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Gravel bikepacking: prime impressioni di un ex-viaggiatore con borse laterali

    Francesco e Matteo, prima esperienza in bikepacking

    Da qualche anno a questa parte, il bikepacking sta spopolando anche in Italia. Come molti cicloviaggiatori, anche io sono passato da portapacchi e borse laterali a questa nuova modalità di carico della bicicletta, che prevede numerose e più piccole borse distribuite sulle varie parti del mezzo. In questo articolo vi racconto la mia prima breve esperienza di viaggio con questa modalità di trasporto materiali e vi esprimo il mio parere a riguardo.

    Il bikepacking: un fenomeno in espansione

    L’interesse per il bikepacking ha raggiunto da qualche anno il nostro paese e si sta diffondendo rapidamente tra i cicloviaggiatori. Per molti è un cambio di filosofia impraticabile, per altri uno shock, per altri ancora una svolta. C’è chi crede non abbia senso e continua a viaggiare con portapacchi e borse laterali. Altri ancora, invece, se ne sono innamorati. Se non sai di cosa sto parlando, ti consiglio di scoprire cos'è e a cosa serve il bikepacking in questo articolo.

    Lo scorso marzo (2019) ho cambiato bici e acquistato la mia Salsa Fargo, di cui puoi vedere una video recensione qui:

    Dopo quell'acquisto ho voluto fare il passaggio al bikepacking arrivando da un assetto classico adottato da qualche anno a questa parte, con portapacchi posteriore, borse laterali e borsa al manubrio. Con le borse ho effettuato viaggi di durata breve e media in Italia ed Europa, in campeggio e strutture. Qui sotto vedi la mia vecchia bicicletta in assetto "Cicloturismo classico"Bici in assetto cicloturismo classico

    e la mia nuova bici in assetto "Bikepacking".Bici in assetto bikepacking

    Lungi da me e da noi di Life in Travel giudicare o cercare di convincerti a viaggiare in un modo o nell'altro.

    Non esistono viaggi modesti, così come non esiste LA modalità di viaggio perfetta, bensì esiste quella che meglio si adatta a ciascuno di noi, viaggiatori a pedali.

    In questo articolo vi racconterò la mia prima esperienza di viaggio breve con questa nuova e rivoluzionaria modalità del bikepacking, cercando di trasmettervi le impressioni di un ex viaggiatore con portapacchi (seppure limitato a “soltanto” qualche anno di cicloviaggi).

    Il mio setup e i miei materiali bikepacking

    “Col bikepacking vedrai, se fai un viaggio di 2 giorni o uno di 5 settimane ti porti dietro la stessa quantità di roba”.

    Numerosi colleghi bikepackers, anche con esperienza pluriennale, mi hanno già ripetuto questa frase molte volte. Ho avuto modo di confermarla sin dal primo viaggio.Bici da bikepacking

    Il materiale trasportato è il seguente (fin troppo, contando che il breve viaggio in questione è di sole due giornate e una notte fuori):

    • tenda,
    • paleria,
    • materassino,
    • sacco a pelo,
    • fornello con relativo gas,
    • posate e gavetta,
    • abbigliamento da notte,
    • intimo e maglia termica,
    • cibo liofilizzato e snacks vari,
    • abbigliamento tecnico da bici,
    • un cambio,
    • k-way,
    • giacca antivento leggera,
    • scaldamuscoli,
    • scaldabraccia,
    • scaldacollo,
    • guanti da MTB,
    • attrezzatura fotografica con relative batterie,
    • drone con telecomando e batterie,
    • abbigliamento da bici indossato,
    • power banks e cavi di ricarica,
    • GPS Garmin,
    • mini cassa JBL,
    • due borracce,
    • attrezzi per riparazioni.

