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SabFeb12

Luang Nam Tha - Luang Prabang in bici: pedalando nel buio del Laos

Pedalare nella notte è un'esperienza divertente e piacevole su una strada sgombra e periferica ma può diventare un lento incubo da cui sfuggire se c'è traffico ed il fondo stradale è sconnesso. Sono le sette di sera ed il sole è calato ormai da un'ora abbondante regalandoci un tramonto dorato come spesso ha fatto qui nel sud-est asiatico. Questa volta non ce lo siamo gustati però, concentrati sulle bici per raggiungere al più presto la cittadina di Oudomxai, tra Luang Nam Tha e Luang Prabang, ad una distanza indefinita dalla nostra ruota anteriore. Il contachilometri ha superato il cento già da un pò e le gambe gridano la loro rabbia ad ogni pedalata. Salita e discesa sono la costante delle strade del Laos settentrionale e quella che da Luang Nam Tha conduce a Luang Prabang non fa eccezione.

Laos del nord in bici

Al mattino, in un impeto di esaltazione ciclistica, ci siamo lanciati fuori dalla cittadina di montagna, proseguendo il nostro tragitto verso nord per poi deviare ad est poco prima del confine cinese. Il vento in poppa ci consente una buona andatura e la strada piuttosto semplice ci invita a pedalare nella nebbia mattutina che quotidianamente copre le vallate per poi dissolversi quando il sole sale alto all'orizzonte. L'asfalto sparisce, divorato dalle piogge di qualche mese fa e lascia spazio alla nuda terra che, macinata dal costante passaggio dei mezzi pesanti, si insinua nelle nostre narici e negli occhi spalancati dei bambini che ci guardano passare come extraterrestri. Le capanne dei villaggi a bordo strada sono ricoperte da un sottile strato di polvere e passando ci chiediamo come possano vivere gli abitanti respirando costantemente quest'aria.peperoncini strade Laos

Pedalata notturna

Salita, ancora salita... la stada in ascesa è una costante compagnia degli ultimi giorni e quasi sempre, abbarbicati sulle scoscese pareti delle montagne che scavalchiamo, si trovano piccoli e sperduti villaggi di capanne. Uno di essi, più grande e popolato degli altri, ci indica che la strada inizierà a scendere ma non facciamo in tempo a rallegrarcene che un sasso infimo e nascosto rotola sotto la nostra ruota posteriore forando una camera d'aria. E' già tardi e siamo costretti a scaricare i bagagli dal portapacchi prima di riparare la gomma. Il sole lentamente si nasconde dietro le vette più lontane lasciando spazio ad un cielo striato di nuvole viola ed arancioni.
Aumentiamo la frequenza delle nostre pedalate, ignorando la distanza ancora da coprire. Oudomxai, una cittadina di confine ormai invasa da cinesi, è lì davanti da qualche parte, nella piana che abbiamo raggiunto da un po'. Proseguiamo su uno sterrato pieno di buche che si sono celate nell'ombra del crepuscolo e ci sorprendono ogni pochi metri. I nostri deboli frontalini servono solo ad avvisare i camionisti, desiderosi di giungere presto a destinazione, della nostra presenza tra loro e la meta che li attende, nella speranza che siano ancora sufficientemente svegli per notarci!
Ringraziamo la dea bendata quando davanti a noi si materializza un mare di fango provocato volutamente e chissà per quale motivo da alcuni operai che, lavorando alla sistemazione della carreggiata, l'hanno allagata totalmente. Ci immergiamo, uscendone come il migliore degli scalatori al Tour de France: a pois! Sirio e Venere ormai sono in buona compagnia sopra la nostra testa quando finalmente le luci della città illuminano l'asfalto presente solo sulla via principale.Tramonto in Laos
Il mercato di Luang Prabang
La lenta processione avanza indisturbata già dalle prime luci della giornata, si muove, rallenta, si ferma e poi nuovamente riparte. Uomini anziani, bambini, cani e donne dai lunghi sarong gialli e blu, come tanti pezzetti di un puzzle si incastrano l'uno con l'altro a delineare una nitida fila di persone in dubbio movimento. Aggraziate ragazze, come ballerine su un carillion, si spostano da un lato all'altro dello sterrato danzando in perfetta armonia ed evitando ogni urto con i probabili avventori. Una chioccia è circondata dai suoi otto pulcini, accovacciata scruta l'orizzonte in cerca di qualche vermicello distratto. Decine di pesci annaspano alla ricerca di un po' di ossigeno, lo spazio è troppo poco in questo catino azzurro e la selezione naturale farà il suo corso ancor prima che intervenga la mano dell'uomo. Alcune rane cercano di saltellare verso destra, ma hanno tutte la zampa sinistra inchiodata su un robusto pezzo di legno e quindi ogni tentativo di fuga verso l'agognata libertà risulta vano. Gli aromi di pane fresco e noodles conditi con abbondante pepe si mischiano ad altri odori, dal delicato profumo di frutta fresca al ben più pungente di..., alghe di fiume essicate al sole con aglio,pomodori ed altre spezie. ombrelli al mercatoCon il passare dei minuti l'atmosfera si anima: signore di mezza età iniziano a riempire le loro capienti borse con i nuovi acquisti, mentre i bimbi più fortunati riescono ad accapararsi gli ultimi sandwiches giganti dal banchetto al'angolo, per il loro intervallo scolastico oggi, è garantita un'abbondante merenda. Le compratrici più abili danno il via ad un lungo gioco di contrattazioni dove solo la matrona più scaltra risulterà la vincitrice. Lo sguardo dello straniero si riempie di perplessità e incredulità dinanzi ai mille colori di frutti sconosciuti, alla leggerezza ed all'indifferenza con le quali si decide se un animale morirà subito o dopo cinque minuti, agli odori, allo stesso tempo, così acri e così dolci. Non c'è ipocrisia in questo luogo, solo la quotidianità, spesso brutale e straziante, di questa gente. Lo straniero, il farang, può solo ammirare, può solo criticare, può solo meravigliarsi, ma difficilmente può capire l'essenza di questo strano mondo orientale. Il mercato, fulcro della vita sociale dei popoli d'Oriente, è un gomitolo di sensazioni forti e di contrasti, di colori ed allegria, di povertà e ricchezza continuamente a confronto ad ogni angolo della strada. Il mercato mattutino di Luang Prabang è un luogo a sè, senza tempo e senza età, ma con migliaia di protagonisti che ogni giorno lo rendono unico.
gara in bici

