo, capelli mossi, occhi azzurri, che se ne stava seduto sui gradini della chiesa. Dalla conversazione che ne seguì appresero che Remo era in Germania da tre anni , che lavorava nella ristorazione e che stava studiando per un diploma che in Italia non aveva conseguito. Al suo fianco, completamente persa nel suo smart, una rubiconda ragazza bruna venne presentata loro come la sua fidanzata. Entrarono nel duomo di Ratisbona ed ebbero la sensazione di penetrare in un mistero. Al professor Lino sembrò una meraviglia di gotico, con una luce ancora più tenue rispetto a quello di Ulm; si potrebbe non uscirne più, catturati da questo infinito silenzio, pensava l'italico infastidito dalla luce esterna. Uscirono così da Regensburg dopo aver salutato Remo che li guardò con due occhioni azzurri carichi di nostalgia, fermo sui gradini della chiesa, mentre la ragazza tedesca alzò appena lo sguardo per ripiombare poi nel suo delirio telefonico. Naturalmente, ricominciò ben presto il gioco della perdizione continua. Quando poi sembravano aver imboccato la direzione giusta verso Passau, si avvidero che i paesi che attraversavano erano piuttosto piccoli e semideserti. Verso le sette si fermarono a chiedere informazioni. Una giovane coppia tedesca, lei bruna, lui biondino, accese il tablet per aiutarli. Dopo alcuni minuti spuntò fuori un Gasthof Butz a 17 kilometri sul Danubio che la moglie corse dentro a prenotare per 90 euro. Località Worth on Danau.8 incontri in bici
Dal diario del professore: " Sfrecciamo come due aironi, lasciamo la strada principale, viriamo a sinistra. Dopo circa mezz'ora capiamo che il Danubio è vicino. Ci fermiamo, lasciamo le bici per terra e, come due ragazzini saliamo lenti lungo l'alzaia, passo dopo passo, chiudo gli occhi: il fiume scorre davanti a noi, lento, ingrossato, mentre tanti uccelli si muovono in alto. Lo attraversiamo felici e approdiamo a Worth on Danau e da lì al nostro Gasthof. L'albergo è rustico, accogliente, dormiamo in stanze separate, finalmente solo. Dopo una doccia ci dirigiamo verso una vicina pizzeria, dove consumiamo una vegetariana e una bianca al tonno, niente male.Mentre sorseggiamo due Averna, il capitano mi racconta di essersi messo a parlare con un inglese di Manchester, diretto in bici fino alla Slovacchia. L'indomani, a colazione, sabato 22 luglio, faccio la sua conoscenza: si chiama Ian, sessantino, occhi blu indefinibili. Gli proponiamo di continuare il viaggio insieme. Sarà la nostra salvezza e la mia croce per i prossimi tre giorni. Ci prepariamo per la partenza, paghiamo il conto al Gasthof e iniziamo a pedalare, stavolta in tre. L'equipaggiamento dell'inglese è molto sobrio ma efficace: due borse laterali gialle, impermeabili, un cupolino sul davanti con navigatore, una cinghia per chiudere il suo mezzo, una bici da corsa con parafanghi e ruote piene. Ben presto mi rendo conto del prezzo da pagare. Oggi è stata lunga da Worth on Danau fino a Passavia, circa cento chilometri alla media di 25 orari. L'inglese, che intanto si mostra loquace nell'andare, possiede un fisico da nuotatore e due pistoni al posto delle gambe. Arranco a quella andatura ma non li mollo, saranno il mio stimolo visivo, Andrea e Ian, un punto rosso ed uno nero davanti a me. 