    Tutto ciò è stato sapientemente indossato e/o inserito nelle numerose e più piccole borse da bikepacking con l'aggiunta di un leggerissimo e piccolo zaino. Il tutto è stato fatto con tempistiche diverse dalla preparazione delle borse da cicloturismo classiche: per la prima volta ho dovuto distribuire correttamente il materiale, ho avuto a che fare con l’economia dello spazio, le cinghie da tirare, le zip da far scorrere, le borse da arrotolare, i nastri da tirare bene, montare tutto sulla bici.

    Sulla mia Salsa Fargo – chiamata Purple Panther – ho montato una borsa sottosella MissGrape Cluster da 20 litri, una borsa da telaio MissGrape Internode da 4 litri, una borsa da serie sterzo Alpkit FuelPod da 1 litro, una borsa da telaio Alpkit StemCell da 3 litri, due borse stagne da forcella Alpkit Airlok da 13 litri, serrate alla forcella grazie alle pratiche Salsa Anything Cage con relative cinghie, una borsa stagna Alpkit Airlok da 13 litri adagiata nella “culla portaborse” da manubrio del Vap Cycling Butterfly Guns (in futuro conto di proporti degli approfondimenti specifici su questi accessori da bikepacking).

    Riesco a sistemare tutto organizzando i materiali per priorità di utilizzo, come richiede il metodo bikepacking (o più semplicemente il metodo del buon senso) grazie ai pratici consigli deI mio compagno di viaggi Matteo, non nuovo al mondo bikepacking.

    Tenda e materassino, divisi in due blocchi, stanno comodamente nelle due borse da forcella; la paleria della tenda e i materiali tecnici per pioggia e vento nella borsa telaio; cibo, attrezzi per riparazioni, snacks e power bank nelle borse più piccole e accessibili legate al manubrio o alla serie sterzo o alla pipa; ricambi e materiali secondari, fornello e vestiti per la notte sono stipati nella borsa più capiente ma meno accessibile sottosella. Cibo, drone e materiale fotografico non vengono distribuiti nelle borse bikepacking, ma in un piccolo zaino, che per i prossimi viaggi cercherò di evitare… ma del resto, essendo la prima esperienza bikepacking sbaglio nel volermi portare dietro troppo materiale, sia vestiario che tecnico e fotografico. C’è ancora molto da imparare!

    Il tutto pesa circa 17 kg, che sommato alla bici arriva circa a 30 kg di bagaglio su cui pedalare: non leggerissimo... ma sicuramente agile e ben bilanciato sul mezzo.Primo viaggio bikepacking

    Vediamo come questo si è comportato durante il viaggio. Anzi, prima vediamo il viaggio nel dettaglio, per poi passare all’impressione personale relativa al bikepacking.

    Il percorso della nostra breve avventura gravel bikepacking

    Pasqua e Pasquetta 2019. L’intenzione è quella di pedalare oggi, passare la notte fuori in wild camping e domani rientrare a casa. Vogliamo percorrere un anello, senza usare mezzi e senza spostarci in macchina verso il punto di partenza e arrivo. Partiamo quindi da casa mia, a Genivolta, in provincia di Cremona, paese che sorge sulla Greenway del fiume Oglio, oltre che sulla breve ma interessante Ciclabile delle Città Murate, sulla Ciclabile del Canale Vacchelli e dei Navigli Cremonesi.

    Leo e Vero, in qualità di abitanti e massimi esperti della zona del lago d’Iseo, ci consigliano di salire verso nord, percorrere il periplo del lago d'Iseo e fermarci a campeggiare alla chiesetta di San Defendente, proprio sopra Riva di Solto, dove loro vivono e gestiscono l'appartamento vacanze La Casa del Cedro (utilissima come punto intermedio o di partenza per viaggi nella zona del lago), per poi rientrare il giorno successivo lungo la greenway dell’Oglio. Accettiamo fidandoci ad occhi chiusi, anche se durante la giornata saremo costretti a modificare i nostri piani, in funzione di un maggior tratto di gravel rispetto al tanto asfalto inizialmente studiato e costretti dal poco tempo a disposizione, ma vediamo nel dettaglio le nostre due giornate sui pedali.

