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Intervista alla pronipote di Enrico Toti, cicloviaggiatore ed eroe

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Enrico Toti è uno degli uomini italiani ad aver fatto la Storia del nostro paese. Con le sue azioni e il coraggio dimostrato durante la Grande Guerra è stato dichiarato eroe italiano, ma non solo... Enrico Toti è stato anche uno dei primi cicloviaggiatori della nostra penisola e le sue imprese ciclistiche hanno lasciato un segno indelebile nella memoria a due ruote dell'Italia. Dopo oltre un secolo dalla morte di Enrico, avvenuta nel 1916, ho avuto il piacere di intervistare la pronipote, e presidenze dell'associazione Enrico Toti,  Claudia Toti Lombardozzi che ci ha raccontato ricordi e storie del celebre zio romano...

Qual è la prima cosa alla quale ha pensato quando ha scoperto di essere la pronipote di un cicloviaggiatore ed eroe come Enrico Toti?

Ritengo che zio Enrico sia stato un uomo incredibilmente moderno nonché un precursore del concetto di Europa Unita. Ho sempre saputo di essere sua pronipote poiché a casa mia i miei genitori parlavano spesso di lui. Non era celebrato tanto quanto eroe di guerra quanto come personalità eclettica ricca di vitalità, entusiasmo e creatività. Il carattere impetuoso e l'animo indomabile sono una caratteristica di famiglia: mio padre è una persona piena di interessi, ha brevettato ben 52 invenzioni, è un innamorato della musica, della scultura, dell'Arte e della Vita in generale. In comune con zio Enrico ha soprattutto l'aver inventato un sapone dermatologico e una grande abilità nella lavorazione del legno. Infatti zio, al ritorno dal suo secondo viaggio in bicicletta, aprì una fabbrica di saponi ed una piccola falegnameria. Le mie sorelle ed io, essendo cresciute con questi esempi, siamo tutte creative e appassionate d'Arte. Da bambine abbiamo viaggiato molto con i nostri genitori, in camper principalmente, e durante gli spostamenti loro ci raccontavano delle mirabolanti avventure di zio Enrico che intraprese il giro del Mondo in bicicletta pedalando con una gamba sola.bicicletta enrico toti

L’incidente che Enrico Toti ebbe a 26 anni cambiò radicalmente la sua vita: perché scelse di girare parte del mondo in bicicletta e in che modo lo fece?

A 26 anni zio lavorava nelle Ferrovie dello Stato; molti pensano che abbia perso la gamba sinistra in battaglia, ma non è così, si trattò di un vero e proprio incidente sul lavoro. Ai primi del '900 i diversamente abili non erano integrati nella società come adesso, non erano protetti e tutelati, anzi, generalmente erano emarginati. All'epoca dell'incidente zio era un un ragazzo robusto ed atletico nel fiore degli anni, che si ritrovò all'improvviso privo di una gamba per un brutto scherzo del destino. enrico totiChiunque al suo sposto si sarebbe scoraggiato, invece lui con un coraggio ed una forza d'animo straordinari che mi hanno sempre ispirato, s'ingegnò e si costruì una speciale bicicletta con un solo pedale con la quale intreprese il giro del Mondo . La sua bicicletta adesso si trova nel Museo Storico dei Bersaglieri di Porta Pia di Roma e tutto il suo itinerario è raccontato nel suo diario di viaggio, contenente anche tutti i francobolli dei paesi che visitò. Zio Enrico era un entusiasta e un creativo senza uguali: viaggiava da solo in bicicletta seppur privo di una gamba e si guadagnava da vivere esibendosi come acrobata nei più grandi teatri del Mondo, nei quali era acclamato come una star. A Parigi il pubblico lo amava e per i suoi fan zio Enrico realizzava anche ritratti e caricature. Inoltre era un appassionato di sport e poiché all'epoca non esistevano le competizioni tra diversamente abili, competeva con atleti normodotati e, a volte, addirittura vinceva. Per questo ritengo che sia stato anche un precursore delle Paralimpiadi. Nel suo diario di viaggio è incredibile come non si lamenti mai, né del freddo, né della fatica, né delle cadute. Vorrebbe sempre fare di più, pedalare più velocemente, superare i 60 km orari, visitare più luoghi. Credo che con il suo esempio abbia voluto dimostrare a tutti che, nonostante le difficoltà, alla fine vale sempre la pena vivere con coraggio ed ardimento.toti 3

Quali furono i viaggi più spettacolari che affrontò?