9 ciclabile del danubio
Siamo arrivati a Passau con un tempo piovoso, il viaggio mi è sembrato un insieme di fotogrammi di un film impazzito: Danubio ciclabile strada pausa ciclabile strada Danubio cicloturisti. Qui troviamo un hotel grazie al suo smart. Più tardi, sistemati all'aperto per una cena a base di maiale e birra 
ci godiamo il fresco della serata. Eccomi di nuovo a Passau, quanti anni sono passati? Forse era il 2005 quando vi giunsi con il mio gruppo di musica popolare. Ci eravamo uniti per un gemellaggio tra il paese di Scurcola Marsicana e Passavia visto che Giulio, il sassofonista, era originario del piccolo paese abruzzese. Mi ricordo le cazziate di Max Scatena, Direttore d'orchestra, e il suo mal di denti che lo rese in quell'occasione particolarmente fastidioso. Che Dio lo illumini per il proseguo dei suoi giorni. Ricordo le birre a profusione ma la giornata più avvincente fu sicuramente quella trascorsa in un piccolo villino proprio nei pressi del fiume Inn, ospiti, noi musici, di una simpatica famiglia tedesca. Ad una certa ora, dopo aver suonato, bevuto e mangiato a volontà durante tutto il giorno, ci buttammo nel fiume, meravigliosa sensazione di benessere che rivivo tra queste pagine. Mi addormento come un bambino, cullato dalla stanchezza e dall'acqua che sferza il vetro della finestra.
Domenica mattina, 23 luglio. Piove. Fantastico. Ci prepariamo ad affrontare una giornata difficile. Usciamo da Passavia e poco oltre assistiamo ad una nuova trasformazione del Danubio, quando riceve le acque di due fiumi, Inn e Ilz, e si allarga a dismisura. Il tutto condito dalla pioggia a tratti battente, eccolo davanti ai nostri occhi, Donau che si fa grande per l'imperiale Vienna che lo attende. Appena il tempo di una foto che Ian riprende il suo ritmo, mi attardo solo per poco e i due scompaiono alla vista. Niente paura, è partita la tratta ciclabile per eccellenza, carovane di pellegrini che come pinguini con enormi impermeabili sfidano le intemperie. Pedalo in solitaria per circa mezz'ora in preda a lancinanti dubbi certo ingigantiti dalle birre e dalla stanchezza. Quando me li rivedo, fermi ad attendermi, lo sguardo dell'Inglese è perentorio: o mi segui o mi perdi. Fu così che dimenticai tutto e mi concentrai sulla pedalata. Rivivo quella giornata come un sogno, bagnato come una foca monaca, che tiro fuori tutta la carica per stare dietro a questi due muli. Ho benedetto le tre pause della giornata come un'ancora in mezzo all'oceano per un naufrago in balia delle onde e che pure sa che la pausa è a tempo definito e che poi dovrà necessariamente riprendere a nuotare. Per mia fortuna abbiamo dovuto attraversare il fiume ben due volte a bordo di un piccolo traghetto. Entriamo in Austria, superiamo Linz, industrie sul Danubio, campanili in lontananza. Intorno alle cinque, bagnati fradici, approdiamo a Mauthausen e si spalancano le porte delle felicità dentro una Gasthaus posta proprio davanti al fiume. sul danubioDue sorelle si occupano di noi. La bruna ci ha pure lavato i panni. La bionda ci serve birre con disinvolta pressione. Abbiamo cenato presto, intorno alle sette, con zuppa di garlic, wurstel e patate, strudel e caffè americano. Lucy, la figlia di Ian, ci saluta dalla Georgia di Stalin dove si trova per lavoro. Cantiamo pure una canzoncina per la moglie, Valéry, che ci ascolta da Manchester. L'inglese parla tanto, io lo reggo per poco, poi lo lascio al Capitano che devo confessare, sta rispolverando un British di base che raggiunge il suo scopo, anche perché Ian comunica pure lui con gesti ed espressioni, sembra più uno scozzese che un inglese. Abbiamo trovato, parlando di musica, la stessa passione per gli Stealy Dan di Donald Fagen. Evviva. Il capitano racconta di quando andammo al Parco della Musica a vederli. Scopriamo pure che gli Smiths erano un gruppo di Manchester. Poco dopo Andrea sfumacchia il suo Moods sul bancone mentre Ian imperversa con il tablet proponendoci ascolti musicali. Il momento è delizioso, dopo 120 km di navigazione con mare in burrasca. Propongo giochi di società, mentre le birre invitano al sonno nella camera che stanotte ci vedrà dormire in tre. Più tardi, Ian e il capitano decidono di fare una sortita in centro. Declino l'invito anche perché sento il vento che alterna schiarite a scrosci di pioggia. Mi metto a scrivere sul mio letto, a leggere un depliant su questa cittadina e sul campo di concentramento che domani non vedrò nonostante l'avessi messo in scaletta.