    Io e il fedele compagno di viaggi Matteo de La Compagnia del Pignone partiamo di buon’ora: lui è sempre stato un buon motivatore e, cosa molto importante, non è nuovo al mondo del bikepacking, avendo già partecipato ad alcune avventure “unsupported” di più giorni, il Piemonte Gravel e un weekend organizzato da Stefano Scapitta (presidente di MBR, Monferrato Bike Ride) e Marco “Il ciclista” Testera, oltre a numerose pedalate piemontesi con la sua nuova arrivata Rigel, nome di battesimo della sua agilissima Locomotive Westlander.Matteo

    Il primo tratto è sul divertentissimo gravel da Genivolta ad Azzanello, tra campi e fattorie, da dove poi, attraversato il fiume Oglio, entriamo nel percorso dell’omonima greenway, in direzione di Quinzano d’Oglio, Pontevico, Alfianello, Milzano, fino al comune bresciano di Pralboino, da dove ci immettiamo nella bellissima (e a tratti sterrata) Ciclovia del fiume Mella, percorso prettamente gravel che attraversa Pavone del Mella, Manerbio, Offlaga, Corticelle Pieve, Capriano del Colle, Castel Mella…

    Una volta raggiunta Brescia, leonessa d’Italia, dal quartiere Mandolossa ci allontaniamo dalla poco trafficata città (è Pasqua) per raggiungere Rodengo-Saiano e la ridente e piacevole Franciacorta, dove accompagnati dal cinguettio degli uccellini e respirando i profumi di una primavera ritardataria, imbocchiamo uno dei tanti percorsi offroad ciclabili che attraversano questa ricca zona bresciana, toccando Rodengo, Paderno Franciacorta, Passirano, Bornato, Borgonato e Corte Franca.Gravel sul Mella

    È senza dubbio il tratto più divertente della giornata (ed è anche stato incluso nei Bike Days organizzati da Life in Travel): passare sul gravel tra i vigneti della Franciacorta con qualche salitina non troppo impegnativa ci scalda le gambe e ci fa apprezzare questo magico territorio. Viaggiamo leggeri e sfrecciamo gioiosi tra le strade secondarie e i filari d'uva bianca che a settembre sarà preziosa materia prima nel processo di trasformazione in pregiato spumante.

    Arriviamo a Provaglio d’Iseo, dove entriamo, fin dove è consentito in bici, nella Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino. Ricordiamo che l’ingresso è a pagamento e non è consentito, nella zona interna della riserva, l’accesso alle biciclette. L'attraversamento sulla ciclovia dei laghi sud è comunque consentito e garantisce continutà all'itinerario tra Brescia e il lago.Torbiere del Sebino

    Una volta raggiunto il lungolago, seguiamo la ciclabile fino alla vicina Iseo, dove ci fermiamo per una birretta ristoratrice. Se avessimo voluto e potuto, la destinazione suggeritaci da Leo e Vero con periplo del lago in bici sarebbe senza dubbio stata molto interessante. Però abbiamo già percorso più di 120 km ed è tardo pomeriggio, le giornate non sono ancora troppo lunghe, e per non rischiare di arrivare tardi, decidiamo di abbandonare l’impresa di raggiungere San Defendente e optiamo per salire in collina per la notte. Improvvisiamo salendo vorticosamente su sterrato e ciottolato (alcuni tratti di spinta non ce li toglie nessuno...) fino a quota 550 metri circa dal sentiero 243 verso località Bosine e Polaveno, intersecando il 290, che imbocchiamo dopo una serie di casermoni, proseguendo fino a un piccolo capanno di caccia (fuori stagione!), lungo il percorso permanente della Gimondi Bike MTB vicino al torrente Gaina, dove decidiamo di fermarci per la notte campeggiando wild.

    Il totale odierno è di 124 km con 975 metri di dislivello.