Mappe approssimative

Il giorno successivo, non contenti, decidiamo di replicare, a causa anche di una mappa troppo approssimativa per un ciclista. Dopo 60 km con il naso all'insù a 7 km/h ci aspettavamo di trovare il bivio verso sud ed insieme ad esso il piccolo centro di Pakmong dove poterci fermare per la notte, ma il dubbio ci è sorto quando l'ultima interminabile ascesa proseguiva dolce e mendace, scollinando più volte per poi riprendere il suo lento salire. Non appena entrati nella provincia di Luang Prabang, l'arcano ci è stato svelato dalle pietre miliari che impietosamente indicavano 28 km a Pakmong, esattamente 20 in più di quelli previsti... e sono già le quattro e mezza del pomeriggio. La strada però inizia una discesa in picchiata di 20 km insinuandosi in un canyon su cui si affaccia a precipizio: un pullman schiantato sul greto del fiume cinquanta metri più in baso viene lasciato dov'è a futuro avvertimento.
Ancora una volta le nuvole infuocate dal tramonto ci salutano mentre pedaliamo e la notte cala sulle nostre sagome che si stagliano contro le foreste dei pendii che ci siamo lasciati alle spalle.

alghe a seccareCicloviaggiatori imborghesiti?

Cinque chilometri ci separano dalla meta e forse ci stiamo imborghesendo perchè basta uno sguardo per decidere che non abbiamo voglia di montare la tenda.
Un edificio in muratura attira la nostra attenzione: può essere solo la casa di un benestante o una guesthouse. Siamo fortunati perchè appartiene alla seconda categoria e benchè sia ancora in fase di costruzione il giovane proprietario è ben felice di sistemarci in una stanza con fili elettrici penzolanti ovunque e pareti ancora da intonacare. Il letto sfatto indica che non erano attesi ospiti e nessuno sembra intenzionato a riassettarlo. L'acqua si può recuperare 150 m più a monte dove un piccolo rivolo è stato incanalato con una canna di bamboo tagliata tagliata a metà in senso longitudinale per raggiungere la strada... in quanto al bagno, pochi audaci si avventurano in auto tra queste montagne nella notte e dietro l'angolo si è al riparo dagli occhi curiosi del villaggio, così un soffitto di stelle squarciato dalla via lattea, la foresta fitta dei monti ed il precipizio del canyon scavato dal fiume sono le sue pareti. Un piatto di riso con qualche verdura cotta troppo velocemente ci saziano senza soddisfarci e ben presto adagiamo la testa sul letto (i cuscini devono ancora essere acquistati) addormentandoci subito dopo.Cascate a bordo strada

Luang Prabang
Cittadina piccola e vivibile, è assaltata dai turisti e lo si nota appena giunti nel centro, stretto sulla penisola formata dalla confluenza di Nam Than e Mekong. Guesthouse e resort sorti ovunque non hanno tolto il fascino alle strette vie dove al mattino si anima il mercato ed alla sera si accendono i focolari delle bancarelle-ristorante. Molti giungono qui per i numerosi templi, per le ville francesi d'epoca coloniale e per ammirare il tramonto scendere sul Mekong dalla collina di Phousi, al centro della penisola. Le baguette alla laotiana (con patè, carne di maiale, verdure e peperoncino) ed i buffet serali del centro rimarranno pasti memorabili nei nostri racconti futuri.

In bici in LaosLe fatiche di questi primi giorni laotiani si concludono con una facile ma lunga pedalata al fianco del Nam Ou, fiume che si immette nel Mekong poco prima di giungere nella cittadina patrimonio UNESCO. Lungo il tragitto incontriamo molti cicloviaggiatori, alcuni partiti dalla lontana europa quando le nevi iniziavano a sciogliersi, ed un pò di sana invidia si insinua per un momento...poi pensiamo a ciò che abbiamo vissuto e a ciò che ci aspetta e ci autodefiniamo imbecilli entrando a Luang Prabang.

Questo articolo fa parte del diario di viaggio tenuto in diretta del progetto Downwind. Se volete leggere le altre puntate, ecco qui tutti gli articoli dei nostri dieci mesi in bicicletta nel sud est asiatico

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Leonardo

Cicloviaggiatore lento con il pallino per la scrittura e la fotografia. Se non è in viaggio ama perdersi lungo i mille sentieri che solcano le splendide montagne del suo Trentino e dei dintorni del lago d'Iseo dove abita, sia a piedi che in mountain bike. Eterno Peter Pan che ama realizzare i propri sogni senza lasciarli per troppo tempo nel cassetto, ha dedicato gran parte della vita al cicloturismo viaggiando in Nuova Zelanda, Balcani, Norvegia e molti altri paesi. Ultimamente ha trascorso dieci mesi in bici nel Sud est asiatico e ha attraversato le Ande in bici.

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