Questa pausa al Gasthof è una tregua dagli affanni di un viaggio bello ma stressante. Andrea, di ritorno dalla breve passeggiata, mi racconta dell'arcobaleno e di una ripida collina sopra la città con frammenti di sole al tramonto. Buonanotte!"
11 relax
Ripartirono di buon'ora quel lunedì 24 luglio dopo aver riordinato i loro panni asciutti nelle borse. Il tempo andava migliorando. Pedalarono bene quella mattina e fecero sosta a Melk, nota per la sua Abbazia e per la grande biblioteca al suo interno, la stessa frequentata da Adso nel Romanzo di Umberto Eco. Folate di vento e scrosci di pioggia accompagnarono il loro procedere nella regione della Wachau, 50 km di territorio colorato da castelli e vigneti. Giunsero così a Spitz e trovarono alloggio presso l'Hotel Weinhouse. Dopo la doccia si sedettero fuori a consumare la birra dell'arrivo, il sole era ancora caldo ma spesso oscurato da nuvole ventose. Per la cena decisero di salire in un ristorante poco lontano.Il paesaggio era mutato intorno a loro, più collinare, con vigneti a perdita d'occhio. Si sedettero all'aperto ma l'aria risultò già fresca sul far della sera. Il capitano prese infatti dei plaid che trovò vicino l'ingresso. Il tagliere di salumi con cetriolo, peperoncino e salse piccanti risultò gustoso e pure il vino bianco Riesling che li distolse per un po' dalla birra. Rientrarono in hotel e si attardarono ancora nel bar per un caffè e qualche dolcetto. Se ne andarono poi a dormire con la consapevolezza che domani, soltanto 100 km, e sarebbero entrati a Vienna.
14 paesaggi danubianiLa giornata seguente, martedì 25 luglio, fu accompagnata da un vento molesto in un contesto altrimenti soleggiato. Ebbero quindi lentamente la sensazione di avvicinamento alla capitale: dapprima un grattacielo, poi la to
rre della telefonia mobile. Procedevano sul lato sinistro del fiume mentre il Danubio era ormai un universo in movimento, da semplice corso d'acqua quando i due italici lo avevano intercettato nei pressi di Ulm, ad una creatura famelica che tutto travolge. Al primo ponte realizzarono che stavano ciclando dentro la città. Sarà stato un regalo per loro, oppure un semplice errore di calcolo nella prenotazione dell'inglese, fatto sta che attraversarono tutta Vienna per giungere in Hotel, situato nei pressi della reggia di Schönbrunn. Un hotel per turisti, enorme, anonimo. Trascorsero invece una gradevole serata nel vicino ristorante serbo dove Goran servì loro una grigliata pantagruelica con patate e insalata e un discreto numero di birre con somministrazione finale della grappa serba, la Sljivovica Monastikka. Barcollanti per la stanchezza e per il tasso etilico si concessero quindi il sonno dei giusti.
 
Al mattino, mercoledì 26 luglio, il capitano confessò al professore che la sua prima impressione, nell'arrivare a Vienna, era stata quella di incontrare una donna troppo bella e di aver provato ansia come risultato della sensazione di inadeguatezza al suo cospetto. Bella e difficile comunque si mostrò loro la capitale durante la prima e unica giornata di autentico turismo urbano del loro viaggio. Presero la metro dunque quella mattina e raggiunsero la stazione in cerca di un treno per l'Italia. La signorina della biglietteria disse loro che non vi erano posti fino a Domenica.
10 danubioAndrea cominciò a fibrillare perdendo un po' il senso della realtà tanto che, in un conato ansioso, giunse a proporre al suo compagno di rimanere a Vienna fino a Domenica. In quel difficile frangente intervenne Ian, il salvatore, che con una serie di clik dal suo smart prenotò loro due posti con bici sul Flix Bus diretto ad Innsbruck per l'indomani, giovedì 27 luglio.