    Dopo la serata e la notte, di cui vi parlo nel prossimo paragrafo dedicato all’esperienza del campeggio libero, smontate le tende e consumata una colazione del campione con gli avanzi della sera prima,  ci avventuriamo per il ritorno con le borse decisamente più leggere, cercando di non seguire la stessa via dell’andata. Optiamo per il pittoresco ma pericolosissimo sentiero che resta in quota fino al monte Cognolo, senza però raggiungerlo e, dopo un ultimo saluto al lago d’Iseo da posizione rialzata, scendiamo in picchiata (a tratti scendendo dalle bici perché impossibilitati ad affrontare il -22% di discesa) verso il comune di Sergnana.Spintage

    Da qui, riattraversato un breve tratto di Franciacorta tra Passirano, Cazzago San martino ed Erbusco, seguiamo la strada sterrata passando ai piedi del Monte Orfano in direzione Palazzolo sull’Oglio, da dove dopo una breve visita e una pausa pranzo presso un grazioso locale, imbocchiamo la greenway dell’Oglio verso sud, scendendo lungo il corso del fiume, alternando la bellissima ciclabile asfaltata ai divertenti tratti di gravel da Rudiano a Orzinuovi, che in alcuni punti prevede piccoli guadi, single trail e tratti tecnici in mezzo ai boschi super consigliati.Single trail Oglio

    Da Orzinuovi abbandoniamo questo divertimento puro per raggiungere Soncino, uno dei Borghi più belli d’Italia, per poi percorrere il tratto iniziale di 10 km della Ciclabile delle Città Murate, che ci conduce a Genivolta, direttamente nel cortile di casa, dove termina il nostro viaggetto di due giorni.

    Il totale di oggi è di 69 km e 400 metri di dislivello.

    Il totale dei due giorni è di 193 km e 1375 metri di dislivello.

    Campeggio libero: attrezzatura e sistemazione

    Oltre a essere la mia prima volta in bikepacking, questa breve avventura ha anche aperto l’esperienza al wild camping. L’attrezzatura trasportata comodamente sulla bici nelle borse da bikepacking conta una tenda a testa, un sacco a pelo, un materassino, attrezzi per la cucina da campo, un fornello con gas, cibo (liofilizzato e non). L’organizzazione e la distribuzione dei materiali è fondamentale: bisogna scegliere dove posizionare ogni oggetto o capo d’abbigliamento in base al volume occupato ma anche e soprattutto in base alla priorità di utilizzo e alla facilità di reperirlo nelle varie borse. Questo per evitare di dover cercare un oggetto di primo utilizzo in fondo a una borsa, dovendo perdere tempo e fatica per cercarlo. Non è un’operazione semplice, ma che si velocizza col tempo e con un po’ di esperienza: del resto bisogna sbagliare per imparare (oppure essere tremendamente fortunati o abili da subito).campeggio libero

    Il montaggio della tenda Naturehike, la preparazione del sacco a pelo, del materassino e della cucina da campo sono stati momenti piuttosto semplici, non essendo la prima volta che maneggiavo questi strumenti da campeggio. La nostra cena era costituita da due abbondanti porzioni a testa di risotto allo zafferano, salame e formaggio, salsiccia, lenticchie e fagioli, e addirittura frutta e dolce! Il tutto è stato accompagnato da una gustosissima… acqua (la birra l’avevamo bevuta a Iseo prima di affrontare la salita – sconsigliatissimo!). La colazione rinforzata del mattino è stata a base di avanzi della sera prima, e quindi ancora salame, formaggio, salsiccia e pane (la colazione del campione).campeggio libero

    La cena è stata cucinata sui nostri fornelletti jetboil (rispettivamente Alpkit il mio e Acepak quello di Matteo), alimentati a gas con bombola a vite, facilmente reperibili in negozi di outdoor o presso la più comune Decathlon.