Partì da Roma il primo ottobre 1911 per andare a Civitavecchia, poi Viterbo, Chiusi, Siena, Lucca, Milano, Savona e il 3 novembre a Ventimiglia valicò il primo confine. Giunse in Francia, poi a Nizza, Montecarlo e Marsiglia. Risalendo la Francia, arrivò a Parigi, dove si fermò un mese per incontrare i grandi artisti dell'epoca e per corteggiare le dame sulla Senna. A gennaio ripartì per Laon, Bruxelles, Colonia, Dusseldorf, Berlino. Arrivò in Polonia poi si mosse verso Danzica e via mare giunse a Copenhagen. Di lì raggiunse la Svezia e la Finlandia, e il 27 marzo 1912 Stoccolma, dopo un viaggio di quasi sei mesi. In seguito in Russia visitò San Pietroburgo e Mosca, poi a Vienna ebbe un infortunio e le Autorità di polizia gli imposero di rientrare in Italia i primi di giugno. Dopo poco ripartì nuovamente per l'Africa: s'imbarcò a Napoli e sbarcò ad Alessandria, raggiunse il Cairo mirando al cuore del Sudan, per incontrare gli antropofagi. Ma anche questa volta le autorità lo rispedirono indietro a causa dei contrasti tra italiani e inglesi nella guerra di Libia. Rientrato in Italia aprì una fabbrica di saponi e una piccola falegnameria. L'ultimo suo grande viaggio fu quello intrapreso per il sogno dell'Italia Unita, che gli valse la vita. Prima come civile si rese utile come portaordini, poi grazie ad una supplica al Duca d'Aosta riuscì ad arruolarsi con piena dignità tra le truppe combattenti, nel Terzo reggimento bersaglieri ciclisti. Infine gli fu concesso di raggiungere le trincee del fronte e il 6 agosto 1916, durante un attacco nemico, ormai disarmato, lanciò come ultimo gesto eroico la stampella che lo sorreggeva, gesto che gli valse la Medaglia d'Oro al Valore Militare.toti 5

Durante i suoi viaggi quale fu la più grande difficoltà da superare?

Pedalare con una sola gamba, su una bicicletta pesante carica di equipaggiamento e senza marce, credo che a prescindere sia già un'impresa. Inoltre pare che tra febbraio e marzo del 1912 l'inverno sia stato particolarmente rigido ed egli in quei mesi viaggiava nel Nord dell'Europa, quindi sicuramente tra la neve e su strade ghiacciate, che, ovviamente, nei primi del '900 non erano asfaltate. Sicuramente fu prezioso per lui il condividere il tragitto con i compagni di viaggo che incontrò sul suo cammino.toti 6

Ha mai pensato di ripercorrere, anche se ovviamente in epoca moderna, le orme di Enrico in bicicletta? Se si, su quale rotta?

