I ciclisti per caso da Brescia a Monaco in bici | Secondo giorno

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Il risveglio mattutino ci regala il piacere di un cielo azzurro che si specchia nelle acque del lago antistanti l'albergo. Un saluto dai balconi e poi giù, carichi di bagagli, a consumare un'abbondante e variegata colazione. Nonostante siamo in tanti riusciamo a mantenere fede ai nostri epropositi di partenza precoce.

Il secondo giorno

 
Fissate le borse ai telai iniziamo a pedalare nello scenario di un lago che si risveglia lentamente, anche rincuorati dalle parole del nostro pizzaiolo di ieri sera circa la facilità della salita che ci aspetta questa mattina.
Poche centinaia di metri e giungiamo in prossimità dell'attacco della montagna: in effetti il nostro consulente non aveva prettamente il fisico da ciclista navigato e così restiamo un attimo disorientati di fronte ad una spada d'asfalto puntata verso il cielo con discreta pendenza. Non abbiamo molta scelta e quindi via, senza un minimo riscaldamento, a pompare sui pedali per arrivare brevemente in cima alla vetta che ci separa dalla vallata adiacente. Da qui in poi troveremo una ciclabile che ci accompagnerà per tutta la giornata. I polpacci di Dario che si trasformano ad ogni falcata sospingendo in avanti una bici quantomeno datata, ci ricordano quanto il motore abbia il sopravvento rispetto al mezzo che usiamo.
Attraversiamo Loppio e il suo biotopo che ci lascia estasiati di fronte ad una natura lussureggiante che ci fa sentire in terre più lontane di quello che sono realmente. È in posti come questi che si apprezza ancor più il viaggiare lento della bicicletta. In pochi minuti giungiamo nei pressi di Rovereto dove, sgranato il gruppo, ci perdiamo di vista nei pressi di una deviazione tra la statale e ciclabile. 
Ci viene in soccorso un ciclista della zona che ci da preziose indicazioni e, quasi scusandosi per una segnaletica imprecisa, decide di accompagnarci fino all'ingresso del paese dove infileremo la ciclabile definitiva...quella via ciclo pedonale del sole che idealmente unisce tutta l'Italia attraversandola interamente da nord a sud.
Breve giro di telefonate per ritrovarsi fino a raggiungere anche Giorgio e Marco che nel frattempo erano sbarcati dal treno che li aveva portati fino a noi.
Marco, amico di Giorgio, ha dimostrato una fiducia cieca unendosi ad un gruppo di viaggio senza aver mai visto in faccia nessuno dei componenti. Altre mani che si stringono, brevi presentazioni e poi via...finalmente al completo. 
Il sole scalda che è in piacere ma veniamo rinfrescati dall'Adige che scorre proprio al nostro fianco. Da qui in poi il panorama si rivela abbastanza ripetitivo diventando pretesto per scambiare qualche chiacchiera in più. Momenti di riflessione, che altri han chiamato esercizi spirituali in bicicletta, sulla ricchezza che un viaggio del genere può dare. Conclusione a cui eravamo già arrivati nelle esperienze precedenti ma è bello vedere come queste considerazioni vengano fatte anche dai nuovi ingressi, segno che siamo veramente su un mezzo capace di unire.
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Le ore passano e i chilometri pure. Danziamo tra di noi cambiando in continuazione il temporaneo compagno di viaggio. Risate, riflessioni...ricordi di vita che riaffiorano. Si sta bene...e il sole scalda sempre più. 
In un gruppo così allargato lo spazio per la goliardia aumenta richiamando il ricordo dal dolce sapore di gita scolastica. Si attraversano piccoli confini, linee immaginarie poste dall'uomo ma che danno il senso del territorio che si trasforma. Giungiamo verso l'ora di pranzo nei pressi di Trento e ci concediamo una piccola deviazione all'interno alla ricerca di un punto di ristoro. Ne troviamo uno comodo ma affollato e pertanto ci distribuiamo su più tavoli dividendoci temporaneamente. Approfittiamo anche per gettare le basi della notte prenotando un ostello a Bressanone e poi via, nuovamente in sella con un sole che nel frattempo è diventato veramente insistente.
Passiamo davanti ad carcere osservando segni di una vita difficile al suo interno. Ombre dietro le sbarre che guardano nella nostra direzione e ci sentiamo quasi in colpa a passare con emblemi di libertà davanti ai loro occhi. 
Il tempo passa e la strada pure ma iniziano a serpeggiare i primi dubbi sulle reali possibilità di rispettare la tappa prefissata. La stanchezza inizia a farsi sentire.
Decidiamo di deviare all'interno di Bolzano per bere qualcosa in Walther plazz, anche per dare un senso turistico al nostro cammino.
Qualche foto di rito davanti al Duomo e poi a far riposare dei fondoschiena che iniziano a chieder pietà. Biondi liquidi freddi a rigenerare corpi affaticati. I dubbi aumentano al punto che Federico chiama per disdire la prenotazione.
Si riparte riprendendo la ciclabile in direzione Brennero che da qui in poi sarà tutta su vecchie ferrovie dismesse. 
Il traffico ciclistico è aumentato a dismisura rendendo necessaria una cautela simile al traffico urbano.
La temperatura ha oramai raggiunto dei livelli decisamente più ragionevoli e Federico inizia a fare il motivatore.
Fermarsi a Chiusa avrebbe un po' il sapore della resa ma in nostro aiuto viene anche un ciclista locale che incrociandoci ci fornisce dei tempi di arrivo a Bressanone assolutamente in linea con quelle che erano le prospettive iniziali.
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L'opera di convincimento ha i suoi frutti così che quando arriviamo in piazza a Chiusa, borgo grazioso ma decisamente spento, quasi tutti votano per aggredire gli ultimi chilometri. Vedo negli occhi di Carlo la rassegnazione a soffrire ancora a cavallo di un mezzo che fin dai primi metri era parso quantomeno curioso nella scelta di alcune componenti. Scambio di bici così da rendere meno pesanti gli ultimi momenti.
In lontananza lo schioccare del cambio vissuto di Salvatore fa temere per esperienze già attraversate. Ma le dodici teste, oramai fissate sull'obiettivo finale, riescono a concludere quella che si rivelerà la tappa più lunga mai coperta dai Ciclisti per caso: oltre 160 km sudati dalla prima all'ultima pedalata. È stato emozionante vedere il gruppo che, pur nelle sue diversità, s'è fatto compatto e di supporto per tutti.
Dopo aver scrollato di dosso la polvere della fatica con una doccia calda, ci si ritrova a tavola per l'ultimo momento della giornata. Seduti all'aperto in una via centrale deliziosa, ridiamo ripercorrendo le tappe della giornata ma soprattutto delle nostre vite.
Passi distensivi tra le vie silenziose di un borgo che trasuda storia, riuniti in un cerchio magico ideale, prima di trascinare gambe che chiedono riposo fin nelle nostre stanze.
Felicità stampata sui volti.
I bambini vanno a dormire.
 