    Data l’ora tarda, abbiamo piantato la tenda e cucinato facendoci luce grazie alle nostre torce da testa.Cucinare di notte

    Al mattino, ciò che occupa più tempo viaggiando in bikepacking è ricostruire le borse con il contenuto perfettamente distribuito: è un’operazione che richiede tempo e concentrazione (come per la ricerca degli oggetti nelle borse, è un’operazione ottimizzabile con un po’ di esperienza e qualche uscita), ma una volta partiti le medie di velocità fanno recuperare il tempo perso (anche se a noi poco interessano le prestazioni, a favore di un maggior piacere nel godere i paesaggi, respirare aria buona e pedalare lenti con le dovute pause!).Notte in tenda

    Bikepacking VS Portapacchi e Borse: prime impressioni

    Arriviamo alla fatidica domanda: ma quindi questo tanto acclamato bikepacking ti ha cambiato la vita? Come è stata questa prima esperienza?

    Come anticipa la domanda, si è trattato appunto di una primissima esperienza, meno di 200 km in due giorni, che quindi non mi permetteva ancora di esprimere un giudizio completo. Posso però affermare di aver apprezzato l’aerodinamicità del mezzo che non “scoda” in discesa e non mi rallenta in salita, un maggior divertimento senza paure sul gravel (anche su quello più rude). Sicuramente il bikepacking è comodo perché distribuisce meglio il peso sul mezzo e costringe a portare meno cose, ridurre tutto all’essenziale.campeggio libero

    Non possiedo attrezzatura e abbigliamento esageratamente tecnici, e quindi comprimibili a dismisura. Nonostante ciò, sono riuscito a portarmi tutto l’essenziale per due giorni di viaggio, e posso confermare essere lo stesso materiale che porterei per un viaggio più lungo (ovviamente dovrei fermarmi strategicamente per lavare i miei vestiti, ma già così facevo, anche quando mi portavo più cose).

    In salita mi sento leggero, in discesa sicuro, sul gravel mi diverto, su asfalto viaggio molto veloce (nonostrante le mie ruote da 29” x 2,20 tassellate). Con questa prima esperienza posso solo dirmi soddisfatto di questo passaggio al bikepacking, ma serviranno un po’ di viaggi per abituarmi alle tempistiche di preparazione delle borse, alle scelte da fare sul principio di essenzialità, sul posizionare gli oggetti nelle giuste borse distribuite sul mio mezzo.

    Tra qualche viaggio, di cui vi racconterò nei prossimi articoli, cercherò di riprendere il discorso e stilare un elenco di pro e contro del bikepacking rispetto alla bici con portapacchi e borse laterali. Il tutto sarà fatto nell’ottica di aiutarti nella scelta e non convincerti a usare uno o l'altro metodo. Perché come ho già detto sopra il metodo perfetto non esiste, esiste solo quello più adatto a ciascuno di noi, alla tipologia di viaggio e alle circostanze. Nessuno può imporci come viaggiare in bici, dobbiamo trovare la nostra strada provando e riprovando, viaggiando e continuando a imparare.

    Nel video qui sotto puoi avere un riscontro visivo di quanto ti ho raccontato nell'articolo su questa mia prima esperienza in bikepacking.

    E tu? Hai già provato il bikepacking? Che ne pensi? Hai domande a riguardo, suggerimenti o curiosità? Fammelo sapere nei commenti qui sotto!

    Gravel bikepacking: prime impressioni di un ex-viaggiatore con borse laterali - 5.0 out of 5 based on 1 vote
    Prima esperienza Gravel-BikepackingCyclo Ergo Sum
    Francesco

    I'm from Piedmont and I'm 30 years old, I have been living and working in Lombardy for a few years. After a start without any competence in this field, I then approached the bicycle world more and more. Today I can call myself a bicycle traveller and videomaker who would never ever stop. I ride my bike trying to understand why it is so beautiful, rich, therapeutic. And every time I try, I do not understand it. So I must leave again...

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