Ancora dal diario del professore: " Consumiamo strudel e caffè in centro. Ian mangia un goulash con tutta tranquillità. Noi siamo piuttosto ansiosi. Il capitano prevede esodi biblici lassù verso la frontiera italiana e così comincia ad armeggiare intorno al suo cellulare cercando connessioni misteriose. Sarà nuovamente l'inglese a sedare le nostre oscure ansie con un'altra prenotazione , Hotel Zillertal, a due passi dalla stazione di Innsbruck. Ci riserviamo, io e Andrea, di apportare qualche miglioria alla nostra strumentazione in vista di futuri viaggi d'oltralpe. Ian è sempre tranquillo. Si muove con la leggerezza di un arcangelo. È partito da Manchester con la moglie Valéry che gli ha esposto tante bandierine inglesi dalla finestra per augurargli buona fortuna. Sarà stato un segno del destino che ci saremmo incrociati a Worth on Donau? Oppure ce lo hanno mandato in soccorso da Anversa, come sostiene il capitano continuando a giocare con questa mia trovata fantastica. Ian trova la strada giusta con l'intelligenza della tecnologia e il fiuto di un animale.Questo aspetto ferino lo lega a quella Scozia di cui è innamorato. Infatti si esprime un po' come un highlander. I suoi occhi sono di un blu inclassificabile, barba e capelli bianchi, volto scavato, una vena di follia travestita da atleta. Ma torniamo a Vienna.Il Duomo è naturalmente cattolico, come gli Asburgo, ma troppo pieno nel suo essere ricostruito. Invece la chiesa gotica più avanti è molto bella anche se il duomo di Ratisbona supera tutti nella mia idea crepuscolare del sacro.I giardini di Freud sono il preludio alla casa museo di Berggasse al numero 19. Entriamo nei luoghi del professor Freud con l'ausilio di un'audio guida. L'anticamera dove i suoi pazienti aspettavano di essere ricevuti, il suo studio, i cimeli, qualche mobile e tante foto. In verità Freud nel 1938 portò via tutto.12 incontri on the road Chissà attraverso quali vie riuscì ad eludere il controllo nazista?  Scopro che il museo è stato istituito solo negli anni '70 attraverso la pressione del governo americano su quello austriaco. Cerco tra le foto il volto di un giovane Reich, ma le immagini da poter vedere sono tante e poi la stanchezza non ci permette la giusta concentrazione. Mi accontento di gustare qua e là. In alcune foto spuntano fuori i suoi allievi Adler, Ferenczy, Jung, e poi Anna Freud, Il carteggio con Einstein, l'annuncio della sua morte da un giornale francese del 25 settembre del 1939. Freud, il borghese, adesso è all'Inferno dove cura tutti, mi viene da pensare, mentre Reich si è dissolto in un orgone vagante per lo spazio. Usciamo fuori dalla casa museo piuttosto turbati da simile complessità. 18 morte di freud giornaleCamminiamo. Alla prima occasione prendiamo un tram e siamo di nuovo in centro. Intanto sono le cinque di una calda giornata. Decidiamo che non possiamo fare altro che tornarcene in hotel e rivederci per la cena. Accendiamo la tv in camera e ci guardiamo un po' di Rai Tre, così, per ricominciare a pensare all'Italia. Il telegiornale delle sette con la cronaca è così allucinante nel ricordarci le nostre disgrazie che ci dirigiamo subito sulla nostra amata Radio tre. Sotto l'Hotel, abbiamo l'accortezza di andare a vedere le nostre bici, sistemate nel retro, e di prendere accordi con la direzione per l'indomani visto che Ian partirà all'alba per Bratislava e noi poco più tardi. Ceniamo in una specie di cantina, popolata da alcolisti e faccendieri dove consumiamo birra e goulash. Mentre ci incamminiamo verso l'albergo, ripassiamo davanti al ristorante serbo.
