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VenNov12

Gente d'Oriente: incontri di viaggio indimenticabili

Quando si viaggia in bici, si fatica, si annaspa, si ha, talvolta, voglia di gettare la spugna. Non tutte le giornate sono rosee con strade asfaltate e pianeggianti, tappe corte, temperatura perfetta e poche nuvole in cielo. Sono venti giorni che viaggiamo per la Thailandia e in tanti istanti, la stanchezza è stata vicina a prendere il sopravvento e l'ipotesi di caricare il nostro mezzo ecologico su un autobus o su un treno non è sembrata poi più così remota! In questi attimi duri ed eterni, ciò che maggiormente ci ha dato coraggio ed energia per continuare la nostra avventura è stato il sorriso dei tanti thailandesi e non incontrati durante quasi ogni tappa. Ė proprio il caso di dire che un sorriso può cambiarti la giornata!
Caldo asfissiante, ma almeno non piove! Ogni piccolo movimento procura un dispendio energetico spropositato e causa il bisogno incondizionato di bere, bere ed ancora bere, sempre di più! Lungo la highway a due carreggiate per senso di marcia c'è un'altra piccola corsia, usata anche per le emergenze, totalmente a disposizione dei numerosi ciclomotori e dei pochissimi ciclisti, praticamente due, noi due! L'asfalto non è in perfette condizioni, anche per quanto riguarda tutti i piccoli tesori che un bimbo potrebbe raccattare qui, sulla corsia dei mezzi a due ruote dell'highway: bulloni, viti, corolle di fiori, elastici, resti di copertoni, legnetti, vaschette di plastica e chi più ne ha più ne metta. Davanti a noi le sconfinate pianure thailandesi ricche di risaie e di laghetti stagionali ed un pick-up, uno dei tanti di marca giapponese, fermo con le quattro frecce lungo la nostra futura percorrenza. Un ragazzo ed un bimbo ci fanno cenno di rallentare, pensiamo subito al peggio, forse un incidente, freniamo rapidamente per terminare la nostra marcia di fianco al mezzo. Con la pelle ambrata, gli occhiali da sole sollevati sulle tempie e un sorriso smagliante, il giovane ci tende la mano quasi emozionato. Conosce qualche frase in inglese e fà del suo meglio per comunicare: ci presenta suo figlio e ci chiede gentilmente se possiamo posare per qualche fotografia con il suo pargolo. Siamo quasi commossi, è la prima volta che qualcuno ci ferma per strada per fotografarci, che dire... basiti e con un sorriso sincero di gratitudine fissiamo qualche istante l'obiettivo. Il ragazzo preme il tasto di scatto due volte, è soddisfatto e per ringraziarci ci dona un piccolo portachiavi a forma di cappello di paglia con tanto di sonaglio fatto da lui e una fotografia di alcune montagne thailandesi con la scritta Good luck sul retro. Ogni parola proferita sembra quasi banale ora, ci accomiatiamo salutando con la mano i due artefici di questo splendido e folle incontro, che ce ne possano essere molti altri lungo la strada.
Verso mezzogiorno, sostiamo in uno dei numerosi ristoranti disposti disordinatamente nei pressi delle più o meno frequentate vie di comunicazione, la cucina è nostrana ed i piatti freschi e genuini, preparati al momento, alcuni da leccarsi i baffi, altri un po' meno, ma quando si ha fame tutto, o quasi, va bene. Divoriamo le pietanze appena servite, ci rilassiamo dieci minuti e siamo nuovamente in sella perchè i km sono sempre tanti e il tempo vola rapido. Un altro pick-up è in sosta sulla corsia di sinistra (eh si qui guidano al contrario rispetto all'Italia!), mancano ancora circa cinquanta metri, ma iniziamo a spostarci più a destra per evitare un impatto altrimenti certo, un uomo sulla quarantina (o forse cinquantina? È così difficile attribuire un'età alle persone da queste parti...) si precipita in mezzo alla strada per farci accostare, oggi è un vizio! Come esseri inermi assecondiamo la richiesta senza porci ulteriori interrogativi. Una giovane donna dal sorriso affettuoso segue la scena dal veicolo, l'uomo si avvicina, ci chiede da dove veniamo, sorride bonaccione e ci offre in dono quattro muffins sfornati la mattina stessa in una bakery della zona. Il profumo pervade la mia mente con intensità sconsiderata, confondendo ogni mio pensiero sensato e lasciandomi smarrita e irrazionalmente sognante. E' inutile porsi domande, incontri di questo genere sono tutt'altro che inusuali qui, in questa terra umida e sorprendente, incontri a loro modo sempre speciali per noi occidentali forse troppo poco abituati a certe dolci situazioni.
