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LunApr02

Libano: Tiro, Sidone e la valle del Bekaa

La notte di Beirut è tiepida ma, in questo periodo, raramente serena. I giovani si riversano nei locali, nelle strade, hanno voglia di distrarsi, hanno voglia di divertirsi! Sono qui già da qualche giorno, ma il Libano non è solo la martoriata Beirut, il Libano corre anche verso sud lungo la costa dove sorgono Tiro e Sidone o verso nord-est dove echeggia l'isolata Valle del Bekaa, la roccaforte degli Hezbollah.

Se non lo avete già fatto, prima di proseguire nella lettura di questo articolo potete leggere la Prima parte del racconto di viaggio in Libano

L'autobus collettivo procede lento verso sud costeggiando il mare e rientrando verso l'entroterra velocemente. Oltrepassiamo Sidone (Saida in arabo) e continuiamo verso Tiro (Sour) la piccola cittadina libanese patrimonio Unesco. Dai vetri luridi del finestrino scorro un carro armato dell'Unifil con due caschi blu a bordo. Da qualche anno ormai la situazione qui in Libano è più tranquilla ma, man mano che ci si avvicina al confine sud con Israele e la Palestina, la tensione taglia, come una lama affilata, l'aria e così le Nazioni Unite han deciso di lasciare qui, ormai quasi per abitudine, un po' per avere il cuore in pace, circa 10000 soldati. A Tiro la giornata è uggiosa e la città non si manifesta come ce l'aspettavamo: tentiamo di accedere ad uno dei due siti archeologici romani ma alla fine, dopo una vana ricerca di mezzora, ci accontentiamo di scorgere le colonne romane da un cimitero musulmano ubicato poco più in alto. Dalla piazza del mercato, il centro di Tiro, chiediamo ad un tassista di accompagnarci all'ippodromo romano che si dice essere il meglio conservato del mondo. Discutiamo sul prezzo, ma il libanese vuole spellarci per bene così alla fine contrattiamo solo il viaggio di andata che dura poco più di 10 minuti. Il sito romano è davvero interessante con una necropoli e diversi imponenti archi ben conservati. L'area dell'ippodromo è davvero immensa anche se il panorama è deturpato dalla presenza massiccia di casermoni inguardabili... un vero peccato!
Il viaggio verso Sidone lo facciamo sedute comodamente su un autobus collettivo (solo 1€ di costo), ma la nostra permanenza a bordo è rovinata dal disagio sociale di un anziano signore ubriaco che malamente cerca di organizzare un'uscita con Anna. Il tentativo è fallito e la nostra fermata è arrivata. Sidoneci sorprende... in positivo!!! I vicoli che percorrono la città vecchia e il bel souk sono stretti e ricchi di particolarità, dettagli da scovare e artigiani di incredibile bravura. Gustiamo qualche biscotto con i pistacchi e decidiamo, visto la bontà, di portarne un bel vassoio ad Estella, la mitica amica italiana che ci ospita nella capitale Beirut! Mentre camminiamo incuriosite da tutto, scorgo l'interno di una fumeria/bar dove due signori che mi ricordano due attori, fumano il narghilè e chiacchierano del più e del meno. Sorpresi dalla mia macchina fotografica ed entusiasti di vedere due straniere, ci invitano con gioia ad unirci all'allegra combriccola... come dire di no? Fumiamo e scambiamo qualche parola in inglese, beviamo un caffè e ci godiamo la straordinaria ambientazione. Uno dei due assomiglia un po' a Troisi ed è un vero gentiluomo. A noi si uniscono anche altri avventori e viene accesa la televisione, dopotutto c'è in programma Lo squalo!
Gioventù bruciata, ecco cosa mi viene da pensare mentre stiamo percorrendo la strada che da Beirut conduce a Baalbek, nella valle del Bekaa, conosciuta all'estero non tanto per le sue bellezze, quanto per essere la roccaforte del partito di Hezbollah che ha fatto di questa area vicina alla Siria, il suo nucleo d'azione. Il campo palestinese di Baalbek è la nostra prima tappa: qui incontriamo Alì, il responsabile del centro Jalil - Children of Al che si occupa di organizzare attività per i più piccoli all'interno del campo con lo scopo finale, prima o poi, di poter far tornare tutti i palestinesi a casa anche perchè qui la loro situazione non è delle più rosee. Sono passati 70 anni da quando è cominciato l'esodo palestinese e molti abitanti del campo, ormai quasi la maggior parte, sono nati qui ma non hanno alcun documento d'identità perchè il Libano non li riconosce. Lavorano illegalmente sottopagati in particolar modo nell'edilizia e sognano la loro terra, la terra che non hanno mai visto!
 