- Ehi, Ian, un ultimo cicchetto? - gli faccio io mentre lui fa segno di no con la testa. È solo un attimo. Si gira, sorride e torniamo indietro. Il buon Goran ci accoglie con un sorriso e ci serve tre grappe mentre chiacchera con noi mescolando un efficace inglese con qualche intermezzo italiano. La nostra avventura insieme volge al termine. In hotel lo abbracciamo ringraziandolo per la sua paterna presenza e assicurandogli un ricordo imperituro nei nostri cuori ( e anche tra queste brutte righe ). Nei giorni seguenti la sua fama avrebbe continuato ad aleggiare attraverso l' Europe Trip, il gruppo su WhatsApp, dove familiari e amici lo sostenevano nel suo meraviglioso vagabondaggio. Lode a Ian Wallwork. E lode a tutti i cicloturisti del mondo!15 temporale sulla ciclabile del danubio

Atto terzo

Si alzarono per tempo, quella mattina di giovedì 27 luglio. La giornata si annunciava bella, con un cielo terso ed un'aria appena pungente, quando scesero nella metro di Schonbrunn. C'era tanta gente in attesa nella stazione degli autobus e i due se ne rimasero seduti a contemplare questa umanità viaggiante, un quotidiano pullulare di formichine che ai quattro angoli della terra si affannano per arrivare, partire, fuggire, tornare, facendo i conti con la lentezza e per qualcuno forse solo con la povertà. Alle ore 10 e 50 il Flix Bus diretto a Monaco di Baviera, fece il suo ingresso in stazione sotto lo sguardo poliziesco del capitano. Le bici vennero sistemate all'esterno del pullman, e avrebbero compiuto in poco più di sei ore quella che doveva già apparire, nel ricordarla, un'Odissea dai tempi indefinibili. 20 la sicurezza prima di tuttoL'autobus era pieno, soprattutto di giovani, due ragazze dietro a loro cominciarono un chiacchierio in inglese, interrotto da brevi pause. Il professore utilizzò Il wi- fi interno per curiosare sulla Vienna che si stavano lasciando alle spalle. " Città distrutta da un gigantesco bombardamento alleato, venne occupata prima dai Russi e poi dagli Anglo - Americani. L' Austria rimase poi divisa in quattro zone fino al 1955, quando le venne restituita la libertà a condizione di una neutralità permanente. Dopo l' Anschluss, era stata saccheggiata dai nazisti e quasi subito si era formato un movimento di resistenza alla Germania. Si dice che i soldati austriaci del terzo Reich fossero più umani di quelli germanici. Venivano infatti considerati tedeschi di serie B " .
- Ma non gli avevano regalato il Fuhrer alla Germania? - pensava ad alta voce Il professore. - E il tesoro degli Absburgo? Forse già la Grande Guerra ne aveva prosciugato l'entità - provò a concludere. Si mise così a ricordare la passeggiata che il giorno prima si erano concessi dentro la Reggia di Schombrunn prima dell'ultima cena. Un complesso imponente, vestigia di un lungo passato imperiale, con enormi viali che prospetticamente lo attraversano creando scorci sulla città sottostante. E poi laghetti, fontane, statue troppo chiare per essere originali. - Forse è vero che gli austriaci soffrono di un complesso di inferiorità per una perdita definitiva - si scoprì a dire mentre l'autobus entrava in una stazione di servizio per la pausa pranzo.16 vienna
 
Arrivati a Monaco, vennero riconsegnate loro le bici e dovettero attendere circa due ore per salire sul prossimo Flix Bus, destinazione Innsbruck. Gironzolarono nella grande stazione degli autobus, mangiarono qualcosa in una bakery e si divertirono ad osservare quel groviglio di genti. Autobus perogni dove: Londra, Praga, Sarajevo. Nello stallo n. 13 cominciò a radunarsi un discreto numero di persone. Così il professore notò la presenza di una giovane donna, seduta e con la bici al suo fianco. Non gli tornavano i conti. Dietro al bus ci vanno due bici, pensava, a meno che non ne carichi di più. Altrimenti uno di