Ci lasciamo alle spalle l'aria satura di smog e umidità della caotica Bangkok, la più grande città, nonchè capitale, della Thailandia. L'autostrada fino a Nakhon Pathom è un inferno di scatolette metalliche con l'aria condizionata al massimo, ringrazio il Dio dei viaggiatori di non essere chiusa lì dentro anche se pedalando su una bicicletta respiro tutto quello che i numerosi tubi di scappamento si lasciano in scia. Solo 60 km separano i wat di Bangkok da Nakhon Pathom, 60 km che sembrano interminabili sotto il sole cocente di mezzogiorno. Nakhon Pathom si trova poco prima che inizi la valle del Kwae, che inerpicandosi per selvagge montagne, giunge fino alla terra dei Mon e dei Karen, la Birmania. Sono quasi le sei nel centro cittadino e lungo i binari deserti della ferrovia si accalcano venditori di ogni genere: dai fiori alla frutta, dalla carne ai piatti cucinati al momento. Non sono particolarmente affamata, questo primo giorno in bici mi ha tolto totalmente l'appetito. Una grossa ananas da almeno 1 kg mi guarda sorridendo, ho proprio le traveggole, devo mangiare qualcosa. Mi avvicino, con il mio fido compare, ad un grosso banco ricolmo di frutta multicolore. Provo a parlare in inglese ma non c'è verso di capirsi, indico allora ciò che desidero comprare: un ananas e un casco di banane abbastanza mature. Il ragazzo è gentile, porta i capelli ingellati con un ciuffo abbastanza stravagante sopra la fronte, jeans e maglietta. Mi mostra i prezzi sulla calcolatrice: 60 Baht per l'ananas e 18 baht per le banane. Siamo perplessi ed indecisi, 60 baht ci paiono eccessivi, ma dopotutto mangeremo solo questo quindi per questa sera si può fare. Il giovane dal ciuffo quasi buffo mi passa il cellulare, io sorrido credendo sia uno scherzo ed invece mi sbaglio. Dall'altra parte della cornetta la voce di un altro ragazzo mi saluta e mi spiega in inglese qualcosa che non capisco, me lo faccio ripetere,ma sono troppo stanca per comprendere quello che mi pare ridicolo e alquanto improbabile. Ripasso il telefonino ad un terzo amico seduto nell'auto alle nostre spalle e mi preparo a pagare con il portafoglio in mano. Attendo un paio di minuti, giusto il tempo che impiega la Signora dietro al bancone per tagliarmi l'ananas a fettine. Ecco il nostro sacchettino pronto, 78 baht e tanti saluti. Mi accingo a pagare, ma il giovane sorride e ritrae la mano, io non realizzo ciò che stà accadendo così ripeto automaticamente l'azione di porgli il contante, ma la sua reazione è la stessa di qualche secondo fà. Poi, ad un tratto, realizzo tutto: il ragazzo aveva chiesto all'amico al telefono che parlava inglese, di riferirmi che tutta la frutta me l'avrebbe offerta lui, ma per me era troppo credere a qualcosa del genere. Resto senza parole, come mi succederà in tante altre occasioni durante questo viaggio. Per ripagare in minima parte un gesto così generoso e dimostrargli la mia riconoscenza, decido di acquistare una splendida orchidea vellutata e profumata da donargli. Non sò se il giovane abbia compreso realmente quello che intendevo trasmettere con il mio regalo, ma sono certa che i miei occhi lucidi e sorridenti siano stati chiarificatori.

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico

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Veronica

Classe 1983 (mi han detto che ne sono nati di matti quell'anno...), abito nel bellissimo Trentino da qualche anno e la fortuna (o sfortuna) mi ha fatto incontrare Leo con cui ora vivo e scrivo su lifeintravel.it Dopo aver girato l'Europa e l'Italia con i miei genitori, per la maturità mi sono regalata un viaggio in 2 cavalli da Milano a Praga (un fiorino ha interrotto il nostro viaggio verso Mosca facendoci ribaltare su una strada slovacca). Dopo aver cambiato mille lavori (pasticcera, agente di viaggio, venditrice di gabinetti, addetta alle lamentele in un call center, barista, cubista ehm, questo non ancora!...) ed aver viaggiato due volte in Messico, ho mollato tutto senza alcun rimpianto per volare in Nuova Zelanda dove ho bighellonato per cinque mesi. Nel 2010 con Leo sono partita per un lungo viaggio in bicicletta nel sud est asiatico. Ora, fra un'escursione in montagna ed un'avventura, sogno e risogno la Panamericana sulle due ruote!!! Ecco in poche parole chi sono: cicloviaggiatrice per scelta, pasticciona a tempo pieno, mountain biker per caso, quando non viaggio ne sto combinando una delle mie...

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