Se ve lo siete perso, leggete il racconto della prima tappa del viaggio dei ciclisti per caso da Brescia a Monaco in bici oppure proseguite nella lettura del terzo giorno di viaggio.
Givi

Il gruppo è nato casualmente tre anni fa da un'idea di Federico Pascucci e Vincenzo Cinque, medico ed infermiere dell'Ospedale Civile di Brescia, con l'intento di raggiungere i genitori del primo residenti a Cortona. Coinvolti altri due colleghi, è venuto spontaneo chiamarsi "Ciclisti per caso" proprio perchè nessuno di noi utilizza la bicicletta se non per brevi spostamenti cittadini. L'idea è che il cicloturismo è alla portata di tutti anche senza preparazione fisica specifica ma solo con la forza della convinzione.
Partiti tra lo scetticismo dei colleghi, grazie alla riuscita del primo viaggio, l'anno successivo si sono uniti altri due amici in direzione Parigi in un viaggio che ci ha fatto capire le nostre potenzialità e quest'anno abbiamo raggiunto la ragguardevole cifra di 12 partecipanti.
La composizione è variegata con una forbice di età compresa tra i 26 e i 63 anni. Lo spirito è caratterizzato dalla casualità non solo nell'approccio alla bicicletta ma anche sulla scelta delle destinazioni, considerando che negli ultimi due viaggi le decisioni sulle mete sono state affidate ad un lancio di monetina.

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