noi tre è fuori. L'arrivo del Flix fugò la sua paura. Una corpulenta autista sistemò le loro bici mentre la giovane donna, piuttosto incazzata, se ne rimase a terra nonostante agitasse la sua prenotazione. Erano da poco ripartiti per Innsbruck, quando un messaggio nel suo cellulare, connesso con la rete del bus, lo fece ripiombare in un lontano passato. Aveva appena ricevuto una mail da Gabriella, una donna ungherese con cui aveva vissuto in Italia per circa quattro anni, prima che ognuno cercasse di riprendere la propria strada nella vita. Gli comunicava che le cose per lei in Germania, dove si era trasferita da un paio di anni, non andavano affatto bene. Infatti, il ristoratore greco presso cui lavorava, era da poco venuto a mancare all'età di 68 anni per un infarto immediato; continuava dicendo che la moglie di quest'ultimo, in pratica, si rifiutava di pagarle la mensilità, mensilità di circa 800 euro che comunque da sempre riceveva in nero. Lo pregava, in conclusione, di aiutarla con l'invio di denaro, per permetterle di fare ritorno in Ungheria, visto che non ne poteva più della solitudine in cui si era trovata a vivere in questi mesi e di una lingua orribile che non sarebbe mai riuscita ad imparare. L'invio di denaro non era una novità per lui perché la donna, da diversi anni, viveva in ristrettezze economiche e quindi era successo più volte che gli cercasse dei soldi. Ma non era questa la sua preoccupazione. Pensava, semmai, e con dispiacere, a lei a a tutte le difficoltà che aveva incontrato nel corso della sua vita, poteva aggiungere da sempre, ad esclusione di alcuni momenti particolarmente sereni dal punto di vista finanziario. Si trovò a ricordare anche, le circostanze erano ovvie, ad un inverno di tanti anni fa, quando, scendendo verso l'Italia in autostop proprio dal nord della Germania, avessero attraversato insieme una incantevole Monaco di notte nella macchina guidata da un giovane con gli occhiali che aveva dato loro un passaggio, e che più tardi, a bordo di un furgone, avevano incrociato Innsbruck piena di neve, alle prime luci dell'alba: lui sonnecchiava nel sedile posteriore quando lei lo svegliò invitandolo a godere della prima luce del sole che si irradiava attraverso le montagne innevate.
La contemporaneità, pensò tra sé; domani forse Ian sarà a Bratislava e rivedrà il suo vecchio amico davanti ad una birra spumeggiante; a Dachau apriranno di nuovo i cancelli del lager e i giovani torneranno a fare i conti con il loro passato; drappelli di cicloturisti scenderanno lungo la ciclabile del Danubio tra Passavia e Vienna; e ogni giorno a venire le acque dell'Inn e dell' Ilz si arrenderanno al Danubio, al crocevia di Passau, per renderlo ancora più grande; altri cicloturisti percorreranno la loro stessa strada e troveranno sollievo nella stessa Gasthof, a Worth on Danau, a Mauthausen, mangiando goulash e bevendo birra; Gabriella tornerà in Ungheria ad abbracciare l'anziana madre e forse ce la farà a non autodistruggersi mentre lui se ne starà in Italia a suggerire, con queste righe, la rapsodia Danubiana ad un abile orchestratore.
 
Arrivarono ad Innsbruck che imbruniva. Trovarono quasi subito l'Hotel Zillertal, deposero le loro cose, si lavarono e raggiunsero l'ultima Gasthof per una cena all'aperto. Naturalmente, goulash, birra e torta Sacher per chiudere. Vagarono per la cittadina, semplice, ordinata, sentendosi già un po' a casa. I giovani si attardavano dentro e fuori i locali. Fumavano il narghilè, bevevano vino e birra. Belle tirolesi si muovevano eleganti in compagnia di giovanotti divertenti. Un arco monumentale, antico ingresso alla cittadina, diede loro la prospettiva di fuga, quella che forse avevano cercato con questo viaggio, attraverso l'immagine di un corso pieno di luci e che sembrava non voler terminare mai.