Certo, infatti sto cercando di intrecciare rapporti con Ambasciate, Istituti di Cultura, sensibilizzare quante più persone a questa storia straordinaria perché credo possa essere esemplare per chiunque. Ritengo che tutti dovrebbero conoscere "la straordinaria vita di Enrico Toti", ho prodotto anche uno spettacolo teatrale con questo titolo, perché è un invito a non arrendersi davanti alle difficoltà della vita, a farsi forza, a reagire davanti a ciò che ci fa soffrire. Questo mi ha insegnato mio zio. E questo voglio tramandare alle nuove generazioni, attraverso ogni mia possibilità. Infatti ho fondato l'Associazione Enrico Toti proprio con questo scopo. Mi piacerebbe creare una mostra/evento che tocchi tutte le città visitate da zio Enrico in bicicletta, ma autofinanziando le mie attività non è semplice e spero presto di riuscire a ricevere degli aiuti che mi permettano di realizzare questo sogno in memoria di mio zio.toti 4

L’Associazione Enrico Toti, nata in memoria del cicloviaggiatore e patriota italiano, che cosa si prefigge di promuovere?

L'Associazion Enrico Toti si occupa di divulgazione storica e culturale attraverso lo Spettacolo ed in particolar modo attraverso attività musicali e concertistiche poiché da sempre sono un appassionata di canto lirico. Ho studiato tutta la vita in qualità di soprano sia in Italia sia in America, poi mi sono esibita in concerto in giro per il Mondo. Adesso insegno canto ai giovani e produco eventi artistici volti alla promozione dei talenti emergenti e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale italiano. Enrico è morto col sogno di un'Italia unita. L'Italia è per eccellenza il Paese dell'Arte. Ed io onoro in questo senso il suo nome e il mio Paese facendo tutto quello che è nelle mie possibilità, soprattutto dedicandomi totalmente ai ragazzi, alla loro formazione e promozione. Voglio che riacquistino fiducia verso il futuro e voglia di restare in Italia per cambiare le cose.Etoti

Come si può restare aggiornati sugli eventi e/o manifestazioni organizzati dall’Associazione?

Seguendo innanzitutto la pagina fb dell'Associazione Enrico Toti, poi visitando il sito www.associazioneenricototi.org ma soprattutto partecipando ai nostri eventi. Generalmente si tratta di serate di intrattenimento leggero e raffinato, di solito connubio di musica e teatro, sempre piene di giovani, videoscenografie, performance a sorpresa. Poi mi diverte modo fondere le Arti, mi piace la Moda, voglio sempre che i miei eventi restituiscano una grande sensazione di Bellezza e di gioia. Per questo consiglio sempre a tutti vivamente di seguirci e di lasciarsi animare dall'energia di Enrico Toti al quale ho dedicato anche un Premio che ogni anno consegno a personalità eccellenti che si sono contraddistinte nei diversi ambiti che caratterizzarono la vita di Enrico Toti: Arte Militare, Arte e Spettacolo, Sport, Ingegno e Inventiva, Viaggi ed Esplorazioni.

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In bici per non dimenticare Michele Sanna
Veronica

Correva l'anno 1983: anch'io vidi per la prima volta la luce del sole estivo e sorrisi. 
Da sempre col pallino per l'avventura (nessun albero poteva resistermi!) ho avuto la fortuna di girare l'Europa e l'Italia con i miei genitori e poi, per la maturità, mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare, senza gravi conseguenze, su una strada slovacca).
Ho vissuto 6 anni in Trentino lavorando in tanti luoghi diversi, scoprendo la bellezza della Natura, delle sue montagne e, devo ammetterlo, della MTB! Al momento che ritenevo giusto, ho mollato il lavoro senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho viaggiato per cinque mesi in solitaria. Nel 2007 ho provato per la prima volta l'esperienza di un'avventura a due ruote e, da quel momento, non ne ho potuto più fare a meno... così, dopo alcune brevi esperienze in Europa, nel 2010 sono partita con Leo per un lungo viaggio in bicicletta nel Sud Est asiatico, la nostra prima vera grande avventura insieme! Da 3 anni scorrazziamo in MTB sui sentieri del Lago di Iseo, ma la prossima partenza per il #noplansjourney è alle porte...:) 
 Su lifeintravel.it trovi tutti i nostri grandi viaggi insieme (e non)!
Carpediem e buone pedalate!

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