 

 

A Baalbek, nella valle del Bekaa a pochi chilometri dal confine con la Siria c'è anche questo...
Un moschea imponente è l'edificio religioso principale della città; indossiamo il velo e togliamo le scarpe (ma proprio oggi dovevo mettere le calze rosse con i fiorellini?!?). La moschea è divisa in due parti: una per le donne ed una per gli uomini. Procediamo a destra e rimaniamo ammaliate dai canti di preghiera e dalla religiosità del luogo, sembra davvero un altro mondo... Le pareti luccicano ed una piccola biblioteca è a disposizione per pregare, l'atmosfera è davvero magica. Anche nelle nostre chiese, non mi sono mai sentita così a mio agio... Poco distante dalla moschea con il mosaico dell'Imam Khomeini, si trova l'antico sito romano di Baalbek, il più bello che abbia mai visto. Immenso con due templi, quello di Bacco e quello di Giove, ben conservati che dominano la scena. All'orizzonte le montagne del Libano, alte oltre 3000 metri ed incappucciate da un manto candido. Passeggiamo in questo luogo antico, carico di energia e di ricordi... il tramonto lentamente scende sulla città dorando le colonne. Un leone di pietra ha spalancato la bocca secoli fa  quasi a difendere la sua casa, i suoi templi. Ci incamminiamo verso casa, verso la capitale Beirut dopo una giornata incredibile fra gente senza terra e templi intitolati alle divinità romane.
Alice guarda i gatti e i gatti guardano nel sole... la voce di De Gregori riempie l'automobile mentre corriamo lungo la strada al confine con la Palestina. Il filo spinato alto quasi tre metri e le casette ordinate e colorate mi trasmettono una strana sensazione, un misto di malinconia e tristezza... i libanesi ed i coloni israeliani vivono a meno di 500 metri l'uno dall'altro, eppure fra di loro c'è una voragine profonda, troppo profonda per permettere interazioni di qualsiasi natura. Forse, dopotutto, le popolazioni di quest'area dove gli ulivi hanno visto Gesù Cristo oltre 2000 anni fa (e ci sono ancora!) non hanno nulla contro i loro vicini, ma la situazione politica non permette alcuno scambio sociale e culturale. Lungo queste strade vediamo pochissime persone, ma molti caschi blu: alcuni stanno facendo allenamento e corrono lungo l'asfalto accennandoci un saluto, altri sono bardati e spuntano dai blindati bianchi come la neve dell'Unifil.
Triste terra di confine, vedrà mai la pace? Vedrà mai la giustizia? Per ora ci si guarda da una parte all'altra della barricata, curiosi e solidali, arrabbiati e sospettosi, libanesi ed israeliani...
Afc è un'associazione che stà per terminare i progetti in ambito di sviluppo agricolo iniziati qualche anno fa in questa area ad alto rischio del Libano. David e Kamel ci conducono fra le colline di questa regione dai paesaggi lussureggianti ed incontaminati dall'uomo (se non fosse per i residui bellici e le mine) per far visita ad alcuni beneficiari delle azioni di Afc per lo sviluppo agricolo. Una donna siriana ci saluta: è la pastorella che si prende cura degli animali di questa famiglia benestante del sud del Libano. Lei vive in una tenda beduina con il figlio di circa 8-10 anni,  ha lo sguardo smarrito e pensieroso, su queste colline l'aria è fresca e durante la notte il termometro scenderà ancora...
Questa terra era davvero un sogno, un sogno infranto tempo fa, a causa della sete di potere e territorio, a causa delle diversità religiose, a causa del mancato rispetto fra più popoli del Medio Oriente.
Un ultimo narghilè, un'ultima cena per salutare chi ha reso indimenticabile e davvero speciale questo viaggio, un'ultima danza libanese prima di lasciare il paese dei cedri...

Quando sento parlare di Libano, non posso non pensare a voi: Anna, Estella,George,Elias, Saphe,Adnan,Elisa,Jafar, Simona, Christophe e a tutti gli altri...

Uno dei modi più comodi per viaggiare in Libano (forse il più facile in assoluto!) è quello di spostarsi sui mezzi locali: autobus, taxi/autobus collettivi... Il costo è irrisorio e si raggiungono anche le località più isolate del Libano... ovviamente dovrete mettere in conto il viaggio lento!
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Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...

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Commenti  

Alberto
# 0 Alberto 2012-09-29 21:50
aggiungerei tra i libri di viaggio

Claudia Berton -
Le Vie del Levante, alla Ricerca di Lady Hester Stanhope
Rispondi Rispondi con citazione Citazione
Vero
# 0 Vero 2012-09-29 22:28
Grazie per la segnalazione Alberto! Lo cercherò prossimamente per leggerlo, se intanto tu vuoi inserire la recensione... sei il benvenuto:)
buona serata
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