 
Il giorno dopo, venerdì 28 luglio,si alzarono alle sei per attendere l'autobus che li avrebbe condotti a Milano. Superato il Brennero, cominciò la discesa per Verona. Erano piuttosto stanchi, il capitano si rifugiò nei suoi ascolti musicali; il professore continuò a rimuginare su tutti quegli eventi trascorsi. Gli sembrò che l'avventura danubiana fosse durata un mese, una tregua dal quotidiano, o forse, che fosse solo una bella favola a cui non credere. Giunsero a Milano, si mossero dentro stazioni semideserte. Primo treno da Rho a Magenta, direzione Novara. Ad un certo punto il regionale , dopo essersi fermato in un piccolo centro, si attardò nel ripartire per un tempo che sembrò dilatato ai pochi e sudati passeggeri. Una giovane donna con bici al seguito, cominciò ad imprecare verso un ferroviere per questo ritardo mentre intanto parlava al telefono. Gli altri dello scompartimento la guardarono sorpresi da tanta veemenza e certo pure divertiti. Erano veramente tornati in Italia. La piccola cittadina di Magenta, sonnacchiosa vista l'ora meridiana, li avvolse con la sua tranquillità. Si spiaggiarono davanti al chioschetto dove il capitano abitualmente consuma le colazioni, proprio dietro la sua scuola, ed attesero l'apertura del negozio di bici dove Andrea fece riparare la gomma, malconcia per una foratura intervenuta sulla ciclabile, vicino Mauthausen. Rinforcarono le bici e pedalarono fino a Casterno dove giunsero a casa con uno stato d'animo tra la commozione, l'orgoglio, e l'istupidimento più totale.

Anversa, venerdì 28 luglio, Sede del Comitato centrale per il Cicloturismo, Grote Markt n. 7

- Signori buongiorno - esordì Van de Routen in una forma particolarmente smagliante, - debbo purtroppo comunicarvi, attraverso un primo resoconto fornitomi dal signor Petofi, che sono intercorsi due spiacevoli incidenti. Il primo, come potevamo aver ragione di temere, è avvenuto ieri pomeriggio durante la Fratellanza Cicloturisti in corso a Sarajevo. Si è trattato, inizialmente di un diverbio tra Serbi e Bosniaci, diverbio che successivamente è degenerato, vista la quantità smodata di alcool, in una autentica rissa a cielo aperto. Inutili i tentativi del nostro Petofi, lì presente come delegato dei Savi della bici. Sterili gli inviti al dialogo da parte dei sotto commissari al Cicloturismo. La rissa si è allargata a macchia d'olio e si è reso necessario un massiccio intervento della polizia. Sono veramente costernato nel dovervi riferire lo spiacevole episodio e invito il rappresentante ungherese a fare luce su quanto accaduto e di lavorare, in tempi brevi, per una ripresa delle relazioni tra le due parti. Il mio dovere, come rappresentante di questo sacro Concistoro, rimarrà sempre un invito alla moderazione, ad evitare gli eccessi etilici, a cercare sempre un punto di incontro nelle infinite strade che ogni giorno, nelle diverse contrade d'Europa, i nostri cicloturisti si trovano a percorrere. Invece, il secondo spiacevole episodio riguarda la ragazza olandese che era diretta in Slovenia. Tra l'altro si era incrociata con i due italici all'altezza di Augsburg, se non ricordo male. Ebbene, pare che la stessa abbia avuto un incidente con la sua bici, e, notizia particolarmente riprovevole, che questo incidente sia stato provocato da due sabotatori macedoni nei pressi di Lubljana. La nostra malcapitata si è vista derubata dei suoi averi e dei suoi effetti personali, mentre un primo ricovero presso l'ospedale di Lubljana si è risolto con qualche contusione ed escoriazioni varie. Bande di facinorosi attraversano la nostra Europa. Persone che hanno un assoluto disprezzo per il nobile cicloturista. Ebbene, lasciatemelo dire, noi condanniamo senza mezzi termini simili aberranti deliri. Invito ancora il signor Petofi ad indagare sulla vicenda, perché non è possibile che entrare in Serbia, in Bosnia, nel Montenegro, in Romania, in Macedonia, significhi ancora entrare in un selvaggio est, dove la legge viene ignorata e il rispetto per il cicloturista non trova luogo. Vi annuncio infine che la missione di Ian Wallwork è andata a buon fine. I nostri italici sono ormai rientrati nella loro terra mentre l'inglese continua Il suo viaggio verso Bratislava. Il signor Petofi intanto, protetto dalla semioscurità, sudava freddo. Non solo la rogna di un incontro settimanale ad Anversa, pensava, adesso pure le indagini, come gli intimava Van de Routen. Uffa! In quale marasma mi sono cacciato. E tutto è nato dalla mia stazione termale per cicloturisti, mica dalla passione per la bici. Se non fosse per i lauti rimborsi che ricevo da questi fiamminghi, me ne starei pancia all'aria nelle mie terme. Sgrunt! Adesso, non pensiate che il comitato fosse un ricettacolo di ipocriti. Le mele mezze marce si trovano ovunque. E il nostro signor Petofi, fresco di nomina, si sarebbe pur riscattato da questi banali pensieri, finendo per innamorarsi di una cicloturista austriaca in vacanza a Budapest. Riguardo a Berhinger e al suo astio, Van de Routen, scoprì che il tedesco era il nipote di un soldato della Wermacht di stanza col suo contingente in Italia, precisamente ad Ortona, sulla linea Gustav, durante la Seconda Guerra. Il francese Levì, di chiara ascendenza ebraica, era un uomo talmente metodico che mal tollerava stravaganze, da qualsiasi parte provenissero. Il signor Tucci, alla fine della riunione, corse ad abbracciare i suoi colleghi, euforico per il finanziamento da parte europea della sua strada del brigante e per il rientro in Italia dei due cicloturisti. Tutti si congratularono con lui, e così come in un circolo esoterico, i Savi della bici, sotto la direzione corale di Van De Routen, intonarono la nenia del cicloturista, il canto vitale per un'Europa da salvare, una nenia che si perse nella piazza antistante fino alle rive della Schelda.19 salute

Epilogo

Dopo una mattinata di sabato dedicata al riposo e alla spesa, il pomeriggio vide l'arrivo di Silvia, la compagna di Andrea, e successivamente il rientro a casa di Sasha e Babuska, i due meraviglioso gattini che il capitano, a malincuore, aveva affidato ad un albergo per animali. Cominciò pure una narrazione, episodica, delle avventure lassù al Danubio. Ma fu soltanto durante la domenica che i nostri cominciarono a voltare pagina.
 
Dalla pagina finale del diario del professor Lino, ti saluto e mi auguro di aver sollecitato la tua fantasia verso nobili traguardi. Magari! Ieri abbiamo fatto un giro in bici, un bel giro, io, il capitano e Silvia: il Naviglio fino al Ticino. Il tutto in assoluto relax, altro che la maratona tra Passau e Vienna dietro a Ian, l'inglese di Manchester. Abbiamo pranzato con una insalatona e delle rane fritte, di cui abbiamo ordinato una sola porzione, così per assaggiare. Però le abbiamo lasciate nel piatto, troppo lontane dai nostri gusti. Riguardo a me, mi sento piuttosto riposato e sto riprendendo contatto con la realtà. Lungo il Naviglio, d'Estate, c'è una ricca vitalità: comitive in bici, la gente corre, cammina, si bagna sul canale. A Boffalora c'è una festa in corso con un albero della cuccagna cosparso di grasso e proteso sull'acqua. Sulla via del ritorno, dopo tanti tentennamenti, mi decido. Fermo la bici, e chiedo dieci minuti ai miei compagni di viaggio. Misuro la distanza tra due scalette di sicurezza, circa trecento metri, mi sfilo i sandali, tolgo pantaloncini e maglietta e... mi butto. La corrente è forte, mi ritrovo nel mezzo del fiume e fatico non poco per riavvicinarmi alle sponde. L'acqua è gradevole. Basterebbe lasciarsi andare e ti porterebbe dritto alla Darsena di Milano. Invece, seguendo la sponda, continuò a scendere fino a che non afferro la rossa scala di sicurezza e riemergo fiero sulla ciclabile. Andrea, riluttante da sempre a bagnarsi nel canale, nonostante le sue indubbie doti di nuotatore, imita il mio slancio e si tuffa a sua volta. Il battesimo sul Naviglio mi è parsa la degna conclusione del viaggio, la sua catarsi. Un modo simbolico di salutare il Danubio, dove pure non trovammo il modo e il tempo di bagnarci. Un modo ancora per liberarci dalla fatica, dalla tensione di un viaggio allucinato, caotico, vitale. Solo una sfida al tempo che passa.
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